Fantasmi Giapponesi
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Fantasmi Giapponesi: un Viaggio nel mondo invisibile orientale

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Gli Yūrei

Gli Yūrei (幽霊) sono entità paragonabili ai fantasmi nel concetto occidentale. Il termine è composto da due kanji: 幽 (), che significa “debole” o “tenue”, e 霊 (rei), che significa anima o spirito. Altri nomi includono Bōrei (亡霊), che indica uno spirito rovinato o partito, Shiryō (死霊), che significa spirito morto, o i termini più generali Yōkai (妖怪) o Obake (お化け). Come le loro controparti cinesi, coreane e occidentali, si ritiene che siano spiriti esclusi da un’aldilà pacifica. Rappresentando le anime dei defunti che non hanno trovato pace, queste entità spettrali sono spesso il risultato di morti violente o inaspettate, o di forti emozioni negative come rabbia o gelosia.

Yūrei disegnato da Katsushika Hokusai
Yūrei disegnato da Katsushika Hokusai

Tuttavia, definire yūrei come “fantasma giapponese” può essere fuorviante. Gli Yūrei sono entità uniche, molto diverse da ciò che l’Occidente interpreta come fantasmi. La lingua giapponese distingue tra i due tipi di fantasmi, utilizzando il kanji 幽霊 per yūrei e il termine occidentalizzato ゴースト per i fantasmi.

Sia i fantasmi occidentali che gli yūrei giapponesi sono spiriti dei defunti, rappresentazioni del passato che si estendono con una mano fredda, morta e spesso indesiderata nel presente confortevole. Tuttavia, i fantasmi occidentali sono più un mezzo narrativo. Sono entità mutevoli che si adattano alle necessità del momento e possono essere utilizzate per suscitare paura o umorismo, o addirittura romanticismo e guarigione.

Origini degli Yūrei

Ritratto di Koizumi Yakumo alias Patrick Lafcadio Hearn
Ritratto di Koizumi Yakumo alias Patrick Lafcadio Hearn

Patrick Lafcadio Hearn (1850-1904), noto anche con lo pseudonimo di Koizumi Yakumo, è stato un giornalista, scrittore e iamatologo irlandese naturalizzato giapponese, famoso per i suoi scritti sul Giappone. Fu lui a coniare la Dominazione dei Defunti nel suo storico libro del 1903 Japan: An Attempt at Interpretation. Essendo un estraneo in una terra straniera, Hearn aveva cercato di comprendere il suo nuovo ambiente, il motivo per cui la sua nuova moglie compiva strani rituali ogni mattina e sera davanti all’altare di famiglia, il motivo per cui doveva chiudere le finestre più alte della sua casa in certi giorni dell’anno, il motivo per cui i morti erano tanto rispettati e temuti.

Gli yūrei divenivano una relazione simbiotica, in cui i vivi hanno bisogno di placare i morti, e i morti a loro volta vegliano sui vivi. Senza comprendere il rapporto del popolo giapponese con gli yūrei, con i loro defunti, non si potrebbe mai capire veramente il Giappone. E quando si parla di yūrei, tutte le strade portano infine a Lafcadio Hearn. In Giappone le due parole sono quasi sinonime. Se dici yūrei a un giapponese, la risposta è quasi sempre Lafcadio Hearn.

Laddove altre culture vedevano grandi esseri mistici nel cielo scagliare fulmini con martelli d’argento o precipitarsi nel cielo notturno su cavalli alati, il Giappone vedeva solo i morti. Fin dall’antichità del periodo Jōmon (circa 10000-300 a.C.), i giapponesi hanno basato le loro convinzioni spirituali su spiriti e sepolture. L’antico Giappone potrebbe aver avuto elementi di animismo e venerazione della natura, ma esisteva una gerarchia ben definita: gli spiriti della natura erano subordinati al potere dell’onryō, del goryō e dello yūrei.

Si riteneva che ogni individuo avesse al suo interno una divinità, vincolata e indebolita dalla carne solo per la durata della sua esistenza terrena. Con la morte, lo spirito veniva infuso di poteri sovrannaturali. Conosciuta come mitama, reikon o tamashi in giapponese, l’anima si libera dal guscio di carne del suo corpo e subisce una trasformazione più gloriosa di quella di qualsiasi farfalla. Detentori di “fuoco, inondazioni, pestilenza e carestia”, questi dei defunti regnavano in modo supremo.

Caratteristiche degli Yūrei

Autoritratto di Maruyama Ōkyo (fonte: Wikimedia Commons)
Autoritratto di Maruyama Ōkyo

Verso la fine del XVII secolo, Hyakumonogatari Kaidankai, un gioco di società didattico di ispirazione buddista durante il periodo Edo, guadagnò popolarità, e il kaidan divenne un argomento sempre più comune nel teatro, nella letteratura e in altre forme d’arte. L’artista Ukiyo-e Maruyama Ōkyo, il cui vero nome era Maruyama Masataka (1733-1795), produsse il primo esempio noto dell’ormai classico yūrei, nel suo dipinto Il fantasma di Oyuki. Il Zenshō-an (全生庵), un tempio buddista Rinzai Zen, situato a Taitō, Tokyo, detiene la più vasta collezione di dipinti yūrei, che vengono esposti solo in agosto, il mese tradizionalmente associato agli spiriti.

Oggi, l’aspetto degli yūrei è piuttosto standardizzato, indicando immediatamente la loro natura spettrale e garantendo la loro autenticità culturale.

Gli Yūrei si presentano con un corpo emaciato, pallido, dai lunghi capelli neri e disordinati. Si sostiene che questa caratteristica provenga dal teatro kabuki dove vengono usate parrucche per tutti gli attori che interpretano gli yūrei. Non si è mai capito perché, dato che le donne giapponesi tradizionalmente si facevano crescere i capelli e li portavano raccolti. Ma evidentemente gli attori facevano riferimento al rito funebre, in quanto i capelli venivano lasciati sciolti per il funerale e la sepoltura.

Una delle caratteristiche più iconografiche riguarda le mani degli yūrei, raffigurate pendenti e le braccia piegate ai gomiti tenuti vicino al corpo. A volte yūrei sono visti e disegnati privi di gambe, ma ci sono casi in cui le gambe e i piedi sono penzolanti e il corpo fluttua a qualche decina di centimetri dal pavimento. polsi, che vengono tenuti distesi con i gomiti vicino al corpo. Di solito non hanno gambe e piedi e fluttuano nell’aria. Anche questa rappresentazione viene dal teatro giapponese, in special modo si possono riscontrare nelle stampe artistiche giapponesi ukiyo-e del periodo Edo, impresse su carta con matrici di legno e adottate molto presto nel kabuki, dove per rappresentare la fluttuazione del personaggio, si sollevava l’attore in aria tramite un sistema di corde e carrucole.

Il fantasma di Oyuki, disegnato da Maruyama Ōkyo
Il fantasma di Oyuki, disegnato da Maruyama Ōkyo

Gli yūrei sono spesso raffigurati accompagnati da fuochi fatui fluttuanti chiamati hitodama, che assumono diversi colori: ci sono hitodana blu, verdi o viola. Si tratta di fiammelle spettrali come parti separate del fantasma piuttosto che spiriti indipendenti. Infine, si narra che portino fazzoletto avvolto intorno al capo che assume la forma triangolare diventata famosa grazie soprattutto ad opere teatrali col nome di hitaikakushi.

Il termine generico yūrei è utilizzato per designare tutti gli spettri giapponesi, ma vi sono varie sottocategorie all’interno di questa classificazione. Va notato che un singolo fantasma potrebbe essere descritto utilizzando più di uno dei seguenti termini, in quanto l’uso di questi varia in base agli elementi specifici delle caratteristiche su cui ci si concentra.

Yūrei nella tradizione giapponese

Gli Yūrei sono integrati nella vita quotidiana, influenzando i vivi e guidando il corso degli eventi. Possono provocare catastrofi se non trattati con rispetto o portare benessere se onorati adeguatamente. Hanno il loro giorno di festa: la celebrazione estiva di Obon (お盆) o anche Bon (盆), il Giorno dei Morti. I giapponesi organizzano feste e celebrazioni di accoglienza per gli spiriti dei defunti che intraprendono il lungo viaggio di ritorno a casa una volta all’anno, quando i confini tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventano più sottili.

Obon Festival (o Bon Festival) del 2014 a Tokyo (fonte: Wikimedia Commons)

Gli Yūrei hanno avuto un ruolo nel cambiamento della capitale del paese. Prima dell’istituzione di una capitale permanente a Heijō-kyō, l’attuale città di Nara, nel 710, la capitale e tutte le corti e gli edifici associati venivano trasferiti in una nuova posizione ogni volta che un imperatore moriva e un successore ascendeva al Trono del Crisantemo. Questo ha evitato l’ostilità persistente degli yūrei dell’imperatore precedente, che avrebbero potuto provare gelosia per l’ascesa al potere del suo successore.

Nella religione dello Shintoismo, la purezza è un concetto di grande importanza. Molte attività ora comuni in Giappone, come il fare lunghi bagni e il togliere le scarpe all’interno della casa, possono essere ricondotte alle radici shintoiste e ai concetti di purezza. Alcune attività e stati sono considerati contaminati, e solo la purezza ritualizzata può purificare queste macchie. Il sangue è una delle macchie più tabù, tradizionalmente le donne mestruate non possono entrare in un santuario Shinto a causa della macchia di sangue. Tuttavia, di tutti i tabù dello Shintoismo, nulla è più contaminato della morte.

Gli kami Shinto amano la vita e odiano la morte. Amano la pulizia e disprezzano lo sporco. I corpi morti sono intrinsecamente contaminati e non possono essere portati alla presenza degli kami a meno che non siano purificati. L’acqua è un modo per lavare via questa macchia, e il colore bianco è un altro. Ancora oggi nel Giappone moderno, i santuari Shinto sono spesso decorati con strisce bianche di carta che simboleggiano la purificazione, e quasi ogni santuario ha un piccolo bacino d’acqua fuori dove i visitatori possono lavarsi del mondo esterno e entrare nel luogo sacro puri.

Una purificazione totale, simbolizzata da un completo lavaggio del corpo e dall’indossare un kimono bianco candido, rende una persona abbastanza pura da entrare direttamente alla presenza degli spiriti kami del Giappone. I sacerdoti Shinto, che comunicano quotidianamente con queste divinità, si sottopongono regolarmente a questa purificazione totale. Per i cittadini comuni, ci sono poche occasioni in cui avranno bisogno di essere così ritualmente purificati. Il matrimonio è uno di questi casi, e l’altro è la sepoltura.

Una donna prova un kinono funebre e una bara al festival Shukatsu a Tokyo
Una donna prova un kinono funebre e una bara al festival Shukatsu a Tokyo

Per i viaggi nell’aldilà, i corpi giapponesi venivano lavati accuratamente. Tradizionalmente, questo era fatto dai membri stretti della famiglia in una cerimonia conosciuta come yukan. Una volta ritualmente purificato, il corpo veniva vestito con quello che viene chiamato kyōkatabira, un kimono bianco speciale riservato a questo scopo.

Durante il festival a Tokyo, chiamato Shukatsu, i partecipanti scelgono il loro abito funebre, tagliano un pezzo di carta per una bara piena di fiori e vi si sdraiano per una foto. Non solo, le persone acquistano anche lotti nel cimitero.

Ma se viene indossato un kimono bianco nel rito funebre, di che colore è il kimono nuziale? I kimono indossati dalle spose sono di uno stile diverso e si chiamano shiro-maku, anche se questa somiglianza di costumi ha portato alcuni a speculare che la sposa giapponese stia simbolicamente “morendo” come un bambino.

Tipologie di Yūrei

Il termine generico yūrei è utilizzato per designare tutti gli spettri giapponesi, ma vi sono varie sottocategorie all’interno di questa classificazione. Va notato che un singolo fantasma potrebbe essere descritto utilizzando più di uno dei seguenti termini, in quanto l’uso di questi varia in base agli elementi specifici delle caratteristiche su cui ci si concentra.

Ecco un’analisi più approfondita sulla varietà di fantasmi giapponesi in ordine alfabetico:

  • Funayūrei (船幽霊 or 舟幽霊, Spiriti Marini): sono gli spiriti di coloro che hanno perso la vita in mare. Talvolta rappresentati come esseri umanoidi squamosi simili a pesci, alcuni possono assumere una forma simile a sirene o tritoni.
  • Fuyūrei (浮遊霊, Spiriti Fluttuanti): questi spiriti non hanno uno scopo specifico e vagano senza meta. In passato, si pensava che il fluttuare di questi spiriti nell’aria potesse causare malattie all’imperatore del Giappone. Inoltre, il termine Fuyūrei può riferirsi a fantasmi in cui solo l’anima del defunto fluttua nell’aria, come nel caso di Onryō e Goryō.
  • Gaki, noti anche come Preta o Peta (餓鬼, Spiriti affamati): nella tradizione buddista, sono spiriti afflitti e condannati a una esistenza tormentata. Questi esseri sono descritti come creature affamate o assetate, e il loro stato è spesso interpretato come una forma di punizione karmica per i loro vizi e desideri eccessivi durante la vita terrena. I Gaki sono spesso associati a una sorta di prigione karmica, dove sono intrappolati a causa dei loro comportamenti negativi, quali avidità, egoismo o altri vizi. La loro esistenza è considerata una lezione sulla natura effimera e insoddisfacente dei desideri mondani.
  • Goryō (御霊, Spiriti Nobili Vendicativi): sono gli spiriti di nobili o persone competenti che, dopo aver perso una lotta per il potere politico o essere morti prematuramente a causa di un’epidemia, si trasformano in Onryō. I Goryō sono un tipo specifico di spiriti vendicativi.
  • Ikiryō (生霊, Fantasmi dei vivi): un fenomeno spirituale unico, rappresenta un fantasma che emerge quando una persona è ancora in vita. Questo tipo di spirito prende forma a causa di un intenso desiderio di vendetta da parte della persona stessa, separandosi in parte da essa per perseguire il nemico desiderato. Nel caso in cui la persona si trovi in uno stato di debolezza fisica o in condizioni come il coma o una malattia grave, l’Ikiryō può manifestarsi nelle vicinanze dei propri familiari.
  • Jibakurei (地縛霊, Spiriti Legati alla Terra): simili ai Fuyūrei ma più rari, questi spiriti non cercano uno scopo specifico e sono invece legati a luoghi o situazioni particolari. Un esempio noto è la storia di Okiku al pozzo del Castello di Himeji e le infestazioni presenti nel film Ju-On: The Grudge.
  • Jikininki (食人鬼, Spettri mangiatori di uomini): sono creature leggendarie presenti nella mitologia giapponese, particolarmente nel folclore buddhista. Si tratta di spiriti o creature sovrannaturali che si nutrono di cadaveri umani. La parola Jikininki può essere tradotta approssimativamente come mangiatori di uomini o demoni divoratori di cadaveri. Queste creature sono descritte come esseri tormentati e maledetti che sono costretti a compiere questo compito ripugnante a causa dei loro peccati in vita. Secondo le leggende, i Jikininki sono anime di persone che hanno condotto una vita egoista e avida, trasformandosi in queste creature come punizione per i loro comportamenti immorali. Sono spesso raffigurati come esseri disperati e tristi, costretti a nutrirsi dei resti mortali per placare la loro fame insaziabile.
  • Onryō (怨霊, Spiriti Vendicativi): rappresentano spiriti vendicativi che tornano nel mondo dei vivi per perseguire la vendetta. Comunemente ritratti come figure femminili nel teatro kabuki, questi fantasmi giapponesi sono spesso vittime indifese in vita, tormentate dalle sofferenze inflitte dal loro coniuge o amante. La loro presenza è temuta poiché possono causare disastri attraverso la possessione.
  • Ubume (産女, Spiriti delle Madri): sono gli spiriti delle madri decedute durante il parto o che hanno lasciato i loro bambini piccoli. Ritornano per prendersi cura dei loro figli, spesso portando loro dolci come gesto di affetto e protezione.
  • Zashiki-warashi (座敷童子, or 座敷童, Fantasmi dei Bambini): questi fantasmi giapponesi rappresentano i bambini e sono noti per il loro comportamento dispettoso, spesso giocando scherzi ai vivi. Le leggende locali della prefettura di Iwate, nella regione di Tōhoku (sull’isola di Honshū),li associano al portare fortuna alle case che abitano.

Ma vediamoli meglio da vicino.

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