Fantasmi Giapponesi
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Fantasmi Giapponesi: un Viaggio nel mondo invisibile orientale

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Funayūrei, gli Spiriti marini

Funayūrei, gli spiriti della barca
Funayūrei, gli spiriti della barca

I Funayūrei, letteralmente traducibili come spiriti della barca (in giapponese, 船幽霊 o 船幽霊), sono una categoria di spiriti, noti anche come yūrei, che si sono trasformati in fantasmi vendicativi, praticamente gli Onryō nel contesto marino. Ma degli Onryō ne scriverò nei paragrafi successivi. Queste figure sono tramandate nel folclore di diverse regioni del Giappone e compaiono regolarmente nelle storie di fantasmi giapponesie negli scritti del periodo Edo, oltre a persistere nelle tradizioni popolari moderne. Nelle prefetture di Yamaguchi e Saga, sono denominati Ayakashi.

I Funayūrei sono spesso associati a eventi tragici in mare, come naufragi o perdite di vite durante tempeste. Questi spiriti vendicativi possono manifestarsi per cercare giustizia o per punire coloro che sono responsabili delle loro morti premature. La loro presenza nelle leggende giapponesi riflette la connessione profonda tra la vita marina e le credenze soprannaturali, sottolineando come il mare, sebbene vitale per la vita e l’economia, possa anche essere un luogo carico di mistero e pericolo, con gli spiriti delle vittime che aleggiavano nelle acque come testimoni delle tragedie del passato.

Caratteristiche dei Funayūrei

I Funayūrei sono fantasmi giapponesi associati al mare, noti per il loro presunto utilizzo degli hishaku (mestoli) per riempire d’acqua le imbarcazioni e farle affondare. Secondo le leggende, questi spiriti vendicativi rappresentano i resti di individui deceduti in naufragi e si crede che cercano di persuadere gli umani a unirsi a loro nell’aldilà. In alcune regioni, sono anche chiamati mōjabune (亡者船), bōko o ayakashi.

L’aspetto dei Funayūrei varia ampiamente nelle leggende, comprendendo fantasmi giapponesi che appaiono sull’acqua, barche che diventano esse stesse fantasmi (navi fantasma), spiriti che si manifestano su navi occupate da esseri umani e altre combinazioni di tali manifestazioni. A volte, vengono descritti come simili a umibōzu (gigantesche figure umanoidi di colore nero) o come una luce fantasma atmosferica. Le leggende si estendono a diverse location, comprese le acque marine, i fiumi, i laghi e le paludi delle aree interne.

"Il barcaiolo e la barca fantasma" di Kyosai Kawanabe . Questo è un esempio di un mostro come Umibozu interpretato come una nave fantasma.
Il barcaiolo e la barca fantasma di Kyosai Kawanabe. Questo è un esempio di un mostro come Umibozu interpretato come una nave fantasma.

Gli incontri con i Funayūrei sono spesso associati a giorni di pioggia, notti di luna nuova o piena, tempeste e nebbie. Quando si presentano come barche, emettono una luce tale da renderli visibili anche di notte. Durante il sedicesimo giorno di Bon (un calendario lunare), i morti tenterebbero di avvicinarsi alle navi per farle affondare. L’illusione di scogliere o barche senza puleggia, apparsa durante notti nebbiose, avrebbe lo scopo di far ribaltare le imbarcazioni, e si dice che queste illusioni possano essere dissipate navigando attraverso di esse.

Oltre al tentativo di affondare le navi, i Funayūrei sono associati a varie interferenze durante la navigazione. Ad esempio, nella città di Ōtsuki, nella prefettura di Kochi, provocano il malfunzionamento delle bussole delle barche. Nella prefettura di Toyoma, i pescherecci diretti verso Hokkaido vengono trasformati in Funayūrei, spingendo l’equipaggio a impiccarsi. Nella prefettura di Ehime, si dice che cambiare rotta per evitare un Funayūrei può portare l’imbarcazione ad incagliarsi.

Esistono varie leggende su come scacciare i Funayūrei, che variano a seconda della regione. Ad esempio, nella prefettura di Miyagi, si dice che scompaiano se si ferma la nave e si osserva il Funayūrei per un po’. In altre zone, mescolare l’acqua con un bastone o lanciare oggetti specifici in mare sono considerati metodi di protezione. In alcune circostanze, affermare di essere uno dei Funayūrei o accendere un fiammifero e lanciarlo sono considerati modi per disperdere o allontanare questi spiriti maligni.

Fuyūrei, gli Spiriti fluttuanti

I Fuyūrei sono gli spiriti fluttuanti (o erranti), entità che secondo la credenza giapponese, errano in questo mondo poiché non riescono a comprendere o accettare la propria morte. Questa terminologia è stata coniata da Toshiya Nakaoka, noto anche come Toshio Okamoto (1926-2001), una figura di spicco nell’ambito del boom psichico in Giappone.

In un contesto più ampio, il termine spiriti fluttuanti può anche riferirsi agli spiriti in generale che si separano dal proprio corpo. Nella prima accezione, si tratta di spiriti che persistono nel mondo terreno senza ascendere al cielo o raggiungere uno stato di “Buddità”. Secondo sensitivi e consiglieri spirituali, ciò può verificarsi in seguito a morti improvvise o quando la persona non riesce a accettare psicologicamente il proprio decesso.

I Fuyūrei che prendono dimora in luoghi o edifici specifici possono essere distinti come spiriti terreni. Questi spiriti legati a luoghi specifici possono mantenere una presenza persistente e influenzare l’ambiente circostante, secondo la concezione giapponese delle entità soprannaturali.

Storia dei Fuyūrei

I Tre Santuari del Palazzo Imperiale
I Tre Santuari del Palazzo Imperiale

Nell’antico Giappone, si credeva che l’anima potesse facilmente separarsi dal corpo. In un antico commento al Festival del Requiem, viene descritto il requiem come un rituale atto a pacificare un Fuyūrei, posizionandolo nella parte centrale del corpo. Le feste di requiem erano particolarmente enfatizzate nei rituali di corte giapponesi.

Si tratta di cerimonie che si tenevano nella corte imperiale per far riposare l’anima dell’Imperatore ad Ayakiden, vicino ai Tre Santuari del Palazzo Imperiale (Kyuchu Sanden), il giorno prima del Festival Niinamesai. L’Imperatore e l’Imperatrice osservano fedelmente le antiche tradizioni e i riti della Corte Imperiale e pregano continuamente per la prosperità del popolo giapponese in quasi venti cerimonie ed eventi che si tengono durante tutto l’anno. Anche altri membri della Famiglia Imperiale onorano e osservano le tradizioni e i riti della Corte Imperiale. I Tre Santuari del Palazzo sono:

  • Kashikodokoro: Conserva l’antenato imperiale Amaterasu-omikami (dea del sole).
  • Koreiden: Ospita le anime dei defunti dei successivi Imperatori e Famiglie Imperiali, che vengono consacrate un anno dopo la loro morte.
  • Shinden: Consacra varie divinità giapponesi provenienti da tutto il paese.

Per quanto riguarda la transizione dalla malattia alla morte, dall’antichità al Medioevo in Giappone, si riteneva che le malattie degli imperatori fossero causate da spiriti maligni o vendicativi che fluttuavano nell’aria e invadevano il corpo dell’Imperatore. La rimozione abile di questi spiriti malevoli avrebbe permesso all’Imperatore di evitare la morte e tornare nel mondo dei vivi, mentre il fallimento avrebbe portato il corpo dell’Imperatore a diventare un cadavere. Questi spiriti furono poi identificati come mononoke e divennero, non solo oggetto di raffinato studio, ma anche di popolare conoscenza.

Ad esempio, nel romanzo del 1957 Genji monogatari (La Storia di Genji) di Murasaki Shikibu (ca 973-1025), una scena rituale, si fa menzione di un odore di semi di papavero (ma è la senape che viene utilizzata come medicina speciale per esorcizzare i mononoke). Murasaki Shikibu è stata una romanziera, poetessa e dama di compagnia giapponese alla corte imperiale nel periodo Heiandurante (794-1185). Successivamente, il metodo del requiem si ritenne inefficace nell’eliminare i mononoke, dando origine e perfezionamento al metodo di esorcismo basato sul buddismo esoterico noto come goshuho.

In luoghi come Amami, dove il Buddismo ha scarsa influenza, venivano effettuate offerte agli spiriti Fuyūrei durante il Festival di Arasetsu. Pratiche simili erano diffuse anche al Festival di Oyadama durante il Capodanno delle Sette Isole nelle Isole Tokara. La tribù Tao, un gruppo indigeno di Taiwan che risiede sull’isola di Lanyu, nella costa sudorientale di Taiwan, ha una tradizione di accogliere i Fuyūrei posizionando uno scolapasta pieno di offerte sul tetto delle proprie case.

Gaki (o Preta/Peta), gli Spiriti affamati

I Gaki (in giapponese) o Preta (in sanscrito) sono noti come spiriti affamati in diverse lingue asiatiche. In Cina sono chiamati èguǐ, in Corea li chiamano agwi e in Vietnam, ngạ quỷ. Si tratta di entità presenti nel buddhismo. Questi esseri sono rinati in uno stato inferiore rispetto agli esseri umani e animali a causa del loro comportamento segnato da avarizia o gelosia.

Pagine in foglie di palma del Canone pāli
Pagine in foglie di palma del Canone pāli

La prima menzione buddhista di tali esseri risale al Petavatthu (I racconti degli spiriti), raccolto nel Sutta Piṭaka (la seconda grande categoria di testi canonici buddhisti contenuti nel Canone pāli – la più antica collezione di testi canonici buddhisti pervenutaci integralmente). Nella sezione Khuddaka Nikāya, si legge che i Gaki sono comunemente raffigurati con colli e bocche minuscole, e ventri ingenti, simbolo dell’insaziabile attaccamento al desiderio (ṭṛṣṇā) che li ha condotti a questa esistenza. Il loro desiderio di cibo è perpetuamente insoddisfatto, e a seconda delle tradizioni, si dice che non possano nutrirsi (il cibo si trasforma in braci al contatto con la bocca) o si debbano accontentare di alimentarsi solo di feci. Questi spiriti sono spesso descritti come vaganti invisibili nel mondo umano, partecipando talvolta alle sofferenze nel Naraka, il mondo degli inferi buddhisti.

Per aiutare i Gaki e tutti gli esseri senzienti intrappolati nel Naraka, i paesi buddhisti Mahāyāna celebrano ogni anno la Festa di Ullambana. Tradizionalmente, nel contesto buddhista, i Gaki occupano uno stato specifico noto come il Mondo dei Gaki (o Mondo dei Preta) all’interno della suddivisione sestuplice dei mondi dell’esistenza. Nel buddhismo Tiāntái, questa suddivisione è ulteriormente dettagliata, arrivando a dieci mondi, con comunque il persistere della condizione di Gaki (Preta).

Goryō, gli Spiriti nobili vendicativi

Un disegno rappresentativo di un Goryō
Un disegno rappresentativo di un Goryō

Gli spiriti Goryō sono più o meno la stessa cosa degli Onryō (che descriverò meglio nel paragrafo a loro dedicato) e spesso, una storia di fantasmi Goryō viene raccontata come quella dei fantasmi Onryō. In senso ampio, il termine Goryō rappresenta un titolo onorifico attribuito a uno spirito, specialmente a quelli che generano infestazioni, ed è spesso utilizzato come sinonimo di Onryō (ovvero fantasmi vendicativi). In un contesto più specifico, si riferisce a individui che, durante la loro vita, erano nobili o esperti ma hanno perso una lotta per il potere politico o sono prematuramente deceduti a causa di epidemie o altre malattie. Questi individui diventano onyō, portatori di pestilenza o carestia, e vengono successivamente consacrati come kami all’interno dei santuari shintoisti.

Un esempio è riportato nel Sandai Jitsuroku, un documento storico giapponese che menziona sei santuari shintoisti dedicati al culto dei Goryō, rappresentanti gli spiriti di coloro che sono morti in circostanze non naturali. Successivamente, altri due santuari furono aggiunti, portando il numero totale a otto. Il Goryō Shinko (御霊信仰, ovvero Credenza nei Goryō) è associato alla convinzione che gli Onryō delle persone sfortunate possano causare infestazioni e disastri. La credenza prevede anche che consacrare tali spiriti come kami possa placarli e mitigare il loro impatto negativo sulla vita delle persone.

Caratteristiche dei Goryō

L’antica credenza nella capacità degli spiriti (di coloro che morivano con risentimento o rabbia) di causare infestazioni, esisteva già prima del periodo Nara (710-794). Tuttavia, durante tale periodo e quello Heian (794-1185), questa convinzione si evolse, focalizzandosi sugli spiriti di coloro che morivano dopo essere stati sconfitti in lotte di potere tra la nobiltà. Si riteneva che questi spiriti potessero causare pestilenze e disastri naturali, portando alla costruzione di santuari shintoisti per placare e consacrare questi spiriti come kami. Un esempio di questo concetto è il principe Sawara (早良親王, 750-785), il quinto figlio del principe Shirakabe (in seguito imperatore Kōnin), che, dopo essere stato privato della sua posizione e morire nel 785, fu associato a un’epidemia di peste a Kyoto, portando alla costruzione del Santuario Kamigoryo nel 794.

Santuario Kamigoryo (foto di Takayuki Yamawaki)
Santuario Kamigoryo (foto di Takayuki Yamawaki)

Un altro esempio illustre di Goryō è il kami shintoista noto come Tenjin. Sugawara no Michizane, un funzionario governativo, fu vittima di un complotto orchestrato da un membro rivale del clan Fujiwara. Dopo la sua morte, la capitale fu colpita da calamità naturali, e la corte attribuì tali disastri all’Onryō di Michizane. Per placare il suo spirito, l’imperatore intervenne, ripristinando tutti i suoi incarichi e promuovendolo al secondo grado senior. Tuttavia, nonostante queste azioni, i disordini continuarono. Circa settant’anni dopo la sua morte, Michizane fu elevato alla carica di Daijō-daijin (太政大臣, “Cancelliere del Regno”) e divinizzato come Tenjin-sama, la “divinità celeste”. Questo santuario, fondato a Kitano, lo venera come protettore della calligrafia, della poesia e di coloro che subiscono ingiustizie. Con il sostegno del governo, il santuario fu rapidamente promosso al primo rango tra i santuari ufficiali.

Cosa sono i Kami?

I Kami (神), nella religione shintoista giapponese, sono entità divine, fenomeni mitologici, forze della natura o spiriti naturali venerati. Essi possono assumere diverse forme, come elementi del paesaggio, manifestazioni della natura o spiriti di defunti venerati. Alcuni kami rappresentano antichi antenati che, alla morte, diventano kami solo se incarnano i valori e le virtù divine durante la loro vita. Tradizionalmente, anche grandi leader, come l’Imperatore, potevano essere o diventare kami.

Visione del mondo di Xingyue (opera fantasy con divinità Kami)
Visione del mondo di Xingyue (opera fantasy con divinità Kami)

Nel contesto dello Shintoismo, i kami non sono separati dalla natura, ma ne fanno parte, possedendo caratteristiche sia positive che negative. Essi sono considerati manifestazioni dell’energia di interconnessione dell’universo, nota come musubi, e rappresentano ideali a cui l’umanità dovrebbe aspirare. Si crede che i kami vivessero in un’esistenza complementare rispetto al nostro mondo, noto come shinkai, il mondo dei kami. Essere in armonia con la natura e comprendere la via dei kami, chiamata kannagara no michi, è fondamentale nella spiritualità shintoista.

Il termine Kami in giapponese può significare divinità, spirito o aspetto della spiritualità. Può essere utilizzato per descrivere la mente, Dio, l’Essere Supremo, una divinità shintoista o qualsiasi cosa oggetto di venerazione. La parola non è sempre chiara nella distinzione tra singolare e plurale, ma si utilizza il suffisso -kami per indicare il concetto singolare e kamigami per indicare più kami. L’etimologia del termine è ancora oggetto di dibattito, ma alcuni suggerimenti includono l’interpretazione come spirito o aspetto della spiritualità e l’origine dalla parola Ainu kamuy.

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