L’automatismo rappresenta un movimento muscolare involontario spesso associato a una forza sovrannaturale guida. Questo fenomeno coinvolge l’azione fisica, specialmente durante sforzi creativi come scrivere, disegnare, dipingere, parlare, suonare strumenti musicali, comporre, ballare e cantare. Gli automatismi che non sono attribuiti a spiriti defunti o a influenze divine derivano da visioni e percezioni interiori spontanee.
Da tempi antichi, si è attribuito agli spiriti e al divino l’origine degli automatismi, considerati un dono degli dei quando l’attività ispirata era vissuta.
Nel culmine dello spiritismo, gli automatismi diretti, non influenzati da alcun mezzo umano, erano fenomeni sensazionali ma spesso soggetti a truffe su larga scala. Molti medium affermavano di produrre scritti e disegni automatici guidati dagli spiriti, ma tali opere venivano regolarmente realizzate nell’oscurità durante le sedute spiritiche.
Gli albori dell’automatismo

I primi studiosi dell’ambito psichico si dedicarono all’indagine degli automatismi, sperando di trovare prove sulla possibile esistenza oltre la morte. Tuttavia, la maggior parte delle prove raccolte risultavano, al meglio, inconcludenti. Nell’attuale panorama, la visione predominante suggerisce che la maggior parte degli automatismi siano il risultato di parti della personalità che producono conoscenze o informazioni precedentemente apprese, rimosse o dimenticate; in alcuni casi, la Percezione Extrasensoriale (ESP) potrebbe intervenire. Solo raramente un evento può essere spiegato esclusivamente come risultato di una guida spirituale.
Le forme più comuni di automatismo si manifestano attraverso la scrittura e la pittura automatica. Nell’ambito della pittura automatica, individui con scarsa o nessuna formazione artistica si trovano improvvisamente travolti dal desiderio di disegnare o dipingere con stili distinti e persino professionali. Sentono di essere guidati da uno spirito e talvolta avvertono fisicamente una presenza invisibile che li muove. A volte, lo stile adottato è riconducibile a quello di un artista deceduto. Altri tipi di automatismi motori comprendono comportamenti impulsivi, improvvisi blocchi emotivi e repentine limitazioni fisiche. I problemi legati a questi automatismi spaziano dalla compulsione e dall’ossessione a una sensazione di essere posseduti.
L’automatismo secondo Edmund Gurney

Il teorico musicale e scrittore filosofico inglese Edmund Gurney (1847-1888) è stato il primo ricercatore psichico a dedicarsi a tempo pieno a questo campo.
Gli automatismi sensoriali, quei fenomeni innescati spontaneamente da voci o visioni interiori, costituiscono un campo vasto e sfaccettato che comprende diverse manifestazioni: dalle Apparizioni di viventi, alle ispirazioni, alle allucinazioni e ai sogni. In passato, le allucinazioni erano comunemente associate a disturbi fisici, ma Edmund Gurney, pioniere nella ricerca psichica e fondatore della Society for Psychical Research (SPR) a Londra, ha rivoluzionato questa prospettiva. Gurney ha dimostrato che visioni e suoni paranormali possono manifestarsi senza alcun coinvolgimento di disturbi fisici.
Attraverso il suo lavoro pionieristico, Gurney ha messo in luce la possibilità che queste esperienze sensoriali abbiano radici più profonde, sfuggendo alle spiegazioni convenzionali basate su condizioni fisiche. La sua ricerca ha indicato che fenomeni come le allucinazioni non sono sempre necessariamente il risultato di malattie o squilibri fisici, aprendo la strada a una comprensione più ampia e complessa delle esperienze umane al di là del dominio della scienza medica tradizionale.
La sua fondazione della Society for Psychical Research non solo ha contribuito a promuovere lo studio sistematico di questi fenomeni, ma ha anche stimolato un dibattito e una riflessione più approfonditi sulla natura della percezione e della coscienza umane. Il suo lavoro ha gettato le basi per una comprensione più ampia dell’interazione tra mente e realtà, spingendo a esplorare territori prima considerati al di fuori dei confini accettati della conoscenza scientifica.
L’automatismo secondo Rosemary Brown

In Inghilterra, Rosemary Brown (1916-2001), è diventata una figura di rilievo per le sue straordinarie capacità medianiche che abbracciavano un vasto spettro di automatismi, in particolare nel campo della composizione musicale, attribuita agli spiriti di celebri compositori. Tuttavia, le sue doti si estendevano ben oltre: praticava la scrittura automatica, che spaziava dalla poesia al teatro, dalla filosofia alla psicologia, e sperimentava anche la pittura automatica.
Le prime manifestazioni medianiche di Brown risalgono alla sua infanzia, quando era consapevole della presenza degli spiriti dei defunti. Già all’età di sette anni, nel lontano 1924, lo spirito di Franz Liszt (1811-1886), il compositore ungherese del periodo romantico, le apparve rivelando che, crescendo, le avrebbe portato la musica.
Nel 1952, Rosemary sposò Charles Philip Brown (da non confondere con il noto funzionario britannico della Compagnia delle Indie Orientali), e si trasferì a Londra, dedicandosi al ruolo di casalinga. Tuttavia, la sua vita prese una piega drammatica quando Charles, che era un giornalista freelance afflitto da problemi di salute, morì a causa di cirrosi epatica non alcolica nel 1961, lasciando Rosemary sola con due figli.
Il destino sembrò prendere un nuovo corso nel 1964 quando Rosemary, a seguito di una frattura alla costola in un incidente, fu confinata a casa per riprendersi. Fu durante questo periodo che, per passare il tempo, si sedette al pianoforte, strumento che non aveva toccato per ben dodici anni. In modo del tutto inaspettato, si rese conto della presenza dello spirito di Liszt accanto a lei, guidando le sue mani a suonare una musica sconosciuta.
A partire da questa straordinaria esperienza, Liszt introdusse Brown a numerosi celebri compositori che desideravano comunicarle le proprie composizioni: da Johann Sebastian Bach (1685-1750) a Hector Berlioz (1803-1869), da Johannes Brahms (1833-1897) a Frédéric Chopin (1810-1849), da Claude Debussy (1862-1918) a Edvard Grieg (1843-1907), da Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) a Claudio Monteverdi (1567-1643), da Sergej Rachmaninov (1873-1943) a Franz Schubert (1797-1828) e a Robert Schumann (1810-1856).

La notizia delle sue doti medianiche portò alla luce una serie di spettacoli pubblici, accumulandone oltre quattrocento entro la fine degli anni Ottanta. Mentre alcuni critici sostennero che replicasse fedelmente lo stile dei maestri deceduti, altri ipotizzarono che attingesse a una conoscenza subliminale che le consentiva di emulare tali stili. Sfortunatamente, Brown subì accuse e molestie, etichettata da alcune persone come una “strega”.
Si narra che le scritture dettate giunsero a Brown attraverso personalità illustri come il drammaturgo George Bernard Shaw (1856-1950), lo psichiatra Carl Gustav Jung (1875-1961) e il fisico Albert Einstein (1879-1955). Inoltre, si dice che vari artisti abbiano espresso la propria arte attraverso di lei, manifestando opere artistiche tramite la sua medianità.
L’automatismo secondo Frederic WH Myers
Fu attraverso lo studio approfondito della scrittura automatica che il parapsicologo britannico Frederic WH Myers (1843-1901), sviluppò il concetto fondamentale degli automatismi, che in seguito divenne una parte centrale della sua teoria del subconscio. Egli descrisse l’automatismo nel modo seguente:
«Le immagini che sorgono, così come i movimenti che vengono compiuti, senza l’iniziazione e generalmente senza il consenso del pensiero conscio e della volontà. L’automatismo sensoriale includerà quindi le allucinazioni visive e uditive; l’automatismo motorio comprenderà messaggi scritti senza intenzione (scrittura automatica) o parole pronunciate senza intenzione (come nel “parlare in lingue”, nelle espressioni in stato di trance, ecc.). Io attribuisco questi processi all’azione di elementi sommersi o subliminali nell’essere umano. Frasi come “azione riflessa cerebrale” o “cerebrazione inconscia” danno, quindi, secondo me, un’idea molto imperfetta dei fatti.»
Myers (1903, 1904), vol. 1, xv.
Myers sottolineò che questi automatismi non erano semplici manifestazioni casuali, ma strutture autonome e finalizzate, spesso non indicativi di malattie organiche. Al contrario, i messaggi veicolati potevano fornire benefici alla mente conscia, sotto forma di consigli o avvertimenti, conosciuti anche come monizioni.

Inoltre, sebbene questi automatismi potessero presentarsi in modo sporadico o essere indotti artificialmente, Myers evidenziò un altro metodo accessibile a tutti per esplorare il subconscio: il sonno e i sogni. Anticipando le teorie di Sigmund Freud (1856-1939), Myers enfatizzò l’importanza dei sogni come portatori di accesso all’inconscio, visti come fonte di creatività, intuizione personale e possibili contenuti telepatici. Egli propugnava un’analisi più approfondita dei sogni, suggerendo che dovessero essere esaminati non solo per il loro significato psicologico immediato ma anche come potenziali esperimenti di ricerca. Sottolineò che la registrazione accurata dei sogni poteva rivelare materiale di natura telepatica o chiaroveggente, come nel caso di un sogno premonitore di Cyrus Read Edmonds (1809-1868) riguardante il crollo del tunnel del Tamigi e l’annegamento di un lavoratore.
Parallelamente alle sue indagini sulla scrittura automatica, Myers si dedicò allo studio dell’ipnotismo, pur lasciando a Gurney il ruolo principale di sperimentatore in questo campo. Attraverso quattro visite in Francia tra il 1885 e il 1887, tre delle quali in compagnia del fratello Arthur, un medico (due di queste visite videro anche la partecipazione di Gurney), Myers approfondì il suo interesse nell’ipnosi come strumento di ricerca nella psicologia sperimentale e nello studio dei fenomeni sopranormali.

Le sue esperienze dirette e le letture approfondite confermarono la sua convinzione crescente nella natura complessa e mutevole della coscienza. Ad esempio, i suoi incontri in Francia rivelarono l’esistenza di personalità multiple sotto ipnosi, come nel caso di esperimenti condotti dallo psicologo Pierre Janet (1859-1947) con la contadina Léonie, la quale manifestò tre personalità distinte. Inoltre, lo storico Auguste Voisin (1800–1843) riuscì a trasformare una “pazza criminale” in un’infermiera competente mediante l’uso dell’ipnosi. Tuttavia, Myers era consapevole della possibilità di comportamenti appresi in tali casi, suggerendo che potessero costituire una spiegazione anche per le dimostrazioni ipnotiche di Jean-Martin Charcot (1825-1893).
Un elemento cruciale nella concezione della creatività per Myers consisteva nell’integrare idee provenienti dalle regioni subliminali (subconscie) con quelle del sovralliminale (lo stato di coscienza normale e sveglio). Il processo creativo, pertanto, rappresenta un risultato desiderato dalla parte conscia della mente (sovralliminale), ma che ha le sue radici in un flusso subliminale. L’essenza del processo creativo risiede in un “automatismo”, ma il suo compimento avviene nel reame del sovralliminale, ossia nella consapevolezza conscia. Di conseguenza, la creatività rappresenta un’auspicabile integrazione delle due dimensioni della psiche, costituendo un esempio di funzionamento superiore. Inoltre, essa suggerisce cosa l’anima umana sia in grado di compiere, poiché si intravede qualcosa di “oltre”, una dimensione che sfugge alle misure della mera logica consapevole.
È interessante notare che, a differenza di molti altri tipi di automatismo, la fonte subliminale raramente si manifesta come una personalità distintiva. Anche se il risultato del processo creativo è comprensibile, spesso in modo brillante, e può essere attribuito a una fonte conscia e intelligente, questa fonte solitamente rimane avvolta nell’anonimato.
Il cuore della creatività, per Myers, diventa così una sorta di dialogo tra le profondità insondabili della mente subconscia e la consapevolezza chiara e vigile. Questo processo, alimentato da un automatismo iniziale, riflette la straordinaria capacità umana di attingere a risorse mentali che vanno ben oltre i confini della razionalità consapevole. La creatività diventa così un viaggio nella sfera dell’ignoto, un esplorare le profondità dell’animo umano, dove l’inconscio e il conscio si intrecciano in un delicato equilibrio, dando vita a manifestazioni che sfuggono spesso alle etichette o alle identificazioni immediate. In questo modo, la creatività diventa un’illuminazione delle potenzialità nascoste della mente umana, un’esplorazione senza fine di ciò che giace al di là delle barriere della comprensione conscia.
L’automatismo secondo William James

Lo psicologo e filosofo statunitense William James (1842-1910) era in accordo con Myers e respingeva l’idea che l’automatismo, come descritto dai fisiologi, fosse sufficiente per comprendere a fondo la psicologia umana. James sosteneva con forza che il metodo soggettivo o introspettivo, basato sull’autoanalisi, non solo costituiva la nostra fonte più affidabile di conoscenza psicologica, ma rappresentava anche il fondamento per interpretare i dati della fisiologia cerebrale.
Pur promuovendo l’approccio introspettivo come il più promettente disponibile, James non aveva ancora formulato un modello che potesse abbracciare completamente tutti i dati a disposizione. Con il tempo, però, giunse a riconoscere che Myers aveva fornito il quadro concettuale necessario per la sua concezione di automatismi basata sulla psicologia.

Nella sua seconda conferenza, il professore di psicologia Eugene Taylor (1946-2013), quale studioso di James (vedi William James on Exceptional Mental States: The 1896 Lowell Lectures del 1990), rifacendosi alle parole di William James, definì gli automatismi utilizzando termini tratti da Myers, descrivendoli come «messaggi sensoriali e motori provenienti dal subliminale».. Questi automatismi, secondo James, rappresentavano attività fisiche o mentali eseguite senza che il sé conscio ne fosse consapevole, rivelando una dimensione secondaria e nascosta della personalità umana (vedi Phantasms of the Living di William James, 1887). La sua evoluzione di pensiero sottolineò l’importanza della prospettiva di Myers nell’articolare il concetto di automatismo, gettando le basi per una comprensione più approfondita della complessità della psiche umana.
Dopo la scomparsa di Myers, sono stati condotti approfonditi studi sperimentali sugli automatismi sensoriali e motori, seguendo in gran parte le piste da lui tracciate. Questi studi continuano a produrre evidenze di alta qualità, consolidando sempre di più il legame ipotetico tra gli automatismi e i fenomeni supernormali. L’eredità lasciata da Myers ha quindi ispirato una significativa continuazione di ricerche che approfondiscono la nostra comprensione di come gli automatismi possano essere collegati a esperienze e fenomeni al di là della norma.
L’automatismo secondo Sir William F. Barrett
Nel 1917, Sir William Fletcher Barrett (1844-1925), fisico e parapsicologo inglese, presentò un documento pionieristico sulle comunicazioni paranormali attraverso l’automatismo motorio. Questo tipo di comunicazione comprendeva fenomeni come la rotazione dei tavoli o l’uso della tavola Ouija, attraverso i quali Barrett fornì esempi di comunicazioni che in seguito si rivelarono sorprendentemente veritiere. Tra le fonti presunte di queste comunicazioni c’era lo spirito di un uomo recentemente annegato nell’affondamento del Lusitania.
L’affondamento del Lusitania, avvenuto nel 1915, fu un tragico evento durante la Prima Guerra Mondiale quando il transatlantico britannico fu affondato da un sommergibile tedesco. Questo evento provocò la morte di numerose persone, causando scalpore e indignazione internazionale.
Le indagini di Barrett e le sue scoperte convinsero sempre di più che questi fenomeni, anziché essere prodotti dalla mente subconscia del medium, fossero autentiche manifestazioni di esseri disincarnati. Queste evidenze gettarono un’ulteriore luce su un tema controverso, offrendo elementi di prova a sostegno dell’esistenza di comunicazioni oltre il velo della vita terrena.
L’automatismo di Matthew Manning

Matthew Manning, nato il 17 agosto 1955, è un autore e guaritore britannico la cui fama è legata ai suoi best seller e alle presunte abilità psichiche. Fin dalla giovane età, Manning e la sua famiglia sarebbero stati protagonisti di una serie di eventi raccapriccianti correlati al poltergeist, riscontrati nelle loro dimore a Cambridge e Linton. Addirittura durante il suo periodo scolastico alla Oakham School di Rutland, sembra che Manning abbia fatto esperienza di fenomeni poltergeist.
La sua partecipazione a queste inquietanti circostanze lo ha reso oggetto di interesse e studio nel campo della parapsicologia e nelle ricerche sui fenomeni paranormali. Le sue precoci esperienze con l’insolito hanno plasmato il suo interesse per le capacità psichiche, contribuendo alla sua evoluzione sia come autore che come guaritore. Questi avvenimenti hanno stimolato dibattiti e discussioni nella comunità scientifica riguardo alla natura e alle possibili cause di tali fenomeni.
La storia di Manning ha suscitato l’interesse dei media e dei ricercatori, desiderosi di comprendere meglio i misteriosi eventi legati al poltergeist e alle presunte abilità paranormali di Manning. La sua partecipazione in svariate ricerche ha generato interesse e domande sull’interazione tra la mente umana e ciò che è al di là del normale.

Matthew Manning, già dall’età di 11 anni nel 1967, si è trovato coinvolto nell’attività poltergeist nella sua residenza di Shelford, a Cambridge, in Inghilterra. Ha iniziato a sperimentare fenomeni di esperienza fuori dal corpo (OOBE), proiettandosi addirittura astralmente nel passato per esplorare la vecchia dimora dei Manning a Linton, sempre nelle vicinanze di Cambridge, e osservare come appariva dal XVI al XVIII secolo.
Durante queste proiezioni nel passato, Manning ha sviluppato la capacità di comunicare con gli spiriti, inizialmente attraverso manifestazioni e voci e in seguito tramite la scrittura automatica. Questa comunicazione spirituale ha portato all’attenuazione e infine all’interruzione completa dell’attività poltergeist. Sebbene molti dei messaggi fossero incoerenti o insignificanti, alcuni si sono dimostrati accuratamente predittivi. Manning ha ricevuto messaggi in molteplici lingue, tra cui francese, tedesco, italiano, greco, latino, russo e arabo, talvolta addirittura in forme antiche o medievali.

Ha comunicato con varie persone, alcune celebri come il matematico e filosofo Bertrand Russell (1872-1970) e altre che erano state dimenticate da tempo. Un certo Robert Webbe (c. 1733), legato alla storia della casa dei Manning, comunicava frequentemente, incoraggiando persino 503 parenti e colleghi a firmare i muri della casa dei Manning, con l’apparente intenzione di integrare la ricerca storica di Manning sulla famiglia Webbe. Manning ha ricevuto anche comunicazioni dal vescovo greco-ortodosso Nectarios di Egina, che ha utilizzato la sua collaborazione e quella di altri per persuadere l’arcivescovo Athenagoras di Gran Bretagna a erigere un monastero ad Egina, luogo di sepoltura del vescovo.
Nel 1971, su suggerimento della madre, Manning ha iniziato a disegnare automaticamente. Ha creato immagini in stili artistici simili a Thomas Bewick (1753-1828), Paul Klee (1879-1940), Aubrey Beardsley (1872-1898), Albrecht Dürer (1471-1528), Thomas Rowlandson (1756-1827), William Keble Martin (1877-1969), Henri Matisse (1869-1954), Arthur Rackham (1867-1939), Francisco Goya (1746-1828), Isaac Oliver (1565-1617), Pablo Picasso (1881-1973), Leonardo da Vinci (1483-1520) e Beatrix Potter (1866-1943), così come in stili anonimi. La maggior parte dei suoi disegni sono realizzati con penna e inchiostro e alcuni sono copie delle opere esistenti degli artisti. Realizzati velocemente e con poche correzioni, Manning sostiene di non possedere alcuna abilità artistica personale.
L’automatismo secondo Peter Fenwick
Il neuropsichiatra, neurofisiologo e parapsicologo britannico Peter Fenwick (nato Peter Brooke Cadogan Fenwick nel 1935) ha manifestato da tempo un profondo interesse nell’interfaccia tra mente e cervello, nell’indagine della coscienza e nell’analisi delle esperienze pre-morte. Egli è riconosciuto come la principale autorità britannica in merito a tali argomenti e ha fornito testimonianze esperte in rinomati casi legali relativi all’automatismo e al sonno.

L’automatismo durante il sonno, spesso dovuti a sonnambulismo, ha aperto lunghi dibattiti e controversie anche da un punto di vista legale. Parrebbe che i tribunali necessitino di prove esperte e il ruolo che il medico qualificato dovrebbe svolgere in casi in cui l’automatismo nel sonno porti a omicidi o aggressioni involontari. Fenwick si è battuto molto perché i medici dovessero considerare quando valutano se una difesa basata sull’automatismo è giustificata dal punto di vista medico e nel cercare di stabilire tale difesa.
La legge attuale è insoddisfacente, poiché non consente alcuna discrezionalità nella sentenza da parte del giudice una volta emesso un verdetto di non colpevolezza per automatismo insano. Il giudice deve condannare l’imputato a un internamento in un ospedale psichiatrico sicuro. Ciò sarebbe certamente soddisfacente nei casi di crimini violenti. Tuttavia, è inappropriato in molti casi in cui sono stati commessi reati confusionali non violenti, come piccoli furti. Vengono proposte soluzioni per cambiamenti desiderabili nella legge.
Gli automatismi psicologici delineano azioni eseguite in modo meccanico, senza l’interferenza attiva della coscienza e della volontà umana. Si tratta di fenomeni che si svolgono in modo automatico e irrefrenabile, collegati alla riattivazione inconsapevole di esperienze pregresse conservate nella memoria e associate a una restrizione della consapevolezza.
Questi processi avvengono in strati più profondi della psiche umana, al di sotto del funzionamento conscio, in un mondo subconscio caratterizzato da istinti e emozioni primordiali. Qui si verificano variazioni degli stati di coscienza che generano fenomeni di automatismo psicologico, spesso disconnessi dalla personalità individuale.
La concezione degli automatismi psicologici viene introdotta per la prima volta dal neurologo e psicologo francese Pierre Janet nel 1889, quando scrisse la sua tesi di dottorato intitolata L’automatisme psychologique. Attraverso le sue osservazioni sui pazienti isterici, Janet sviluppò il concetto di inconscio, parallelamente a quanto elaborato a Vienna dallo psicanalista Sigmund Freud.
Secondo Janet, negli individui sani, un automatismo psicologico può essere rappresentato dalla passione, un processo interno che si manifesta come una forza motivante e spesso incontrollabile. Questo concetto evidenzia la complessità delle reazioni umane, suggerendo che fenomeni emotivi e istintivi possano influenzare il comportamento senza che la consapevolezza o la volontà ne siano direttamente coinvolte.

Automatismo Sano
Il sano automatismo è causato esclusivamente da stimoli esterni e come tale non deriva da una “malattia della mente”. Un’infermità di fondo innescata da stimoli esterni, tuttavia, sarà comunque considerata una “malattia della mente” e potrebbe quindi dar luogo a una difesa di folle automatismo.
Ad esempio, se l’imputato ha il diabete, il tipo di automatismo dipenderà dagli stimoli interni o esterni. L’ipoglicemia (basso livello di zucchero nel sangue) è causata da un’eccessiva assunzione di insulina e sarà considerata un “sano automatismo” perché si verifica a causa di stimoli esterni derivanti dalla somministrazione di farmaci. L’iperglicemia (glicemia alta) è causata da livelli eccessivi di zucchero nel sangue ed è considerata un “automatismo folle” perché è causata da processi interni del corpo o da un’infermità di fondo e provoca malattie della mente.
Per usare un altro esempio utilizzando i fatti di un caso gestito dalla nostra azienda, l’imputato aveva minacciato di uccidere. In questo caso c’erano due strade a disposizione dell’imputato,
- Automatismo sano attraverso il sonnambulismo. Il sonnambulismo è solitamente considerato una forma di automatismo sano — vedi, ad esempio:
- R v Parks (1992) 2 SCR 871: è una delle principali decisioni della Corte Suprema del Canada sulla difesa dell’automatismo criminale;
- R v Carter (1959) VR 105: Difesa dell’automatismo post-traumatico. Non necessariamente una difesa dell’infermità mentale – Onere ultimo della Corona – Difesa disponibile contro l’accusa di guida pericolosa;
- R v Youssef (1990) 50 A Crim R 1: Un neuropsichiatra dovrà fornire una relazione ed eventualmente comparire in tribunale per dimostrare che le tue azioni erano dovute all’epilessia;
- Automatismo insano (o folle) attraverso uno stato dissociativo causato dal disturbo da stress post traumatico. C’era un punto interrogativo qui perché l’autore del rapporto si riferiva a una qualche forma di incubo o trauma notturno che ha innescato l’evento che aveva anche il potenziale per prestarsi a un sano automatismo.
Automatismo insano (o Folle)
L’automatismo folle è il risultato di una “malattia della mente” ed è la reazione di una mente malata alle sue delusioni o stimoli esterni. Una “malattia della mente” è sinonimo di malattia mentale.
Non è necessario che vi sia un deterioramento fisico delle cellule del cervello, o un effettivo cambiamento nella struttura del cervello, perché una condizione sia una “malattia della mente”. Per soddisfare i criteri, l’imputato doveva soffrire di qualche tipo di malattia mentale, disturbo o disturbo, non semplicemente eccitabilità, passione, mancanza di autocontrollo e impulsività. Esiste quando la capacità di una persona di comprendere che le proprie azioni sono sbagliate o dannose viene gettata nello squilibrio o nel disordine. È essenziale distinguere tra menti sane e quelle che soffrono di un’infermità patologica di fondo. La “malattia della mente” può essere permanente o temporanea, organica o funzionale, curabile o incurabile.
Automatismo del mondo paranormale
L’automatismo nel contesto del mondo paranormale si riferisce a fenomeni o manifestazioni che avvengono in modo automatico o apparentemente involontario, senza il controllo consapevole di un individuo, e che sono associati a esperienze paranormali o sovrannaturali. Questi fenomeni possono variare notevolmente e includere diverse forme di manifestazioni paranormali.
- Medianità e Scrittura Automatica: In molte pratiche medianiche, gli individui affermano di sperimentare l’automatismo attraverso la scrittura automatica. Durante questo processo, il medium sostiene di essere guidato da influenze paranormali o spiriti, lasciando che le parole fluiscano senza un controllo cosciente.
- Parlare in Lingue Sconosciute o Glossolealia: Alcuni individui, in uno stato alterato di coscienza o durante eventi paranormali, riportano di parlare lingue sconosciute o glossolealia. Questo linguaggio apparentemente automatico è considerato un’espressione di comunicazione paranormale o spirituale.
- Movimenti Automatici degli Oggetti: Nel contesto paranormale, l’automatismo può manifestarsi attraverso il movimento automatico di oggetti, noto anche come telecinesi. Questo fenomeno coinvolge la spostamento di oggetti senza l’uso di forze fisiche apparenti, attribuibile a energie paranormali o influenze sovrannaturali.
- Fenomeni Spiritici: Durante sessioni spiritiche o indagini paranormali, è possibile osservare automatismi come l’accensione di luci, l’emissione di suoni o la manipolazione di oggetti senza una spiegazione apparente. Questi eventi sono spesso associati alla presenza di entità o energie invisibili.
- Visioni e Percezioni Automatiche: Le visioni o percezioni automatiche sono esperienze in cui gli individui sostengono di ricevere informazioni paranormale o intuitive senza sforzo consapevole. Ciò potrebbe includere la percezione di presenze, visioni del futuro o informazioni dettagliate su eventi passati.
In definitiva, l’automatismo nel mondo paranormale rappresenta una gamma diversificata di fenomeni che sfidano le spiegazioni razionali e sono spesso interpretati come manifestazioni di forze o dimensioni al di là della comprensione umana. La sua esplorazione offre uno sguardo affascinante sulla connessione tra il mondo fisico e quello metafisico, alimentando il mistero e la meraviglia delle esperienze paranormali.
La Tavola Ouija

La tavola Ouija è un dispositivo intrigante composto da una superficie piatta su cui sono impressi l’alfabeto, le parole sì e no, i numeri da 0 a 9 e altri simboli. Per interagire con essa, i partecipanti collocano le dita sulla planchette, un piccolo elemento di plastica o legno a forma di cuore, osservando la direzione in cui si muove. Questo movimento è spiegato attraverso un fenomeno psicofisiologico noto come effetto ideomotorio. La teoria dell’automatismo, come viene anche chiamato, suggerisce che, anche se inconsci della propria azione, i partecipanti stiano controllando la planchette. Gli sostenitori di questa teoria affermano che la tavola Ouija offre una sorta di passaggio diretto dalla mente conscia a quella subconscia.
Il Pendolo

Il Pendolo, un altro strumento coinvolto nell’automatismo, è un dispositivo portatile contenente spesso un cristallo e una catena. I cristalli vengono utilizzati come pietre peso, permettendo agli utenti di connettersi spiritualmente con essi e di purificarli secondo necessità. Durante l’uso del pendolo, le persone formulano domande a cui è possibile rispondere con un sì o un no. Il pendolo inizia poi a muoversi secondo uno schema specifico. Si collega all’automatismo perché molti credono che il movimento sia causato da un comportamento automatico. Un movimento sottile può innescare il movimento del pendolo, e il pensiero concentrato su tale movimento può indurre inconsciamente l’utente a muovere il pendolo, attribuendo il movimento agli spiriti. Ancora una volta, questo è un esempio dell’effetto ideomotorio, poiché l’individuo potrebbe non essere consapevole di essere responsabile del movimento del pendolo.
La Rabdomanzia

La Rabdomanzia, una tecnica utilizzata per individuare risorse sotterranee come acque, minerali e pietre preziose, coinvolge l’uso di una bacchetta da rabdomante. Composta tipicamente da rami di albero o da una bacchetta biforcuta, spesso di nocciolo e a forma di V/Y/L, si crede che questa bacchetta si incroci spontaneamente o si muova verso il basso quando sopra una fonte d’acqua o minerali. La comunità scientifica critica questa credenza, suggerendo che la rabdomanzia sia il risultato di un comportamento automatico da parte di chi la pratica. In effetti, le aste che si uniscono potrebbero essere causate inconsciamente dall’individuo, un altro esempio dell’effetto ideomotorio in cui l’individuo non è consapevole di provocare il movimento delle aste.
Automatismo nello Spiritismo
Nel contesto dello Spiritismo moderno, l’automatismo emerge come un fenomeno intrigante e misterioso, rappresentando un canale attraverso il quale si crede che comunicazioni e manifestazioni provenienti da dimensioni oltre il visibile possano manifestarsi. L’approccio all’automatismo in queste pratiche contemporanee è intrinsecamente legato alla sperimentazione spiritica, dove individui cercano di stabilire contatti con entità spirituali o ricevere messaggi dall’aldilà. In questo contesto, esploriamo l’evoluzione dell’automatismo nello spiritismo moderno, analizzando come questa pratica abbia preservato e trasformato le tradizioni del passato, affrontando nuove sfide e opportunità nelle epoche contemporanee.
Un elemento cruciale nella concezione della creatività per Myers consisteva nell’integrare idee provenienti dalle regioni subliminali (subconscie) con quelle del sovralliminale (lo stato di coscienza normale e sveglio). Il processo creativo, pertanto, rappresenta un risultato desiderato dalla parte conscia della mente (sovralliminale), ma che ha le sue radici in un flusso subliminale. L’essenza del processo creativo risiede in un “automatismo”, ma il suo compimento avviene nel reame del sovralliminale, ossia nella consapevolezza conscia. Di conseguenza, la creatività rappresenta un’auspicabile integrazione delle due dimensioni della psiche, costituendo un esempio di funzionamento superiore. Inoltre, essa suggerisce cosa l’anima umana sia in grado di compiere, poiché si intravede qualcosa di “oltre”, una dimensione che sfugge alle misure della mera logica consapevole.

È interessante notare che, a differenza di molti altri tipi di automatismo, la fonte subliminale raramente si manifesta come una personalità distintiva. Anche se il risultato del processo creativo è comprensibile, spesso in modo brillante, e può essere attribuito a una fonte conscia e intelligente, questa fonte solitamente rimane avvolta nell’anonimato.
Il cuore della creatività, per Myers, diventa così una sorta di dialogo tra le profondità insondabili della mente subconscia e la consapevolezza chiara e vigile. Questo processo, alimentato da un automatismo iniziale, riflette la straordinaria capacità umana di attingere a risorse mentali che vanno ben oltre i confini della razionalità consapevole. La creatività diventa così un viaggio nella sfera dell’ignoto, un esplorare le profondità dell’animo umano, dove l’inconscio e il conscio si intrecciano in un delicato equilibrio, dando vita a manifestazioni che sfuggono spesso alle etichette o alle identificazioni immediate. In questo modo, la creatività diventa un’illuminazione delle potenzialità nascoste della mente umana, un’esplorazione senza fine di ciò che giace al di là delle barriere della comprensione conscia.
La Scrittura Automatica
La pratica nota come Scrittura Automatica, o psicografia, costituisce una capacità psichica auto-proclamata, che si riferisce alla produzione di parole scritte senza l’intervento consapevole dell’individuo coinvolto. Questo processo coinvolge l’impugnare uno strumento di scrittura e consentire a presunti spiriti o influenze paranormali di guidare la mano del praticante. Lo strumento utilizzato può essere uno standard, come una penna o una matita, o specificamente progettato per la scrittura automatica, come una planchette o una tavola Ouija.




La scrittura automatica ha radici in tradizioni religiose e spirituali, come nel caso del Fuji nella religione popolare cinese e della lingua enochiana associata alla magia enochiana. Nell’epoca moderna, la pratica è stata associata al mondo dello spiritualismo e dell’occulto, contando tra i suoi praticanti illustri figure come William Butler Yeats (1865-1939) e Arthur Conan Doyle (1859-1930). Tuttavia, è importante notare che non esistono prove concrete a sostegno dell’esistenza della scrittura automatica, e le affermazioni ad essa collegate risultano difficili da falsificare. Gli esempi documentati sono spesso attribuiti al fenomeno ideomotorio, un processo in cui movimenti involontari sono guidati dall’inconscio dell’individuo.

Nonostante le incertezze scientifiche che circondano la validità della pratica, la scrittura automatica continua ad affascinare coloro che esplorano il mistero e la dimensione metafisica. Le interpretazioni variano ampiamente, con alcuni che attribuiscono i risultati a interazioni con il soprannaturale, mentre altri vedono spiegazioni psicologiche e neurologiche alla base di questo fenomeno. In ogni caso, la scrittura automatica rimane un campo di indagine intrigante nel panorama delle pratiche paranormali e psichiche.
Nell’epoca vittoriana, il mago e illusionista britannico William S. Marriott, noto come Dr. Wilmar, si è dedicato a esaminare e smascherare la falsa pratica della medianità. Fra i tanti esperimenti produsse anche quelli di scrittura automatica.
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Automatismo surrealista

L’automatismo surrealista si configura come un approccio creativo in cui l’artista rinuncia al controllo cosciente nel processo di creazione, concedendo alla mente inconscia un ruolo di rilievo. Nel contesto degli esordi del XX secolo, i dadaisti come Hans Arp (1886-1966) impiegarono questo metodo attraverso operazioni casuali, contribuendo a plasmare la direzione dell’espressione artistica dell’epoca. Un esempio tangibile di questa pratica si ritrova negli artisti surrealisti, tra cui spicca André Masson (1896-1987), che adattarono il concetto di scrittura automatica proposto da André Breton (1896- 1966) e Philippe Soupault (1897-1990) nel 1919 con l’opera Les Champs Magnétiques (I campi magnetici). Breton, autore di opere teoriche fondamentali sull’automatismo, diede vita a lavori significativi come Il messaggio automatico nel 1933, consolidando l’importanza di questo principio nella poetica surrealista.
L’automatismo, nel suo sviluppo, ha assunto varie forme: dalla scrittura e il disegno automatico, esplorati inizialmente dai surrealisti e che mantengono risonanza anche oggi, a fenomeni affini come l’improvvisazione non idiomatica. André Breton stesso definiva il surrealismo come «l’automatismo psichico allo stato puro», una concezione che, sebbene successivamente si sia arricchita di sfumature, conserva una centralità fondamentale all’interno del movimento.
Questo approccio artistico, basato sulla spontaneità e sulla liberazione delle restrizioni coscienti, ha continuato a esercitare un’influenza duratura nelle pratiche artistiche contemporanee, dimostrando la sua rilevanza nel contesto evolutivo dell’espressione creativa.
La sindrome di Tourette
La sindrome di Tourette rappresenta una condizione neurologica del processo di sviluppo, caratterizzata principalmente dalla presenza di tic vocali e motori. Per essere diagnosticata come sindrome di Tourette, è necessario che l’individuo manifesti almeno un tic vocale e due tic motori in modo cronico. I tic, definiti come movimenti o vocalizzazioni improvvise, ricorrenti e automatici, sono il tratto distintivo di questa sindrome. Sin dalla sua scoperta nel 1885 da parte di Georges Gilles de la Tourette (1857-1904), la causa della sindrome è stata oggetto di ampi dibattiti e teorie contrastanti. Le spiegazioni variano dalla teoria di conflitti sessuali repressi fino al ruolo dei genitori oppressivi.


Le ricerche moderne, tuttavia, si concentrano sempre di più sull’esplorare una gamma di fattori, sia ambientali che genetici, che possono contribuire allo sviluppo e alla manifestazione della sindrome di Tourette. Questo approccio si distacca dalle teorie più psicodinamiche del passato e cerca di comprendere meglio l’interazione complessa tra predisposizioni genetiche e influenze ambientali. In questo modo, l’attuale panorama della ricerca sulla sindrome di Tourette riflette una prospettiva più integrata e orientata verso la comprensione delle cause sottostanti di questa condizione neurologica.
Sindrome della mano aliena

La sindrome della mano aliena, identificata per la prima volta nel 1908, rappresenta un fenomeno peculiare in cui l’individuo sperimenta un comportamento automatico e osserva i propri arti muoversi senza un controllo consapevole. Questo straordinario fenomeno si manifesta spesso nella mano sinistra, in quanto correlato all’attività dell’emisfero destro del cervello. Le diverse varianti della sindrome della mano aliena includono la versione del lobo frontale, la versione callosa e la versione posteriore. Interessante notare che la versione del lobo frontale è l’unica che colpisce la mano destra dell’individuo, mentre la versione callosa coinvolge l’area del corpo calloso del cervello e la versione posteriore è associata al lobo parietale. La sindrome coinvolge anche le aree frontale, occipitale e parietale del cervello.
Questo fenomeno affascinante può manifestarsi in seguito a vari eventi come interventi chirurgici cerebrali, ictus, infezioni, tumori, aneurismi, emicranie, separazione chirurgica degli emisferi, morbo di Alzheimer, degenerazione corticobasale e malattia di Creutzfeldt-Jakob. Benché possa colpire chiunque, la sindrome della mano aliena è un effetto collaterale estremamente raro, ma intrigante. La sua comprensione e la sua origine rimangono un campo di studio complesso, con il coinvolgimento di diverse aree cerebrali e la necessità di esplorare le molteplici circostanze che possono scatenare questo insolito fenomeno.
Automatismo nei sogni
Quando il corpo umano si immerge nel sonno, apparentemente incosciente, il mondo dei sogni offre uno sguardo intrigante nell’automatismo del cervello. Durante la fase REM (movimento rapido degli occhi), il cervello diventa attivo, dando vita ai nostri sogni, un processo che avviene senza che il nostro pensiero cosciente intervenga attivamente. In questa fase, il cervello crea immagini oniriche senza richiedere il coinvolgimento diretto della nostra mente conscia.

Tuttavia, l’automatismo nei sogni si manifesta in modi più complessi, soprattutto quando si esplorano gli incubi. Sebbene la maggior parte delle persone preferisca sogni sereni, il contenuto onirico è in gran parte al di là del nostro controllo. Questo aspetto rappresenta un esempio chiaro di come il sogno possa essere considerato un comportamento automatico, in cui il nostro cervello genera esperienze oniriche indipendentemente dalla nostra volontà.
Un altro fenomeno affascinante è rappresentato dal sonnambulismo, che si inserisce nella sottocategoria dei comportamenti automatici nei sogni. Quando il sonnambulo si muove, la corteccia frontale, responsabile della razionalità, e l’ippocampo, coinvolto nella memoria, sono attivi. Gli scienziati, mediante tecniche come l’elettroencefalogramma (EEG) e le scansioni cerebrali, hanno confermato che il sonnambulismo è strettamente legato ai processi naturali del sonno, sebbene la corteccia frontale rimanga parzialmente sveglia e attiva.
Questo fenomeno non è un’esclusiva umana, poiché molte specie animali presentano una forma di sonno in cui la corteccia frontale è parzialmente sveglia, un adattamento evolutivo che migliora la capacità di risposta agli stimoli esterni durante il sonno. Anche se il sonnambulismo può apparire inquietante e comportare rischi, la sua natura automatica, priva di controllo volontario, lo classifica come una sottoclasse di comportamenti automatici nei sogni. In definitiva, la frontiera tra il conscio e l’inconscio, specialmente durante il sonno, continua a suscitare interesse e a svelare l’intricata complessità del cervello umano.
Conclusioni
Siamo arrivati alla fine di questo viaggio nel mondo affascinante – e spesso spiazzante – dell’automatismo paranormale. Un mondo che, francamente, non smette mai di stupirmi. Più si approfondisce, più ci si rende conto di quanto poco conosciamo davvero la mente umana… e forse anche qualcosa oltre la mente stessa.
Quello che colpisce è come questi fenomeni – dalle scritture automatiche alle tavole ouija, fino a certi quadri o poesie “ricevuti” da presunte entità – continuino a mettere in crisi le nostre idee su cosa sia reale e cosa no. Certo, da un lato c’è chi grida alla suggestione o alla criptomnesia, e non possiamo ignorare nomi come Théodore Flournoy (1854-1920) o Carl Gustav Jung, che hanno cercato spiegazioni psicologiche molto serie. Dall’altro, ci sono storie che davvero fanno pensare, anche se non abbiamo prove definitive.

Io, personalmente, non riesco a chiudere la porta del tutto a certe possibilità. Non dico che dietro ogni messaggio ci sia per forza uno spirito, ma neppure mi sento di liquidare tutto come autosuggestione. Alcuni casi – come quello di Hélène Smith, o le produzioni artistiche medianiche analizzate da Frederic WH Myers – hanno qualcosa di profondamente inquietante e affascinante insieme.
La verità? Forse non l’abbiamo ancora trovata, e forse proprio lì sta il bello. Il confine tra mente e “oltre” è ancora sfocato, e ogni tanto qualcuno ci cammina sopra, lasciando tracce che ci costringono a farci domande. E magari a mettere in discussione certezze che pensavamo incrollabili.
Insomma, l’automatismo resta un tema caldo, sospeso tra il mistero e la scienza. E secondo me, non dovremmo avere paura di esplorarlo. Con rigore, certo, ma anche con curiosità sincera. Perché a volte, ciò che non riusciamo a spiegare… è proprio quello che ci spinge ad andare avanti.




