Fuoco Fatuo
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Fuoco Fatuo: cosa sappiamo veramente?

55 minuti di lettura

È motivo di delusione notare come molti blogger e studiosi del paranormale trattino marginalmente il fenomeno del fuoco fatuo, limitandosi a ripetere concetti noti con timidi accenni storici, forse per includere l’argomento nei loro elenchi senza realmente approfondirlo. Resta incerto se ciò derivi da una mancanza di conoscenza o da una sottovalutazione dell’interesse dei lettori.

Nel mio blog, ho scelto di esplorare anche quei fenomeni che personalmente considero non reali o di cui si pensa esista una spiegazione univoca, che sia essa folcloristica o scientista, ma sempre offrendo un’analisi dettagliata e significativa dal punto di vista storico e antropologico. Credo che affrontare un argomento significhi fornire un’esposizione completa e accurata. Leggere un articolo su Archaeus garantisce al lettore una comprensione globale dell’argomento trattato.

Con questa premessa, che sottolinea una certa critica, o meglio, una riflessione sui metodi di alcuni colleghi, vi invito a prepararvi per un’esplorazione approfondita e complessa del mondo del fuoco fatuo. Vi auguro una lettura coinvolgente!

Cos’è il Fuoco fatuo

Fuoco Fatuo (fonte: Ziizv Dazwzlh/Devianart)
Fuoco Fatuo (fonte: Ziizv Dazwzlh/Devianart)

Un fuoco fatuo appare come una piccola fiamma di tonalità blu o celeste, tipicamente vicino al suolo in luoghi come cimiteri, paludi e stagni nelle brughiere. Si crede che queste luminescenze siano generate dalla combustione di gas come metano e fosfano, derivanti dalla decomposizione di materia organica senza ossigeno. La produzione di luce durante una reazione chimica, chiamata chemiluminescenza, è responsabile della visibilità di questi fenomeni. Ma è davvero così? Continuate a leggerlo per scoprirlo!

Nel corso della storia, il fuoco fatuo è stato oggetto di leggende e miti. In diverse culture, veniva interpretato come manifestazione dellanima o di uno spirito. Questi fuochi, infatti, sono detti anche luci fantasma (o fiammelle spiritiche) e candele dei cadaveri (o fiammelle dei cadaveri).

I Penobscot, un popolo indigeno nordamericano, li definiscono creature di fuoco (o demoni di fuoco), spiriti che presagiscono la morte e che, secondo la leggenda, scremano il latte appena munto con le dita luminose. In alcune culture africane, queste apparizioni sono etichettate come fuochi della strega, ritenute manifestazioni di streghe in volo o segnali inviati per intimorire. Le spiegazioni scientifiche suggeriscono cause naturali come il gas di palude o fenomeni elettrici e magnetici, ma rimane anche la possibilità di una misteriosa “energia terrestre” non ancora identificata. Nell’ultimo paragrafo (le mie conclusioni) spiegherò cosa ne pensa davvero la comunità scientifica.

Come nasce il fenomeno folcloristico

Il fenomeno noto come fuoco fatuo è presente in molte storie popolari europee e viene chiamato con diversi nomi, come Jack-O’-Lantern (Jack della lanterna), lanterna del frate o hinkypunk. Nel nostro paese sono chiamati anche fiammelle o corpi santi, in analogia ai fuochi di sant’Elmo, ovvero bagliori elettrici che si verificano quando l’aria si ionizza sotto l’influenza di un campo elettrico intenso durante una tempesta e che in passato traevano in inganno i viandanti facendo loro credere di vedere una luce vacillante simile a quella di una lanterna.

In ambito letterario, il fuoco fatuo è spesso usato come simbolo di un sogno o un obiettivo irraggiungibile, o per descrivere qualcosa di misterioso o inquietante. Queste luci misteriose sono menzionate in storie e leggende di varie culture e paesi; tra gli esempi più noti ci sono la Luce di St. Louis in Saskatchewan, la Spooklight tra il Missouri e l’Oklahoma, le luci di Marfa in Texas, le sfere di fuoco Naga sul fiume Mekong in Tailandia, la luce di Paulding nel Michigan e la luce di Hessdalen in Norvegia.

Origini del Fuoco fatuo

Dettaglio di un'incisione di Josiah Wood Whymper da "Phenomena of Nature", pubblicata a Londra nel 1849 per la Society for Promoting Christian Knowledge (Foto di SSPL/Getty Images)
Un’incisione di Josiah Wood Whymper da Phenomena of Nature del 1849 (Foto di SSPL/Getty Images)

Il termine fuoco fatuo ha origine dal latino fatuus che significa leggero, ma anche indovino. Gli antichi Romani soprannominarono “fatuello” il Dio Fauno che rendeva oracoli in una selva presso fiume Anio, volgarmente detto Teverone, dove vi era la fonte detta Albuna (o Albunea), nome di una Sibilla che si trovava lì con un libro in mano.

Nelle antiche narrazioni, il fuoco fatuo era spesso descritto come una piccola fiamma errante che infestava le aree vicino ai cimiteri o perseguitava i viandanti notturni nelle zone umide, conducendoli verso una fine inevitabile. Il suo movimento imprevedibile suggeriva l’esistenza di un’intelligenza maligna, spesso associata ad una creatura fatata o all’anima di un defunto, condannata a un’esistenza purgatoriale sulla Terra, in un’epoca di transizione tra credenze pagane e cristianesimo.

Folletti e fantasmi del Fuoco fatuo

In passato, soprattutto nei paesi anglosassoni, questi spiriti si manifestavano in molteplici forme e, a seconda della regione, erano chiamati con diversi nomi: Kit with the canstick, Joan the wad (spiriti che traevano in inganno i viaggiatori), The Lantern Man, Will o’ the Wykes, Peg-a-lantern, Jacky Lantern, e così via. Soprattutto questi ultimi hanno poi gettato le basi per le leggende del folklore inglese come Will-O’-the-Wisp e irlandese come Jack-O’-Lantern (Jack della Lanterna), il personaggio dalla testa di zucca illuminata, la cui storia ha origini irlandesi (celtiche) in cui un uomo spesso ubriaco di nome Jack, inganna il diavolo e, a causa dei suoi comportamenti riprovevoli, viene escluso sia dal Paradiso che dall’Inferno, costretto a vagare per l’eternità con solo la luce di una lanterna. Jack-O’-Lantern ha ispirato la festa di Halloween.

La storia di Will-O’-the-Wisp, invece, è originaria dello Shropshire, una contea cerimoniale situata nella regione delle Midlands Occidentali in Inghilterra, al confine con il Galles, ed è stata raccontata da Katharine Mary Briggs (1898-1980) nel suo An Encyclopaedia of Fairies (Un’enciclopedia delle fate) del 1976. Narra di un fabbro malvagio che, giunto alla fine della sua vita, riceve una possibilità di redenzione da San Pietro ma, incapace di cambiare, viene condannato a vagare sulla Terra con un pezzo di carbone ardente, che avrebbe dovuto guidarlo verso la redenzione. Tuttavia, Will utilizza il carbone per attirare le persone nelle foreste e nelle paludi, portandole alla morte per divertimento.

Una luce danzante causata dal gas di palude in un terreno paludoso - Xilografia 1891 (fonte Alamy/GettyImages)
Una luce danzante causata dal gas di palude in un terreno paludoso – Xilografia 1891 (fonte Alamy/GettyImages)

Per questi motivi, le leggende sul fuoco fatuo rientrano a pieno titolo nei cosiddetti presagi di morte, di cui ho ampiamente scritto.

Origini del nome Fuoco fatuo

Seppure il fuoco fatuo abbia una vaga origine latina dall’antica Roma, della leggenda legata agli spiriti burloni (e cinici) non vi è traccia, neppure nel Medioevo, tranne che per un accenno a leggende di quel periodo nell’antica Germania. Per risalire all’origine del fuoco fatuo, infatti, bisogna attingere dal quarto volume (di dieci) del Dizionario conciso delle superstizioni tedesche (titolo originale: Handwörterbuch des deutschen Aberglaubens), un’opera di riferimento folcloristica pubblicata tra il 1927 e il 1942 dal folclorista svizzero Hanns Bächtold-Stäubli (1886-1941) con la collaborazione del suo collega Eduard Hoffmann-Krayer (1864-1936).

In quest’opera, infatti, troviamo per la prima volta il termine tedesco irrlicht che significa letteralmente luce ingannevole o luce vagante che, nel folklore tedesco, rappresentava lo spirito burlone e malizioso della natura stessa. La scelta di una traduzione latina era intesa a dare un’impronta di autorità e serietà al concetto tedesco. Nell’opera si fa riferimento sia al fuoco fatuo quale spirito dispettoso, sia alla già consapevolezza di un processo chimico:

«Gli irrlicht sono considerati anche spiriti inquietanti che portano fuori strada, il che si basa ovviamente sulla confusione con i fuochi fatui. (…) Gli alchimisti mettevano insieme anche i fuochi fatui e si vantavano della loro capacità di farli brillare alla luce del giorno.»

Handwörterbuch des deutschen Aberglaubens (Band 4: Hieb- und stichfest – Knistern) del 1931/1932

Ma i riferimenti proseguono e viene citato un certo Jüdin (Giuda) detto “il maledetto”, le cui leggende si basano sull’idea che fosse stato condannato come persona malvagia e indegna e per cui si credeva che il suo spirito malvagio apparisse sottoforma di figura umana o come fuoco fatuo per tormentare i vivi.

Immagine rappresentativa di fuochi fatui

Durante il periodo medievale in Germania, le modalità di sepoltura erano fortemente permeate dalle credenze religiose e culturali prevalenti. In generale, le persone ritenute malvage o peccatrici venivano trattate in modo differente rispetto a coloro considerati virtuosi. Prima del millennio, si credeva che le anime virtuose ascendessero al Paradiso, mentre quelle malvagie affrontassero il fuoco dell’Inferno. Non esisteva, all’epoca, un concetto di Purgatorio come spazio intermedio per coloro che non erano completamente perversi. Per questi motivi, le sepolture medievali erano spesso collocate nei dintorni delle chiese, caratterizzate dalla mancanza di iscrizioni sulle tombe. Tuttavia, per coloro considerati malvagi, le pratiche potevano essere più severe, come la sepoltura in luoghi non consacrati o addirittura il rifiuto di una sepoltura cristiana. Questo avveniva poiché si credeva che il luogo e il modo in cui veniva sepolto un individuo avessero un impatto sul suo destino nell’aldilà.

In alcune circostanze, le persone considerate malvage venivano sepolte con rituali che riflettevano la loro condotta in vita, come essere posti a faccia in giù, il posizionamento di pesanti pietre per impedire loro di tornare o la sepoltura al di fuori dei luoghi sacri, come incroci o luoghi isolati. Queste pratiche erano finalizzate a prevenire che le anime malvage disturbassero i vivi o trovassero pace, manifestando la paura e il desiderio di punizione che la società medievale associava ai comportamenti immorali.

Martin Lutero ritratto da Lucas Cranach il Vecchio (1528).
Martin Lutero ritratto da Lucas Cranach il Vecchio (1528)

Deve essere stato il caso del nostro Jüdin, che pur essendo stato sepolto come un uomo malvagio, c’erano testimonianze di sue apparizioni in forma umana che terrorizzava i viandanti.

Solo successivamente, intorno alla Germania del 1500, il fenomeno del fuoco fatuo cambiò nome divenendo irrwisch, parola che può essere interpretata proprio come fuoco fatuo, tant’è che il teologo tedesco Martin Lutero (1483-1546) iniziò a citarli nei suoi scritti dello stesso periodo. Quindi, il termine irrlicht nel folklore tedesco, non solo designava un fenomeno naturale, ma anche un’entità con caratteristiche quasi umane, capace di ingannare i viaggiatori conducendoli fuori strada. Questa associazione con l’inganno e la malizia rifletteva le credenze popolari dell’epoca, che vedevano nella natura forze nascoste e talvolta ostili all’uomo.

Ed è proprio dal termine irrwisch che deriva la locuzione inglese ignis fatuus, arricchendo il folklore europeo con un nuovo elemento misterioso e affascinante: il fuoco fatuo. Nel corso dei secoli, il fuoco fatuo è diventato un simbolo di ciò che è illusorio e ingannevole, mantenendo vivo il suo legame con le storie di spiriti e apparizioni.

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