Introduzione alla festa di Halloween
Da tempo si dibatte spesso sulle reali origini della festa di Halloween. Più volte si è letto su blog e messaggi virali su vari social network che Halloween avrebbe origini pagane o addirittura sataniste. Forse si pensa che la festa abbia a che fare con il diavolo per via della leggenda del personaggio Jack della lanterna(o Jack O’Lantern), ma andiamo un passo alla volta e arriveremo anche a Jack.

Mi sembra scontato spiegare che è una festa americana celebrata il 31 ottobre in molte parti del mondo in cui si sfila in costumi macabri e i bambini bussano alle porte di molte case recitando la frase rituale ricattatoria trick-or-treat (dolcetto o scherzetto)… Ops! Oramai l’ho spiegato.
Prima di arrivare a spiegare l’errata derivazione pagana o satanista, si è anche detto che la festa di Halloween derivi da feste antiche romane per lo più private come Parentalia, un periodo di nove giorni (dal 13 al 21 febbraio) in onore dei defunti, celebrate soprattutto per placarli, oppure dedicate alla dea dei frutti Pomona (Patrona pomorum).
Halloween non è una festa di origine satanista
Ogni anno, quando si avvicina il 31 ottobre, tra zucche intagliate, costumi grotteschi e dolcetti a volontà, rispunta puntuale una polemica che sembra non voler tramontare: Halloween è la festa del diavolo. In molti ambienti, soprattutto di area cattolica, si alzano voci che mettono in guardia dalle “origini oscure” di questa ricorrenza, denunciandone la natura “satanica” e invitando i credenti a starne alla larga.
Ma quanto c’è di vero in questa narrazione? Halloween è davvero un inno alle forze del male? O siamo davanti a un esempio – l’ennesimo – in cui storia, folklore e religione si sono mescolati fino a generare equivoci e paure spesso infondate?
Prima di prendere posizione, è il caso di fare un po’ di ordine e capire da dove nascono queste accuse, quali sono le basi su cui si fondano e cosa ci raccontano davvero le fonti storiche, religiose e culturali. E magari scoprire che, dietro a travestimenti e leggende, si nascondono motivazioni ben più complesse… e decisamente meno “infernali” di quanto si dica.
La versione popolare
Che Halloween sia la festa del diavolo è una tesi strettamente cattolica, in cui “sarebbe meglio gioire coi santi che giocare con i diavoli”. Ma diavoli e santi non sono sempre figure strettamente cattoliche?
E’ vero, una delle festività sataniste coincide con Halloween, ma basta dare un’occhiata in un blog o sito satanista per scoprire che anche loro spiegano l’origine celtica della festa di Halloween, in cui ci si traveste di mostri inventati nel cinema. Perché forse le streghe ai tempi dell’inquisizione andavano vestite con cappelli a tesa larga e abiti stracciati viola o neri, con verruche sul naso e scopa in mano? Forse gli zombie e le mummie che camminano sono esseri demoniaci di cui nostro Signore ci ha messi in guardia? Quindi, prendiamo tutti un bel respiro e analizziamo la questione oggettivamente.
Halloween è una festa che attraversa culture, tradizioni e sensibilità religiose molto diverse tra loro. La celebrano famiglie, bambini, appassionati di folklore, comunità di origine celtica o irlandese — e sì, anche i satanisti la inseriscono nel loro calendario. Ma questo cosa cambia, esattamente? Anche il Natale viene “celebrato” in modi che con la nascita di Cristo hanno poco o niente a che fare. Il problema non è chi festeggia cosa, ma il significato che ci metti dentro.
La Chiesa cattolica ha spesso messo in guardia i fedeli da Halloween, dipingendola come una festa pericolosa, pagana, potenzialmente oscura. È una posizione legittima, ma stonata se pronunciata da un’istituzione il cui stesso passato è costellato di vittime innocenti — l’Inquisizione, le crociate, i roghi. Prima di indicare il pericolo altrui, varrebbe la pena fare i conti con la propria storia.
E poi c’è la questione commerciale, che è forse la più onesta di tutte. Halloween è un business enorme — costumi, decorazioni, dolci, eventi. Ma la Pasqua? Il Natale? Il Natale è probabilmente la macchina commerciale più potente del pianeta: regali, addobbi, pubblicità, panettoni a ottobre. Nessuno si scandalizza più di tanto. Il punto è che quando una festa piace o viene accettata culturalmente, il commercio che ci gira intorno diventa normale, quasi invisibile. Quando una festa disturba, quel commercio diventa improvvisamente una prova della sua corruzione.
Halloween non è né più né meno “commercializzata” delle altre. È solo più comoda da attaccare.
Circola una storia, attribuita a un esorcista cattolico che ha scritto un libro sulle origini pagane e sataniste di Halloween: al numero verde del Vaticano arriverebbero telefonate di famiglie preoccupate perché i propri figli sarebbero stati avvicinati da adepti di sette sataniche proprio durante i festeggiamenti. Una narrativa suggestiva, che fa il suo effetto.
Ma quanti di voi conoscono una famiglia a cui sia successo davvero qualcosa del genere? È lecito chiedersi se quella correlazione regga, o se Halloween sia semplicemente il capro espiatorio più comodo — colorato, straniero, pagano quanto basta — su cui scaricare paure che hanno radici ben diverse.
La versione storica
Per vederci più chiaro e capire se le varie chiese cristiane, inclusa la Chiesa cattolica, avesse qualche motivazione storica che non conoscevo e così ho iniziato le mie ricerche consultando le varie “enciclopedie” del paranormale e dell’occulto e vari glossari su questi temi. Alla voce Halloween, alcuni testi riportano solamente la descrizione della festa moderna di Halloween o accennano alla festa celtica.

Solo nel consultare Man, Myth, and Magic dello storico britannico Richard Cavendish (1930-2016), egli scrive che Halloween era, originariamente, una festa del fuoco, dei morti e dei poteri delle tenebre. La festa cristiana di Ognissanti invece venne introdotta la prima volta nel VII secolo, ma con la data del 13 maggio, poi cambiata nel 1° novembre il secolo successivo, probabilmente per farlo coincidere e cristianizzare ad una festa pagana dei morti. Il giorno dei defunti nel calendario cattolico romano è il 2 novembre. È contrassegnato dalle preghiere per le anime dei morti. È solo in tempi recenti che Halloween è stato ridotto a una piccola festa per i bambini.
Ma quello che più ha attirato la mia attenzione è quando l’autore scrive che «I Druidi erano sacerdoti pagani di un’antica religione celtica. I Druidi sono menzionati per nome in trenta riferimenti in scrittori greci e romani tra il II secolo a.C. e il IV secolo d.C. e facevano parte di un ordine barbaro, temuto per il loro potere e sete di sangue. Certamente appaiono come legislatori, e come direttamente interessati ai sacrifici animali e umani…».
Cavendish continua: «Erano, naturalmente, gli unici interpreti della religione. Determinavano tutte le controversie con una decisione definitiva e inalterabile, e avevano il potere di infliggere la punizione della morte. E, in effetti, i loro altari scorrevano con il sangue delle vittime umane. Uomini , donne e bambini venivano spesso offerti come sacrifici umani»
Questa descrizione è davveo molto interessante e non l’avevo trovata altrove. Ho poi trovato conferma in alcuni antichi libri che raccontano le abitudini celtiche, ma quello che mi mancava era il collegamento con la Chiesa, perché di riti con sacrifici ne è stato pieno il mondo nell’arco dei tempi e doveva esserci qualcosa di più diretto che avesse portato alcune chiese cristiane a bollare Halloween come negativa, anche perché ai tempi dei miei nonni non se ne parlava, quindi doveva essere sicuramente una bollatura più recente.
Storia di due streghe convertite al Cristianesimo
Chi cerca trova, e cercando ho trovato un collegamento tutt’altro che banale tra il Cristianesimo e Halloween. Tra le letture accumulate nel tempo mi ero imbattuto nella storia di Irene Park (1924-2007), descritta come “la strega che ha cambiato” — ma cambiato cosa? Questa donna della Florida era stata per circa quarant’anni la cosiddetta High Wicked Witch of Florida, la più potente strega nera dello Stato, coinvolta in sacrifici di sangue, contrabbando e dipendenza da eroina. Poi, dopo un’overdose che fermò letteralmente il suo cuore, trovò Dio. La Chiesa la descrisse con una frase tratta dal Vangelo: «colei a cui è stato perdonato molto, ama molto». La sua storia è raccolta nel libro The Witch That Switched.

Questa vicenda me ne ha ricordata subito un’altra, quella di Doreen Irvine, ancora in vita al momento in cui scrivo. Anche la sua è una storia di redenzione che passa per il fondo. Nata e cresciuta nell’East End di Londra, nel dopoguerra abbandonò il lavoro di domestica in cerca di fortuna, finendo per prostituirsi col nome di “Diana the Bold”. Dalla strada alla droga, dall’alcol al Satanismo: in un night club conobbe due donne che la introdussero alla magia nera, fino a farle guadagnare un nome di rilievo negli ambienti occultisti. La svolta arrivò quasi per caso: entrò in un teatro durante un’evangelizzazione con l’intenzione di sabotarla, e ne uscì convertita. Nel suo libro racconta la difficile lotta con i propri demoni e la ritrovata pace in Cristo. Da allora dedica la sua vita ad aiutare tossicodipendenti e prostitute.
Cosa c’entrano queste due storie con Halloween? C’entrano, e molto.
Oltre agli accenni della Irvine sulla festa, è Irene Park a esprimersi direttamente su Halloween e sulle sue radici druidiche. Nel suo racconto descrive i Druidi che alla vigilia del 31 ottobre percorrevano villaggi e campagne per raccogliere offerte, portando lanterne e bastoni appuntiti. Aggiunge che i guisers — mimi mascherati che andavano di casa in casa cantando e danzando — indossavano maschere grottesche per tenere a bada il male o per rappresentare i fantasmi della notte. Quella tradizione, secondo Park, è l’origine diretta del costume di Halloween e del dolcetto o scherzetto.
Le chiese cristiane, pur riconoscendo che la maggior parte di chi festeggia Halloween lo fa in modo del tutto innocente, senza alcuna intenzione occulta, vedono nella festa una sorta di addomesticamento progressivo al male: streghe, diavoli e demoni ridotti a maschere di plastica, privati di ogni spessore reale. Il rischio, secondo questa lettura, è che i bambini crescano con l’idea che Satana non sia poi così cattivo, che le streghe siano figure folkloristiche innocue, che il male sia solo fantasia. I devoti alle tradizioni sataniche, sempre secondo le chiese, considererebbero la diffusa partecipazione a Halloween una vittoria nelle pubbliche relazioni — un momento in cui le loro tradizioni vengono celebrate in massa senza che nessuno se ne renda conto.
Sono congetture? Forse. Ma vale anche la riflessione opposta: allontanare i fedeli dalle feste non gradite al Cristianesimo ha storicamente finito per avvicinarli alle feste pagane rielaborate dalla Chiesa stessa, Halloween compresa. Le Scritture non menzionano Halloween, ma la Chiesa si appella a 1 Corinzi 10:21 — che mette in guardia dal voler stare contemporaneamente dalla parte di Dio e del diavolo — e a 1 Tessalonicesi 5:22, che invita ad astenersi da ogni apparenza del male.
C’è però un dettaglio che vale la pena ricordare. Se Halloween viene condannata perché cade nello stesso giorno in cui i satanisti la celebrano, la Chiesa dimentica che in quello stesso giorno, dal 1950, l’UNICEF organizza la sua raccolta fondi per i bambini bisognosi nel mondo. Lo stesso Linus dei Peanuts — nella versione italiana in attesa del Grande Cocomero, nell’originale di Schulz, The Great Pumpkin, cioè proprio la zucca di Halloween — è diventato il simbolo involontario di questa campagna. Non solo caramelle, dunque.
Halloween non è pagano. Ma il Carnevale sì.
Halloween non è una festa pagana. Carnevale è una festa pagana. Non facciamoci prendere in giro. Cercate voi stessi la verità. Ma per evitarvi la noia, Archaeus ve la riporta qui di seguito.
Non ci sono riferimenti di Halloween nelle antiche feste pagane. Bensì ci sono riferimenti al Carnevale. Il Carnevale deriva infatti da feste antiche greco-romane. E già potrei fermarmi qui. Ma spieghiamo meglio.
Si tratta di antiche feste di varia origine: da quelle greche in onore del dio del vino Dionisio, in cui lo scopo era raggiungere il massimo stato di ebbrezza per lasciarsi andare in esaltazioni di ogni tipo anche a sfondo sessuale, o partecipare a riti di purificazione celebrati a febbraio dai sacerdoti detti luperici in onore del dio Fauno, al tempo chiamato Luperco (o Lupercus in latino).
Non solo, le origini del Carnevale sono ancora più antiche, addirittura legate agli antichi riti egizi. Infatti gli antichi Egizi celebravano feste con rituali e manifestazioni pubbliche in onore della dea Iside. Alcuni studiosi affermano che già 10.000 anni a.C. i celebranti festività simili al carnevale di oggi, usavano dipingersi il viso e il resto del corpo, e festeggiavano con ricchi banchetti e danze rituali.

Forse è l’etimologia del termine Carnevale ad avere qualche incertezza sulla propria origine. Per alcuni deriverebbe da carrus navalis, ovvero carri dalla forma di nave che venivano usati nell’antica Roma durante le processioni di purificazione. Per altri deriverebbe invece da carnem levare, una tradizione medioevale nella quale veniva bandito il consumo della carne dalla dieta. In pratica la sera precedente il mercoledì delle Ceneri veniva allestito un banchetto di addio alla carne, in cui ci si saziava prima del digiuno quaresimale.
Non dimentichiamo che a partire dal Quattrocento, il Carnevale fu mirino di attacchi da parte di moralizzatori, in quanto consideravano troppo pagani i festeggiamenti di quel periodo. Molte delle festività pagane oltre il Carnevale, come il Natale e l’Epifania, sono state cristianizzate. Quindi, se c’è una festa che ha origini pagane fra Halloween e il Carnevale, è senz’altro quest’ultimo.
Saturnalia
Saturnalia era una delle più diffuse e popolari di matrice religiosa di Roma antica, che si celebrava ogni anno, dal 17 al 23 dicembre. Durante quei giorni, in onore di Saturno, sfilavano per la città dei carri festosi trainati da animali conciati in maniera bizzarra, per poi continuare con tavolate e danze.
Halloween è una festa di origine celtica
Halloween non nasce in America, bensì ha origini antichissime nella verde Irlanda, quando col nome Erin era dominata dal popolo dei Celti. Halloween infatti corrisponde al capodanno celtico Samhain. Secondo gli studiosi di fine Ottocento Rhŷs e Frazer, il calendario celtico in uso più di due mila anni fa tra i popoli dell’Inghilterra, dell’Irlanda e della Francia settentrionale, iniziava il nuovo anno proprio il 31 ottobre.
A seguito della terribile carestia dell’800 che spinse gli irlandesi a migrare negli Stati Uniti, la leggenda di Halloween fu esportata oltreoceano. I Celti erano un popolo di pastori che occupavano la maggior parte del tempo nell’allevamento del bestiame o nella coltura dei campi. Finita la stagione estiva, i pastori celti riportavano i greggi nelle proprie valli e iniziavano a prepararsi all’arrivo del nuovo anno che iniziava per loro il 1° novembre. Per celebrare l’inizio del lungo inverno, i celti si davano ai festeggiamenti. Questo periodo di feste era chiamato Samhain (si pronuncia sow-in).
Notate l’assonanza fra sow e cow che in inglese è il bestiame. Samhain deriverebbe dal gaelico Samhuinn (ovvero Summer’s End, la fine dell’estate). In altre parti dell’Irlanda la festa era nota anche come La Samon, la festa del Sole. Come molte feste antiche, lo Samhain serviva anche per esorcizzare gli eventuali pericoli che celava l’inverno alle porte.
Lo Samhain e altri cicli del tempo

Per i Celti il tempo era suddiviso in cicli. Uno era appunto lo Samhain (31 ottobre), poi c’era lo Yule (21 dicembre), successivamente Imbolc (1-2 febbraio), Ostara (21 marzo), Beltane (30 aprile – 1 maggio), Litha (21 giugno), Lughnasadh (1 agosto) e infine il Mabon (21 settembre), per poi ricominciare con lo Samhain. Ogni ciclo era considerato importante e carico di fascino e magia. Ricordiamoci che i Celti credevano nelle divinità legate alla natura.
Forse nasce qui l’accostamento con le streghe che celebravano i sabba in mezzo ai boschi. Quindi è vero pensare che Halloween sia la festa della morte, ma nel senso naturale, in quanto l’inverno era sicuramente “la morte della natura”. Durante l’inverno le foglie cadono morte a terra, cade la neve e la vita sembra morire, perché inizia a tacere. In realtà la natura si sta rinnovando sottoterra.
E chi riposa sottoterra? I morti. Ecco spiegato in parole semplici l’accostamento dello Samhain con il culto dei morti. Infatti i Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno, quindi il 31 ottobre, lo Samhain richiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti che, secondo la loro credenza, vivevano nel Tir nan Oge, un luogo fisico in cui regna la felicità e un’eterna giovinezza.
Durante lo Samhain le forze degli spiriti potevano unirsi a quelle dei viventi, facendo dissolvere temporaneamente le leggi del tempo e dello spazio, in modo che l’aldilà si potesse fondere con il mondo dei vivi e permettendo quindi agli spiriti di “camminare” indisturbati sulla Terra. Per cui lo Samhain era una celebrazione che nasceva dall’unione della paura della morte con la gioia e allegria dei festeggiamenti della fine del vecchio anno.
La celebrazione consentiva anche in un cerimoniale, in cui nella notte del 31 ottobre i Celti si riunivano sulle colline per l’accensione del Fuoco Sacro in cui venivano sacrificati animali. Durante questa cerimonia indossavano maschere grottesche, spesso in corteccia d’albero, poi nel tempo sostituite con quelle di cuoio o pelle. Nel ritorno verso i villaggi si facevano luce con delle lanterne costruite con delle grosse cipolle intagliate al cui interno ardevano le braci del Fuoco Sacro. Mi chiedo quanto lacrimassero gli occhi… Scherzi a parte, non erano solo le grandi cipolle ad essere intagliate, ma anche altri frutti della natura come i cavoli di rapa.

Le festività proseguivano poi per altri tre giorni, sempre mascherati e coprendosi con le pelli degli animali sacrificati. Questo mascheramento serviva per spaventare gli spiriti e scacciarli. Nel tempo in Irlanda si prese l’abitudine di accendere fiaccole fuori dalle porte di casa e di lasciare dei doni in natura, come frutta o latte, per gli spiriti che avrebbero fatto visita ai propri parenti, così da potersi rifocillare e quindi contenti, non pensare di spaventare i viventi.
Quando nelle Isole Britanniche arrivò l’evangelizzazione, il concetto della vita cambiò quasi radicalmente, allontanandosi da quello celtico. La Chiesa fece di tutto per sradicare i culti pagani, anche se non ci riuscì del tutto. Il culto della festa di Halloween non fu completamente soppiantata da un’altra festa cristiana, ma in qualche modo la Chiesa riuscì a cristianizzarla grazie all’intervento a Odilone, quinto abate di Cluny, che nel 998 d.C. istituì la festività di Ognissanti il primo giorno di novembre, e il giorno successivo il pro requie omnium defunctorum, l’Eucarestia offerta al Signore per la commemorazione dei defunti.
Da lì a poco tutta l’Europa cristiana iniziò a celebrare queste feste, giungendo infine anche nella capitale italiana. La festa di Ognissanti venne celebrata per la prima volta a Roma il 13 maggio 609 d.C. per il Pantheon alla Vergine Maria. Il Pantheon all’epoca costituiva uno dei luoghi più significativi del culto pagano, anche questo convertito al Cristianesimo. Fu Papa Gregorio III a stabilire che anche in Italia la festa di Ognissanti si celebrasse il primo giorno di novembre.
Così nel IX secolo d.C., grazie al volere del nuovo pontefice Papa Gregorio IV venne ufficializzata la data del 1 novembre per la festa di Ognissanti e quindi estesa a tutta la Chiesa. Solo i cristiani Ortodossi non celebrano questa festività a novembre, bensì in primavera nella domenica successiva alla Pentecoste.
Tornando ai migranti irlandesi verso gli Stati Uniti, la festa di Halloween fu molto presto un’usanza celebrata anche in America. Poi successivamente, grazie all’avvento dei media come la televisione e il cinema, Halloween fu diffuso nel resto del mondo. E le zucche intagliate sono così arrivate anche da noi, quelle zucche che gli americani hanno sostituito alle cipolle degli antichi Celti, ma il simbolismo è lo stesso.
Abbiamo visto che le zucche intagliate hanno molta similitudine con le cipolle intagliate dai Celti. In America le zucche erano sicuramente più grandi e più facili da intagliare rispetto i cavoli di rapa degli irlandesi, così dal 1840 le rape furono sostituite con le zucche. La raffigurazione simbolica di Jack O’Lantern è infatti una figura con un’enorme zucca al posto della testa, intagliata e illuminata dal suo interno. Le luci rappresentavano le anime dei morti liberate dagli spiriti maligni.
Dolcetto o Scherzetto (Trick-or-Treat)
Di dolci ad Halloween se ne parla dai tempi del Medioevo, quando veniva preparata la soul cake (torta dell’anima), un dolce fatto di pane e decorato con uva sultanina, a volte anche col ribes. Nella tradizione a-souling (o a-soalin), per ogni fetta di torta ottenuta, ciascun bambino doveva dire una preghiera per l’anima di un parente defunto in modo che si liberasse dal Purgatorio per andare in Paradiso. Molto simile al wassailing e al caroling natalizio che si differenzia per le preghiere ai morti al posto delle torte.

I bambini recitavano la canzone della soul cake con queste parole:
«A soul cake!
A soul cake!
Have mercy on all Christian souls, for A soul cake!»
(tradotto suona circa Abbi pietà per tutte le anime Cristiane per una torta dell’anima)
Questa parrebbe quindi l’origine della moderna Trick or Treating, abbreviato poi con Trick-or-treat (in italiano dolcetto o scherzetto):
«Trick-or-treat, trick-or-treat, give me something good to eat».
(Dolcetto o Scherzetto, dammi qualcosa di buono da mangiare)
… in cui i bambini mascherati da fantasmi o mostri, suonano alle porte delle case chiedendo dei “dolcetti buoni da mangiare” Se non vengono dati i dolci ai bambini, questi faranno senz’altro qualche scherzo.
Le versioni italiane della festa
Siamo abituati a pensare a Halloween come a un’importazione recente, un “americanismo” che ha preso piede anche da noi tra travestimenti, dolcetti e zucche illuminate. Ma la verità è che in Italia esistono – e resistono – tradizioni molto simili, radicate nelle culture popolari di varie regioni, che da secoli celebrano in forme diverse il rapporto tra i vivi e i morti proprio a cavallo tra ottobre e novembre.
Prima che Halloween facesse il suo ingresso nei supermercati e nelle scuole, c’erano già rituali, leggende e usanze che parlavano di spiriti che tornano, di offerte lasciate ai defunti, di processioni notturne e di cibi preparati per “chi non c’è più”. Un patrimonio ricco e spesso dimenticato che racconta quanto la notte dei morti non sia poi così estranea alla nostra storia.
Scopriamo allora alcune di queste versioni italiane della festa, che forse non hanno il marketing di Halloween… ma portano con sé un fascino tutto nostro.
Festa di Sant’Andria (Sant’Andrea) in Sardegna
In Sardegna c’è una festa che somiglia molto ad Halloween e si festeggia la notte del 30 novembre, a Martis e in altri comuni dell’Anglona e del Goceano. Si chiama festa di Sant’Andria. L’etimologia del nome ci riporta al termine andreia che significa virilità, tant’è che anche l’antico scrittore e filosofo greco Artemidoro lo utilizzò per indicare il membro virile. Nell’antica Grecia, tutto il mese di novembre era dedicato al dio Dioniso e quindi a festeggiamenti sfrenati e orgiastici.

Nella mitologia greca si narra che Zeus, per sottrarre il piccolo Dioniso agli attacchi di Era (sposa di Zeus), lo abbia portato in una grotta del monte Ida (conosciuto anche come monte Psiloritis, la cima più alta dell’isola di Creta) e lo abbia affidato ai Curati che gli facevano la guardia. Per coprire i suoi vagiti, i Curati danzavano intorno al bambino, battendo tra loro le armi per far rumore.
Proprio per questo motivo, durante la festa, gli adulti vanno per le vie del paese percuotendo fra loro graticole, coltelli e ante delle finestre, in modo da intimorire i ragazzi e i bambini che nel frattempo vagano per le strade con delle sinistre zucche vuote intagliate a forma di teschio e illuminate all’interno da una candela. I giovani arrivano davanti le abitazioni battendo coperchi di pentole e mestoli, poi bussano alle porte recitando la filastrocca: «Sant’Andria muzza li mani!» (ovvero, Sant’Andrea mozza le mani) e ricevono in cambio, dolci, fichi secchi, mandarini, bibite e anche qualche soldino.
Un’antica festa contadina in Toscana
Nella cultura contadina della Toscana fino a pochi decenni fa, vi era il cosidetto gioco dello zozzo (in alcune parti lo chiamavano morte secca, o nei comuni di Tavarnelle in Val di Pesa e San Casciano, in provincia di Firenze, Poero Zozza) e si svolgeva per lo più in estate. Si svuotava una zucca, si intagliavano delle aperture a forma di occhi, naso e bocca e all’interno si metteva una candela accesa, proprio come la zucca di Halloween. E come per la festa di Ognissanti, la zucca veniva poi posta fuori casa, nell’orto o in giardino. Sotto la zucca venivano appiccicati degli o dei veri abiti che si usavano più, in modo da far sembrare il tutto una sagoma mostruosa che avrebbe spaventato i bambini.
Può sembrare di cattivo gusto, ma trovo non ci sia molta differenza con la festa di Santa Lucia del 13 dicembre che, in alcune città del Nord Italia, qualcuno si traveste da vecchia decrepita tipo Befana e va suonando la campanella per le strade o per le scale dei condomini. I bambini ne hanno paura perché si dice loro che la Santa non ha più gli occhi.
La Beccamorta nel Lazio, la festa di Medhelan a Milano e altre antiche feste
Negli anni precedenti la Seconda Guerra Mondiale, anche nel nord del Lazio vi era una pratica simile a quella Toscana e aveva radici nella seconda metà dell’Ottocento. In quel caso, la zucca veniva intagliata ed illuminata come ad Halloween, e le veniva dato un nome macabro come La Morte (o La Beccamorta).
Lo stesso vale per la Lombardia, specialmente a Milano, che i Celti chiamavano Medhelan (o Medhelon) e infatti in dialetto milanese si chiama Milàn, molto simile a Medhelàn. Qualche storico ancora insiste che Milano abbia origini romane (Mediolanum), perché vi sono chiare tracce nei monumenti, ma studi più recenti hanno confermato che l’origine sia del VI secolo a.C., per cui celtica e poi, successivamente, sia stata anche sotto il dominio romano. Alcuni anziani milanesi ricordano le zucche che venivano coltivate nelle melonere, che poi venivano svuotate e intagliate per poter inserire all’interno delle candele, da lì il nome di Lumere. Queste venivano portare in giro dai meneghini dopo il tramonto, che casa per casa, bussavano per ricevere in cambio dello spavento, noci, castagne e frutta autunnale.

Questa ipotesi storica deve aver appassionato gli scrittori Bruno Balzano e Daniel Conci a tal punto da scrivere il fantasy La saga di Medhelan. Il mistero delle due Fonti (edito da StreetLib), ambientato in una Milano alternativa raccontata da una serie di tavole trovate (nel racconto) nei sotterranei del Museo civico di storia naturale; una storia ambientata nella fantasiosa Pianura dell’Abbondanza e vicende che girano attorno al Santuario di Medhelan, con vari riferimenti alla Milano attuale.
Per concludere questo tour tra le feste di Halloween prima che si chiamasse così, vorrei ricordare che ci sono tracce in Liguria e nella zona delle Cinque Terre, a Riomaggiore, ma anche in Emilia Romagna; a Parma, le zucche illuminate si chiamavano lümera (un nome simile anche a Verona, in Veneto), nome che poi fu associato sempre più ai fuochi fatui.
Nell’allora Polesine di Rovigo (oggi solo Polesine), fino agli anni Cinquanta, i contadini usavano le zucche per simulare le apparizioni degli spiriti in chiave scherzosa, così da esorcizzare la paura della morte e venivano chiamte lumasse.
Conclusioni
Halloween, dopo il Natale, è la seconda festa per soldi spesi in costumi, decorazioni e dolcetti. Ma dietro le zucche e i mantelli da vampiro, questa ricorrenza è diventata anche una specie di parafulmine per un tema molto più grande: il ruolo della religione nella sfera pubblica. Le scuole continuano a rinegoziare come e se festeggiarla, mentre molte comunità cercano alternative più “neutre” al classico dolcetto o scherzetto.
Il 1° novembre è però anche Ognissanti, una data che nel mondo cristiano serve a ricordare chi ha lasciato un segno di fede e ispirazione. Per i cattolici i santi sono figure ufficiali, canonizzate dopo un lungo processo. Per i protestanti il termine si estende a tutti i credenti: è un momento per ricordare chi non c’è più, spesso con un pensiero particolare a chi è mancato nell’ultimo anno. E il 2 novembre, nel mondo cattolico, ortodosso e in parte anglicano, arriva anche il Giorno dei Morti, con un ricordo ancora più ampio. Il filo comune è sempre lo stesso: ricordare, onorare, non dimenticare.

Non è un’idea nuova. Gli antichi romani durante il Feralia lasciavano offerte sulle tombe degli antenati. E non è poi così diverso da quello che succede oggi in Messico con il Día de los Muertos: fiori, cibo, doni, per mantenere vivo il legame con chi non c’è più. Certo, una “festa dei morti” può sembrare macabra, soprattutto in un’epoca in cui facciamo di tutto per non pensare alla morte. Eppure sta diventando sempre più popolare anche in Italia. Forse perché, sotto le decorazioni di plastica e le caramelle confezionate, si nasconde qualcosa di più profondo.
Come possiamo onorare davvero chi è venuto prima di noi? Come spieghiamo la morte ai nostri figli senza spaventarli, ma senza nemmeno far finta che non esista? In un mondo sempre più secolarizzato, rischiamo di perdere quei rituali che ci aiutano a fermarci, riflettere, rimettere in prospettiva la nostra stessa esistenza.
Per i cristiani più conservatori tutto ciò che non è esplicitamente cristiano è sospetto, se non satanico. Ma la storia racconta altro: Halloween è sempre stata un mosaico di tradizioni e simboli intrecciati nel tempo. E vestirsi da fantasma, da zombie o da diavolo per una notte può essere semplicemente un modo, un po’ teatrale, per esorcizzare le nostre paure — e ricordarci quanto è bello essere ancora vivi.
Perché ricordare i morti, o anche solo imitarli per una sera, ci aiuta a non dimenticare quanto sia preziosa la vita.

