Strega di Bell
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La Strega di Bell: Storia, Leggende e Misteri del Folklore Americano

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Esistono casi che resistono alla catalogazione non perché manchino le testimonianze, ma perché ne esistono troppe — e si contraddicono, si sovrappongono, si moltiplicano nel tempo fino a formare un corpo narrativo che ha smesso da tempo di essere semplice cronaca. La Strega di Bell è uno di questi casi. Radicata in una contea rurale del Tennessee nei primi anni dell’Ottocento, questa vicenda ha attraversato quasi due secoli senza mai trovare una sistemazione definitiva: troppo documentata per essere liquidata come invenzione, troppo contraddittoria per essere trattata come resoconto affidabile, troppo stratificata per essere ridotta a un singolo fenomeno.

Quello che segue non è un tentativo di risolvere il mistero. È un tentativo di capire come funziona — come si è formato, come si è trasformato, e cosa dice delle comunità che lo hanno prodotto e tramandato. Perché la Strega di Bell non è soltanto una storia di fantasmi: è uno specchio del modo in cui la paura collettiva trova un nome, lo incarna, e poi lo protegge da qualsiasi verifica.

John Bell e la sua famiglia

Prima ancora che i fenomeni iniziassero, c’era una famiglia. E quella famiglia era, per tutti gli standard della sua epoca e della sua comunità, una storia di successo. Capire chi erano i Bell prima del 1817 è essenziale per comprendere il peso di ciò che accadde dopo: il contrasto tra la solidità di quella vita e la sua progressiva dissoluzione è parte integrante della struttura narrativa della leggenda, indipendentemente da quanto di quella struttura sia autentico.

L’uomo e la sua terra

Casa dei Bell in un dipinto d'epoca pubblicato nel 1854 - Strega di Bell
Casa dei Bell in un dipinto d’epoca pubblicato nel 1854

John William Bell Sr. (1750-1820) era nato nella contea di Edgecombe, Carolina del Nord, dove aveva appreso il mestiere di produttore di botti prima di orientarsi definitivamente verso l’agricoltura. Nel 1782 sposò Lucy Williams, dalla quale ebbe sette figli: Jesse, Betsy (1806-1888), Richard Williams (1811-1857), John Jr., Drewry, Benjamin e Joel Egbert. Nell’inverno tra il 1804 e il 1805, la famiglia lasciò le montagne della Carolina del Nord e si stabilì nella zona della Red River, nel territorio di Adams, Tennessee, nella parte nord-occidentale della contea di Robertson. Lì i Bell costruirono una fattoria prospera su circa mille acri di terra, guadagnandosi rispetto e stima nella comunità circostante. Erano coltivatori affermati, membri devoti della loro congregazione battista, figure di riferimento in un contesto sociale in cui la reputazione valeva quanto la proprietà fondiaria.

L’inizio dei fenomeni

Betsy Bell in un disegno del 1894
Betsy Bell in un disegno del 1894

Nel 1817 qualcosa cambiò. Le prime manifestazioni furono avvistamenti nei campi: John Bell riferì di aver visto una creatura simile a un grosso cane che scomparve nel momento in cui sparò contro di essa, e poco dopo una figura simile a un tacchino nei pressi della fattoria. Quello che seguì fu una progressione lenta ma inarrestabile. Di notte si udivano colpi e graffi alle porte e alle finestre, suoni che ricordavano roditori di grandi dimensioni che rosicchiavano le colonne dei letti, e poi, sempre più frequentemente, le coperte strappate via dai letti addormentati. Le mani invisibili non si limitavano agli oggetti: Betsy, figlia dodicenne, veniva schiaffeggiata, pizzicata, spintonata, immobilizzata al letto con spilli. Fu lei la prima a vedere l’entità, e per lungo tempo fu la sua vittima principale.

John tentò inizialmente di mantenere il segreto, ma la situazione divenne presto insostenibile. Confidò la vicenda a un vicino di fiducia, tale James Johnson, che dopo aver pregato sul posto riuscì temporaneamente a calmare i fenomeni e suggerì la formazione di un comitato investigativo informale. La notizia si diffuse rapidamente, prima nella contea di Robertson, poi oltre. La fattoria Bell divenne in breve tempo una sorta di attrazione, con visitatori che giungevano persino da New York per osservare di persona ciò che i giornali avevano cominciato a riferire.

Per maggiori informazioni sulla RSPK e sul Poltergeist, leggi anche:
Poltergeist, fenomeno spiritico o psichico?

Le quattro leggende

La Strega di Bell non esiste in una versione unica. Nel corso dei decenni — e probabilmente già nelle prime rielaborazioni orali — la vicenda si è ramificata in almeno quattro varianti distinte, ciascuna con una propria logica interna, un proprio cast di personaggi e una propria funzione narrativa. Trattarle come versioni alternative di un unico fatto sarebbe un errore metodologico: sono artefatti culturali autonomi, che condividono un nucleo — la famiglia Bell, il Tennessee, i fenomeni — ma lo declinano in direzioni spesso incompatibili tra loro. Esaminarle separatamente è l’unico modo per capire cosa ciascuna dice, e cosa nasconde.

La leggenda #1: Kate Batts e lo spirito vendicativo

La prima versione è probabilmente quella più vicina alle fonti originali, essendo presumibilmente basata sul diario di Richard Williams Bell. In questa variante, lo spirito attraversa una serie di autoidentificazioni progressive prima di trovare il proprio nome definitivo. Inizialmente si proclama entità proveniente dal Paradiso, poi dall’Inferno, poi ovunque e in qualsiasi momento, creatura esistente da milioni di anni prima dell’uomo. Nell’immaginario popolare dell’epoca, entità di questo tipo — capaci di ingannare, beffare, nascondersi dietro identità false — venivano ricondotte alla figura del goblin, lo spirito dispettoso del folklore anglosassone, raffigurato in numerose illustrazioni del XIX secolo come creatura maliziosa e inafferrabile.

In un’altra occasione lo spirito si dichiara anima di un sepolto nei boschi vicini, la cui tomba era stata disturbata: afferma che un dente si trova nascosto sotto la casa dei Bell, e che la sua missione è recuperarlo. La famiglia scava, non trova nulla. Lo spirito ride. Poi si ripresenta come fantasma di un immigrato con una fortuna nascosta, fornisce indicazioni precise, i Bell trascorrono ore a scavare — ancora invano. Quella notte la beffa è esplicita e crudele.

È solo dopo questa sequenza di identità fallite che lo spirito pronuncia la frase destinata a diventare il cuore della leggenda: «Sono la strega della vecchia Kate Batts, e sono determinata a tormentare il vecchio Jack Bell finché sarà vivo». Kate Batts era una donna reale: robusta, dal carattere difficile, moglie di un invalido, con una storia di attriti pregressi con John Bell. Era ancora in vita. Da quel momento in poi, l’entità venne chiamata Kate — e Kate diventò presenza quasi quotidiana nella fattoria, con una lingua tagliente, previsioni sul futuro (tra cui la guerra civile americana e i due conflitti mondiali del Novecento), e due obiettivi dichiarati: condurre John Bell alla morte e impedire le nozze di Betsy con il giovane Joshua Gardner. Lucy Bell e John Jr. erano, stranamente, risparmiati.

La notizia della Strega di Bell raggiunse persino le orecchie del generale Andrew Jackson (1767-1845), futuro settimo presidente degli Stati Uniti d’America, che nel 1819 decise di visitare la fattoria con un gruppo di uomini e un individuo che si autodefiniva cacciatore di streghe ed esorcista. Secondo il racconto, il carro di Jackson si bloccò misteriosamente nei pressi della proprietà, nonostante ogni tentativo di liberarlo. Una voce metallica si fece sentire tra la vegetazione, promettendo di lasciare andare il carro e di presentarsi quella sera. La sera stessa, il cacciatore di streghe tentò di colpire l’entità con una pallottola d’argento, ma la pistola non sparò: l’entità lo afferrò per il naso e lo trascinò fuori dalla porta tra le urla. Jackson, stando al racconto, commentò con stupore entusiasta che quello spettacolo superava persino la lotta contro gli inglesi. La mattina seguente, i suoi uomini fuggirono.

La salute di John Bell intanto declinava. Attacchi di malattia sempre più frequenti, convulsioni, stati di torpore. Ma l’agonia di John Bell aveva un’origine ben più terrena. Le conoscenze mediche del tempo erano limitate, e ciò che la comunità leggeva come segno di una maledizione soprannaturale era in realtà un disturbo neurologico derivato dalla grippe (lat. influentia) — malattia infettiva nota da secoli, causata dal virus influenzale, che produce un indebolimento tale da rendere l’organismo suscettibile di contrarre altre gravi infezioni. Un disturbo che il famoso anatomista Sir Charles Bell (1774-1842) avrebbe descritto scientificamente solo alcuni anni dopo la morte di John. La vita si era presa il suo tributo, lasciando dietro di sé solo morte e mistero.

La morte di John Bell in un dipinto per la stampa locale del 1894
La morte di John Bell in un dipinto per la stampa locale del 1894

Il 19 dicembre 1820 la famiglia trovò John privo di sensi: nella scatola dei medicinali c’era una strana bottiglia con un liquido sconosciuto. Il liquido venne somministrato a un gatto da casa: l’animale ebbe convulsioni e morì. Kate si vantò apertamente di aver avvelenato Bell mentre dormiva. John morì il giorno seguente, all’età di settant’anni. Con la sua morte, i tormenti di Betsy si attenuarono — ma ripresero con violenza quando la ragazza annunciò il fidanzamento con Gardner. Disperata, Betsy ruppe il fidanzamento e sposò un altro uomo, tale Richard Powell. Kate annunciò la propria partenza per sette anni, sigillando la promessa con un oggetto simile a una palla di cannone che rotolò giù dal camino ed esplose in una nuvola di fumo. Come promesso, tornò sette anni dopo, tormentando Lucy Bell e due figli per due settimane, poi ripartì con la promessa di tornare dopo centosette anni — nel 1935. Quell’anno trascorse senza incidenti di rilievo.

La leggenda #2: Mary Bell e l’ha’nt

La seconda versione sposta l’asse narrativo in modo radicale. Qui John Bell è un possidente terriero della Carolina del Nord con un sorvegliante violento, ossessionato dalla figlia maggiore Mary. Le tensioni degenerano: Bell perde il controllo e spara al sorvegliante, venendo dichiarato non colpevole per legittima difesa. Ma la fortuna comincia a declinare — i raccolti falliscono, gli schiavi vengono venduti, le terre liquidate — e Bell si trasferisce con la famiglia nel Tennessee, vicino alla proprietà del generale Andrew Jackson.

I fenomeni iniziano subito: ogni mattina i figli si svegliano con i capelli in disordine e la biancheria da notte strappata. Una levatrice anziana di colore si offre di trascorrere la notte sotto il letto dei bambini per scoprire la verità: viene pizzicata, punta con spilli, tirata per i capelli, frustata. Quando racconta l’accaduto ai vicini, Jackson — presente — dichiara di non credere agli ha’nt — termine diffuso negli Stati Uniti meridionali per indicare un’infestazione spiritica — ma viene immediatamente colpito da una forza invisibile che gli fa cadere il cappello.

Il centro di questa versione è Mary. L’entità la perseguita nei sogni con un peso freddo e opprimente sul petto, le appare nello specchio, spaventa ogni suo pretendente tanto da renderla di fatto impossibilitata al matrimonio. Una notte, parlando dal fuoco del camino, l’ha’nt dichiara il proprio amore per Mary e manifesta il desiderio di sposarla. I Bell rifiutano. Il giorno dopo Mary comincia a declinare rapidamente, incapace di alzarsi dal letto per un mese intero, insensibile a qualsiasi cura medica. Poi, una notte, si alza improvvisamente dichiarando di aver visto l’entità e di voler accettare il suo amore. Un lampo di serenità le illumina il volto — e muore. Durante il funerale, un grande uccello nero con un campanello al collo volteggia sul corteo finché la tomba non è completamente coperta, poi vola via. Il suono triste della campana persiste nell’aria ancora a lungo dopo la sua partenza.

La casa di Kate Batts (la Strega di Bell) nel 1909
La casa di Kate Batts (la Strega di Bell) nel 1909

La leggenda #3: Kate Batts come vittima e carnefice

La terza versione ribalta completamente la prospettiva morale. Qui è John Bell il colpevole originario. Fidanzato con la vedova Kate Batts in Carolina del Nord, tenta di rompere il fidanzamento quando si accorge del suo carattere difficile. Kate cade nella fattoria, sbatte la testa contro un secchio, perde conoscenza. Bell, convinto che sia morta, trascina il corpo nella cantina principale e chiude la porta a chiave. Ma Kate si risveglia: per due giorni chiede aiuto, chiede cibo. Bell non risponde. Kate muore. Bell si sbarazza del corpo di nascosto, ma viene scoperto da un vicino.

Si risposa, si trasferisce in Tennessee, tenta di ricominciare. Ma appena arrivato, i fenomeni iniziano: un enorme uccello nero con occhi di fuoco lo attacca in picchiata mentre lavora nel campo; di notte rumori insoliti, figli svegliati da suoni simili a roditori che rosicchiano le colonne del letto. Un’entità senza corpo prende forma — la famiglia la chiama “strega di Kate Batts” — e manifesta un rancore specifico, diretto, verso John. Una mattina del 1820 lo spirito annuncia di aver avvelenato Bell durante la notte: l’uomo viene trovato morto. La famiglia continua a essere perseguitata per un altro anno. Poi, dopo un’assenza di sette anni, l’entità torna, riparte, e promette di tornare ancora.

Parte della terra originale dei Bell
Parte del terreno dove sorgeva la tenuta della famiglia Bell

La leggenda #4: il filo con le Sorelle Fox

La quarta versione della storia si costruisce su un intreccio che attraversa due delle leggende più celebri del folklore paranormale americano. Nel 1848, a Hydesville nello Stato di New York, le sorelle Leah (1813-1890), Margaretta (1833-1893) e Catherine Fox (1837-1892) diedero avvio a ciò che sarebbe diventato il movimento spiritista americano, sostenendo di comunicare con uno spirito attraverso colpi e rapporti. Margaretta, detta Maggie, dichiarò in seguito che i vicini erano convinti che la loro casa fosse infestata da un fantasma riconducibile a un uomo di nome Bell, accusato ingiustamente di omicidio nella stessa abitazione: quell’uomo, innocente, era stato emarginato e additato dalla comunità come un assassino sulla base di quelle sole comunicazioni spiritiche. Il nome Bell, in questo contesto, non è il capofamiglia del Tennessee, ma la dinamica è la stessa: uno spirito che accusa, una comunità che crede, un innocente che paga.

Il secondo filo è di natura documentaria, e tocca più da vicino la credibilità dell’intera leggenda. Ricercatori come Joe Nickell hanno rilevato che il presunto diario di Richard Williams Bell — la fonte primaria su cui Ingram fondò il proprio resoconto — contiene terminologia e influenze riconducibili al movimento spiritista che non potevano esistere nel 1846, data della sua presunta stesura, ma solo dopo le celebri sedute delle Fox del 1848 e la successiva diffusione dello spiritismo. Se l’osservazione è corretta, significa che Ingram non si limitò a raccogliere una leggenda preesistente: la riscrisse attraverso la lente culturale di un movimento che, al momento della pubblicazione nel 1894, aveva già formato il linguaggio con cui l’America parlava di spiriti, medium e comunicazioni dall’aldilà. La Strega di Bell sarebbe, almeno in parte, una leggenda spiritista costruita a posteriori — il che non la rende meno affascinante, ma cambia radicalmente il modo in cui dobbiamo leggerla.

Le fonti storiche e i loro limiti

Dietro la moltiplicazione delle versioni c’è un problema documentario che è impossibile ignorare: le fonti primarie sono pochissime, e la principale è essa stessa controversa. Valutare la Strega di Bell come fenomeno storico — non solo come fenomeno folklorico — richiede di confrontarsi con questa fragilità archivistica, che non è un dettaglio marginale ma il cuore del problema.

Martin Van Buren Ingram e il “Libro Rosso”

Il resoconto più completo della vicenda è contenuto in un volume pubblicato nel 1894 da Martin Van Buren Ingram (1832-1909), giornalista pioniere del Middle Tennessee. Il titolo è An Authenticated History of the Famous Bell Witch — “storia autenticata”, una formulazione che avrebbe dovuto garantire rigore, ma che nel tempo si è rivelata più una promessa che una descrizione. L’edizione originale, con copertina bianca, è oggi di rarità estrema: persino gli Archivi di Stato del Tennessee ne hanno perso la copia, quasi certamente rubata. Una ristampa del 1961 con copertina rossa — comunemente chiamata “Red Book” nella contea di Robertson — è diventata il testo di riferimento, contrapposta al cosiddetto “Black Book”: il volume pubblicato per la prima volta nel 1934 da Charles Bailey Bell (1869-1945), pronipote di John, intitolato The Bell Witch: A Mysterious Spirit.

Il problema con Ingram è strutturale. Lo scrittore e produttore Brian Andrew Dunning ha sostenuto con argomentazioni circostanziate che il misterioso diario di Richard Williams Bell — che avrebbe dovuto costituire la fonte primaria dell’opera — non sia mai esistito: nessuno lo ha mai visto, nessuno ne ha mai prodotto prove concrete, e la conoscenza di seconda mano sulla questione è completamente evaporata. Dunning accusa inoltre Ingram di aver falsificato un riferimento a un articolo pubblicato nel 1849 dal Saturday Evening Post, che avrebbe attribuito la responsabilità dei fenomeni a Betsy Bell: nessuna copia di quell’articolo è mai stata rintracciata. L’investigatore Joe Nickell ha rilevato la presenza di temi massonici e anacronismi nel testo, elementi che compromettono ulteriormente la credibilità dell’insieme. Il produttore James Lawrence Brooks ha aggiunto un’ultima, inquietante osservazione: Ingram non avrebbe mai restituito il manoscritto alla famiglia Bell, il che gli avrebbe lasciato piena libertà di modificarne i contenuti senza alcun controllo esterno.

Il confronto con il folklore di Uncle Remus — la raccolta di storie afroamericane del Sud scritta da Joel Chandler Harris (1848–1908) — apre una prospettiva interpretativa più ampia. La figura centrale è il Br’er Rabbit — il coniglio stregato, forma animale dello spirito, figura archetipica della tradizione orale afroamericana degli Stati Uniti meridionali e dei Caraibi, capace di sovvertire il potere attraverso l’astuzia. Nell’opera di Ingram, gli schiavi vengono presentati come i veri esperti nella lotta contro la strega: è lo zio Zeke a identificarla come “spirito indiano”, affermando che gli indiani erano lì prima dei bianchi e che solo loro sopravvivranno. Il generale Andrew Jackson — simbolo del “progresso” e futuro artefice della politica di deportazione dei nativi americani — viene ridimensionato dall’entità, mentre John Bell, cui viene attribuito un ruolo simile a quello del truffatore non impersonato dal Br’er Rabbit, muore. Gli sfollati, i neri, le vedove e le giovani ragazze vengono presentati come testimoni di una forza soprumana che la società istruita non riesce a comprendere. La Strega di Bell diventa così una sorta di rimedio per tutti gli agenti ribelli rimasti. C’è una logica di ribaltamento che attraversa l’intera struttura, e che difficilmente è casuale. Ingram raccolse testimonianze dirette da Ibby Gunn, nata nel 1806 e figlia dello zio Zeke, e da Mahala Byrns Darden, nata intorno al 1807 e figlia di James Byrns: entrambe riferirono esperienze proprie e altrui, compreso il dettaglio — raccontato dalla Gunn — di una palla da strega fatta di capelli che la sorella Kate aveva confezionato per il marito Dean e che sembrava infastidire l’entità soprannaturale.

Il coinvolgimento di Andrew Jackson: storia o leggenda

Il capitolo undici dell’opera di Ingram dedica ampio spazio alla visita del generale Andrew Jackson alla fattoria dei Bell. La fonte è una lettera del gennaio 1894 firmata da Thomas L. Yancey, avvocato di Clarksville, che riporta il racconto del nonno Whitmel Fort — testimone diretto, stando alla lettera, di alcuni degli eventi — pur senza specificare la data della visita. Yancey definisce il racconto del nonno «piuttosto divertente», una qualifica che già di per sé invita a una certa cautela ermeneutica.

Benjamin Radford e Brian Dunning hanno esaminato la questione con attenzione e sono giunti alla stessa conclusione: non esiste alcuna prova documentata che Jackson abbia mai visitato la casa dei Bell. I movimenti del generale in quegli anni sono sufficientemente noti e tracciati da rendere il silenzio delle fonti coeve significativo. L’argomento politico avanzato da Dunning è particolarmente stringente: nelle elezioni presidenziali del 1824, assai combattute, nessun avversario di Jackson sfruttò pubblicamente un episodio così imbarazzante come una sconfitta per mano di una strega rurale del Tennessee. Carl Lindahl, associato all’Università di Houston, ha inquadrato l’intera questione in termini folkloristici: l’incontro tra il potente e l’entità soprannaturale — con il potente che ne esce ridimensionato — è un pattern narrativo ricorrente nel folklore di ogni cultura. La sua presenza nella leggenda della Strega di Bell non ne conferma né ne smentisce il nucleo storico, ma dice qualcosa di preciso sulla funzione sociale che la storia ha svolto: una comunità rurale che immagina il proprio fantasma locale capace di mettere in scacco il futuro presidente degli Stati Uniti sta compiendo un gesto narrativo tutt’altro che innocente.

Interpretazioni e ipotesi

Nel corso dei decenni la vicenda ha attirato letture molto diverse — psicologiche, folkloristiche, scettiche — senza che nessuna riuscisse a chiuderla in modo soddisfacente. Il fatto che resistano ancora tutte, in forme più o meno aggiornate, dice qualcosa sulla natura del caso: non è un enigma che manca di soluzioni, ma uno che ne ha troppe, e nessuna abbastanza robusta da escludere le altre.

La pista psichica: RSPK e Betsy Bell

Nandor Fodor
Nandor Fodor

L’ipotesi che Betsy Bell fosse l’agente inconsapevole dei fenomeni ha una storia interpretativa precisa. L’età — intorno alla pubertà — l’educazione battista rigida come possibile fonte di senso di colpa sessuale represso, un eventuale risentimento inconscio verso il padre: sono esattamente gli elementi che la letteratura psichica del Novecento ha associato ai casi di Psicocinesi Spontanea Ricorrente(RSPK), il modello teorico con cui la parapsicologia accademica ha cercato di spiegare i fenomeni di poltergeist senza ricorrere a entità esterne. Nandor Fodor (1895-1964), uno dei più seri studiosi di poltergeist del suo tempo, riconobbe nella Strega di Bell un caso classico di questo tipo, con Betsy come figura centrale.

La debolezza dell’ipotesi è altrettanto evidente, e vale la pena nominarla con chiarezza. La stessa Betsy fu tormentata dall’entità — fatto difficile da conciliare con l’idea che ne fosse la fonte. L’attività cessò solo dopo la morte di John Bell, non dopo la risoluzione di eventuali conflitti psicologici di Betsy. E soprattutto: l’intera architettura documentaria su cui si basa l’ipotesi poggia su fonti la cui attendibilità è stata messa seriamente in discussione. Applicare la griglia dell’RSPK a una vicenda così pesantemente mediata da rielaborazioni successive richiede un grado di fiducia nelle fonti primarie che le fonti stesse faticano a giustificare. Una variante alternativa — meno tecnica ma non meno suggestiva — è quella che attribuisce il fenomeno al risentimento accumulato della vera Kate Batts: un’intensità emotiva così carica da aver generato una “forma di pensiero” capace di prendere vita propria.

La dimensione folklorica e il capro espiatorio

Kate Batts è la figura più rivelatrice dell’intera vicenda. La raccolta di spilli di ottone, il carattere difficile, la reputazione di strega costruita sulla diffidenza dei vicini, il marito invalido: sono esattamente gli ingredienti con cui le comunità rurali del primo Ottocento americano producevano i propri capri espiatori. Una donna ai margini della rispettabilità sociale, con un passato di attriti con il capofamiglia vittima dei fenomeni: il meccanismo di proiezione è quasi pedagogicamente trasparente.

Quello che colpisce è che lo spirito stesso diffondesse il proprio nome. La leggenda non ha bisogno di un accusatore esterno: si autoaccusa, si autoidentifica, si autoalimenta. La reazione della vera Kate Batts — indignazione, minacce di denuncia, impossibilità di individuare un accusato identificabile — potrebbe appartenere tanto a una cronaca autentica quanto a una costruzione a posteriori. In entrambi i casi, descrive con precisione il meccanismo: la paura collettiva trova un nome, lo incarna, e poi lo protegge da qualsiasi verifica perché l’entità nominata non è più la donna reale, ma qualcosa che la comunità ha già trasformato in altro. La logica di ribaltamento che attraversa tutte le versioni — il generale sconfitto, il cacciatore di streghe messo in fuga, il capofamiglia portato alla morte — non è un elemento decorativo: è la struttura portante della leggenda, il luogo in cui il folklore esercita la propria funzione critica nei confronti del potere.

La Grotta della Strega di Bell e il folklore materiale

La leggenda non è rimasta confinata ai racconti orali. Ha prodotto luoghi, oggetti, attrazioni — una dimensione materiale del mito che si è sviluppata parallelamente alla sua dimensione narrativa e che oggi ne costituisce forse l’espressione più visibile. La Grotta della Strega di Bell, sul promontorio sopra il Red River nella ex proprietà dei Bell, è il fulcro di questa geografia del soprannaturale: un luogo che esiste fisicamente, che si può visitare, fotografare, e che continua a generare esperienze e testimonianze di ogni tipo.

La Grotta: storia e leggenda

Red River che costeggia la Grotta della Strega di Bell
Red River che costeggia la Grotta della Strega di Bell

La Grotta si apre su un imponente promontorio che costeggia il Red River. La sua funzione originaria prima che la leggenda la rendesse celebre rimane ipotetica: si ritiene potesse servire per la conservazione del cibo, grazie alla temperatura costante di circa tredici gradi. Solo circa centocinquanta metri risultano accessibili, con alcuni passaggi così angusti da non permettere il transito di una persona adulta. Direttamente sopra l’ingresso si trova un cimitero indiano, elemento che ha contribuito ad alimentare le teorie sulle origini dei fenomeni.

Una delle leggende più note legate alla Grotta riguarda Betsy Bell e un gruppo di amici. Durante un’esplorazione, uno dei ragazzi rimase intrappolato in un cunicolo stretto. Una voce gridò ai bambini «Lo tirerò fuori!» e il ragazzo sentì delle mani afferrarlo per i piedi, estraendolo. L’entità tenne poi una sorta di conferenza ai giovani sull’importanza della prudenza. Dopo la morte di Lucy Bell, la proprietà venne divisa: Joel Bell ereditò la porzione sul Red River e in seguito la cedette al fratello Richard. I fenomeni non si interruppero con il trasferimento della famiglia: oggetti che si rompevano misteriosamente, ululati notturni, lenzuola strappate dai letti continuarono a essere segnalati da membri della famiglia e visitatori.

Ingresso della Grotta della Strega di Bell
Ingresso della Grotta della Strega di Bell

Nel corso degli anni la Grotta della Strega di Bell ha accumulato il proprio repertorio di eventi inspiegabili. Durante lavori di costruzione stradale nelle vicinanze furono rinvenute ossa di una donna nativa americana, successivamente sepolte all’interno della Grotta — e poi rubate. Da allora, una sorta di sfortuna sembrerebbe colpire chiunque prelevi qualcosa dal sito, fosse anche solo una pietra. Le fotografie scattate all’ingresso presentano spesso anomalie: immagini annerite o disturbate, persone assenti che avrebbero dovuto comparire, persone o oggetti presenti che non c’erano al momento dello scatto, effetti nebbiosi senza spiegazione apparente. Nonostante il divieto esplicito, nel corso degli anni visitatori hanno introdotto apparecchiature di registrazione, ottenendo quello che descrivono come EVPFenomeni di Voci Elettroniche — ascoltabili in rete. Sfere di luce incandescente sono state fotografate all’interno, e diversi testimoni riferiscono di aver visto l’apparizione di una donna fluttuare lungo il passaggio. Lo scrittore dell’occulto Troy Taylor e l’investigatore del paranormale Bob Schott hanno persino filmato quella che descrivono come una porta interdimensionale.

I proprietari moderni e l’attrazione turistica

Interno della Grotta della Strega di Bell
Interno della Grotta della Strega di Bell

Nel 1964, quando gli ultimi discendenti della famiglia Bell si trasferirono, la fattoria fu acquistata da William “Bill” Eden e dalla moglie Francis Nellie Brady. Gli Eden si resero conto rapidamente che i fenomeni non avevano abbandonato il luogo. Bill decise di demolire la vecchia casa e costruirne una nuova al suo posto, ma le manifestazioni continuarono: una figura alta avvolta in un lungo mantello nero con il colletto alzato passeggiava su e giù per la strada, impossibile da identificare come uomo o donna; voci, urla femminili e un respiro affannoso si udivano senza origine apparente. Eden, invece di fuggire, scelse di fare della Grotta un’attrazione: aggiunse elettricità e luci, organizzò tour guidati, contribuì a diffondere la fama del luogo fino ad attrarre centinaia di visitatori. Morì dopo diversi anni nella stessa camera da letto della capanna originale di John Bell.

Nel 1969 una discendente di John Bell fu colpita da una malattia con sintomi singolari — gonfiore e irrigidimento di gola e bocca, incapacità di parlare e deglutire — che portò alla sua morte nello stesso anno. Va detto con chiarezza che questo episodio ha tutte le caratteristiche di una leggenda recente retrodatata, e va trattato come tale.

Nell’aprile del 1993 Walter e Chris Kirby — un coltivatore di tabacco e un custode di leggende locali — acquistarono la proprietà rimasta abbandonata dopo la morte di Eden. Anche loro riferirono fenomeni inspiegabili. La casa originale, ormai demolita da decenni, fu sostituita da una fedele replica arredata con oggetti del XIX secolo. Il sito oggi offre visite guidate con accesso a fotografie storiche, documenti, l’albero genealogico dei Bell e oggetti originali della casa — tra cui un camino in pietra e un bollitore di ferro conservati dalla Bell Witch Cave, Inc. Le regole d’ingresso sono esplicite: nessun animale, nessun alcol, nessuna parolaccia, nessuna fotografia o videocamera, nessun minore non accompagnato.

Il caso nel tempo: profezie, ritorni e sedimentazione narrativa

La morte di John Bell nel 1820 non chiuse la leggenda: la aprì a una seconda vita, fatta di profezie, attese cicliche e rivisitazioni editoriali. La Strega di Bell ha continuato a evolversi come organismo narrativo autonomo, incorporando nuovi episodi, nuovi testimoni, nuove generazioni di credenti e scettici, fino a diventare un caso che ogni decennio sente il bisogno di rileggere da capo.

Profezie e ritorni annunciati

Nel maggio del 1903 cominciò a circolare in Tennessee la voce che la Strega di Bell sarebbe tornata nel centenario dell’arrivo della famiglia. Un giornale di Memphis che riportò la notizia fu accusato di plagio dallo Springfield Herald, che rivendicava i diritti sul materiale. A settembre, lo spirito non era ancora apparso. Nel 1934 Charles Bailey Bell pubblicò The Bell Witch: A Mysterious Spirit, raccogliendo le storie che Betsy gli aveva confidato e riportando una profezia che lo spirito avrebbe pronunciato nel 1828: avrebbe fatto ritorno nel 1935, centosette anni dopo l’ultima visita alla famiglia. Anche questo ritorno non produsse eventi documentati.

Nel 1937 arrivarono tuttavia alcune segnalazioni. Nella zona della Grotta si udirono rumori inspiegabili, oggetti che sembravano muoversi autonomamente e musica proveniente da un pianoforte senza nessuno che lo suonasse. Un gruppo della locale Epworth League — un’associazione metodista di giovani adulti — riferì di aver visto una figura di donna seduta su una roccia sopra la Grotta. Il ministro del gruppo la attribuì a un effetto del chiaro di luna, ma un testimone fece notare che quella notte la luna era appena percettibile. Nel novembre del 1965 una sedia a dondolo di quercia ritenuta appartenuta all’avvocato Charlie Willett, discendente dei Bell, finì al centro di un articolo dopo essere stata acquistata in un negozio di antiquariato. Le storie che seguirono comprendevano il ritrovamento di una fibbia di perle databile a un secolo e mezzo prima, esperienze perturbanti di un gruppo di soldati nella Grotta, e persino il racconto di un coniglio parlante — dettaglio che, più di ogni altro, segnala il momento in cui la sedimentazione folklorica supera ogni pretesa di resoconto realistico.

Kate Batts (la Strega di Bell) con i suoi schiavi
Kate Batts (la Strega di Bell) con i suoi schiavi
Dean Batts (marito di Kate) affronta la Strega di Bell in una sua mutazione
Dean Batts (marito di Kate) affronta la Strega di Bell in una sua mutazione

Conclusioni

Arrivo alla fine di questa storia con la stessa sensazione con cui ci si avvicina a certi nodi della storia del paranormale: la certezza che chiudere il caso in una categoria significherebbe perdere qualcosa di essenziale. Liquidare la Strega di Bell come puro folklore significa ignorare la qualità e la quantità delle testimonianze che si sono accumulate nel tempo — anche tenendo conto di tutte le riserve documentarie che è necessario avanzare. Trattarla come resoconto fedele di fenomeni paranormali significa sorvolare su ambiguità che erano visibili già ai contemporanei, per non parlare degli anacronismi e delle assenze archivistiche che minano l’opera di Ingram.

Quello che mi sembra più onesto dire è che la figura di Kate Batts mi ha colpito più di qualsiasi altro elemento della vicenda. Una donna reale, con un carattere difficile e una storia di attriti con il capofamiglia vittima dei fenomeni: esattamente il profilo con cui le comunità rurali dell’Ottocento costruivano i propri capri espiatori. Che poi lo spirito stesso diffondesse autonomamente il proprio nome — proteggendo Kate Batts reale da qualsiasi confronto diretto, sostituendola con un’entità inattaccabile — mi sembra il particolare più rivelatore dell’intera architettura narrativa. La leggenda si autoalimenta non nonostante questa struttura, ma grazie ad essa.

Resto convinto, in tutto questo, che qualcosa di anomalo sia accaduto nella fattoria dei Bell tra il 1817 e il 1820. Anomalo nel senso più neutro: eventi che le persone presenti non sapevano spiegare, e che hanno prodotto reazioni autentiche di paura e disorientamento. Ma quello che è successo dopo — la sedimentazione narrativa, la moltiplicazione delle versioni, la trasformazione in attrazione turistica con grotta visitabile e regole d’ingresso affisse all’ingresso — appartiene a un processo culturale autonomo, che non richiede necessariamente un fenomeno soprannaturale per essere spiegato. Le due cose possono coesistere, e probabilmente è proprio questa coesistenza a rendere il caso così difficile da chiudere.

C’è però una domanda che continua a tornarmi, e che nessuna delle letture disponibili riesce a esaurire: cosa succede quando la paura collettiva investe abbastanza energia su un nome, su un luogo, su una storia? Quella concentrazione di intenzione, di emozione, di aspettativa stratificata nel tempo — produce qualcosa. Di questo sono sempre più convinto, anche se non so ancora come chiamarlo. È una domanda che ho cominciato ad affrontare in modo più sistematico altrove, e che continua a guidare il mio sguardo su casi come questo. Per ora mi basta sapere che la Strega di Bell non ha ancora smesso di fare il suo lavoro — che è, in fondo, il lavoro di tutte le grandi leggende: tenerci svegli di fronte a ciò che non sappiamo spiegare.

Replica della casa dei Bell. L'originale fu demolita nel 1840
Replica della casa dei Bell. L’originale fu demolita nel 1840
Interno della replica della casa dei Bell
Interno della replica della casa dei Bell
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