La storia di Ballechin House
Ballechin House era una tenuta georgiana vicino a Grandtully, nel Pertshire, in Scozia. Costruita nel 1806, divenne di proprietà della famiglia Steuart dal XV secolo. Questa casa, che si trova nel bosco di Ballechin, è nota per una popolare storia di fantasmi.
Nel 1834 il maggiore Robert Steuart (1806-1876) ereditò la casa e la affittò ad inquilini mentre prestava servizio nell’esercito della Compagnia delle Indie Orientali. Durante la sua permanenza in India, Steuart arrivò a credere nella reincarnazione e nella trasmigrazione. In quel periodo Ballechin House fu affittata da alcuni nobili.

Quando tornò in Scozia nel 1850, visse in un cottage per diversi anni, finché Ballechin House non fu libera dai suoi inquilini. Il Maggiore, come veniva chiamato, zoppicava notevolmente ed era conosciuto come un personaggio locale ed eccentrico. Decise di prendere con sé dei cani, che in breve tempo divennero ben quattordici cocker spaniel. Steuart era talmente amante dei cani che una volta disse che quando fosse morto sarebbe tornato reincarnato in un cane.
Il maggiore Steuart non era sposato, Il maggiore non era sposato e per 26 anni visse da solo a Ballechin House, fatta eccezione per la compagnia della sua giovane governante, Sarah, che morì improvvisamente e misteriosamente all’età di ventisette anni nel 1873 e il suo corpo fu trovato nella camera da letto principale. Questo alimentò pettegolezzi sulla loro possibile relazione.
L’unica famiglia del Maggiore era composta da due fratelli e sei sorelle, una delle quali la quale, Isabella, divenne suora. In un testamento redatto nel 1853, il Maggiore lasciò la casa ai cinque figli di sua sorella sposata, Mary.




Il figlio maggiore della sorella morì senza eredi e Steuart in seguito escluse i tre figli più piccoli in un codicillo del testamento. Quando il Maggiore morì nel 1876, fu sepolto accanto alla giovane Sarah. La tenuta fu ereditata dal secondo figlio di Mary, John Skinner, che era sposato e aveva diversi figli. La famiglia detestava l’idea che il Maggiore potesse tornare in vita reincarnato in uno dei suoi quattordici cocker e così John ordinò che venissero fucilati tutti.
Le infestazioni a Ballechin House
Da qui nasce la leggenda secondo cui Robert Steuart fu costretto a infestare la casa come uno spirito disincarnato. Il primo fenomeno di infestazione fu segnalato nella casa nel 1876 da una domestica della casa. Si sentiva l’odore del pelo di cane bagnato, si udivano colpi e suoni come esplosioni, oppure il vociare di persone che litigavano. Un giorno, la moglie di John Skinner (che cambiò il suo cognome in Steuart) era nello studio del maggiore quando sentì un odore opprimente di cani. A volte sentiva che qualcuno la spingesse. Questi e altri eventi erano così spaventosi che servi e governanti non volevano saperne di restare in casa.
Una delle camere che sembrava fosse la più infestata di Ballechin House, era la camera da letto principale. Qualche domestico disse di aver sentito i passi zoppicanti del Maggiore. Sebbene la famiglia di Skinner riuscì a vivere nella tenuta per poco più di vent’anni, John fu costretto a costruire una nuova ala a Ballechin House nel 1883, per far vivere i suoi figli fuori dall’area infestata. Mentre il cottage, dove aveva vissuto il Maggiore, fu ceduto come ritiro delle suore, anche dietro la spinta della sorella Isabella che divenne suora (come scritto qualche paragrafo prima) col nome di Suor Frances Helen. La monaca morì in un convento il 23 febbraio 1880 e, secondo il fratello, dopo la sua morte sarebbe diventata una frequentatrice abituale della casa.

Una mattina del 1895, John stava parlando al telefono con un suo assistente prima di partire con destinazione Londra per affari di famiglia. La loro conversazione fu interrotta da tre colpi forti e violenti. Più tardi quel giorno, John fu investito a morte da uno dei primi veicoli urbani della storia in una trafficata strada di Londra. Coloro che credevano nei fantasmi interpretavano i colpi come un avvertimento di sventura. A questo punto, Ballechin House si era guadagnata la reputazione di una casa infestata, poiché nella comunità circolavano storie spaventose raccontate da ex ospiti.
Nel 1892, padre Hayden, un prete gesuita, pernottò a Ballechin House in due stanze diverse dopo aver sentito forti rumori costituiti da suoni animali, colpi e grida. L’anno successivo, il gesuita incontrò una donna che era stata governante nella casa per una dozzina d’anni, ma che se n’era andata a causa degli strani rumori uditi nelle stesse due stanze. Nel 1896 una famiglia affittò la casa per un anno, ma se ne andò dopo sole undici settimane. I membri della famiglia riferirono di essere stati terrorizzati da attività di poltergeist che includevano il suono di sonagli, colpi inspiegabili, passi, coperte strappate dai letti da mani invisibili, fruscii, gemiti, respiro pesante, abbassamento della temperatura e persino due apparizioni, una strana nebbia e quella di uomo.
Le indagini sui fenomeni

John Crichton-Stuart (1847-1900), terzo marchese di Bute, alias Lord Bute, era un appassionato di fantasmi, quello che oggi definiremmo ghost hunter e affittò Ballechin House per tre mesi. Assieme a lui indagarono il colonnello Lemesurier Taylor e la medium Ada Goodrich-Freer (1857-1931), più conosciuta come Miss X, il nome usato spesso per le sue pubblicazioni. Ma una persona ospite durante le indagini, scrisse un forte articolo sul quotidiano britannico The Times e la Goodrich-Freer venne indagata dalla Society for Psychical Research (SPR) e, sotto forte sospetto di frode, fu rinnegata dalla società.
Quello che segue è una ricostruzione dei fatti attraverso vari articoli di giornale che potete visualizzare scorrendoli. Tutti gli articoli possono essere visionati nella galleria seguente.
Le polemiche all’indagine: lettera da un corrispondente al Times
L’articolo che infiammò la polemica, scritto da qualcuno identificato solo come “un corrispondente”, descrisse le indagini del colonnello Taylor e della medium Goodrich-Freer, come «superficiali e assurde» per la loro breve durata. A ragion del vero, anche lo stesso corrispondente si trattenne a Ballechin House solo un paio di giorni. Sebbene Lord Bute sia stato intelligente nell’estendere questa indagine «per un periodo considerevole», suggerisce il corrispondente, ha commesso un errore nell’assegnare a Goodrich-Freer la supervisione delle indagini. Perché è stato un errore? Ebbene, «semplicemente perché è una signora, e poiché aveva i suoi doveri di ospite di cui occuparsi, non è idonea a svolgere il lavoro vero e proprio di investigazione dei fenomeni in questione», così scrisse il corrispondente.

Il corrispondente prosegue l’articolo attribuendo le manifestazioni di Ballechin House (la maggior parte delle quali erano solo udibili), a rumore di tubature, squittii di ratti, rumori provenienti dalle stanze adiacenti e forse anche l’opera di un burlone anch’egli ospite durante le indagini. Superstizione e fattori simili spiegano le segnalazioni di fenomeni visivi. L’articolo si conclude con un feroce attacco alla Society for Psychical Research, accusata di utilizzare metodi «estremamente ripugnanti. Ciò che chiama prova è un pettegolezzo non vagliato, sempre sconsiderato e spesso maligno; quella che chiama indagine susciterebbe disprezzo nella stessa Bedlam…». Per Bedlam intendeva il Bethlem Royal Hospital, dove dalla metà dei Seicento fino ai primi del Novecento, le condizioni in cui vivevano i malati divennero un’attrazione di pessimo gusto; i molti londinesi di quell’epoca trovava divertente assistere agli accessi dei malati internati, tanto che si pagava persino il biglietto per vedere lo “spettacolo”. Probabilmente non sapremo mai perché la caccia ai fantasmi a Ballechin House abbia provocato una tale invettiva.
Lettera di risposta della medium Ava Goodrich-Freer al The Times
Nei giorni successivi arrivò un’ondata di lettere al redattore in risposta all’articolo. Una delle prime era della medium Ava Goodrich-Freer, che si identificava come la padrona di casa, ma firmandosi col suo pseudonimo (Miss X). Nella lettera la medium difende il merito dell’indagine e rimprovera lo scrittore (il corrispondente) di aver esposto il nome della casa, Ballechin House. (C’è una nota dell’editore alla fine che dice che al corrispondente non è stato detto di mantenere le cose riservate).

Pochi giorni dopo, un’altra lettera di un altro visitatore si apre negando che agli ospiti fosse stato chiesto di mantenere segreto sul nome della casa. Alla fine, lo scrittore attribuisce i fenomeni alla falsità e all’allucinazione, e tutto ciò che rimane ne è il risultato: «terremoti (Ballechin è a sole venti miglia da Comrie, il principale centro di disturbi sismici in Scozia), dal cigolio e dal riverbero di una vecchia casa dalla costruzione un po’ curiosa, o da qualche altra semplice causa naturale.»
La Society for Psychical Research non approva l’indagine svolta
E poi The Times ha stampato tre lettere (e in un’unica colonna) riguardanti l’articolo originale. Il primo è firmato JMS Steuart, il proprietario della Ballechin House, che dice che non l’avrebbe affittata a Lord Bute se avesse saputo che sarebbe stata usata come indagine per i cacciatori di fantasmi (ghost hunters). Il successivo è di un precedente inquilino, che nega di aver avuto alcun ruolo nel diffondere voci secondo cui la casa era infestata. L’ultimo è di qualcuno che disprezza la pratica della Society for Psychical Research di nascondere l’identità delle persone coinvolte nei casi esaminati.
Nel frattempo, la medium Ava Goodrich-Freer fu colta in fragrante durante una seduta spiritica e fu accusata di frode; emigrò a Gerusalemme, per poi trasferirsi negli Stati Uniti.
Ormai la SPR stava tentando di ridurre al minimo i danni. The Times aveva pubblicato la lettera1 del loro segretario Frederic WH Myers (1843-1901) in risposta alle lettere precedenti. In questa lettera si menzionano i numerosi test che la Society for Psychical Research utilizzaba su presunti fantasmi, stabilendo che sarebbe stato “pedante” testare l’attività sismica. Per quanto riguarda l’occultamento delle identità, Myers scrisse che i membri incoraggiano i loro informatori a renderlo pubblico, ma rispettano i desideri di quegli informatori quando scelgono la privacy.

La SPR utilizzò anche le proprie pubblicazioni per prendere le distanze dal caso Ballechin House, attraverso il Journal of the Society for Psychical Research del luglio 1897.

Altre testimonianze ai fenomeni di Ballechin House
Solo il 21 giugno 1897 i lettori di The Times ebbero la possibilità di avere notizie di qualcuno che si trovava al Ballechin House, non per indagare, bensì per lavorare e, in particolare, per servire. L’articolo del maggiordomo della casa, Harold Sanders, spiega che era stato al suo incarico solo pochi giorni prima che le cameriere e i membri della famiglia iniziassero a riferire di “rumori spettrali”. Titubante nel pensare che questi suoni fossero qualcosa di più dello sbattere dei tubi dell’acqua calda o, forse, dei rami che colpivano la casa, Sanders ha fatto una parte della sua caccia ai fantasmi. Nonostante sia rimasto alzato fino a tardi per tre settimane, non ha mai sentito nulla. Alla fine, però, affermò di aver udito un «tonfo tremendo appena fuori dalla mia porta», e aggiunge: «La stessa cosa è accaduta con variazioni “quasi” notturne per i successivi due mesi in cui sono stato lì».

L’esperienza fu preceduta da un brivido, «come entrare all’improvviso in una ghiacciaia». Di questo particolare avevo già letto qualcosa nel libro Inferences From Haunted Houses and Haunted Men di John William Harris (1849-1932), in cui scrive: «nelle cosiddette esperienze spirituali (spiritiche è la parola migliore), c’è generalmente una sensazione precedente come se si entrasse in una ghiacciaia. Questo è accaduto al maggiordomo della Casa stregata di B- (B- sta per Ballechin House), Harold Sanders, nel 1896».
Tornando all’articolo di Sanders, questi una notte udì «due gemiti distinti… come qualcuno che viene pugnalato e poi cade a terra». Quando finalmente andò a letto, sentì che le lenzuola si sollevavano. Tentò di accendere un fiammifero, ma «la mia mano è stata trattenuta come da un potere invisibile». Sanders conclude dicendo che, se il corrispondente che aveva dato inizio alla polemica «fosse rimasto al Ballechin tanto tempo quanto me e avesse avuto alcune delle mie esperienze, avrebbe una storia molto diversa da raccontare». Nella stessa pagina del giornale, l’eminente geologo John Milne (1850-1913), afferma e sviluppa la teoria dei “disturbi sismici” postulata nelle lettere precedenti.
Il fantasma della suora
Le sessioni di investigazione presso Ballechin House raccolsero molte testimonianze, fra cui quella di una cameriera che vide la metà superiore della figura di una donna che indossava uno scialle grigio, apparentemente sospesa nell’aria. Gli investigatori hanno condotto sessioni anche con una tavola Ouija e hanno anche ricevuto messaggi di scrittura automatica. Un messaggio proveniva da uno “spirito che spinse la planchette” sulle lettere che formarono il nome Ishbel (forse lo spirito di Isabella?) e diceva ai ricercatori di recarsi al ruscello ghiacciato verso il crepuscolo, lo stesso luogo in cui due testimoni affermarono di aver visto una figura incappucciata simile alla tonaca di una suora.

In quel luogo, la medium Goodrich-Freer vide una figura vestita da suora muoversi lentamente lungo la valle e poi scomparire sotto un albero. Ha visto la stessa figura altre volte, piangendo o parlando. La medium non fu l’ultima testimone, perché seguirono altri rapporti che descrissero la figura come una giovane donna dal viso pallido, con i capelli lunghi e con indosso un cappuccio, che scompariva rapidamente quando le persone si avvicinavano.
Alcuni, infatti, ipotizzarono che la figura fosse proprio Isabella, che, per qualche motivo sconosciuto, stava piangendo nella valle coperta di neve. L’intero resoconto dell’esperimento fu riportato sul quotidiano The Times e fu registrato in un libro, The Alleged Haunting of B– House, pubblicato nel 1899 da Ada Goodrich-Freer (Miss X) e dal Marchese di Bute, John Crichton-Stuart. Tuttavia, la famiglia Steuart sollevò così tanta opposizione alla pubblicità, che tutti i nomi propri dovettero essere cancellati dal libro. Il risultato fu che le infestazioni dovevano essere denunciate come “presunte” e l’intera storia non ottenne mai credito come vera infestazione.
Conclusioni: il resoconto dell’indagine
Il libro The Alleged Haunting of B– House racconta di suoni misteriosi, visioni e strani avvenimenti vissuti dagli occupanti di Ballechin House. Ma non si limitarono solo a raccontare: i visitatori si lanciarono anche in esperimenti di ipnosi e nella contemplazione dei cristalli, sperando forse di “catturare” qualcosa di più concreto. In appendice, addirittura, vennero registrati circa un centinaio di fenomeni sonori: urla, gemiti, colpi e molto altro ancora.
Come redattori, Ada Goodrich-Freer e il Marchese di Bute sottolinearono che non avevano offerto «alcuna conclusione». E due anni dopo, erano ancora lì a pubblicare aggiornamenti sugli strani eventi di Ballechin, inclusa la famosa dichiarazione di Frederic WH Myers inserita all’inizio del volume.

Tratto dal libro The Alleged Haunting of B– House del 1899
Nelle ultime pagine del libro viene spiegato che i fenomeni uditivi a Ballechin House «erano così frequenti e così vari che un conspectŭs è stato riportato in appendice». Alcuni suoni sembravano avere origine umana — come voci che leggevano o parlavano, passi, urla e gemiti. Altri potevano essere stati causati dai cani, con rumori di zampate, balzi e colpi contro le porte.
C’erano poi suoni ancora più particolari: «rumori detonanti o esplosivi», «clangori di metallo contro legno», «tonfi sordi» e persino «schianti» così forti da sembrare il crollo di una delle grandi teste di bestia appese sulle pareti della scalinata.
Curiosamente, gran parte di questi rumori sembrava concentrarsi sotto la cupola di vetro che illuminava il cuore della casa. Chi li sentiva raccontava che sembravano oggetti che ruzzolavano giù, rimbalzando contro porte e colonne, «così che non era inefficace imitarlo facendo rotolare una ciotola sul pavimento di pietra della sala e lasciandola colpire contro le porte o i pilastri», ottenendo un effetto molto simile grazie alla particolare acustica del posto.
Alla fine, il libro su Ballechin House non offre nessuna spiegazione definitiva: né naturale, né paranormale. Gli autori si sono limitati a documentare i fatti e a raccogliere le testimonianze, senza azzardare ipotesi.
E forse proprio qui sta il suo fascino: una storia piena di mistero, di suoni inspiegabili e di strane presenze…
Ma la verità? Quella, probabilmente, non la sapremo mai.
Suggestione collettiva? Qualche trucco? O davvero, tra quelle mura, si nascondeva qualcosa di sconosciuto?
Chiudiamo questo viaggio a Ballechin House con una certezza: certe storie, a prescindere da quanto tempo passi, non smettono mai di affascinarci.
Ringraziamenti: Per questo articolo voglio ringraziare la Newcastle University per alcune documentazioni, la rivista The Times per la concessione degli articoli e la Canmore Archive per la concessione delle immagini di Ballechin House. Ogni diritto è riservato ai rispettivi proprietari e ne è vietata la divulgazione se non previ accordi presi con le rispettive istituzioni.


