«Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: è infatti un numero di uomo, e il suo numero è 666»
Apocalisse 13:18 Nuovo Testamento – Bibbia CEI 2008
Il versetto Apocalisse 13:18 suscita un dibattito accanito all’interno del Libro dell’Apocalisse, poiché presenta un’enigmatica profezia riguardante il numero 666, noto come “il numero della bestia” (greco: Ἀριθμὸς τοῦ θηρίου). La sua interpretazione ha alimentato numerose teorie e discussioni.

Un approccio interpretativo ampiamente diffuso si basa sulla gematria, una pratica comune nell’antichità in cui le lettere dell’alfabeto venivano utilizzate per rappresentare numeri. Questo concetto è affascinante, poiché il nostro moderno sistema numerico deriva da successivi sviluppi matematici degli studiosi arabi. Quindi, in questo contesto, ogni lettera assume un valore numerico specifico.
Tuttavia, la comprensione del significato del numero 666 e della sua connessione con “un uomo” rimane aperta a varie interpretazioni. Alcuni ritengono che ciò potrebbe riferirsi a una figura storica o contemporanea, mentre altri vedono in esso un simbolo più ampio del male o del potere corrotto. Ma in questo articolo cercherò di affrontare ogni possibile interpretazione e vi parlerò anche di un altro numero, il 616, identificato come il reale “numero della bestia”.
Il libro dell’Apocalisse (Rivelazione)
Il Libro dell’Apocalisse (o Apocalisse di Giovanni), è un testo biblico di straordinaria importanza, poiché offre uno sguardo profetico sulle visioni apocalittiche vissute dall’apostolo Giovanni durante il suo esilio sull’isola di Patmos, situata nel Mar Egeo. Questo libro, che costituisce l’ultimo capitolo del Nuovo Testamento, è carico di simbolismo e profezie che hanno affascinato e stimolato la riflessione di generazioni di studiosi e credenti.

Una delle visioni più intriganti e misteriose descritte in Apocalisse riguarda l’apparizione di una bestia che emerge dal mare. Questa bestia, con le sue sette teste, dieci corna e dieci corone, è un simbolo di potere e autorità sovrumane. Tuttavia, le teste portano il nome di blasfemia, suggerendo una natura ostile e sacrilega. La visione si fa ancora più complessa quando si rivela che una delle teste aveva subito una ferita mortale ma era stata miracolosamente guarita, evocando una sorta di resurrezione.
L’elemento più enigmatico di questa visione è la dichiarazione che risuona: «Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: è infatti un numero di uomo, e il suo numero è 666». Questa affermazione misteriosa ha generato un’enorme quantità di interpretazioni e dibattiti teologici nel corso dei secoli. Il numero della bestia, noto come numero della bestia di Apocalisse, è rappresentato dal simbolo 666. La sua connessione con il numero di un uomo indica un profondo mistero, lasciando spazio a varie interpretazioni riguardo al significato di questo numero e alla sua implicazione nell’identificazione di figure o eventi specifici.
L’Apocalisse di Giovanni rimane uno dei testi più affascinanti e complessi della Bibbia, e queste visioni apocalittiche offrono uno spunto per la riflessione e lo studio profondo sulla natura del bene e del male, la soprannaturale lotta tra le forze divine e demoniache e la profezia riguardo al futuro dell’umanità. Le diverse interpretazioni di questi simboli e visioni servono a perpetuare la sfida intellettuale e spirituale che l’Apocalisse continua a rappresentare per le menti curiose e devote.

Tuttavia, la questione dell’autore della Apocalisse è oggetto di dibattito tra gli studiosi biblici e gli storici. Alcuni sostengono che l’autore potrebbe essere un altro Giovanni o un altro individuo con lo stesso nome, diverso dall’apostolo Giovanni. Le ragioni di questo dibattito riguardano principalmente lo stile e il linguaggio del testo, che differiscono da quello dei Vangeli attribuiti a Giovanni. Inoltre, l’Apocalisse è stata scritta in un genere letterario diverso rispetto ai Vangeli.
Nonostante ciò, la tradizione cristiana ha generalmente accettato l’attribuzione dell’Apocalisse a Giovanni, l’apostolo, e quindi è considerato come un libro canonico nella maggior parte delle denominazioni cristiane. Ma è importante capire chi fosse l’autore per comprendere a cosa o a chi si riferisse il numero 666.
Un angelo avverte Giovanni
Secondo l’Apocalisse, il numero 666 verrebbe segnato sulla fronte o sulla mano destra dei fedeli. Un angelo dice a Giovanni:
9E un altro angelo, il terzo, li seguì dicendo a gran voce: “Chiunque adora la bestia e la sua statua, e ne riceve il marchio sulla fronte o sulla mano, 10anch’egli berrà il vino dell’ira di Dio, che è versato puro nella coppa della sua ira, e sarà torturato con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli santi e dell’Agnello. 11Il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli, e non avranno riposo né giorno né notte quanti adorano la bestia e la sua statua e chiunque riceve il marchio del suo nome”.
Apocalisse 14:9-11 (CEI 2008)

Il numero 666 ha attraversato molte epoche della storia e spesso è stato associato a figure considerate avverse o nemici. Nel corso dei secoli, si sono verificati vari tentativi di manipolare i nomi per ottenere un valore numerico di 666, contribuendo così a creare una sorta di simbolismo intorno a questo numero.
Nell’Apocalisse, si fa riferimento a imperatori romani che avevano pretese di divinità, e un esempio notevole è Nerone Cesare, che affronterò nei prossimi paragrafi, la cui somma delle lettere nel suo nome arriva a 666. Gli gnostici, considerati avversari dalla Chiesa, sono stati anch’essi collegati al numero 666, con il concetto dell’Ogdoad come la Rappresentazione del Numero della Bestia.
In generale, il numero 666 rappresenta un simbolo ricco di significati e interpretazioni che attraversano diversi periodi storici e contesti, spesso utilizzato per esprimere disapprovazione o avversione nei confronti di figure o istituzioni.
I numeri in greco
La sfida di identificare chiaramente il significato di 666 in relazione a un nome storico antico rimane un enigma avvolto nella nebbia della storia e della tradizione. Numerosi tentativi sono stati fatti nel corso dei secoli per associare questo numero a figure storiche, cercando di adattare l’ortografia o incorporare titoli al fine di giungere a una conclusione definitiva. Tuttavia, nonostante tali sforzi, non è emersa alcuna identificazione definitiva.
Il Libro dell’Apocalisse è stato composto originariamente in greco, la lingua predominante nel mondo cristiano durante il I e il II secolo d.C. È importante notare che il greco antico non disponeva dei numeri che utilizziamo oggi, noti come numeri arabi (0, 1, 2, 3, 4 e così via), che sarebbero diventati parte integrante dei sistemi numerici diversi secoli più tardi. Nel greco antico (così come nell’ebraico), ogni lettera dell’alfabeto aveva un valore numerico specifico. Per esempio, la lettera α (alfa) rappresentava il numero 1, β (beta) il numero 2, π (pi) corrispondeva a 80, e φ (psi) indicava il valore 700.

Già con il numero seicentosessantasei troviamo qualche problema linguistico. Il numero 666, ovvero χξϛ, non è rappresentabile dalla ripetizione di 6 o ϛ, tre volte. Mi spiego meglio.
Se 6 in greco è ϛ, seicentosessantasei non è ϛϛϛ. Il papiro 115 (che è il più antico manoscritto conservato dell’Apocalisse (a partire dal 2017), così altre fonti antiche come il Codice di Efrem (o Codex Ephraemi Rescriptus), un manoscritto su pergamena del V secolo della Bibbia in greco onciale (cioè in maiuscolo), danno il numero della bestia come χιϛ (666) o χιc (616). Le edizioni critiche del testo greco, come il Novum Testamentum Graece, danno 616 come variante. Ma di questo numero lo tratterò in un paragrafo successivo.
I lettori cristiani di lingua greca, affrontando il testo dell’Apocalisse, avrebbero avuto familiarità con questa pratica di assegnare valori numerici alle lettere. Sarebbero stati altresì capaci di invertire il processo, trasformando i numeri in lettere grazie a un’usanza nota come isosefia. Questa abilità linguistica ha aperto la porta a una vasta gamma di interpretazioni e speculazioni riguardo al significato del numero 666, poiché i lettori dell’epoca erano abili nel riconoscere correlazioni nascoste e simbolismi all’interno del testo.
Prima di addentrarci nelle varie interpretazioni del numero 666, bisogna capire come ci si è arrivati.
Come già accennato, nell’isosefia greca e nella gematria ebraica, ogni lettera ha un valore numerico corrispondente. La somma di questi numeri dà un valore numerico a una parola o un nome. L’uso dell’isosefia per calcolare il numero della besti” è usato in molte delle interpretazioni seguenti. l’isosefia, è una pratica con radici nel mondo greco, letteralmente significa “uguale in valore numerico”.
Era una forma popolare di gioco con le parole nel I secolo, che coinvolgeva la somma dei valori numerici di una parola o frase, al fine di scoprire un’altra parola o frase che produceva lo stesso risultato numerico. Le parole che condividevano lo stesso valore numerico avevano una connessione speciale, spesso utilizzata per creare giochi di parole o rivelare messaggi nascosti.
L’isosefia greca
Per capire come si è giunti alle varie interpretazioni del numero biblico 666, bisogna comprendere le varie tecniche utilizzate. Come già accennato, una di queste è l’isosefia greca, un sistema numerico nel quale le lettere dell’alfabeto greco vengono utilizzate per rappresentare valori numerici. Funziona assegnando un valore numerico a ciascuna lettera dell’alfabeto greco in modo che le parole possano essere sommate in base ai valori delle lettere che le compongono. Questo sistema numerico può essere utilizzato per calcolare il valore numerico di una parola o di una frase.
Le assegnazioni di valori numerici alle lettere possono variare leggermente tra le diverse varianti dell’isosefia greca, ma una delle assegnazioni più comuni è la seguente:
- Alpha (Α) = 1
- Beta (Β) = 2
- Gamma (Γ) = 3
- Delta (Δ) = 4
- Epsilon (Ε) = 5
- Zeta (Ζ) = 7
- Eta (Η) = 8
- Theta (Θ) = 9
- Iota (Ι) = 10
- Kappa (Κ) = 20
- Lambda (Λ) = 30
- Mu (Μ) = 40
- Nu (Ν) = 50
- Xi (Ξ) = 60
- Omicron (Ο) = 70
- Pi (Π) = 80
- Qoppa (Ϙ) = 90
- Rho (Ρ) = 100
- Sigma (Σ) = 200
- Tau (Τ) = 300
- Upsilon (Υ) = 400
- Phi (Φ) = 500
- Chi (Χ) = 600
- Psi (Ψ) = 700
- Omega (Ω) = 800
- Sampi (ϡ) = 900

Con l’isosefia greca, è possibile calcolare il valore numerico di una parola o di una frase sommando i valori delle lettere che la compongono. Questo sistema è stato utilizzato nell’antica Grecia per scopi matematici e simbolici, comprese interpretazioni mistiche o religiose dei testi basate sulle somme dei valori numerici delle parole.
Un esempio noto di isosefia risale allo storico romano Gaio Svetonio Tranquillo, noto semplicemente come Svetonio (69 circa-122): «Un calcolo nuovo: Nerone uccise sua madre». Si riferiva a Lucio Domizio Enobarbo (Lucius Domitius Aenobarbus, 49-25 a.C.), politico e generale dell’impero romano.
In questo caso, il nome dell’imperatore Nerone aveva un valore numerico di 1.005, che corrispondeva esattamente al valore numerico della frase «uccise sua madre». Per i Romani che sospettavano che l’imperatore Nerone avesse commesso l’atrocità di uccidere sua madre, questa isosefia rappresentava una sorta di prova. Ciò dimostra quanto l’isosefia fosse utilizzata per esprimere sospetti, satire o persino accuse velate in modo creativo.
Secondo Thomas A. Wayment, professore di lettere classiche alla Brigham Young University, persino gli archeologi hanno scoperto graffiti romani antichi che sostituivano i nomi con i valori numerici. Wayment afferma: «Ci sono graffiti a Smirne e Pompei che dicono: “Amo lei il cui numero è 1.308”. Questo era un fenomeno abbastanza comune, e si spera che coloro che l’hanno creato abbiano fatto i conti correttamente e siano riusciti a stabilire i collegamenti numerici con successo.»

In matematica la magia non sta nei numeri speciali, ma nella struttura dei sistemi numerici , nelle meravigliose relazioni che legano insieme i numeri. Ma nel Libro dell’Apocalisse, come spesso nella letteratura mistica, ad alcuni vengono attribuiti poteri speciali. Oltre al 666, ci sono altri numeri in quella fantastica visione dell’Apocalisse: 4 Cavalieri, 7 Trombe, 24 Anziani e così via… Ma il 666, che difficilmente ricorre altrove nella Bibbia, richiama particolarmente l’attenzione: «Qui sta la sapiena»“, «un numero di uomo», alludendo a qualche codice segreto: forse il numero identificativo nascosto del Diavolo?
Nel corso dei secoli le persone hanno cercato il temuto numero 666 e lo hanno trovato ovunque! Dal Papa alla cultura pop, dai numeri romani al Viagra. Sì, perché il Viagra ha un peso molecolare di 666.
Qualcuno ci ha anche giocato su, come Mel Gibson per il suo film La passione di Cristo (The Passion of the Christ) del 2004, quando i biglietti della premiere avevano numeri di serie che iniziavano con tre 6. Per quanto riguarda i numeri romani, somma I, V, X, ecc.: uno e cinque, dieci e cinquanta, cento e cinquecento: fai i conti.
La gematria ebraica
I teologi preteristi solitamente aderiscono all’interpretazione numerica che afferma che 666 rappresenta l’identità di Nerone Cesare (imperatore romano dal 54 al 68 d.C.) come nome e titolo. Per coloro che non ne sono a conoscenza, il preterismo è un’opinione o credenza escatologica cristiana che interpreta alcune o tutte le profezie della Bibbia come avvenimenti che si sono già verificati nella storia.
Ma per arrivare a Nerone Cesare si è fatta un’interpretazione inversa, partendo da nome in aramaico e usando la numerologia ebraica della gematria. Ma prima di addentrarci nell’analisi di come sia saltato fuori Nerone Cesare, c’è da capire come funziona la gematria. Nelle antiche tradizioni ebraiche, gruppi di studiosi ebrei erano incaricati di conteggiare il numero di volte in cui ciascuna lettera appariva nelle Scritture, insieme al numero di parole, versetti, paragrafi e altro.

Questi specialisti del testo erano noti come Soferim (contatori). La loro responsabilità principale consisteva nell’assicurarsi che ogni rotolo della Torah (i primi cinque libri della Bibbia ebraica, noti anche come il Pentateuco) e gli altri libri del Tanakh (la versione ebraica dell’Antico Testamento della Bibbia cristiana, che include la Torah, i Profeti e le Scritture) fossero identici, registrando qualsiasi parola o ortografia insolita e replicandole con precisione attraverso le loro competenze di scriba. Molte persone credono che Esdra lo Scriba (480-440 a.C.) abbia istituito molte delle pratiche dei Soferim.
Quini la gematria costituisce un elemento della prospettiva teologica ebraica che si focalizza sull’analisi delle parole scritte nella lingua ebraica, attribuendo loro valori numerici. Questo sistema afferma che parole o frasi con lo stesso valore numerico siano connesse o riflettano una qualche relazione con il numero stesso. La gematria viene applicata, ad esempio, all’età di una persona, a un anno nel calendario ebraico e a situazioni analoghe. Questo approccio è uno dei metodi di analisi utilizzati nella cabala.
Esistono vari metodi di gematria utilizzati nella tradizione ebraica, ognuno dei quali assegna valori numerici alle lettere in modo leggermente diverso: standard, Mispar Katan, Metodo del valore ordinale, Metodo Bash, Mispar HaKadmi, Mispar HaPerati, Mispar Shemi e Mispar Gadol.
Noi prenderemo in considerazione quest’ultimo perché è quello su cui si sono basati per arrivare all’interpretazione del numero 666 come Nerone Cesare. Il metodo Mispar Gadol è lo stesso del metodo standard, ma conta le forme finali (sofit) delle lettere ebraiche come continuazione della sequenza numerica dell’alfabeto. Queste lettere sofit sono assegnate rispettivamente da 500 a 900:
- Aleph (א) = 1
- Bet (ב) = 2
- Gimel (ג) = 3
- Dalet (ד) = 4
- Hei (ה) = 5
- Vav (ו) = 6
- Zayin (ז) = 7
- Het (ח) = 8
- Tet (ט) = 9
- Yod (י) = 10
- Kaf (כ) = 20
- Lamed (ל) = 30
- Mem (מ) = 40
- Nun (נ) = 50
- Samekh (ס) = 60
- Ayin (ע) = 70
- Pei (פ) = 80
- Tzadi (צ) = 90
- Kuf (ק) = 100
- Resh (ר) = 200
- Shin (ש) = 300
- Tav (ת) = 400
Ad esempio, il valore della parola shalom (Shin, Lamed, Vav, Mem) è 300+30+6+600 = 936.
Questo metodo è stato usato anche per dare il valore al tetragramma biblico YHVH (Yod, Hey , Vav, Ehi) è 10+5+6+5 = 26. YHVH è la sequenza delle quattro lettere ebraiche che compongono il nome proprio di Dio utilizzato nella Bibbia ebraica, il Tanakh, o per i cristiani l’Antico Testamento, in cui «il nome ricorre più di seimilaottocento volte».
Un altro esempio di gematria è rappresentato dalla parola ebraica חי (Chai), che significa vivere. Se sommate secondo gli attributi numerici del metodo Mispar gadol, il risultato è il numero 18. Questo ha reso il numero 18 particolarmente significativo tra gli ebrei, ed è spesso associato alla fortuna. Di conseguenza, i regali che includono cifre multiple di 18 sono comuni tra gli ebrei.
Ora che si sono appresi i metodi di interpretazione dei numeri, ecco come è stato interpretato il numero biblico 666.
666 è Nerone Cesare?

Innanzitutto va detto che le diverse traduzioni sono state interpretate per il significato della frase che può essete tradotta con «Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia» (o «Ecco la saggezza. Chi ha intendimento conti il numero della bestia»), dove viene usata la peculiare parola greca ψηφισάτω (psephisato). Le possibili traduzioni includono “contare”, “fare i conti” e anche “votare” o “decidere”.
Se andiamo a prendere il Textus receptus1 derivato da manoscritti di tipo testuale bizantino, il numero seicentosessantasei è rappresentato dai numeri greci χξϛ , con la lettera greca stigma ( ϛ ) che rappresenta il numero 6:
17καὶ ἵνα μή τις δύνηται ἀγοράσαι ἢ πωλῆσαι εἰ μὴ ὁ ἔχων τὸ χάραγμα, τὸ ὄνομα τοῦ θηρίου ἢ τὸν ἀριθμὸν τοῦ ὀνόματος αὐτοῦ. 18Ὧδε ἡ σοφία ἐστίν· ὁ ἔχων τὸν νοῦν ψηφισάτω τὸν ἀριθμὸν τοῦ θηρίου· ἀριθμὸς γὰρ ἀνθρώπου ἐστί· καὶ ὁ ἀριθμὸς αὐτοῦ χξϛʹ
In Italiano: 17E che nessuno potesse comprare o vendere, salvo colui che avesse il marchio, o il nome della bestia, o il numero del suo nome. 18Ecco la saggezza. Chi ha intendimento conti il numero della bestia, perché è un numero d’uomo; e il suo numero è Seicentosessantasei.
Apocalisse 13:17-18 Nuovo Testamento in Greco e traduzione in italiano
Nel Novum Testamentum Graece, il numero è rappresentato dalle tre parole finali, ἑξακόσιοι ἑξήκοντα ἕξ , hexakósioi hexēkonta héx, che significano seicentosessantasei:
17καὶ ἵνα μή τις δύνηται ἀγοράσαι ἢ πωλῆσαι εἰ μὴ ὁ ἔχων τὸ χάραγμα, τὸ ὄνομα τοῦ θηρίου ἢ τὸν ἀριθμὸν τοῦ ὀνόματος αὐτοῦ. 18ὧδε ἡ σοφία ἐστίν· ὁ ἔχων νοῦν ψηφισάτω τὸν ἀριθμὸν τοῦ θηρίου, ἀριθμὸς γὰρ ἀνθρώπου ἐστίν· καὶ ὁ ἀριθμὸς αὐτοῦ ἑξακόσιοι ἑξήκοντα ἕξ
In Italiano: 17e che nessuno possa comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. 18Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: è infatti un numero di uomo, e il suo numero è seicentosessantasei.
Apocalisse 13:17-18 Nuovo Testamento in Greco e traduzione Bibbia CEI 2008
1Textus receptus è il termine latino che si traduce come “testo ricevuto”, e indica la serie dei testi greci a stampa del Nuovo Testamento che costituiscono la fondamenta per la versione della Bibbia di Martin Lutero, la traduzione del Nuovo Testamento in inglese realizzata da William Tyndale (1494-1536) e gran parte dei Nuovi Testamenti prodotti durante il periodo della Riforma protestante in Europa.

Uno degli identificativi più comuni associati a 666 è stato proprio Nerone, basato su una traslitterazione ebraica del titolo Nerone Cesare (NeRON QeiSaR). Per arrivare ad interpretare il numero 666 come Nerone Cesare è stata usata la gematria ebraica. Questo metodo veniva usato per parlare segretamente contro l’imperatore. Se avete letto il paragrafo sulla gematria ebraica, avrete capito come funziona il metodo Mispar Gadol. Usando quella tabella, Nerone Cesare (NRON QSR, נרון קסר) corrisponde a:
50+200+6+50+100+60+200 = 666
La teoria su Nerone ha guadagnato una certa popolarità, ma non è priva di complicazioni. La confusione sull’ortografia precisa in ebraico del titolo Cesare è uno dei punti di discussione. Inoltre, questa teoria non tiene conto del fatto che i lettori del Libro dell’Apocalisse erano in gran parte di lingua greca, mentre Nerone aveva molti titoli diversi oltre a Cesare.
Un’ulteriore sfida nell’interpretazione di 666 è che se l’autore del Libro dell’Apocalisse avesse inteso utilizzare la gematria per cifrare il significato, avrebbe probabilmente dovuto farlo in modo esplicito per guidare i lettori. Ad esempio, potrebbe aver scritto qualcosa del tipo: “Il numero in ebraico (o greco) è…”. Tuttavia, non ci sono indicazioni chiare di questo tipo all’interno del testo, a differenza di altri passaggi in cui l’autore specifica “in ebraico” o “in greco” per attirare l’attenzione dei lettori su un significato particolare (come in Apocalisse 9:11 e 16:16).
Il termine greco χάραγμα (Charagma, ovvero, Segno) che troviamo in Apocalisse 13:16 era inizialmente associato a impronte su documenti o monete. È ben documentato che il Charagma fu utilizzato come un sigillo imperiale dell’Impero Romano su documenti ufficiali durante il I e il II secolo. Durante il regno dell’imperatore Decio (249-251 d.C.), coloro sprovvisti del certificato di sacrificio (libellus) a Cesare erano soggetti a restrizioni commerciali, una pratica che si suppone abbia radici nell’era di Nerone, come menzionato nell’Apocalisse 13:17:
17 e che nessuno possa comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome.
I preteristi sostengono che l’Apocalisse fu composta prima della distruzione del Tempio, sostenendo che Giovanni fosse stato esiliato a Patmos sotto Nerone. Tuttavia, la maggior parte degli studiosi ritiene che l’Apocalisse sia stata scritta dopo la morte di Nerone nel 68 d.C.. Secondo l’Enciclopedia Cattolica, l’Apocalisse fu redatta «verso la fine del regno dell’imperatore romano Domiziano, probabilmente nel 95 o 96 d.C.». Notate come questa certezza sia incoerente con l’avverbio “probabilmente”. Nonostante sia “probabile”, ma non certo, ce lo fanno passare per certo.
Ma alcuni studiosi protestanti concordano con questa datazione. Poiché Apocalisse 13 è interpretata da alcuni come una profezia su eventi futuri:
8La adoreranno tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita dell’Agnello, immolato fin dalla fondazione del mondo.
Apocalisse 13:8 (CEI 2008)
Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che il riferimento numerico a Nerone fosse un codice che implicava ma non identificava direttamente l’imperatore Domiziano (51-96 d.C.). Quest’ultimo, il cui stile di governo richiamava quello di Nerone, governava all’epoca dell’Apocalisse e aveva posto il popolo dell’Asia (principalmente la Lidia), a cui il Libro dell’Apocalisse era principalmente indirizzato, sotto una pesante tassazione.
Altri ritengono che l’interpretazione di Nerone sia problematica se l’Apocalisse è stata scritta circa trent’anni dopo la morte di Nerone. Tuttavia, è importante notare che in quei tempi circolavano voci, soprattutto nelle province orientali, sulla possibile sopravvivenza di Nerone al suo suicidio nel 68 d.C. e, quindi, il suo ritorno al potere (la leggenda popolare di Nero Redivivus, cioè, risorto). Questa credenza era supportata da profezie astrologiche di corte che prevedevano la sua caduta, ma affermavano che avrebbe mantenuto il potere in Oriente. Di fatto, almeno tre impostori si fecero avanti come Nero resuscitato.
Il numero non è 666, ma 616

Anche se il vescovo e teologo romano Ireneo di Lione (30-202 d.C.) affermò che il numero del Diavolo era 666, riportò diversi errori di scrittura del numero stesso e quindi i teologi nutrono dubbi sulla lettura tradizionale a causa della comparsa della cifra 616 nel Codex Ephraemi Rescriptus, nonché nella versione latina del teologo donatista romano Ticonio Afro (o semplicemente Ticonio, 330-390 circa) e in una versione armena antica del 1907. Ireneo conosceva la lettura del 616, ma non la adottò. Negli anni Ottanta, correggendo la versione in lingua latina esistente del Nuovo Testamento (comunemente chiamata Vetus Latina), il monaco cristiano romano Girolamo mantenne 666.
Intorno al 2005, un frammento del papiro 115 (manoscritto frammentato del Nuovo Testamento scritto in greco su papiro, III secolo) prelevato dal sito di Oxyrhynchus, è stato scoperto presso l’Ashmolean Museum dell’Università di Oxford. Il numero della bestia era 616, χις . Questo frammento è il manoscritto più antico (circa 1.700 anni) di Apocalisse 13 trovato (al 2017). Il Codex Ephraemi Rescriptus, noto prima del ritrovamento del Papiro 115. ma risalente a dopo di esso, ha 616 scritto per intero: ἑξακόσιοι δέκα ἕξ (lett. seicentosedici).
Il Papiro 115 e il Codex Ephraemi Rescriptus hanno portato alcuni studiosi a considerare il 616 come il numero originale della bestia. Secondo il filosofo Paul-Louis Couchoud (1879-1959), «Il numero 666 è stato sostituito a 616 o per analogia con 888, il numero [greco] di Gesù (secondo il teologo protestante Gustav Adolf Deissmann, 1866-1937), o perché è un numero triangolare, la somma dei primi 36 numeri (1+2+3+4+5+6+…+36 = 666)».
Sempre a prova dell’attribuzione del numero 666 a Nerone Cesare, c’è un rotolo aramaico datato «al secondo anno dell’imperatore Nerone» e proveniente da Wadi Murabba’at (noto anche come Nahal Darga), un burrone scavato da un ruscello stagionale che va dal deserto della Giudea a est di Betlemme oltre l’Herodium fino al Mar Morto. Questo rotolo si riferisce a Nerone con il suo nome e titolo (in ebraico è Nron Qsr, pronunciato Nerōn Kaisar.




| Resh (ר) | Samekh (ס) | Qoph (ק) | Nun (נ) | Vav (ו) | Resh (ר) | Nun (נ) | Somma |
| 200 | 60 | 100 | 50 | 6 | 200 | 50 | 666 |
Questo papiro è noto anche come Papiro Bodmer II ed è conservato nella Biblioteca Vaticana e non presenta una variazione significativa rispetto al testo dell’Apocalisse riscontrato in altre copie bibliche, come il testo del Nuovo Testamento greco standard (noto come il Testo Nestle-Aland o il Testo Critico delle Scritture Greche). Il versetto 18 di Apocalisse 13 nel Papiro 115 contiene il riferimento al Numero della Bestia come χξϛ’ (che in numeri arabi rappresenta 666). Quindi, il Papiro 115 conferma il numero 666 come si trova in molte altre edizioni del Nuovo Testamento greco.
Ma in latino Neron(e) è Nero, senza la N finale, quindi sarebbe Nro Qsr, pronunciato Nerō Kaisar e sottraendo la lettera N (Nun) e il suo valore 50, si ottiene 616. Quindi non è difficile capire perché il 616 sia stato in gran parte dimenticato.
| Resh (ר) | Samekh (ס) | Qoph (ק) | Vav (ו) | Resh (ר) | Nun (נ) | Somma |
| 200 | 60 | 100 | 6 | 200 | 50 | 616 |
Il numero non è 666, né 616, ma 632?

Stiamo dando i numeri? Probabilmente!
La gematria ha trovato applicazioni intriganti, tra cui il suo utilizzo nella parola Maometis (greco antico: Μαομέτις), che gli studiosi hanno interpretato come una dubbia latinizzazione del nome arabo Muhammad, ovvero, Maometto (570 circa-632 d.C.), fondatore e profeta dell’Islam, «l’uomo che tutti i musulmani riconoscono loro profeta». Questo aspetto è stato oggetto di discussioni accese e, in certi casi, di manipolazione da parte di alcuni predicatori e studiosi.
Lo storico americano ed esperto di storia dell’Europa medievale, Kenneth Meyer Setton (1914-1995), ha documentato che Maometto è stato spesso oggetto di diffamazione e oggetto di leggende propagandate come fatti incontrovertibili. Ad esempio, per sostenere che Maometto fosse l’anticristo, è stato affermato che la data della sua morte non fosse il 632 d.C., ma il “malefico” numero 666. In una variante di questa interpretazione, il numero 666 è stato usato per rappresentare il periodo di tempo in cui i musulmani avrebbero governato il mondo.
| Μ | α | ο | μ | ε | τ | ι | ς | Somma |
| 40 | 1 | 70 | 40 | 5 | 300 | 10 | 200 | 666 |
In alcuni testi storici, come il Quia maior, l’enciclica emessa da papa Innocenzo III nell’aprile 1213 che ha promosso la quinta crociata, il nome di Maometto è stato scritto in varie forme, come Maometh dallo scrittore e monaco bizantino Eutimio Zigabeno (1050-1120), Mouchoumet da Giorgio Cedreno (circa 1060-1138), nessuna delle quali corrisponde esattamente al Maometis menzionato. Uno dei principali sostenitori di questa interpretazione fu il britannico Charles Walmesley (1722-1797), consacrato vescovo di Rama, cioè, appartente alla Ramata (in latino: Dioecesis Ramatensis), una sede titolare istituita nel XVIII secolo e soppressa XIX secolo dalla stessa Chiesa cattolica.
Altri teologi cattolici dei secoli XVI e XVII, come Gilbert Génébrard (1535-1597), François Feuardent (1539-1610) e René Massuet (1666-1716), hanno sostenuto questa interpretazione controversa. È importante sottolineare che queste interpretazioni sono state oggetto di dibattito e critica da parte di molti altri studiosi e non rappresentano necessariamente un consenso tra gli studiosi religiosi. Questi casi evidenziano come la gematria possa essere utilizzata in modi vari e talvolta controversi per cercare significati nascosti o ambigui nei testi religiosi.




Il numero è 665?

Nel vasto panorama delle varianti storiche, emerge un’altra versione significativa denominata 665. Questa particolare variante è testimoniata solamente in un antico manoscritto risalente all’XI secolo, noto come il Manoscritto 2344 (o Codice/Codex 2344, o Minuscolo 2344).
Il Minuscolo 2344, noto nella numerazione di Gregory-Aland, rappresenta un prezioso manoscritto greco del Nuovo Testamento. Questo codice custodisce il testo degli Atti degli Apostoli, le Epistole cattoliche, le Epistole paoline e il Libro dell’Apocalisse, distribuiti su 61 fogli di pergamena, che misurano approssimativamente 36,9 x 28 centimetri. La sua datazione paleografica lo colloca nell’XI secolo, con alcune limitate lacune presenti nel testo.
Nel 1908, il teologo tedesco Caspar René Gregory (1846/9-1917) introdusse un nuovo sistema di catalogazione, che ancor oggi rappresenta il modello di riferimento. Questo sistema fu pubblicato in Die griechischen Handschriften des Neuen Testaments del 1908 (letteralmente, I manoscritti greci del Nuovo Testamento). La metodologia di Gregory suddivide i manoscritti in quattro categorie distinte: i papiri, gli onciali, le minuscole e i lezionari. Tuttavia, questa suddivisione presenta una certa arbitrarietà.
Il primo gruppo, quello dei papiri, è definito in base al materiale fisico utilizzato per la scrittura, ovvero il papiro. Le categorie degli onciali e delle minuscole, invece, si fondano sullo stile di scrittura utilizzato, rispettivamente onciali (lettere maiuscole) e minuscole (lettere minuscole). L’ultimo gruppo, quello dei lezionari, è classificato in base al contenuto e alla destinazione d’uso, poiché erano utilizzati per la lettura liturgica.
Una tendenza interessante emergente da questa catalogazione è che la maggior parte dei manoscritti in papiro e dei lezionari risalenti a prima dell’anno Mille sono scritti in caratteri onciali. Questo perché, a partire dal IV secolo, la pergamena cominciò gradualmente a sostituire il papiro come supporto per la scrittura, sebbene alcuni esemplari di papiro continuassero ad essere prodotti fino all’VIII secolo.
Inoltre, la maggior parte degli onciali risale a prima dell’XI secolo, mentre la maggior parte delle minuscole sono state prodotte successivamente. Questo rafforza la correlazione tra lo stile di scrittura onciale e il periodo storico in cui era prevalente, così come la successiva diffusione delle minuscole.
Negli anni Cinquanta e oltre, il collega Kurt Aland (1915-1994) prosegui con il lavoro di catalogazione iniziato da Gregory. Questa continuazione del progetto di catalogazione ha portato alla denominazione comune del sistema come numeri Gregory-Aland, sottolineando l’importanza e l’influenza duratura di entrambi gli studiosi nel campo della catalogazione dei manoscritti del Nuovo Testamento.

Dal punto di vista del tipo testuale, il Codice 2344 appartiene alla famiglia alessandrina, un’affermata categoria di manoscritti del Nuovo Testamento. Questo tipo testuale si caratterizza per alcune peculiarità linguistiche e testuali. Interessante notare che il Minuscolo 2344 presenta una notevole affinità con un altro codice, il Minuscolo 2053 (Codex 2053), soprattutto nel Libro dell’Apocalisse.
Oltre al Nuovo Testamento, il Minuscolo 2344 contiene anche parti dell’Antico Testamento, conferendo a questo manoscritto una valenza ancora più significativa per gli studiosi biblici e teologi.
Nel sistema di classificazione sviluppato da Kurt Aland, il Minuscolo 2344 è collocato nella Categoria I. Questa categorizzazione si basa sulla relazione di ciascun manoscritto con i vari tipi di testo presenti nel Nuovo Testamento. Ne risulta che i manoscritti alessandrini più antichi sono tipicamente assegnati alla Categoria I, mentre quelli di tradizione bizantina più recente sono inclusi nella Categoria V. Questo schema classificatorio si basa su mille passi specifici in cui il testo bizantino si discosta da altre tradizioni. È importante sottolineare che Aland ha scelto queste mille letture da varie parti del Nuovo Testamento, garantendo una rappresentatività significativa.

Nel contesto dell’Apocalisse, il valore testuale del Minuscolo 2344 è paragonabile a quello dei codici alessandrini ed Efremi, e presenta una notevole peculiarità nel versetto 16:5, dove include la parola κυριε (Signore), una caratteristica unica tra i manoscritti greci sopravvissuti. Un’altra variazione degna di nota si trova in Apocalisse 13:18, in cui il testo riporta la variante «il suo numero è seicentosessantacinque» (665), che costituisce un importante elemento di studio per gli studiosi delle scritture.
Si ritiene che questo scriba, nel corso della sua opera, potrebbe aver tentato di applicare il concetto di gematria a una traslitterazione errata del nome di Nerone dall’ebraico.
L’errore ortografico in questione coinvolge la scrittura del nome di Nerone in ebraico, נרה, che, per una sorta di fraintendimento o imprecisione, è stata rappresentata come קסר נרה. Questa variante 665 rappresenta quindi un intrigante esempio di come le interpretazioni e le trascrizioni linguistiche abbiano potuto subire modifiche nel corso del tempo, consentendoci di esplorare le sfumature e le sottigliezze delle traduzioni storiche.
Il Marchio della Bestia
Visione preterista: una prova nelle antiche monete romane?

Una visione preterista comune del Marchio della Bestia è spesso centrata sul passato e ha portato a diverse interpretazioni. Un’interpretazione nota suggerisce che questo Marchio si riferisse all’immagine impressa della testa dell’imperatore romano su ogni moneta dell’Impero Romano. Questo “timbro” era una caratteristica delle monete romane, e la presenza di tale immagine era fondamentale per condurre transazioni commerciali. In effetti, senza questo marchio, nessuno poteva comprare o vendere beni. Questa interpretazione sottolinea il potere economico totale di Roma, un’entità politica che rivendicava divinità attraverso l’uso delle immagini imperiali, incluso il simbolo dei raggi del sole nei ritratti degli imperatori.

Lo studioso del Nuovo Testamento, Craig C. Hill, ha espresso questa prospettiva, suggerendo che il Marchio simboleggiasse l’influenza economica pervasiva di Roma. I cristiani del tempo si sarebbero trovati in una posizione difficile, poiché partecipare alla vita pubblica e alle attività commerciali comportava spesso la necessità di interagire con un sistema che promuoveva l’adorazione imperiale. Questo potrebbe averli portati a rifiutare l’uso delle monete romane, causando un dilemma in cui «nessuno possa comprare o vendere» (come menzionato in Apocalisse 13:17).
Craig R. Koester, professore e titolare della cattedra di Nuovo Testamento presso il Seminario Lutero ha offerto una visione simile, notando che le monete romane dell’epoca recavano immagini degli dèi e degli imperatori romani. Di conseguenza, ogni transazione che coinvolgeva tali monete avrebbe ricordato alle persone il loro coinvolgimento economico con poteri politici che non riconoscevano il Dio cristiano.

È interessante notare che durante il regno di Nerone, circa nello stesso periodo in cui alcuni studiosi suggeriscono che l’Apocalisse possa essere stata scritta, gli ebrei si ribellarono contro l’autorità romana e coniarono la propria moneta come espressione di indipendenza e identità nazionale.
Inoltre, il passaggio può essere visto in relazione all’istituzione ebraica dei tefillin, testi biblici ebraici indossati legati al braccio e alla fronte durante la preghiera quotidiana. Questo parallelismo antitetico suggerisce che, invece di impegnarsi nella fedeltà a Dio tramite questi testi, le persone potrebbero essere spinte a dedicarsi alla “Bestia”, creando un contrasto significativo.
Visione idealista: lo stato spirituale incompleto
L’idealismo, noto anche come approccio allegorico o simbolico, rappresenta una modalità di interpretazione del Libro dell’Apocalisse che tratta le immagini e i simboli presenti nel testo come rappresentazioni non letterali della realtà. Questa prospettiva, in particolare, si concentra sul numero della bestia, una delle parti più enigmatiche e controverse del libro.
Gli idealisti respingono l’uso della gematria e rifiutano l’idea che il numero della bestia sia un codice da decifrare. Al contrario, vedono il numero come un simbolo che richiede una comprensione più profonda. Questa interpretazione si basa sulla convinzione che i numerosi sistemi proposti per identificare il numero 666 siano inconcludenti, dato che possono portare a molti nomi diversi e richiedono spesso la conversione di nomi in altre lingue o l’aggiunta di titoli per adattarli ai risultati desiderati. Pertanto, gli idealisti ritengono che l’approccio più appropriato sia considerare il numero come una rappresentazione figurata.

Un’idea comune tra gli idealisti è che il numero 666 sia considerato incompleto, poiché il numero 7 è tradizionalmente associato alla completezza e al divino. Di conseguenza, il numero 666, costituito da tre 6, suggerirebbe una “incompletezza intrinseca”. Ciò potrebbe indicare che la Bestia e il Drago, simboleggiando il male e l’inganno, sono essenzialmente insufficienti o mancanti di perfezione. Alcuni studiosi si concentrano sul concetto che la Bestia è in grado di imitare la perfezione, creando l’apparenza di autenticità. Il fatto che il numero 6 sia leggermente inferiore al numero 7 considerato perfetto, suggerirebbe che il numero della Bestia condivida «molti segni distintivi della verità» e quindi sia abile a ingannare.
Un’altra interpretazione suggerisce che il numero 666 rappresenti lo stato spirituale incompleto o immaturo di un individuo, il quale è ancora in ricerca o in lotta per trovare la sua perfezione spirituale. In generale, l’approccio idealista pone l’accento sulla natura simbolica e figurata del testo dell’Apocalisse, spingendo gli studiosi a cercare significati più profondi e universali nelle immagini e nei numeri presentati nel libro.
Visione futurista: la fine dei tempi è ora!
Un’interpretazione futurista del Marchio della Bestia si focalizza sulla possibile ascesa di una valuta sovranazionale, come ad esempio l’euro, e suggerisce che ciò potrebbe costituire un segno distintivo degli eventi legati alla Fine dei Tempi. Secondo questa prospettiva, il Marchio della Bestia potrebbe essere associato a un segno impresso sulla fronte o sulla mano destra delle persone. Gli studiosi e i teologi con una prospettiva futurista concentrano la loro attenzione principalmente sulla seconda venuta di Cristo e sugli eventi apocalittici associati alla fine dei tempi, come indicato in vari passi dell’Apocalisse (1:7; 19:11–16; 22:11–12).
Sebbene questa visione trovi sostenitori che credono nella sua veridicità generale, è importante notare che non tiene conto di tutte le interpretazioni storiche dell’Apocalisse, poiché la stessa contempla anche visioni storiche riguardanti il passato. Oggi, la prospettiva di una valuta mondiale solleva questioni religiose e teologiche. Secondo la visione futurista, per superare le difficoltà attuali, l’Anticristo potrebbe ricorrere a un sincretismo religioso forzato, cercando di unificare e fondere diverse religioni in nome dell’antiterrorismo e della stabilità economica globale. Questo sincretismo potrebbe essere un prerequisito per l’istituzione di una moneta globale.

Alcuni interpretano il Marchio della Bestia come un requisito per tutte le transazioni commerciali. In questo contesto, il Marchio potrebbe essere considerato un oggetto con funzione simile a una carta di credito o addirittura agli impianti di microchip RFID, che vengono discussi in alcune prospettive. Nel cristianesimo, alcune persone ritengono che l’impianto di un chip possa rappresentare l’impronta del Marchio della Bestia, previsto come un requisito per ogni transazione commerciale e considerato un precursore degli eventi descritti nella seconda metà del Libro dell’Apocalisse. Questa prospettiva solleva complesse questioni etiche e teologiche legate all’interpretazione delle profezie apocalittiche.
Visione storicista
Gli storicisti rappresentano un’importante scuola di pensiero nell’interpretazione dell’Apocalisse, credendo che questo libro biblico fornisca una prospettiva cronologica della storia della chiesa cristiana, dal tempo dell’autore Giovanni fino alla seconda venuta di Cristo. Questa interpretazione è basata su allusioni al Libro di Daniele, in particolare i capitoli 2:28 e 2:45.
28 ma c’è un Dio nel cielo che svela i misteri ed egli ha fatto conoscere al re Nabucodònosor quello che avverrà alla fine dei giorni. Ecco dunque qual era il tuo sogno e le visioni che sono passate per la tua mente, mentre dormivi nel tuo letto.
Daniele 2:28 (CEI 2008)
Daniele 2:45 (CEI 2008)45 Questo significa quella pietra che tu hai visto staccarsi dal monte, non per intervento di una mano, e che ha stritolato il ferro, il bronzo, l’argilla, l’argento e l’oro. Il Dio grande ha fatto conoscere al re quello che avverrà da questo tempo in poi. Il sogno è vero e degna di fede ne è la spiegazione.
La visione di Daniele presenta simboli che prefigurano una sequenza di eventi futuri nella storia, dall’Impero Babilonese al periodo medo-persiano, dalla Grecia a Roma, fino alla conclusione dell’attuale era. In modo analogo, l’Apocalisse si basa sull’approccio di Daniele, concentrandosi su eventi significativi della storia cristiana:
- La crocifissione di Cristo (Apocalisse 5:6, 5:9, 5:12).
- La Seconda Venuta di Cristo (Apocalisse 14:14-16; 19:11-16).
- Il regno di mille anni in cielo (Apocalisse 20:4–6).
- Il terzo avvento di Cristo sulla Terra, insieme ai Suoi seguaci fedeli, e la sconfitta di Satana e dei suoi oppositori (Apocalisse 20:7–15).
- La creazione di nuovi cieli e di una nuova terra, in cui la morte, il dolore e il peccato non avranno più luogo, e Dio abiterà con il Suo popolo (Apocalisse 21:1–8, 21:22–27; 22:1–5).
Il Libro di Daniele è suddiviso in due parti: una narrazione storica che racconta la prigionia di Giuda e le profezie che indicano sia il Messia promesso che gli eventi alla fine dei tempi. La considerazione dell’Apocalisse da parte degli storicisti aiuta a illustrare come l’apostolo Giovanni e Gesù intendessero che le scritture apocalittiche bibliche fossero interpretate, seguendo il modello presentato in Daniele.
Nel contesto degli avventisti del settimo giorno che adottano questa prospettiva, esiste la credenza che il Marchio della Bestia (sebbene il numero 666 non sia specificamente menzionato) si riferisca a una futura sacralità domenicale universalmente e legalmente imposta. In altre parole, coloro che accettano di adorare e onorare la domenica come giorno sacro, consapevoli che non è il sabato biblico stabilito da Dio, riceveranno il cosiddetto Marchio della Bestia. Questa interpretazione sottolinea la domenica come una creazione del Papato e lo vede come il Marchio della Bestia. La domenica è considerata un simbolo di apostasia religiosa e lontananza dalla vera adorazione del sabato, che è il giorno del riposo divinamente istituito secondo questa visione.
666 corrisponde a Hitler, Martin Lutero e Napoleone?
Un interessante aspetto dell’Apocalisse è la sua natura criptica, che ha portato alcuni studiosi biblici a suggerire che l’autore intendesse che il 666 fosse risolto dagli stessi lettori del primo secolo attraverso un’isosefia, un sistema di assegnazione di valori numerici alle lettere. Il professor Thomas A. Wayment ha affermato che l’uso della frase «è infatti un numero di uomo» rappresenta una tipica formula isosefica. Wayment sostiene inoltre che i cristiani dell’epoca avrebbero immediatamente riconosciuto che si trattava di un messaggio cifrato.
L’Apocalisse è notoriamente criptica e spesso negli scritti apocalittici, un angelo o un messaggero celeste rivela il significato attraverso un linguaggio in codice. In questo contesto, il lettore vive l’esperienza della visione attraverso gli occhi del visionario e viene incoraggiato a dare un senso alle rivelazioni.
Il numero 666 è stato proiettato su molti nemici nel corso della storia. I nomi sono stati manipolati per sommare il valore numerico di 666. Durante la Riforma, i protestanti chiamarono la Chiesa cattolica Italika Ekklesia e si riferirono al papa con la parola greca papeiskos per arrivare al 666, e i cattolici fecero lo stesso con Martin Lutero (1483-1546), il teologo tedesco iniziatore del protestantesimo. Allo stesso modo, il numero è stato applicato anche a Napoleone Bonaparte (1769-1821).




Nel corso del secolo scorso, persino i nomi di figure come Kaiser e addirittura Hitler, tra gli altri, sono stati oggetto di calcoli che li hanno ricondotti al numero 666. Se Adolf Hitler (1889-1945) non ha bisogno di presentazioni, Kaiser è invece un titolo imperiale tedesco, utilizzato dai sovrani del Sacro Romano Impero, dell’Impero austriaco, dell’Impero austro-ungarico e dell’Impero tedesco. Il termine è più frequentemente riferito ai governanti di quest’ultimo, ossia Guglielmo I, Federico III e Guglielmo II.
Aleister Crowley e il numero 666
L’esoterista britannico Aleister Crowley (1875-1947) era noto per la firma con nomi come La Bestia 666 o To Mega Therion (che si traduce in La Grande Bestia, equivalente a 666). Tuttavia, è importante notare che la sua associazione con il numero 666 non era basata sul concetto del male, ma piuttosto su una connessione con i poteri del Sole. In effetti, nella sua prospettiva, il 666 era strettamente collegato ai simboli solari e non aveva intenti malvagi.

Questo collegamento tra 666 e il Sole può essere rintracciato nella Kabbalah, in cui il Sole rappresenta la sesta emanazione di Dio. Inoltre, la somma dei numeri in un quadrato magico che rappresenta il Sole equivale a 666. Questo quadrato magico è composto da 36 quadrati (6×6), che contengono i numeri da 1 a 36 in modo tale che qualsiasi linea che colleghi i numeri, sia essa orizzontale, verticale o diagonale, dia sempre il risultato di 111. La somma di tutti i quadrati all’interno del quadrato magico è appunto 666.
Un episodio interessante nella vita di Aleister Crowley è quando testimoniò in un processo nel 1934 e gli fu chiesto se si autodefinisse La Bestia 666 e Mega Therion. Crowley spiegò che Therion significava «grande bestia selvaggia» e che 666 era il numero associato al Sole. In modo umoristico, rispose: «Potete chiamarmi Little Sunshine». Questa affermazione dimostrò il suo modo peculiare di affrontare la sua reputazione e il suo interesse per l’occultismo e il simbolismo.
I numeri simbolici nella Bibbia

Nella Bibbia, i numeri sono spesso utilizzati in modo simbolico, con il 7 che denota comunemente completezza o perfezione. Esempi includono i sette giorni della creazione, il conteggio di sette giorni per una settimana, il riposo ogni sette anni, l’invito di Gesù a perdonare non solo sette volte, ma settantasette volte. Il Libro dell’Apocalisse, che costituisce l’epilogo della Bibbia, abbonda di riferimenti a numeri sette: sette coppe d’oro, sette lettere a sette congregazioni, sette angeli, sette trombe e sette teste, tra cui un drago e diverse bestie. La bestia associata al numero 666 ha sette teste poiché simbolerebbe tutti i governi dominanti sulla Terra.
Il numero sei, al contrario, rappresenta qualcosa di imperfetto, difettoso, incompleto o carente. Spesso è associato anche agli avversari di Dio in alcune parti della Bibbia.
Perché il triplice sei? La Bibbia a volte enfatizza le cose ripetendole tre volte. Quindi, ripetere il numero sei tre volte mette in risalto il giudizio assoluto di Dio secondo cui i sistemi politici umani sono gravi fallimenti. Non sono stati in grado di portare pace, sicurezza e prosperità durature all’umanità.
Il significato numerico del 666 secondo il mondo arabo

‘Abdu’l-Bahá (1844-1921), il fondatore della fede bahá’í, offre un’interessante prospettiva sull’interpretazione del numero della bestia. Secondo questa visione, il valore numerico associato alla Bestia fa riferimento all’anno in cui Muʿāwiya ibn Abī Sufyān, sovrano omayyade, assunse l’incarico di Califfo, che avvenne nel 661 d.C. Questo evento è ritenuto significativo perché rappresenta un punto di divisione all’interno dell’Islam tra le fedi sunnite e sciite.
Muawiyah I si oppose all’Imamato, una figura centrale nella tradizione dell’Islam sciita, e adottò politiche che contribuirono a stabilire una leadership sunnita dominante. Questo cambiamento comportò l’applicazione di tasse speciali ai seguaci dell’Imamato, che furono considerati non credenti dal punto di vista sunnita. Questi seguaci subirono anche discriminazioni sociali, venendo esclusi dalla partecipazione al governo e all’esercito, il che creò una sorta di “segno” sociale.
Questa prospettiva può essere correlata anche all’anno di nascita di Gesù, comunemente accettato dagli studiosi come avvenuto circa 666 anni prima. Inoltre, si può notare il concetto di Mawali individui che si convertirono all’Islam, ma che non erano di origine araba e quindi non erano trattati allo stesso modo dei musulmani arabi. Questo concetto riflette ulteriormente la complessità e le sfide sociali e politiche dell’epoca. L’interpretazione di ‘Abdu’l-Bahá offre uno sguardo unico sulla relazione tra il numero della bestia e gli eventi storici, evidenziando la sua rilevanza nell’ambito delle dinamiche religiose e politiche dell’Islam e della storia in generale.
666 per i Testimoni di Geova
I Testimoni di Geova offrono un’interpretazione specifica del numero della bestia, ritenendo che questa Bestia identificata con il numero 666 rappresenti i governi uniti del mondo che si oppongono a Dio e ai Suoi propositi. Secondo questa prospettiva, la Bestia è caratterizzata da un “numero umano”, poiché simboleggia istituzioni e autorità terrene, piuttosto che entità spirituali o divine.
Il numero 666 è interpretato dai Testimoni di Geova come un simbolo di «grossolani difetti e fallimenti agli occhi di Geova», in netto contrasto con il numero 7, che è universalmente riconosciuto come un simbolo di perfezione. Quindi per il riferimento al numero 666 nell’Apocalisse rappresenta per i Testimoni di Geova un richiamo a una realtà spirituale più ampia, dove i governi del mondo, sebbene guidati da esseri umani, sono spesso influenzati da ideologie e sistemi che si allontanano dai valori divini.
Perché il Cristianesimo identifica 666 nel Diavolo
L’identificazione del numero con un sovrano tramite un calcolo letterale sarebbe un’eccezione rara rispetto al modo in cui i numeri sono comunemente impiegati in altre parti del Libro dell’Apocalisse. In questo testo, i numeri sono utilizzati in un contesto figurativo e simbolico per rappresentare realtà spirituali profonde. In nessun caso si suggerisce l’uso di un calcolo letterale alla maniera della gematria. Ad esempio, si fa menzione dei 24 anziani, dei 7 sigilli, dei 144.000, dei 3,5 anni, dei 2 testimoni, delle 7 teste e delle 10 corna.

Questa prospettiva è ulteriormente sostenuta dalla visione immediatamente successiva in Apocalisse 14:1, dove si parla dei santi con il nome di Cristo e Dio «che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo». Questa disposizione mette in evidenza un parallelo contrasto tra il nome della bestia (cioè il suo numero) e il nome del Signore.
Se il nome del Signore rappresenta una realtà essenzialmente spirituale, come è il caso, allora lo stesso principio si applica anche al nome e al numero associati alla Bestia. In altre parole, il numero 666 è da interpretare in senso simbolico, come un richiamo a una realtà spirituale più che a una corrispondenza letterale con un nome o un sovrano specifico.

Il professor James M. Hamilton Jr., docente di teologia biblica presso il Southern Baptist Theological Seminary e autore di Revelation: The Spirit Speaks to the Churches, individua un significativo simbolismo nella ripetizione del numero 6 quando applicato a un individuo impegnato in un percorso spirituale.
Nel contesto del simbolismo biblico, Hamilton spiega che il numero 7 rappresenta la completezza o la perfezione, e solamente Gesù Cristo è stato l’unico a raggiungere tale perfezione. Se Gesù avesse un numero simbolico, questo sarebbe 777. Hamilton interpreta il «numero della bestia» come un avvertimento cruciale per i cristiani, invitandoli a stare in guardia contro la «pallida imitazione di Cristo» messa in atto da Satana. Per Hamilton, questo numero rappresenta vil massimo sforzo di Satana, ma sempre al di sotto della perfezione”.
Secondo il suo punto di vista, questi “falsi Cristi” ispirati da Satana potrebbero presentarsi sotto varie forme, come ad esempio un imperatore corrotto come Nerone o anche aspetti delle norme culturali moderne che, agli occhi di Dio, si ribellano alla Sua volontà. Hamilton sottolinea che se partecipare a una cultura comporta l’adorazione di falsi dèi o la negazione di principi biblici, i cristiani dovrebbero affermare con fermezza: «Non prenderò in considerazione il numero o il nome della bestia».
666 come significato angelico
Il numero 666 ha un significato che può essere interpretato in modi diversi, tra cui una prospettiva angelica. Le cifre ripetute, come 6 6 6, sono spesso considerate significative da coloro che credono negli angeli custodi o negli spiriti guida. Nel mondo dei numeri, 666 non è necessariamente un presagio negativo, ma può assumere significati diversi a seconda dell’interpretazione.

In un contesto spirituale, il numero 666 potrebbe essere visto come un segnale che sottolinea come l’attenzione e le preoccupazioni della vita quotidiana potrebbero oscurare ciò che è veramente importante. Può fungere da gentile promemoria per fare una pausa, ascoltare la tua voce interiore e non perdere di vista il quadro più ampio: il significato e il proposito della propria vita. Osservando dove si incontra questo numero, si potrebbe acquisire una maggiore comprensione di quali aspetti della propria vita necessitino di un riequilibrio per raggiungere una maggiore armonia.
Nel contesto delle relazioni personali, il numero 666 potrebbe suggerire di investire nella cura delle relazioni, nell’amor proprio, nella famiglia e negli aspetti domestici, anziché concentrarsi esclusivamente su beni materiali. Tuttavia, se si dovesse notare che la nostra attenzione verso una relazione sentimentale domina completamente la nostra energia e influisce negativamente su altri aspetti della nostra vita, il numero 666 potrebbe essere un segnale per riprioritizzare la nostra vita romantica. Il suo significato fondamentale è riportare equilibrio nella nostra esistenza.
Per quanto riguarda la carriera, il numero 666 può essere interpretato come un incoraggiamento positivo. Potrebbe suggerire di superare dubbi su noi stessi, valutare il nostro percorso professionale e stabilire obiettivi per la crescita personale. Trovare un equilibrio tra il lavoro e il benessere personale è un elemento importante, così da incoraggiarci a dedicare del tempo alla nostra autorealizzazione e cura di noi stessi.
Chiaramente questa è solo una delle tante interpretazioni, non è una spiegazione ed una verità univoca.
Conclusioni
Insomma, questo famosissimo 666 – il cosiddetto “numero della bestia” – ne ha fatte di strada tra Bibbia, interpretazioni creative e paure popolari. Per la tradizione cristiana è legato al male, al satanico, all’Anticristo… ma come spesso accade con i simboli antichi, dietro c’è un intero mondo di significati nascosti, teorie, dispute e pure qualche colpo di scena.

Ireneo da Lione (130-202 d.C.), che non era proprio l’ultimo arrivato (vescovo e santo della Chiesa cattolica, mica pizza e fichi), difendeva con convinzione il 666, preferendolo alla variante 616 presente in alcuni manoscritti. Per lui, ogni cifra contava davvero. Collegava il numero a tre parole greche: euanthas, lateinos e teitan. Traduzioni, riferimenti a Roma, ai Titani e persino al culto solare. Non male per un numero, no?
E poi c’è quel curioso mix biblico che Ireneo mette insieme, sommando i 600 anni di Noè ai 60 cubiti di altezza e ai 6 di larghezza della statua di Nabucodonosor: ecco di nuovo il 666, spuntare quasi come una firma segreta nella storia sacra.
Certo, oggi c’è chi sostiene che il vero numero potrebbe essere il 616, e che il 666 sia solo frutto di un errore di trascrizione. Ma qui, secondo me, il punto non è tanto quale sia il numero giusto, quanto ciò che rappresenta. Che sia 616 o 666, è il valore simbolico che conta. Ed è proprio questo che lo ha reso così affascinante da generare, tra il 1560 e il 1830 solo in Gran Bretagna, oltre cento tentativi diversi di associare il numero a personaggi storici o politici.
E che dire di Aleister Crowley, che non solo si dichiarava la “Grande Bestia”, ma si impegnò a far tornare la somma del suo nome a 666 usando lettere ebraiche e una buona dose di creatività esoterica? Un esempio perfetto di come il simbolo venga reinventato continuamente.
La cosa divertente – o inquietante, dipende dai punti di vista – è che oggi il 666 viene evitato come la peste. Pensate che esiste una vera e propria fobia, chiamata hexakosioihexekontahexafobia (sì, provate a dirlo tre volte di fila), e c’è chi rifiuta indirizzi, targhe o numeri di telefono con quel numero, per paura che porti sfortuna.
Alla fine, io credo che il 666 sia più uno specchio delle nostre paure collettive che un vero enigma da risolvere. Un numero che ha assunto talmente tanti significati da diventare quasi… mitologico. E forse è proprio per questo che, nonostante tutto, continuiamo a parlarne: perché ci ricorda che a volte sono i simboli a scegliere noi, e non il contrario.


