Jott
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Jott: Fenomeni di discontinuità spaziali

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I Jott nei Poltergeist e/o nella Psicocinesi spontanea ricorrente

Un’altra ipotesi cade inevitabilmente sul cosiddetto poltergeist, un termine che avrete sicuramente già sentito. In tedesco significa spirito rumoroso. E gli effetti del poltergeist sono descritti solitamente come colpi sui muri (raps), oggetti lanciati come da mani invisibili, mobili ritrovati spostati e altri eventi simili. Tuttavia, molte ricerche sul paranormale, hanno affermato che il poltergeist potrebbe non avere nulla a che fare con fantasmi o spiriti, ma con fenomeni di Psicocinesi spontanea ricorrente (RSPK, Recurrent Spontaneous PsychoKinesis).

Se restiamo alla causa spiritica, quindi sulla teoria che a spostare o a sottrarre quell’oggetto sia opera dello spirito di un defunto, ci sarebbe da capire come riuscirebbero a farlo. Forse vogliono darci la prova della loro esistenza? Nelle varie testimonianze sul Fenomeno degli oggetti scomparsi, quelli che riguardano oggetti importanti da un punto di vista affettivo, magari legati alla famiglia o alla persona defunta, una volta scomparsi non vengono più ritrovati. Sarebbe la risposta più semplice, ma che implica una serie di ulteriori riflessioni. E torniamo alla domanda di prima: come farebbero a spostare questi oggetti?

Come potete vedere è troppo semplice poter dire che li hanno presi gli spiriti. Certo, noi non conosciamo se e come funzionano le leggi spiritiche, però quando operano su questo piano fisico dovrebbero entrare in gioco le leggi fisiche che conosciamo su questo mondo, no?

Gli oggetti che scompaiono e la meccanica quantistica

«Avendo consacrato tutta la mia vita alla Scienza più razionale possibile, lo studio della materia, posso dirvi almeno questo a proposito delle mie ricerche sull’atomo: la materia come tale non esiste! Tutta la materia non esiste che in virtù di una forza che fa vibrare le particelle e mantiene questo minuscolo sistema solare dell’atomo. Possiamo supporre al di sotto di questa forza l’esistenza di uno Spirito Intelligente e cosciente. Questo Spirito è la ragione di ogni materia».

Il premio Nobél, Max Planck (1858-1947), fisico tedesco.

Forte, non è vero? Quando elaborò questa riflessione era il 1944, tre anni prima che morisse. In pratica voleva dire che la materia è composta nel suo infinitamente piccolo da atomi che sono composti al 99,99% da spazio vuoto.Circa una quarantina di anni prima, nel 1905, ci fu un giovane promettente chiamato Albert Einstein (1879-1955), lo conoscete?

Egli dimostrò per la prima volta l’esistenza degli atomi, affermando che «hanno un comportamento alquanto strano, quasi contraddittorio». Gli atomi sono così piccoli, che il loro diametro è di circa un decimo di milionesimo di millimetro. Per intenderci, un nostro capello ha un diametro di circa un milione di atomi. Ma l’atomo è un “guscio vuoto”, se non fosse per alcuni elettroni che sfiorano, ma da lontano, il suo nucleo.

Max Planck, Albert Einstein e Ernest Ruatherford
Max Planck, Albert Einstein e Ernest Ruatherford

Facciamo finta che l’atomo sia un pallone da calcio… L’elettrone, in questo caso, si troverebbe a circa un chilometro di distanza. Quindi, se dovessimo rimuovere tutto lo spazio vuoto negli atomi di un essere umano, noi non saremmo più grandi di un granello di sale. E se dovessimo rimuovere tutto lo spazio vuoto negli atomi di tutti gli esseri umani sulla Terra, potremmo stare tutti insieme dentro il diametro di una mela. Pazzesco, vero??

Questa scoperta non è così recente come forse starete pensando, ma avvenne nel 1909 alla Manchester University che in quel periodo aveva nella facoltà il promettente chimico Ernest Ruatherford (1871-1937), considerato il padre della fisica nucleare e il precursore della teoria orbitale dell’atomo. Il coraggio di Rutherford fu sorprendente, perché annunciare alla comunità scientifica che l’atomo era principalmente vuoto, contraddicendo le leggi della fisica di allora, era da folli… o, direi, da veri geni! Vi lascio immaginare il terremoto che scatenò la sua affermazione.

Quindi, dato che per spiegare il misterioso vuoto dell’atomo, gli scienziati hanno dovuto gettare a mare tutto ciò che avevano creduto fosse vero nei due secoli precedenti, pensarono di inventare una scienza completamente nuova, che ora chiamiamo meccanica quantistica.

I Jott e il Principio di indeterminazione

Werner Karl Heisenberg
Werner Karl Heisenberg

Ma ora veniamo alla parte più singolare… il principio di indeterminazione del fisico tedesco Werner Karl Heisenberg (1901-1976). In poche parole, questo principio afferma che gli atomi sono in più posti contemporaneamente fino al momento in cui un osservatore li guarda.

Cioè, se nessuno sta guardando gli atomi che, so, della tua mano, quegli atomi sono effettivamente sparsi in tutto l’Universo. Invece, nel momento in cui guardi la tua mano, gli atomi si fondono istantaneamente nella forma simile a una mano che ci è familiare. Ora, questo è un esempio assolutamente estremo, ma è ciò che avviene. Quindi la nostra vera coscienza non esisterebbe nel nostro cervello o nei nostri corpi e quindi vivremmo l’illusione che i nostri corpi siano individuali e indipendenti l’uno dall’altro. Complesso, ma calzante!

Ora, fatta tutta questa premessa, come spiegare il Fenomeno dell’oggetto che scompare attraverso le teorie dei multiversi. Non sappiamo quanti universi potrebbero esserci, semmai ci fossero, ma supponiamo che due di essi siano molto vicini e simili, ma non del tutto, perché magari due eventi hanno propagato una successione di differenti eventi da divenire totalmente diversi.

Faccio un esempio: mi trovo nell’universo che definisco A, ho 2 biscotti sul tavolo. Mi assento dalla cucina, ritorno e manca un biscotto. Finestre chiuse, nessuno l’ha toccata, non ho cani, non ho gatti… vivo solo… ma il biscotto non c’è più. Adesso immaginiamo che ci sia un altro universo, molto vicino, che definisco B, ma dove ho deciso di mangiare quel biscotto e l’altro lasciarlo sul tavolo. L’oggetto “rimbalzerebbe” nell’indeterminazione quantistica, ed è allora che può entrare in uno stato in cui è più determinato a esistere nell’Universo B, cioè nella pancia della mia controparte e dove inspiegabilmente non trovo più il biscotto nell’Universo A.

Ci tengo a precisare che gli universi paralleli non sono una teoria all’interno della fisica, ma piuttosto una conclusione che deriva da varie teorie all’interno della fisica stessa. E l’ipotesi è dettata dal fatto che non abbiamo assolutamente motivo di supporre che il nostro universo osservabile sia tutto ciò che esiste. Lo so, è un argomento che merita più approfondimento, quindi verrà approfondito in altri articoli.

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