William Hope
/

William Hope: il Controverso Fotografo di Spiriti

13 minuti di lettura

William Hope è passato alla storia come uno dei fotografi di spiriti più celebri e controversi del suo tempo. Pioniere della fotografia spiritica, un fenomeno nato nell’epoca vittoriana, Hope è stato ammirato da molti come un maestro capace di catturare l’invisibile attraverso la sua macchina fotografica. Allo stesso tempo, è stato aspramente criticato e accusato di frode da scettici e investigatori. Tuttavia, nonostante le numerose accuse, non fu mai colto in flagrante durante un inganno, alimentando il dibattito sulla genuinità del suo lavoro. Basato a Crewe, in Inghilterra, William Hope era una figura di spicco del Crewe Circle, un gruppo di spiritualisti dediti all’esplorazione del paranormale. Il suo operato, spesso circondato da mistero, ha segnato un’epoca e continua a sollevare interrogativi sull’intersezione tra spiritualità, fotografia e suggestione.

Tradizioni, iconografia e stile nella Fotografia Spiritica

La fotografia spiritica, sviluppatasi nel XIX secolo, reinterpretava le tradizionali rappresentazioni visive dei fantasmi, adattandole alle possibilità offerte dai nuovi strumenti tecnologici. Le immagini di figure ammantate, come quelle di Frederick Hudson (1818-1900), rievocavano i sudari delle apparizioni medievali, mentre il cappuccio, elemento distintivo del fotografo William Hope (1863-1933), richiamava l’iconografia monastica e le classiche infestazioni clericali. Questo legame diretto con le tradizioni iconografiche conferiva un’apparente autenticità ai fantasmi immortalati, in modo simile a come i visionari religiosi riconoscevano figure divine nelle proprie visioni grazie alle rappresentazioni artistiche dell’epoca.

L’atmosfera neogotica di queste fotografie era però bilanciata da un approccio quasi scientifico: i soggetti venivano immortalati su sfondi scuri e privi di elementi decorativi, ispirandosi alla fotografia antropologica. La fotografia antropologica è un genere fotografico utilizzato per documentare culture, popoli e caratteristiche fisiche umane, spesso con fini scientifici ed etnografici. Nata nel XIX secolo, serviva a studiare e catalogare le diversità culturali e biologiche, sebbene sia stata criticata per il suo legame con il colonialismo e il razzismo scientifico dell’epoca.

Il contesto Spirituale e il caso di Ada Emma Deane

Foto dell'Armistice Day di Ada Emma Deane
Foto dell’Armistice Day di Ada Emma Deane

Nel contesto spiritualista, l’isolamento visivo nelle fotografie spiritiche, ottenuto attraverso sfondi scuri e privi di elementi decorativi, rafforzava l’idea di un soprannaturale libero da influenze mondane o sociali. Accanto ai richiami a tradizioni più antiche, queste immagini incorporavano anche elementi stilistici delle rappresentazioni cristiane moderne. Un esempio significativo è la serie fotografica di Ada Emma Deane (1861-1957), realizzata durante le commemorazioni dell’Armistice Day, celebrato ogni 11 novembre per ricordare la fine della Prima Guerra Mondiale (1918).

Tra il 1921 e il 1924, Deane immortalò figure spettrali di soldati caduti, che sembravano fluttuare sopra le folle riunite al Cenotafio di Whitehall, un monumento commemorativo situato a Londra e progettato dall’architetto Sir Edwin Lutyens (1869–1944). Questo monumento, inaugurato nel 1920, è tuttora il fulcro delle commemorazioni britanniche per le vittime di guerra.

Ada Emma Deane iniziò la sua carriera di medium fotografica a 58 anni, dopo aver lavorato come donna delle pulizie. Rapidamente divenne una figura di spicco in Gran Bretagna, celebre per le sue immagini suggestive in cui apparivano teste senza corpo, attribuite a spiriti defunti. Tuttavia, i suoi metodi sollevarono dubbi tra gli scettici, poiché richiedeva lastre fotografiche in anticipo, dando così modo di ipotizzare possibili manipolazioni. Nonostante ciò, sostenitori come Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930) difesero la sua integrità, considerando la sua inesperienza come una prova di autenticità.

Il momento più importante della carriera di Ada E. Deane fu legato proprio alle commemorazioni del Giorno dell’Armistizio. Con l’aiuto di Estelle Stead (1875-1915), figlia del celebre giornalista e spiritualista britannico William Thomas Stead (1849-1912) e una figura di rilievo nel movimento spiritualista, creò immagini che divennero icone del ricordo e della celebrazione della vita oltre la morte. Tuttavia, nel 1924, una delle sue fotografie pubblicata dal Daily Sketch (un quotidiano britannico illustrato fondato nel 1909), scatenò un grande scandalo: i volti spettrali apparivano somiglianti a quelli di atleti viventi, come il pugile Battling Siki (1897-1925) e il calciatore Jimmy Wilde (1904-1976). Accusata di frode, Ada Emma Deane si difese, negando ogni manipolazione e sostenendo che un inganno del genere sarebbe stato troppo evidente per essere credibile.

Nonostante alcuni sostenitori continuassero a difenderla, l’incidente compromise gravemente la sua reputazione. Deane proseguì come medium fotografica per qualche anno, ma non realizzò più immagini legate al Giorno dell’Armistizio. La sua eredità rimane ambivalente, segnata da un misto di mistero e controversie nel panorama dello spiritualismo fotografico.

Chi era William Hope

William Hope, nato nel 1863 a Crewe, Inghilterra, iniziò la sua carriera come falegname. Tuttavia, la sua vita cambiò intorno al 1905, quando scoprì casualmente la sua presunta capacità di catturare immagini di spiriti con la macchina fotografica. Un sabato pomeriggio, Hope e un amico si fotografarono a vicenda, e nello sviluppo di una delle lastre emerse una figura trasparente di donna, dietro la quale era visibile un muro di mattoni. L’amico di William Hope riconobbe la figura come quella di sua sorella, morta molti anni prima. Questo evento segnò l’inizio della sua fama nel mondo spiritualista.

Crewe Circle Spiritualist
Crewe Circle Spiritualist: nella fotografia ci sono anche Sir Arthur Conan Doyle e William Hope

Con il supporto di un certo signor Buxton, organista della Spiritualist Hall di Crewe, William Hope formò un circolo composto da sei amici, dedicato alla fotografia degli spiriti. Poco dopo, fondò il Crewe Circle Spiritualist, un gruppo che si sviluppò rapidamente in un punto di riferimento per gli appassionati e ricercatori di fenomeni paranormali e che Hope guidò come leader.

Tomokichi Fukurai
Tomokichi Fukurai

Il ricercatore giapponese Tomokichi Fukurai (1869-1952), noto per i suoi studi sulla pensierografia, utilizzò William Hope come soggetto durante una visita a Londra nel 1928. La pensierografia, termine coniato proprio da Fukarai, si riferisce a una forma di fotografia paranormale in cui un individuo proietta psichicamente immagini su un supporto fotografico, come pellicole, con o senza l’uso di una macchina fotografica.

Nel 1921, però, William Hope fu accusato di frode in un caso controverso che non solo suscitò dubbi sull’accusatore, ma lasciò irrisolti molti interrogativi. Durante questo periodo, si trasferì a Londra e collaborò con il British College of Psychic Science (BCPS).

La collaborazione con il British College of Psychic Science

James Hewat McKenzie
James Hewat McKenzie

Il British College of Psychic Science (BCPS), fondato a Londra nel 1920 dal parapsicologo James Hewat McKenzie (1869-1929) e sua moglie Barbara, si dedicava allo studio scientifico dei fenomeni paranormali, tra cui la medianità e la fotografia spiritica. Il BCPS offriva corsi, dimostrazioni pubbliche e sedute spiritiche, attirando medium, studiosi e ricercatori da tutto il mondo. Il college era anche noto per il suo approccio scientifico, con l’obiettivo di fornire prove tangibili sull’esistenza del paranormale, ma fu spesso criticato per la mancanza di rigore scientifico e per il rischio di favoritismi verso i medium.

L’istituzione chiuse i battenti negli anni ’40, ma il suo contributo resta significativo nella storia della ricerca psichica britannica. Tra i suoi collaboratori vi furono figure di spicco dello Spiritualismo, come William Hope e altre personalità coinvolte nella fotografia spiritica.

Controversie, sostenitori e accuse di frode

La figura di William Hope è stata a lungo oggetto di accesi dibattiti, sin dalle prime controversie sorte attorno al suo lavoro nel campo della fotografia spiritica. Inizialmente, il Crewe Circle, temendo accuse di stregoneria da parte dei devoti cattolici, distrusse tutti i negativi originali delle immagini spiritiche.

L’atteggiamento cambiò con l’intervento dell’arcidiacono Thomas Colley, che non solo mise alla prova i poteri di Hope, ma li sostenne con entusiasmo. Colley regalò a William Hope una macchina fotografica con supporto (treppiede), alla quale quest’ultimo rimase affezionato per anni, nonostante fosse ormai obsoleta, malridotta e lo stativo con una “gamba” rotta.

Prima Controversia (1908)

La prima grande disputa riguardante William Hope ebbe luogo nel 1908 durante una seduta con l’arcidiacono Thomas Colley. Una delle fotografie spiritiche mostrava un “extra psichico” che Colley identificò come sua madre defunta. Tuttavia, Hope riconobbe nell’immagine una copia di una fotografia che aveva realizzato due anni prima, mentre una certa signora Spencer di Nantwich sosteneva fosse sua nonna. Informato dell’errore, Colley rifiutò di accettarlo, dichiarando che un uomo non poteva sbagliarsi nel riconoscere sua madre. Decise quindi di pubblicare un annuncio sul giornale di Leamington, invitando chiunque avesse conosciuto sua madre a visionare la foto. Diciotto persone identificarono unanimemente la figura come quella della defunta signora Colley, fornendo testimonianze scritte a sostegno.

Seconda Controversia (1922)

Uno degli episodi più controversi si verificò nel febbraio 1922, quando Harry Price (1881-1948), investigatore della Society for Psychical Research (SPR), lo accusò pubblicamente di manipolazione fraudolenta durante una seduta al British College of Psychic Science (BCPS).

Price, noto per le sue competenze nella magia e per aver smascherato diversi medium, organizzò una seduta standard con preghiere e canti di inni. Durante l’evento, marchiò segretamente con dodici piccole punture d’ago una diapositiva fotografica e utilizzò lastre fornite dalla Imperial Dry Plate Company, contrassegnate da un marchio invisibile per verificarne l’autenticità. William Hope, con un movimento rapido, sostituì apparentemente la diapositiva originale con un’altra. Dopo lo sviluppo, Price scoprì che i suoi segni di ago erano misteriosamente scomparsi e che le lastre restituite non corrispondevano a quelle iniziali: erano di tipo “lento”, mentre le originali erano “veloci”. Inoltre, mancava il marchio della Imperial Dry Plate, suggerendo un’ulteriore manipolazione.

Nel maggio 1922, Price pubblicò un rapporto intitolato Cold Light on Spiritualistic Phenomena nel Journal of the Society for Psychical Research, scatenando una feroce polemica. Sir Arthur Conan Doyle, fervente sostenitore di William Hope e del Crewe Circle, difese il medium accusando Price di aver manomesso le prove per screditarlo, così come pubblicato nel 1923 in The Case for Spirit Photography, un testo in cui prese le parti di Hope contro le accuse di frode.

Anni dopo, nel 1933, Fred Barlow (1903-1964), membro della Society for the Study of Supernormal Pictures (SSSP) e inizialmente sostenitore di William Hope, cambiò idea, affermando che le sue presunte capacità non erano di natura paranormale. La SSSP, che indagava sull’autenticità delle fotografie spiritiche, si concentrò su episodi come quello di Hope, contribuendo a una revisione critica del fenomeno.

Altri elementi emersi retrospettivamente alimentarono ulteriormente i sospetti su William Hope. La vedova di un suo collaboratore confessò che, dopo l’indagine di Price, il marito aveva trovato nella valigia del medium una lampada flash con attacco a bulbo, ritagli di teste fotografiche e capelli finti, chiari indizi di frode. Secondo Price, queste rivelazioni avrebbero potuto risolvere la controversia con Doyle e smascherare definitivamente William Hope.

Nonostante le accuse, William Hope continuò a ricevere il sostegno di alcune figure autorevoli. Il chimico e fisico Sir William Crookes (1832-1919), ad esempio, dichiarò nel 1918 su Christian Commonwealth, una rivista settimanale cristiana pubblicata nel Regno Unito tra il XIX e il XX secolo, di aver ottenuto un’immagine della moglie su lastre da lui stesso contrassegnate e sviluppate. Il fisico Sir William F. Barrett (1844-1925), nei Proceedings of the Society for Psychical Research del 1924, descrisse prove della fotografia paranormale ottenute con Hope. Anche un certo Allerton F. Cushman, di Washington, affermò di aver prodotto immagini spiritiche in condizioni che escludevano frodi, pur ammettendo che i metodi di Price, come la marcatura a raggi X, potessero generare criticità tecniche.

Allerton F. Cushman

Nonostante questi sostenitori, il biografo di Crookes, Edmund Fournier d’Albe (1868-1933), sottolineò come il fisico ignorasse deliberatamente evidenze di doppia esposizione nelle immagini prodotte da Hope, alimentando ulteriori dubbi. Il caso di William Hope rimane un punto cruciale nella storia della fotografia spiritica, illustrando il delicato equilibrio tra credenze, frodi e ricerca scientifica.

In parallelo, ci furono difese accorate come quella di Sir Arthur Conan Doyle, che nel 1923 pubblicò The Case for Spirit Photography, un testo in cui prese le parti di William Hope contro le accuse di frode. Tuttavia, persino alcuni dei sostenitori più celebri di Hope, come Sir William Crookes, furono coinvolti in critiche. Secondo Fournier d’Albe, che era anche il biografo di Crookes, quest’ultimo ignorò deliberatamente segni di doppia esposizione in una fotografia della moglie prodotta da Hope.

Gli spiritualisti denunciarono Price come un nemico del movimento, mentre il fisico Sir Oliver Lodge (1851-1940), nonostante il suo sostegno allo Spiritualismo, dichiarò che le prove contro William Hope erano inequivocabili.

Il Resoconto di Sir Arthur Conan Doyle

Sir Arthur Conan Doyle descrive William Hope e il suo lavoro con il Crewe Circle, chiarendo alcuni punti spesso fraintesi. Secondo Doyle, Hope, un operaio di professione, scoprì circa diciassette anni prima, per puro caso, di possedere l’eccezionale capacità di far apparire volti, figure o oggetti extra su lastre fotografiche. Il primo episodio avvenne mentre stava fotografando un collega: dopo lo sviluppo della lastra, emerse l’immagine di una figura identificata come la sorella del collega, morta di recente. Doyle osserva che questa particolare forma di medianità è rara, ma non unica, poiché risale almeno al lavoro di William H. Mumler (1832-1884), che la dimostrò per la prima volta nel 1861.

Thomas Colley
Thomas Colley

William Hope rimase inizialmente stupito dai suoi risultati, ma trovò presto il supporto dell’arcidiacono Thomas Colley (1832-1912), un fervente investigatore di fenomeni psichici (psi) e un illuminato esponente della Chiesa anglicana. Colley testò accuratamente le capacità di Hope, ne riconobbe il valore e lo incoraggiò, regalandogli persino la sua prima macchina fotografica con supporto. Questo strumento, sebbene ormai vecchio e malridotto, è rimasto il preferito di William Hope. La storia dei primi passi di Hope è ben documentata dalla signorina Scatcherd, amica intima dell’arcidiacono, che partecipò alle prove iniziali e le annotò per il volume di Doyle.

Doyle sottolinea che, nei suoi diciassette anni di attività pubblica, Hope è stato sottoposto a numerosi test rigorosi, che ha superato con successo. Tra gli osservatori del lavoro di William Hope figuravano eminenti scienziati come Sir William Crookes, oltre a giornalisti e fotografi professionisti, che analizzarono il suo operato da ogni prospettiva. Tuttavia, è importante ricordare che Crookes supportò anche medium controversi, tra cui Florence Cook (1856-1904), che era nota per presentarsi come “Katie King“, il suo presunto spirito guida. Si dice che Cook fosse legata sentimentalmente a Crookes, il quale fu accusato di aver ignorato o minimizzato possibili frodi nelle sue manifestazioni spiritiche.

Florence Cook/Katie King
Florence Cook/Katie King

Nonostante le accuse mosse contro di lui, che Doyle considera inevitabili per ogni medium, William Hope è uscito rafforzato da queste critiche, con una reputazione migliorata nel tempo. Doyle evidenzia che, sebbene non tutti i tentativi di Hope abbiano avuto successo, il tasso di risultati positivi è sorprendentemente alto, stimato a tre su cinque. I risultati delle sue fotografie variano notevolmente, da contorni vaghi a immagini estremamente dettagliate, talvolta più chiare del soggetto originale. Doyle attribuisce queste differenze a diversi fattori, tra cui la salute di William Hope, le qualità del ricercatore, le condizioni atmosferiche e altre cause non ben comprese. Conclude osservando che il lavoro di Hope ha ottenuto il sostegno della maggior parte dei suoi clienti e di numerosi scienziati, consolidando la sua posizione come uno dei principali esponenti della fotografia spiritica.

Va ricordato che Sir Arthur Conan Doyle, nonostante la sua fama di scrittore razionale (è il creatore dei Sherlock Holmes), mostrava una forte predisposizione a credere nel paranormale. Nel 1917, due cugine, Elsie Wright (1901-1988) e Frances Griffiths (1907-1986), realizzarono cinque fotografie nei boschi di Cottingley, Yorkshire, sostenendo di aver immortalato delle fate. Queste immagini, diventate celebri come il caso delle Fate di Cottingley, attirarono l’attenzione di Doyle, che le interpretò come una prova tangibile dell’esistenza del mondo fatato. Convinto della loro autenticità, le incluse nel suo libro The Coming of the Fairies (1922).

Decenni dopo, nel 1983, le cugine rivelarono che le fotografie erano un elaborato scherzo: le fate erano in realtà ritagli di carta fissati con spilli. Frances, tuttavia, per un certo periodo continuò a sostenere che almeno una delle immagini mostrasse delle vere fate, prima di ammettere definitivamente la frode poco prima della sua morte. Questo episodio rimane emblematico della credulità di Doyle e del suo entusiasmo per tutto ciò che poteva confermare l’esistenza di una realtà soprannaturale.

La figura di William Hope continua a suscitare dibattiti, rappresentando uno dei casi più controversi nella storia della fotografia spiritica e dello Spiritualismo. Tuttavia, è importante sottolineare, per onestà intellettuale, che a sostenere la genuinità delle sue fotografie sono principalmente i più accaniti sostenitori della fotografia spiritica. Questi tendono a interpretare come manifestazioni soprannaturali forme antropomorfe visibili negli scatti, spesso ignorando spiegazioni razionali come la pareidolia o altri fenomeni tecnici che possono giustificare tali apparizioni.

Conclusioni

William Hope è, ancora oggi, uno degli enigmi più affascinanti della fotografia spiritica. C’era chi lo considerava senza mezzi termini un truffatore, e chi invece era convinto che ci credesse davvero. Arthur Conan Doyle, per esempio, non aveva dubbi sulla sua buona fede: ricordava spesso che Hope per una dozzina di foto prendeva solo 50 centesimi, più o meno quanto guadagnava in un’ora come falegname. Insomma, non sembrava proprio interessato al guadagno, quanto piuttosto a portare avanti quella che definiva una missione spirituale, guidato — diceva lui — dai suoi spiriti guida.

Ma sotto quell’aspetto mite, Hope nascondeva una personalità tutt’altro che semplice. A volte si mostrava ironico, provocatorio, quasi sfidante. Secondo lo spiritualista scozzese David Gow (1854–1939), che nel 1933 scrisse un ricordo su Light, Hope si divertiva a prendere in giro gli scettici: metteva in scena finti trucchi solo per riderne dopo, come a dire “vedete quanto è facile ingannarvi?” Un misto di fede, gioco e beffa che rende il suo personaggio ancora più complesso.

Charles L. Tweedale con la moglie e il presunto spirito della commediografa Frances Hodgson Burnett
Charles L. Tweedale con la moglie e il presunto spirito della commediografa Frances Hodgson Burnett

Nel corso della sua carriera, Hope scattò oltre 2.500 fotografie “spiritiche”. E anche se le accuse da parte del celebre investigatore Harry Price non furono leggere — tra cui l’uso di foto già esistenti di defunti per creare doppie esposizioni —, il suo pubblico non lo abbandonò. Aveva dei sostenitori fedeli, tra cui il reverendo Charles Lakeman Tweedale (1865–1944), che lo difese pubblicamente in più occasioni.

Uno degli episodi raccontati da Tweedale riguarda la signora Hortense Leverson, che durante una sessione ricevette una foto con il volto del marito scomparso, il maggiore Leverson. La donna ne fu profondamente colpita: per lei, quella fotografia era una prova del contatto con l’aldilà.

Ma il successo di Hope non si spiega solo con le sue capacità — vere o presunte. C’era anche il momento storico. Siamo nel primo dopoguerra, un’epoca attraversata da lutti collettivi, in cui migliaia di famiglie cercavano disperatamente un segno, una voce, un volto. In un contesto così carico di dolore, anche una foto sfocata con una faccia nella nebbia poteva diventare una speranza.

Hope non fu l’unico a cimentarsi nella fotografia spiritica, ma fu tra quelli che seppero toccare più profondamente l’emotività collettiva. Le sue immagini — come le celebri Fate di Cottingleyspaccarono l’opinione pubblica tra chi voleva credere e chi restava scettico. Certo, oggi con gli strumenti digitali attuali molti dei suoi scatti verrebbero smascherati in pochi secondi. Ma a quel tempo, per moltissimi, rappresentarono qualcosa di più: una forma di conforto, un’illusione gentile, o forse davvero un ponte con l’invisibile.

Hope morì il 7 marzo 1933, a Salford, per una polmonite. La sua eredità? Un intreccio di luci e ombre, come accade spesso quando ci si muove tra il confine sottile che separa la fede dal dubbio, la speranza dalla disillusione. Era un veggente o un illusionista? Un visionario o un abile manipolatore? Ancora oggi, ognuno ha la propria risposta. Ma una cosa è certa: William Hope ha lasciato un’impronta indelebile in quella zona di confine dove si incontrano il mistero, il dolore… e il bisogno umano di credere.

error: Il contenuto è protetto!!