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Tavola Ouija: verità svelate

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Penso che tutti sappiate cosa sia e come venga utilizzata la tavola Ouija, ma non tutti forse conoscono quale sia la sua reale storia e quali leggende andrebbero sfatate perché senza alcun fondamento. Innanzitutto c’è da sapere che la tavola Ouija non fu né la prima né l’unica tavola costruita per un uso paranormale, ma semplicemente quella che alcuni uomini d’affari pensarono di mettere sul mercato nel momento giusto: durante l’eco che il movimento spiritista delle sorelle Fox aveva innescato e che si era evoluto nell’epoca Vittoriana oltre oceano in Europa.

Quali sono le reali origini della tavola Ouija

Che la Ouija sia nata negli Stati Uniti verso la fine dell’Ottocento è oramai noto, ma non tutti, forse, sanno quali siano le sue reali origini. I primi tentativi di transcomunicazione strumentale e medianica si possono ritrovare in Cina, secoli prima della nascita di Confucio attorno al 550 a. C.. Si trattava di una forma di comunicazione spirituale cinese, chiamata Fu Chi, nome che cambia secondo le aree cinesi interessate, con la variante, quindi, di Fuluan, Fuji o Jiangbi; questo metodo non si serviva di una tavola, era più una sorta di scrittura automatica.

Secondo l’occultista scozzese Lewis Spense (vero nome di James Lewis Thomas Chalmbers Spence, 1874-1955), una tavola era in uso ai tempi del filosofo Pitagora verso il 540 a.C.. Parrebbe, infatti, che l’antico filosofo greco tenesse frequenti sedute spiritiche durante alcuni incontri nella sua scuola (era più una setta mistica-religiosa) e che durante questi circoli venisse usata una “tavola mistica che si muoveva su ruote e si spostava verso segni”; le risposte della tavola venivano poi interpretate dall’allievo di Pitagora, Filolao, e lo riferiva ai presenti.

Purtroppo, quest’affermazione dell’occultista scozzese, contenuta nella sua Enciclopedia dell’Occultismo del 1920, è priva di alcun fondamento storico. Altra sua affermazione, falsa, è che la planchette, il puntatore utilizzato nella tavola Ouija, prenda il nome dallo spiritista francese M. Planchette (M.? E il nome? Mistero!). Questa è un’affermazione che spesso circola in rete riferita da bontemponi che si credono esperti e conoscitori della storia dello spiritismo e che non hanno fatto alcuna seria ricerca nei documenti storici. Planchette in francese significa piccola tavola e non c’è nessun riferimento storico a una persona spiritista francese con lo stesso nome. Non basta leggere un antico tomo sull’occultismo o libri sul paranormale per credere di sapere fatti reali: bisognerebbe, innanzitutto, informarsi sui relativi autori delle opere e capire cosa si dica sul loro conto.

A prescindere che la tavola Ouija funzioni davvero per mettersi in contatto gli spiriti, ci sono fatti che dovrebbero essere rivelati dagli stessi sostenitori dello spiritismo, ma che raramente accade perché “l’esperto” è solo chi decanta studi decennali, che non metto in dubbio, ma che bisognerebbe capire cosa abbia realmente letto e studiato. Sono convinto che per avere un panorama di una fenomenologia non basta scendere in campo armati di soli strumenti, ma occorra una conoscenza di cosa si sia studiato in passato e quali di questi strumenti o approcci, siano stati accantonati. A prescindere dal mio personale pensiero, il mondo antico possedeva e conosceva indubbiamente tecniche di divinazione, ma non ci sono prove che la tavola Ouija avesse avuto dei precedenti prima del XIX secolo.

Le tavole non sono nate per uso spiritico

Prima che la produzione di tavole “parlanti” avesse il suo apice verso la fine dell’Ottocento, già nel 1853 qualcosa di simile era già nella mente di alcuni sperimentatori. Il primo di cui voglio parlarvi è Isaac T. Pease, considerato fra i primi inventori di strumenti per la comunicazione spirituale. Stando alle date storiche sembrerebbe proprio che abbia anticipato persino l’invenzione e il brevetto del professor Wagner che fu il perno da cui tutto poi si è mosso e sviluppato fino ad arrivare alla tavola Ouija.

Il quadrante spirituale telegrafico di Isaac T. Pease (fonte: Mysterious planchette)

Pease passò dal produrre lana all’occuparsi di casse in legno per orologi da muro, fino a quando l’ondata dello spiritismo non si diffuse in tutta l’America e i medium, che ancora adottavano il classico metodo delle sorelle Fox, in altre parole la comunicazione con i morti attraverso i colpi (rap), non lo ispirarono a tal punto da sfruttare la sua arte nei quadranti numerici degli orologi per fabbricarne di alfanumerici per il suo primo quadrante spirituale telegrafico.

Nello stesso periodo, un compositore e professore di musica, il tedesco Adolphus Theodore Wagner, iniziò a sperimentare il suo Psicografo, o come lo ha definito lui nel suo brevetto depositato a Londra, un “apparato per indicare i pensieri della persona da parte dell’Agenzia per l’elettricità nervosa”. Detto in parole povere “trasmettere i pensieri psichici sulla tavola”. Nel brevetto dello psicografo di Wagner e in tutte le tavole successive ispirate all’invenzione del professore tedesco, non veniva assolutamente menzionato l’occulto e la possibilità di comunicare con gli spiriti. L’intento era quello di ricevere messaggi creati dalla mente; nessun inventore e nessun brevetto di tavole alludeva alla possibilità di comunicare con il regno dei morti.

Un facsimile dello psicografo di Wagner del 1854 (fonte: Mysterious planchette)

Le cose cambiarono sette anni più tardi, quando il movimento spiritista si diffuse in Europa. In quel periodo, un filosofo pedagogista conosciuto come Allan Kardec (pseudonimo di Hippolyte Léon Denizard Rivail), iniziò a far parlare di sé per via della sua opera letteraria Il Libro degli Spiriti (Le Livre des Esprits) del 1857. Il libro si struttura in oltre mille domande con altrettante risposte, una trascrizione di dialoghi, avvenuti secondo Kardec, fra lui e alcuni spiriti. Kardec era un forte credente cattolico e nel suo libro non è difficile cogliere le innumerevoli citazioni ai vangeli canonici della Bibbia. Kardec è considerato da molti il pioniere dello spiritismo francese.

Allan Kardec (fonte: biblioteca digitale Gallica, immagine di Pubblico dominio)

Qualche anno più tardi, nel 1861, Kardec pubblica Il Libro dei Medium (Le livre des médiums), conosciuto anche come la Guida dei medium ed evocatori (Guide des médiums et des évocateurs). Questo sarà il testo che cambierà per sempre l’uso e l’intento delle tavole “parlanti”.
Il libro dello spiritista francese presenta una serie di fenomeni paranormali che la scienza ritiene di origine naturale o di fantasia, spiegati da Kardec attraverso teorie e metodi che decretano senza alcun dubbio, secondo l’autore, l’origine spiritica o medianica.

Ne Il Libro dei Medium, Kardec stravolge completamente la descrizione sull’uso della tavola “parlante”; quindi lo psicografo, costruito con l’intenzione di trasferire pensieri psichici sulla tavola, diventa per Kardec “Al fine di rendere le comunicazioni spirituali indipendenti dalla mente del medium, sono stati ideati vari strumenti. Uno di questi è una specie di quadrante…”, etc.

Kardec sembra, quindi, contraddire completamente l’ultima riga del brevetto di Wagner (e la descrizione di altri brevetti di tavole ispirate allo piscografo): “Quando una persona possiede elettricità nervosa posizionando la sua mano su uno dei dischi, lo strumento funzionerà immediatamente e il tracciante scriverà sull’alfabeto ciò che passa nella mente dell’operatore.

Così la tavola parlante diventa spiritica e ben presto alcuni uomini d’affari coglieranno la palla al balzo per produrne una a tale scopo: la tavola Ouija.

Perché la tavola Ouija è venduta come giocattolo

Charles W. Kennard (fonte: Williamfuld.com)

Chi ha avuto l’idea di costruire un’ennesima tavola, ma con l’intento di essere venduta come tavola spiritica, sono sette uomini d’affari, fra cui alcuni massoni e due importanti signori che vi andrò ad elencare. Alcuni di questi si sono presi la paternità dell’idea, quindi non ci è dato sapere per certo chi abbia avuto veramente l’idea, ma conosciamo i brevetti, le cui date di deposito ne fanno dedurre solo la legittimità.

Tutto inizia il 7 aprile 1880, quando Charles Wesley Kennard, uno degli uomini della Ouija, diventa un massone e in uno degli incontri nella massoneria, stringe accordi con altri uomini di affari per costituire la una società imprenditoriale.

I soci della compagnia sono stati: Harry Welles Rusk, un uomo molto attivo in politica con parecchie cariche importanti, William HA Maupin che sposò la nipote di Elijah J. Bond (tenete a mente questo nome, perché ha a che fare parecchio con la tavola), il colonnello Washington Bowie, quello che ci ha investito più soldi nella società e un certo John F. Green, di cui si non ci sono note certe, ma pare sia stato attivo politicamente. Quindi il 20 ottobre 1890 i suddetti uomini apparvero in una corte di Baltimora per firmare e registrare i documenti di incorporazione della The Kennard Novelty Company, la casa che produsse la tavola Ouija.

Elijah Jefferson Bond (fonte: Williamfuld.com)

Elijah Bond, aveva studiato legge assieme a Rusk, ed entra a far parte dell’idea del prodotto che avrebbe fatto guadagnare molti soldi ai suoi investitori. Chi manca all’appello? Beh, manca il costruttore William Fuld che, assieme al fratello Isaac, possedevano una fabbrica di giocattoli, la Southern Toy Company che ha chiuso i battenti nel 2002, quindi un’industria se vogliamo, secolare.

Innanzitutto sfatiamo la leggenda che la Ouija sia di William Fuld, citato come inventore e padre del consiglio di amministrazione della tavola. Il primo brevetto sulla Ouija (n. 446.054) è stato depositato da Elijah Jefferson Bond: ricordate quando vi ho scritto di tenere a mente questo nome? Il brevetto fu depositato il 10 febbraio 1891. Quello di Fuld è dell’anno successivo, (brevetto n. 479.266 del 19 luglio 1892). Il marchio del nome Ouija è il brevetto n. 18.919 e fu depositato dalla società Kennard Novelty Company il 3 marzo 1891. Tuttavia, non passò molto tempo prima che William Fuld, sotto la guida del colonnello Washington Bowie, subentrasse nella produzione della tavola Ouija e quindi, essendo in cascata l’ultimo detentore dei diritti, il suo nome resterà per sempre legato alla tavola spiritica, come suo padre e promotore, per quanto non del tutto vero.

Molte persone sono convinte che la tavola Ouija sia stata venduta come un giocattolo perché i diritti furono acquisiti prima dalla Parker Brothers e poi dalla Hasbro. Si tratta invece solo di una successione di acquisizione dei diritti della tavola, che sin dall’inizio fu venduta come giocattolo così come riportato nel suo brevetto. I membri della famiglia Fuld erano in possesso di brevetti, marchi e copyright relativi a Ouija, ma alcuni brevetti furono depositati precedentemente e successivamente dai soci della Kennard Novelty Company, cercando di lucrarci il più possibile con tavole simili alla Ouija. Tutti questi brevetti riportano in calce la scritta Game Apparatus, ovvero Strumento di gioco.

Il primo brevetto depositato da Elijah J. Bond riporta quanto segue: “La mia invenzione riguarda miglioramenti nei giocattoli o nei giochi, che desidero definire Ouija o Portafortuna egiziano; gli scopi dell’invenzione sono di produrre un giocattolo o un gioco attraverso il quale due o più persone possano divertirsi facendo domande di qualsiasi tipo e ricevendo risposta dal dispositivo usato e azionato dal tocco della mano, in modo che le risposte siano designate con lettere sulla tavola”, etc. Solo successivamente Fuld in paio di righe del suo brevetto, menzionerà che la tavola è usata anche da medium per uso divinatorio.

Stando alle parole di Bond, che differenza ci sarebbe quindi con il classico libro delle risposte? Perché mai la tavola sarebbe pericolosa e attirerebbe demoni e il libro delle risposte (o oggetti con la stessa tecnica) sarebbero innocui? Sicuramente i credenti in questa teoria staranno già dicendo che anche altri espedienti sono altrettanto pericolosi, eppure non se ne parla mai. Questo argomento lo rimando a qualche paragrafo successivo.

OUI-JA significa SÌ in francese e Sì in tedesco?

Secondo moltissimi sostenitori della teoria, OUIJA è l’insieme di OUI e JA, ovvero in francese e in tedesco. Questa filastrocca oramai è arrivata persino nella nota enciclopedia Wikipedia che riporta quello che viene riportato, ma questo non significa che sia vero. Innanzitutto che senso avrebbe sì in francese e in tedesco se gli autori della tavola erano americani? Forse per unire Kardec a Wagner? Poco conciliabili, come abbiamo potuto vedere. Inoltre, perché Sì-Sì? Sulla tavola c’è scritto Sì-No, quindi avrebbe potuto essere Oui-Nein o Ja-Non. È giunto il momento di sfatare questo mito perché non esiste! Vedremo quindi come dovrebbe essere pronunciato il nome e perché si chiami così.

Senza dubbio il nome Ouija ha resistito nel tempo battendo il nome delle altre tavole, quali la Ouija Canadese, la Oracle e la Mystifying Oracle, la Oriole della Southern Toy Compan, la Cryptique, la Vo-Lō della Northwestern Toy and Manufacturing Company di Chicago, la Espirito della W. S. Reed Toy Company nel Massachusett e la Igili della American Toy Company che si trovava proprio accanto alla Kennard Novelty Company. Tutte fabbriche di giocattoli, fatta eccezione per la Cryptique, che viene venduta come strumento spiritico ed è di proprietà dei nipoti di William Fuld, Kathy e Stuart.

(fonte: Williamfuld.com)

Il nome-marchio Ouija non è stato depositato da William Fuld (notate come perde credibilità che appartenga a lui la paternità della tavola), ma dalla Kennard Novelty Company quando alla presidenza c’era Harry Welles Rusk, ma per volere di Elijah J. Bond. Fuld ne diventerà poi possessore successivamente.
Nel brevetto n. 18.919 depositato il 3 febbraio 1891, si riporta che “Il suddetto marchio è costituito dalla parola arbitraria o fantasiosa “Ouija“, pronunciata “We-Ja”.

Bene, We-Ja, in inglese (americano) e non Oui-Ja (in francese-tedesco). Quindi scrivendolo nella pronuncia americana si legge “Ui-gei” o “Ui-gii”, ma non di certo “Ui-ia”. Se questo non vi bastasse, anche se la pronuncia del nome poco importasse a William Fuld, egli cercò di dipanare ogni dubbio depositando un documento (n. 142.200) il 3 marzo 1921 che riporta WE-JA e scrive: “Sia noto che io, William Fuld, un cittadino degli Stati Uniti d’America, residente nella città di Baltimora, nello stato del Maryland, e facendo affari a No. 1226-1228-1306 N. Central Avenue, in detta città, ho ha adottato e utilizzato il marchio registrato nel disegno allegato, per le discussioni, nella classe n. 22, Giochi, giocattoli e articoli sportivi.”

Oltre ad aver specificato We-Ja (in americano), ha sottolineato che la tavola rientra nella classe (categoria) n. 22, quella di giochi, giocattoli e articoli sportivi. Qualcuno penserà che la Kennard Novelty Company non potesse scrivere che si trattava di articolo divinatorio per non incorrere in sanzioni o impossibilità alla distribuzione. Questo non è affatto vero perché lo Spiritoscopio di professor Robert Hare e altri strumenti simili, antecedenti e successivi alla tavola Ouija riportavano l’intenzione di comunicare con gli spiriti, come lo stesso Kardec scrisse nelle sue opere letterarie. Possiamo dedurre, dunque, che la Ouija sia un oggetto nato come un gioco di società e usato da spiritisti con l’intenzione di comunicare con il mondo dei morti, così come ha riportato Fuld nel brevetto stesso.

Vi riporto un video che una volta per tutte lo pronuncia correttamente, ma potete provare a scrivere Ouija in Google Translate o in qualsiasi altro servizio di traduzione online e ascoltare la pronuncia.

L’origine del nome OUIJA

Come abbiamo già visto qualche riga più in lato, Ouija non significa Sì in francese e Sì in tedesco e ha anche una sua precisa pronuncia. Quindi da dove deriva quel nome? Ancora una volta la storia ci viene in aiuto per dipanare ogni dubbio a riguardo. Questa storia ce la racconta Robert Murch, il più importante collezionista, storico ed esperto a livello mondiale della tavola Ouija.

Nel 2011, Murch scoprì una serie di articoli sul Baltimore Sun e una serie di lettere scritte da Charles Kennard, il fondatore della società che diede i natali alla Ouija, dove racconta come si arrivò a quel nome.

Per libera concessione a Archaeus.it (vietata ogni riproduzione)

Tutto risale al 1890, quando Kennard riunì i soci investitori per produrre la nuova tavola “parlante” sulla scia del movimento spiritista che si diffondeva rapidamente. La Kennard Novelty Company non aveva ancora un nome e il 25 aprile di quell’anno, Kennard si trovava in una pensione di Baltimore con l’investitore Elijah Bond e la cognata di questi, Helen Peters Nosworthy. Decisero di chiedere all’intero consiglio se avessero qualche idea sul nome. Helen era una donna colta e benestante e, secondo la descrizione in alcune lettere di Bond, era anche un’ottima sensitiva. Questo ha portato a rafforzare la leggenda che fu la tavola a indicare “Ouija” alla domanda che Bond, sua cognata e Kennard posero mentre tenevano le dita sulla planchette della tavola “parlante”. Il consiglio avrebbe chiesto cosa mai significasse quel nome  e loro avrebbero risposto: “Buona Fortuna!”. Durante quella seduta, Kennard ricorda che Helen mostrò loro un medaglione della sua collanina, dove vi era raffigurata una donna il cui nome scritto più in basso era Ouija; quindi chiesero a Helen se durante la sessione avesse pensato a quel nome, ma lei negò.

Questa è stata indubbiamente una grande trovata pubblicitaria per assicurare che la tavola in questione rispondesse in qualche modo alle domande poste. La verità, però, è un’altra!

Maria Louise Ramée in arte Ouida (fonte: immagine di Pubblico dominio)

Semmai fosse vero che la tavola rispose OUIJA alla richiesta del suo nome, qualcuno doveva aver guidato volontariamente la planchette sulla tavola, affinché apparisse il nome che tutti oggi conosciamo. A farlo non poteva di certo essere stata Helen Peters, perché sapeva bene cosa ci fosse scritto in quel suo medaglione. La donna raffigurata era Maria Louise Ramée (1839-1908), una nota scrittrice britannica di romanzi rosa e di avventura, impegnata come attivista per i diritti delle donne e usava lo pseudonimo OUIDA (deformazione infantile del nome Louise) per firmare le sue opere letterarie. Era così nota che persino la regina Vittoria del Regno Unito (1819-1901) era una sua grande estimatrice e venivano stampati medaglioni con il suo volto e la sua firma. Quindi sicuramente sotto la sua immagine nel medaglione della Peters non c’era scritto OUIJA, bensì OUIDA. Se noi proviamo a eliminare la linea verticale della lettera D, il nome che leggeremo sarà OUIJA (come potete vedere nella GIF animata qui di seguito riportata).

Da OUIDA a OUIJA (GIF Animata creata da Archaeus.it)

È chiaro, dunque, che quel nome stampato o inciso nel medaglione della Peters, era OUIDA e che qualcuno dei due (Bond o Kennard) deve aver letto male e quindi ha guidato la planchette sulla J anziché sulla D. Helen Peters non poteva aver sbagliato, perché la J e la D si trovano sui lati opposti della tavola. Quel “Good Luck” (ovvero, Buona Fortuna) fu spiegato da Kennard, quindi ha collegato il medaglione portafortuna alla frase “Buona fortuna”. Che sia stato lui a muovere la planchette sulla J? Difficile dirlo, perché poteva averlo fatto anche lo stesso Bond che riferiva i poteri sensitivi della cognata.

Comunque sia, Helen Peters, che era anche un’azionista della società, accompagnò il cognato Bond all’ufficio brevetti per aiutarlo a ottenere il brevetto del nome. Quel brevetto fu respinto, non solo dall’ufficio di Baltimora, ma anche da quello a Washington DC, perché non c’erano prove dei poteri sensitivi della Peters. Dopo alcune pressioni, il brevetto venne rilasciato. Helen Peters, però, dovette lasciare la società per via di una grande faida nella sua famiglia a causa della scomparsa di una preziosa collezione di bottoni del periodo risalente alla Guerra Civile. Nonostante le scrupolose indagini del consiglio di amministrazione, il ladro non venne mai identificato. Con l’uscita della Peters dalla società, venne nominato un altro membro della famiglia al suo posto. Questa triste vicenda portò ad un’inevitabile rottura dei rapporti familiari. Helen Peters, non solo rinnegò la Ouija, ma avvertì altri a non usarla perché le sue risposte erano false; evidentemente si riferiva allo stesso nome che qualcuno aveva guidato attraverso la planchette.

A sinistra un foto ritratto di Helen Peters (fonte: Talking Board Historical Society) e
a destra il ritratto disegnato dal marito di Helen, Ernest Nosworthy (fonte: robertmurch.com)

Un anno più tardi Helen Peters sposò l’attore inglese Ernest Nosworthy, il cui ritratto della moglie da lui disegnato durante una permanenza a Norfolk, in Virginia, all’Hotel Gladstone, resta l’unica rappresentazione della giovane Helen.

La pericolosità della tavola Ouija

Non c’è alcun giornale stampato fra la fine dell’Ottocento e gli anni Settanta del secolo successivo, che menzioni a un rischio nell’usare la tavola Ouija o altre tavole “parlanti” stampate in seguito. Racconti popolari a parte, che ancora oggi riempiono commenti e post sui social network, la tavola poteva essere usata con serenità e la Chiesa stessa non chiedeva alcuna confessione qualora se ne facesse uso.
La tavola è sempre rimasta “innocua” fino alla pubblicazione del romanzo The Exorcist (L’Esorcista) del 1971, scritto da William Peter Blatty che divenne poi lo sceneggiatore e produttore dell’omonimo film del 1973 diretto dal regista William Friedkin. La storia del romanzo e del film racconta di una ragazzina che è posseduta da demoni (nel film si fa riferimento al demone Pazuzu, ma nel libro non viene rappresentato come il responsabile della possessione, né come demone) dopo aver usato la tavola Ouija per cercare di comunicare con uno spirito che si faceva chiamare Capitan Gaio nella versione italiana e Captain Howdy in quella originale, ispirato ad alcune canzoni e opere letterarie per ragazzi.

Un fotogramma tratto dal film L’Esorcista di William Friedkin e tratto dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty (fonte: Warner Bros. Pictures)

La trama del film s’ispirerebbe a una storia accaduta a un ragazzo della periferia di Washington DC verso la fine degli anni Quaranta e che abbia avuto eco su qualche rivista del bizzarro qualche tempo più tardi e che divenne poi fenomeno mediatico solo dopo l’uscita del romanzo e, soprattutto, del film L’Esorcista. Non accadde quello che si racconti, ci sono un libro e documenti storici a raccontare la vera vicenda di quel ragazzo (il cui nome cambia secondo le fonti) e, comunque sia, non fu l’uso della tavola ouija, la causa della sua fissazione di essere posseduto, bensì quello del pendolo, strumento molto più utilizzato dal giovane e dalla zia; ma non è questo il momento per parlare della vera storia che ispirò il notissimo film.

dal film L’Esorcista (fonte: Warner Bros. Pictures)

Comunque sia, l’uscita del film scatenò l’idea che la tavola Ouija fosse pericolosa e da allora è entrato nell’immaginario collettivo. D’altronde, nel panorama del “paranormale”, molte persone credono più ai fenomeni mostrati nella fiction che a quelli realmente studiati in ambito pseudoscientifico (oltre che scientifico).

Epilogo della tavola Ouija

  • William Fuld non ha inventato la tavola, ma finì per possedere il brevetto; morì nel 1927 dopo una brutta caduta da una scala.
  • La famiglia Fuld vendette il brevetto Ouija alla Parker Brothers nel 1966. Nel 1991, la Hasbro acquistò, e li detiene tuttora, tutti i diritti della tavola Ouija. La tavola fu venduta come giocattolo sin dalla sua prima distribuzione.
  • L’uso spiritico si deve a una frase scritta ne Il Libro dei Medium di Allan Kardec, antecedente l’uscita della Ouija, parafrasando a modo suo il brevetto dello psicografo (prima tavola parlante brevettata dal professor Wagner).
  • Il nome OUIJA non significa Sì in francese e Sì in tedesco (non ha senso e non ha fondamento), bensì è stata una lettura sfalsata del nome OUIDA in un medaglione di un’azionista della tavola stessa.
  • La sua pronuncia non è UI-IA, ma UI-JII (o in alternativa, UI-Jei) come si è potuto ascoltare in un video proposto nel paragrafo più in alto.

La tavola non può essere pericolosa nonostante molti sostenitori lo affermino (molti dei quali non hanno mai visto la tavola da vicino perché intimoriti dalla sua leggenda). Qualunque leggenda, video o racconto sinistro riguardante la tavola può essere molto discutibile senza prove dimostrabili.

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