Storia del Ghost Hunting

Premetto che non si tratta di un articolo, forse nessun testo di Archaeus può essere etichettato come articolo, perché un articolo tratta in maniera sommaria e “disquisitoria” un argomento. Archaeus invece fa una seria ricerca storica sul paranormale, vagliando quante più informazioni possibili, cercando di arrivare in fondo alla questione senza essere di parte né di chi crede né di chi non crede. Una ricerca obiettiva va fatta mettendo sul tavolo qualsiasi possibilità e poi confrontandole. Questo è sempre stato il mio personale modo di fare studio e ricerca.

Quello che segue è più un compendio sul Ghost Hunting che un articolo, un resoconto storico su ciò che è stato ed è oggi, con affermazioni e informazioni che non provengono dal sottoscritto, ma da una serie di dati raccolti sui vari testi dedicati al paranormale. Purtroppo il ghost hunting non brilla di genuinità, come si potrà leggere in questo resoconto, ma più che essere un trattato polemico, vorrei fosse preso seriamente con onestà intellettuale, soprattutto dagli stessi investigatori. Leggo molto spesso un’amarezza nella situazione di stallo che si è venuta a creare in questo tipo di ricerca e la spiegazione credo stia proprio nella storia stessa del ghost hunting. Questo resoconto però, è scritto per il pubblico in genere, non esclusivamente per gli addetti ai lavori, quindi, per quanto già siano a conoscenza di alcuni aspetti, mi pare sensato iniziare dalle basi.

Come viene visto oggi il Ghost Hunting

Oggi si sente parlare molto di ghost hunting e investigazione sul paranormale. Più o meno sono la stessa cosa, e i membri di questi team operano con la stessa strumentazione e con lo stesso modus operandi. In alcuni testi ho letto che fra i due tipi di ricercatori dovrebbe esserci una differenza, ma in Italia soprattutto, non è presa in considerazione: i ghost hunters andrebbero a caccia di prove in luoghi, dove non necessariamente ci sono state testimonianze di apparizioni o fenomeni, mentre gli investigatori del paranormale non andrebbero in cerca di fantasmi, ma di fenomeni insoliti, solo laddove sono state segnalate anomalie. Nella realtà non avvengono né la prima né la seconda cosa: i ghost hunters operano come gli investigatori del paranormale e questi ultimi nonostante affermino di non cercare i fantasmi, spesso nei video delle loro indagini chiedono se l’entità sa di essere morta o chiedono all’entità se sia morta in quel luogo, quindi si rivolgono al presunto spirito di un defunto, ergo un fantasma. Senza entrare in polemiche sterili, perché ciò che riporto è solamente cronaca storica, vorrei ricordare che l’investigazione del paranormale, per etimologia e storia, è sempre stata legata alla ricerca nella metapsichica e nei fenomeni psichici, piuttosto che andare in cerca di prove per castelli e antiche dimore.

Un’immagine del team americano TAPS

Evidentemente l’influenza della serie tv “Ghost Hunters” di un noto team d’investigatori dall’acronimo TAPS (The Atlantic Paranormal Society) che è sbarcata sulla pay-tv nel 2004 e in Italia solo con la terza stagione nel 2011, ha influenzato parecchio molti sostenitori, tanto da non cercare nella storia del ghost hunting stesso, ma credendo a tutto ciò che venisse dichiarato in televisione da questo team, come ad esempio l’uso del KII-Meter come strumento calibrato sulle frequenze di campi elettromagnetici degli spiriti, come se sapessimo quali siano. Non voglio però parlare del KII-Meter in questo resoconto, perché sarebbe un discorso piuttosto lungo e tecnico. Comunque questa diatriba fra ghost hunters e investigatori del paranormale viene proprio da questi ultimi che s’ispirano molto alle vicende della TAPS, perché proprio loro dichiararono sul proprio sito internet “We are Paranormal Investigators, Not Ghost Hunters”, in altre parole “Siamo investigatori paranormali, non cacciatori di fantasmi”. Quello che forse non è chiaro a chi sostiene questa baggianata, è che al tempo la TAPS aveva come concorrente i Ghost Adventures di Zack Begans & Co. Buffo se pensiamo che il format televisivo della TAPS fosse proprio chiamato Ghost Hunters. Entrambi i “gruppi di ricerca” però, non erano altro che format televisivi d’intrattenimento: il primo più incentrato sulla dinamica dell’indagine e i secondi spinti più “sull’effetto wow”. Dato che fondamentalmente, per storicità, l’investigazione sul paranormale è sempre stata dedicata alla parapsicologia, in questo resoconto tratterò solamente il ghost hunting, poiché è alla base di entrambe le categorie.

Cos’è il Ghost Hunting

La caccia ai fantasmi, in senso di ricerca di prove sull’esistenza sulle attività paranormali e non il cacciare i fantasmi in senso stretto, è un’investigazione in luoghi che sono stati indicati come infestati dagli spiriti. Solitamente è composta di un team di persone e utilizzano una varietà di dispositivi elettronici, fra i quali misuratori di campi elettromagnetici, videocamere full spectrum (quindi infrarosso e ultravioletto), termometri digitali, termo camere e registratori audio.
Nonostante i ghost hunters siano molto criticati nell’ambito scientifico per il loro modo di operare, l’interesse dei fantasmi è in rapida crescita, soprattutto da quando alcuni format d’intrattenimento televisivo sono sbarcati anche sui nostri canali italiani. Nonostante questa nuova ondata di ricerca ispirata a questi format, la ricerca dei fantasmi non è per niente un avvenimento moderno e isolato. La genesi della caccia ai fantasmi è molto profonda e radicata nel nostro passato. Ho già trattato l’argomento del passato con articoli dedicati ai fantasmi nella Bibbia o nella vicenda di Plinio il Giovane (61-113 d.C.), o ancora nell’investigazione su un “poltergeist” nel 1662 noto come “Il Tamburo di Tedworth”.

La Bibbia è forse uno dei più antichi testi in cui si citano i fantasmi, anche se nell’articolo dedicato, si evince che le cose non stanno proprio così. Qualche traccia più precisa però l’abbiamo nel Nuovo Testamento, in cui la comprensione dell’enigma dell’oscurità e della luce, porta Gesù stesso a insegnare che l’oscurità equivaleva a “non capire”. Si deduce quindi che non possiamo conoscere, o meglio appunto, capire, la verità di chi siamo… sia nel caso fossimo tutti connessi a un’unica energia universale, sia come esseri speciali, o “animici”. Gesù diceva di “far risplendere la nostra luce” in questo mondo. E’ sicuramente una metafora, ma quindi questo implicherebbe che abbiamo luce dentro di noi? La nostra anima può essere vista dagli altri? Da qui inizia un percorso filosofico che si tramanda nel tempo e che ha visto i fantasmi “apparire” in numerosissimi racconti del passato, dalla mitologia greco-romana sino a oggi.

Gli albori dello Spiritismo

Rispetto al passato, oggi concettualizziamo il ghost hunting come un’attività “immersiva” che si basa su strumenti tecnologici utilizzati nelle escursioni notturne allo scopo di scoprire la “verità” con prove che potrebbero far ricredere gli scettici. Questo desiderio di scoprire se oltre la morte ci sia una nuova esistenza, ha sempre incuriosito l’essere umano. La morte è l’ultima frontiera che dà innumerevoli interpretazioni a un luogo dove tutti andiamo, ma di cui non abbiamo per certo la sicurezza del “dove” o del “cosa” sia. Mi sono sempre chiesto, sin da quando provai a cimentarmi nel ruolo di ghost hunter: a che livello siamo della ricerca? Cosa abbiamo lasciato alle nostre spalle? Quali storie, miti e superstizioni hanno preso nuova vita? E soprattutto, per la gioia delle sedute spiritiche, a che punto è la ricerca scientifica su questo grande mistero? Questo mi dà lo stimolo per cercare ogni giorno tracce nei testi del passato, piuttosto che cercare il passato nei luoghi ancora presenti.

Quando si parla di ghost hunting, non possiamo dimenticare che sia strettamente legato allo spiritismo moderno e ai suoi derivati. Il primo periodo storico dal quale bisogna partire è senz’altro l’Era Georgiana, quando l’Inghilterra fu regnata da Giorgio I a Giorgio IV, quindi fra il 1714 e il 1830.  In quel periodo nella Gran Bretagna e anche negli altri luoghi sotto l’impero britannico, ci fu un’enorme rivoluzione sociale, fatta di riforme e di cambiamenti. Il Cristianesimo ebbe una nuova rinascita con la Chiesa anglicana. Insomma, c’erano già le basi per la nascita dell’Era Vittoriana, periodo caldo per le fondamenta dello spiritismo moderno.

Prima ancora che si parlasse delle sorelle Fox e di Kardec, uno dei primi fenomeni fu il caso del poltergeist della Strega di Bell ad Adams, Tennessee, fra il 1817 e il 1828. Eravamo proprio in piena epoca georgiana. La storia della Strega di Bell però è solo una leggenda, uno dei tanti racconti che si sono tramandati nel tempo, il cui fondo di verità risale a due libri.
Il primo è “History of Tennessee” dei fratelli Goodspeed pubblicato nel 1886, circa sessant’anni dopo il periodo in cui sarebbe avvenuto l’episodio della leggenda. Il secondo libro è “An Authenticated History of the Bell Witch”  di Martin Van Buren Ingram pubblicato nel 1894, ben settantacinque anni dopo il caso Bell. Nel primo libro vi è un intero paragrafo che tratta gli eventi della contea di Robertson. A parte queste due fonti, non c’è traccia alcuna prima del 1886, il che è molto strano, data la grande nomea di questa donna-strega ritenuta infame durante la sua esistenza. Probabilmente avrebbero potuto esserci articoli di giornale degli anni ’20 dell’Ottocento, ma non ve n’è alcuna traccia. In concomitanza con l’anno della Strega di Bell, uno scienziato di cui non c’è traccia del suo vero nome, pare indagò sui presunti fantasmi nella Torre di Londra.

Ho letto un libro di James Houran, “Hauntings and Poltergeists: Multidisciplinary Perspectives” (Infestazioni e Poltergeist: Prospettive multidisciplinari) in cui l’autore ritiene che il nostro moderno approccio alla caccia ai fantasmi sia iniziato con il matrimonio fra la scienza e la religione. Nasce da questo connubio il voler usare strumenti di rilevazione di base scientifica per la ricerca della spiritualità. Houran afferma che mentre i filosofi dell’Illuminismo pensassero che la ragione e la scienza avrebbero prevalso sulla superstizione e sulla religione, le credenze mistiche avrebbero creato un legame con l’indagine scientifica. Perciò, la nascita della scienza moderna è andata a coincidere con l’ibridazione di due correnti di pensiero prevalenti. Dopotutto perché sostituire un paradigma con un altro? In sostanza i fantasmi e la scienza non si escludono a vicenda. Ho voluto trattare la storia dello spiritismo moderno perché è base da cui partire per comprendere la credenza dei fantasmi ancora oggi.

Franz Mesmer

Houran indica, infatti, che il mesmerismo (o magnetismo animale) del tardo XVIII secolo, sia un primo esempio di questo improbabile mix di credenze. Mentre scrivo quest’articolo, sto raccogliendo quante più informazioni possibili sul magnetismo animale che ho già iniziato a raccontare con qualche articolo dedicato e ce ne sarà uno esclusivamente dedicato appunto a Franz Mesmer (1734-1815), un medico e autoproclamato membro dell’Illuminismo. I suoi seguaci associavano spesso il suo lavoro alla chiaroveggenza. Per farla breve, il suo lavoro è iniziato nel campo della medicina ed è finito nel regno del misticismo. Il culto dell’elettromagnetismo fra il 1820 e il 1830, in cui l’elettricità era riverita come principio universale divino, creò questa fusione fra religione e scienza influenzando gran parte del misticismo del XIX secolo. In seguito, lo spiritismo che emergeva nel 1850 sulla scia di attività di presunti poltergeist, rappresentò il passo successivo verso l’evoluzione della ricerca sul sovrannaturale. Gli spiritualisti del tempo credevano che l’anima potesse essere empiricamente quantificata attraverso la scienza. Allora come oggi, le persone erano curiose e ricercavano con mezzi scientifici a portata di mano, ovviamente con le tecnologie e i metodi del tempo, possibili prove vivendo particolari esperienze.

Il termine Ghost Hunter e i primi ricercatori

Restando nel 1830, Marie Laveau (1801-1881), che praticava il voodoo presso il creolo della Louisiana, ottenne il titolo di Regina voodoo a New Orleans. Tre anni più tardi, lo scrittore irlandese Michael Banim (1796-1874) pubblica il suo romanzo The Ghost-Hunter and His Family. Parrebbe che il termine “cacciatore di fantasmi” non abbia altri precedenti.

La prima vera caccia ai fantasmi fu condotta dal maggiore Edward Moor (1771-1848), un soldato e indologo britannico, in una casa di un piccolo villaggio chiamato Great Bealings nei pressi di Suffolk, in Inghilterra, nel 1834. Il maggiore Moor indagò nella casa in seguito al misterioso tintinnare delle campane usate per chiamare i domestici, che avevano preso a suonare spontaneamente in modo incontrollato. Edward Moor fu tra i primi a trattare obiettivamente i fenomeni insoliti, come mi piace chiamarli, e non affermò che il fenomeno avesse un’origine soprannaturale, bensì cercò invece di stabilirne la causa razionalmente, perché solo trovando la risposta logica al fenomeno si poteva escludere l’origine spiritica. Oggi invece avviene per lo più l’esatto contrario: non si appura in maniera esaustiva la causa naturale, studiando il caso da un punto di vista scientifico, ma si bolla per “anomalia” un dato perché sconosciuto, spesso per propri limiti nei confronti delle conoscenze scientifiche e tecniche. Ho potuto leggere il resoconto di questa indagine nel libro Bellings Bells che è ancora reperibile in forma cartacea in una delle tante ristampe.

A seguito del nascente movimento spiritista nella metà del XIX secolo, nel 1862 nasce il Ghost Club, la più antica organizzazione di ricerca di fantasmi al mondo. In realtà le radici del club risalgono al 1855, quando a Cambridge alcuni borsisti iniziarono a discutere di fantasmi e fenomeni psichici al Trinity College. Fra i propri membri si annovera Charles Dickens (1812-1870), conosciuto per opere come Oliver Twist e A Christmas Carol, ma anche altri noti signori: Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930), il “papà” di Sherlock Holmes, il filosofo di Cambridge Henry Sidgwick (1838-1900) e altri sacerdoti e accademici fra cui i futuri membri della Society for Psychical Research (SPR), fondata nel 1882, i fisici Sir William Fletcher Barrett (1844-1925), Lord Rayleigh (1842-1919) e il futuro primo ministro Arthur Balfour (1848-1930).

I fratelli Davenport con William Fay e Robert Cooper

Una delle prime indagini del Ghost Club fu condotta sui fratelli Davenport, Ira Erastus (1839-1911) e William Henry (1841-1877), inizialmente conosciuti come prestigiatori. Erano figli di un poliziotto di Buffalo a New York e hanno presentato illusioni affermando fossero di origine soprannaturale. Non è un caso che iniziarono a proporsi con eventi bollati come fenomeni spirituali nel 1854, quando lo Spiritualismo era già decollato in America a seguito delle storie delle sorelle Fox che influenzarono anche gli studi di Allan Kardec, considerato poi il precursore dello spiritismo moderno di stampo rigorosamente cristiano-cattolico. Ai fratelli Davenport, si aggiunse William Fay, un abitante di Buffalo con un interesse nell’evocazione e poi da Jesse Babcock Ferguson (1819-1870), un predicatore cristiano americano di Nashville, che sviluppò le inclinazioni spiritiche fra il 1840 e il 1850.  Fu proprio Ferguson che assicurò il pubblico del potere dello spirito nei loro esperimenti, ma che in realtà erano solo degli ingannevoli stratagemmi. Ai fratelli si aggiunse un loro amico, Robert Cooper, come aiutante e testimone delle loro performance.

L’Armadietto degli Spiriti dei Fratelli Davenport

I fratelli Davenport girarono gli Stati Uniti per dieci anni con questi spettacoli illusori spacciati per sovrannaturale, per poi andare oltreoceano in Inghilterra, dove lo spiritismo stava diventando sempre più popolare. Fu però uno dei loro ultimi numeri a fregarli, il cosiddetto Armadietto degli Spiriti che era stato preso in esame dal Ghost Club, perché il team dei fratelli Davenport affermava che fosse un meccanismo per mettersi in contatto con i morti. Il risultato delle indagini del Ghost Club, però, non fu mai reso pubblico. Fu il prestigiatore John Nevil Maskelyne (1839-1917) a studiare il trucco dell’Armadietto degli Spiriti e dichiarò al pubblico del teatro, dove si stavano esibendo i fratelli Davenport, che avrebbe potuto anch’egli ricreare lo stesso trucco senza interpellare il soprannaturale. Assieme ad un amico, l’ebanista George Alfred Cooke (1825-1905), ha ricostruito una versione dell’armadietto e rivelarono al pubblico l’inganno dei fratelli Davenport, durante uno spettacolo tenutosi a Cheltenham, nei borghi di Gloucestershire, in Inghilterra, nel giugno del 1865.
Il mago John Henry Anderson (1814-1874) e il prestigiatore Jean Eugène Robert-Houdin (1805- 1871), lavorarono per scoprire i trucchi dei Davenport, scrivendo documenti rivelatori ed eseguendo un duplicato dei trucchi. Il pubblico, quindi deluso e sconcertato, chiedeva il risarcimento del denaro speso durante gli spettacoli dei fratelli truffaldini. Il motivo di tale accanimento, non fu per distruggere la fama dei fratelli prestigiatori, ma per smascherare le frodi vendute come effetti causati dai fenomeni soprannaturali. Da lì a breve, i fratelli Davenport furono scoperti più volte dei loro bluff e denunciati come frodi in più paesi.

Sir Arthur Conan Doyle con il mago Harry Houdini

Secondo il mago Harry Houdini (1874-1926), Ira Erastus Davenport, gli aveva confessato che lui e suo fratello avevano falsificato il loro fenomeno per contattare gli spiriti. A prova di questo fu la lettera di Ira Erastus in cui afferma di non credere nello spiritismo, pubblicata nel libro di Houdini, A Magician Amongst the Spirits, nel 1924. Questo non fu sufficiente per lo spiritista Arthur Conan Doyle, che da lì in avanti fu vittima anch’egli di frodi da parte di presunti medium e ragazzine che fotografavano le fate. Secondo Conan Doyle, Ira Erastus Davenport gli avrebbe dimostrato di essere uno spiritualista praticante. Non aveva però del tutto torto. Difatti, solo di recente, l’investigatore scettico Joe Nickell scoprì l’album di Ira Davenport al museo della Lily Dale Spiritualist Assembly. Dopo averlo esaminato in tutti i suoi contenuti, quali ritagli di giornale, appunti personali e fotografie, concluse che Conan Doyle aveva ragione su Ira e cioè che praticasse lo spiritualismo in privato, ma affermò anche le ragioni di Houdini che i loro fenomeni “spirituali” pubblici fossero il risultato di un inganno. Che Ira Davenport fosse uno spiritualista praticante o presunto, usavano comunque l’inganno per realizzare trucchi che attribuivano a fenomeni spiritici.

Il Ghost Club si sciolse nel 1870 dopo la morte di Charles Dickens. Sia il Ghost Club che altre successive organizzazioni d’investigazione sul soprannaturale, si concentrarono maggiormente su indagini incentrate sulle persone; la caccia ai fantasmi, nel senso di escursioni in luoghi presumibilmente infestati, rimase solo l’eccezione. Tuttavia, presto cominciarono ad apparire libri di ricercatori indipendenti, fra cui Ghost World del reverendo Thomas Firminger Thiselton-Dyer (1848- 1923) pubblicato nel 1893, in cui si teorizza la capacità di un fantasma di attraversare l’acqua. Un altro capostipite del genere fu Haunted Houses di Charles George Harper (1896-1943), pubblicato nel 1907, una cronaca di luoghi presumibilmente infestati.

L’Epoca Vittoriana e l’inizio dello Spiritismo Moderno

Nel 1837 finisce l’era georgiana e inizia quella vittoriana. Tre anni più tardi, un medico di Sunderland, siamo sempre in Inghilterra, indaga su una casa infestata a Willington Mill, vicino a Newcastle, che era di proprietà del quacchero Joseph Proctor. I quaccheri erano i fedeli di un movimento cristiano nato nel XVII secolo in Inghilterra, più appartenente al calvinismo puritano, che si concentrò più che altro sul sacerdozio di tutti i credenti. I membri erano chiamati “quaccheri” o più semplicemente “amici”, anche se inizialmente il termine usato era “figli della Luce”. Il dottor Drury, investigatore del caso, apparve su una rivista del gennaio 1860, The Spiritual Magazine, con l’appellativo di ghost detector, il rivelatore di fantasmi.

La parte da leoni in epoca vittoriana, l’ebbero certamente le sorelle Fox: Leah, Kate e Maggie. Vivevano nell’allora Hydesville, a New York, oggi chiamata Lily Dale. Nonostante siano nominate sempre le tre sorelle, la storia ebbe inizio solo con Margaretta detta Maggie, che a quel tempo aveva quattordici anni, e con sua sorella Catherine, detta Kate, di undici anni. Spesso sono accreditate come chi ha inaugurato l’inizio del Movimento Spiritualista.  Sarà dedicato un articolo intero solamente a loro, ma non questo il momento per dilungarmi sulla loro lunga vicenda nata in una stanza da letto. Il libro Spiritualism: A Popular History From 1847 scritto dal francescano Joseph McCabe (1867-1955), pubblicato nel 1920, di cui possiedo una copia nella mia libreria, a pagina dieci, parla di questo movimento come nascente in un periodo antecedente l’evento delle Fox. McCabe cita, infatti, il Burned-over District (ovvero, il Distretto Bruciato) del 1840, come luogo e tempo di origine del Movimento Spiritualista. Si tratta di una regione centro-occidentale di New York agli inizi del XIX secolo, nella quale ci furono risvegli religiosi e formazioni di nuovi movimenti del cosiddetto Secondo Grande Risveglio, che sviluppò movimenti religiosi precedenti come il Millerismo e il Mormonismo. In quei luoghi e in quel tempo, si pensava che fosse possibile una comunicazione diretta con Dio e/o con gli angeli, e che Dio stesso non condannasse i bambini non battezzati a non ricevere lo spirito santo e quindi vulnerabili alle grinfie degli abitanti degli inferi.

Le sorelle Fox

Comunque sia, Kate e Maggie Fox divennero una sorta di medium portando i loro particolari eventi di “contattismo” per le strade di New York. La terza sorella, Leah Fox, fu più come una manager, curando i loro affari, perché da quelle dimostrazioni per strada, le sorelle guadagnavano molti soldi. Per quanto ancora oggi molti ghost hunters/investigatori, citino la storia delle sorelle Fox come l’inizio di questa ricerca sui fenomeni spiritici, dimenticano che storicamente, la loro carriera terminò nel 1888, quando Maggie ammise di aver ingannato il proprio pubblico. Vero è che più tardi ritirò la sua “confessione”, perché spinta dai propri spiriti guida, ma questo fece ancora più danno alla sua immagine perché la sua confessione era molto precisa.

Le investigazioni di due fisici: Faraday e Crookes

Michael Faraday

A metà dell’800, il fisico e chimico britannico Michael Faraday (1791-1867) ha contribuito allo studio sull’elettromagnetismo e sull’elettrochimica. Fra le sue principali scoperte ci sono i principi alla base dell’induzione elettromagnetica, quelli del diamagnetismo e dell’elettrolisi. Per quanto sia ricordato nell’ambito della ricerca sul paranormale per la cosiddetta Gabbia di Faraday (o Scudo di Faraday), inventata nel 1836, utilizzata per bloccare i campi elettromagnetici, si dimentica forse che nel 1850, Faraday lanciò una campagna pubblica contro la pseudoscienza e lo spiritismo, dilaganti in quel periodo soprattutto in Inghilterra.

Faraday obiettò in particolare alle affermazioni che le forze elettriche o magnetiche erano responsabili dei fenomeni paranormali, come la rotazione dei tavoli nelle sedute spiritiche e la comunicazione con i morti.  Faraday smascherò gli inganni di spiritisti, chiaroveggenti e medium e scoprì anche la credulità di un pubblico che per scarsa conoscenza scientifica si faceva ingannare facilmente. Mi chiedo quanto in realtà sia cambiato da allora a oggi. Infatti, nonostante i suoi sforzi, il fascino sul paranormale in epoca vittoriana, aumentò considerevolmente. Faraday in sostanza diventa il pioniere di controversie che ancora oggi esistono sull’educazione scientifica e il divario fra scienza e religione.

Nel 1859 il ricercatore psichico Robert Dale Owen (1801-1877), forte sostenitore dello spiritismo, pubblica un libro che consiglio di leggere a chi volesse sapere come siano andate le cose alle sorelle Fox: Footfalls of the Boundary of Another World. Si tratta di un bel tomo di oltre 500 pagine in cui è raccontato un resoconto dettagliato delle indagini di Owen sui contattati spiritici delle Fox, con interviste non solo alle protagoniste, ma anche a vicini e conoscenti, e molte altre informazioni legate alla ricerca sul paranormale di quegli anni.  Nonostante le ristampe non siano così perfette perché sono copie dell’originale abbastanza datato, resta un libro che vale la pena di possedere in casa, soprattutto se si è appassionati del paranormale. Da ricercatore non potevo farmelo mancare nella sua versione cartacea, ma è reperibile anche in formato digitale.

Qualche anno più tardi, nel 1861, il chimico e fisico britannico Sir William Crookes (1832-1919), inventore del precursore del tubo catodico e autore delle prime prove sperimentali sull’esistenza dell’elettrone, condusse la sua prima indagine paranormale su Kate Fox, una delle tre famose sorelle del movimento spiritista.

I membri del Ghost Club

Si occupò anche di studi su altri presunti medium dell’epoca: Florence Cook e Daniel Dunglas Home. Nel 1862 a Londra viene rifondato il Ghost Club con l’aggiunta di nuovi membri che hanno fatto la storia del paranormale, come Peter Cushing, Sir Shane Leslie, Eric Maple, il ricercatore Peter Underwood, noto per la sua teoria che lega i fantasmi ai buchi spazio-temporali e più tardi anche da Maurice Grosse, che diverrà noto per la sua indagine con la Society for Psychical Research sul poltergeist di Enfield. Il Ghost Club è attivo ancora oggi. Fra le indagini più famose del Ghost Club, voglio ricordare quella alla Queen’s House a Greenwich, in cui fu scattata nel 1966 una delle più famose fotografie di un presunto fantasma (ma di questo parleremo poi), e quella al Glasgow Royal Concert Hall, in cui ancora oggi molti gruppi d’investigatori, chiedono la possibilità di poter fare un’indagine, divenendo un luogo di pellegrinaggio per moltissimi di loro.

I Medium e la Stanza dello Spirito

Daniel Dunglas Home fotografato dal famoso fotografo dell’epoca Nadar

A seguito della nomea del medium scozzese Daniel Dunglas Home (1833-1886) per aver levitato fuori da una finestra al primo piano, fluttuando fino al terzo della casa di Lord Adare (Edwin Richard Wyndham-Quin), nel 1868 a Londra, Crookes iniziò a testare il medium tre anni più tardi. Le indagini continuarono per due anni, nell’intento di verificare se questi fenomeni di levitazione, di materializzazione e telecinesi, fossero reali o frutto di frode. Un suo forte sostenitore non poteva che essere Sir Arthur Conan Doyle, affermando che Home fosse un medium insolito per le sue ben quattro facoltà medianiche: la vocalità diretta, in altre parole potersi farsi udire dagli spiriti; la parlata in trance, che permetterebbe agli spiriti di parlare attraverso se stesso; la chiaroveggenza che gli permetteva di vedere cose oltre il senso della vista; e la medianità fisica capace di muovere oggetti a distanza e poter levitare.

La più grossa cantonata di William Crookes venne da Florence Cook (1856-1904), una delle più famose medium del movimento spiritista di quegli anni. Era nota per la sua capacità di produrre materializzazioni di spiriti, specialmente quelli della sua guida spirituale, Katie King. Nel tempo, il fantasma di Katie, cominciò a raccontare sempre più di sé, tanto di divenire lo spirito legato alla vita di Florence per moltissimi anni. Apparve per la prima volta in occasione agli inizi del 1852 in alcune sedute la famiglia Koons, contadini autodidatti, ma molto ben informati sulla filosofia e la politica di quel tempo, e nelle sedute dei fratelli Davenport, che è già tutto dire.

Un ritratto del 1843 dei coniugi Koons

L’interesse dei Koons per i fenomeni spiritici si deve al capofamiglia Jonathan, quando s’imbatte in alcuni articoli che raccontano le comunicazioni via colpi (rap) della famiglia Fox. Iniziò così a partecipare a diverse sedute in tutta l’Ohio, scoprendo di avere anch’egli il dono di medium. Quando tornò a casa nei pressi di Athens County, sul monte Nebo, si convinse che anche sua moglie Abigail e il figlio maggiore Nahum, fossero dotati di capacità psichiche. I Koons raccontarono di aver costruito una camera soprannominata “Stanza dello Spirito” per volere delle entità che entravano in contatto con loro. Si trattava di una capanna di legno che misurava 3,6 x 4,3 metri, con tre finestre chiuse, una sola porta e un soffitto alto 2,13 metri. Ovviamente le misure espresse dagli spiriti furono in piedi e non in metri, ma era per darvi un’idea. La stanza fu arredata con panchine che potevano contenere circa venti persone. Le richieste degli spiriti furono più dettagliate: la stanza doveva contenere alcuni strumenti musicali come una chitarra, una fisarmonica, una tromba, un tamburo tenore, una grancassa, due violini, un corno di latta, una campana del tè, un triangolo e un tamburello. Koons non era un uomo ricco e non poteva permettersi tutti gli strumenti, fra l’altro difficili da trovare in quella zona remota dell’Ohio, ma grazie ad aiuti da parte di vicini, riuscì a recuperare quelli necessari. Gli spiriti però sembrarono essere un tantino esigenti: richiesero due tavoli, una rastrelliera per gli strumenti musicali e un filo con cui sospendere alcune piccole campane e alcune immagini di colombe ritagliate da fogli di rame. Questa stanza divenne così popolare da far giungere in quella zona remota moltissime persone curiose e credenti nello spiritismo fino al 1858. Ebbero anche dei concorrenti, la famiglia Tippie, che viveva a tre miglia di distanza nella valle, e che costruirono una stanza simile. I Tippie avevano ben dieci figli e vantavano di esibizioni musicali da parte degli spiriti. Gli spettatori non videro mai mani spiritiche suonare quegli strumenti come accadeva invece nella casa dei Koons, quindi cominciarono a esserne delusi.  In seguito, viste le delusioni e i mormorii, i Tippie si spostarono in Colorado e, dato che la stessa sorte toccò anche ai Koons, questi traslocarono nell’Illinois. Dopotutto anche le sorelle Fox dovettero spostarsi quando le cose si fecero scottanti.

Per far placare un po’ di troppa curiosità da parte d’investigatori e gli animi dei visitatori delusi, Jonathan Koons (1801-1893) annunciò che lo spirito guida John King era partito e che il suo corno di latta aveva smesso di essere suonato. Koons si dedicò per un certo periodo a rispondere alle lettere di molti curiosi che scrivevano allo Spiritual Telegraph, per poi sparire definitivamente dal panorama spiritualista. Davvero accaddero tali concerti spiritici all’interno delle Spirit Rooms? Dopotutto ci sono molti resoconti dettagliati su quelle sedute. Per prima cosa c’è da dire che quelle relazioni furono scritte da spiritisti dichiarati che visitavano la Stanza dello Spirito solo per confermare le loro convinzioni.

Un ritratto di Nahum Ward Koons con suo padre Jonathan

Di certo questo non portava denaro né ai Koons né agli spiritisti, ma come sappiamo, spesso su questi argomenti la notorietà fa parecchia gola. E allora perché svanire senza lasciare traccia dopo soli sei anni da medium? E cosa è successo loro dopo aver lasciato la contea di Athens? Facendo qualche meticolosa ricerca, scopro che il primogenito della famiglia, Nahum Ward Koons (1837-1921), si trasferì con la sua famiglia nella contea di Franklin, nell’Illinois, dove avevano portato con loro anche il padre Jonathan. Evidentemente la madre Abigail doveva essere già morta. Lasciarono lì Jonathan per poi trasferirsi nella contea di Perry nel Missouri dove vi abitarono fino al 1880 per poi ritornare in Illinois. La moglie di Nahum morì nel 1899, mentre lui nel 1921 all’età di ottantaquattro anni. Dal necrologio parrebbe che Nahum continuò in sordina a fare lo spiritista nelle varie contee ma solo in forma strettamente privata.

Il fatto che Florence Cook iniziò a far sentire la voce dello spirito di Katie proprio durante le sedute, fa già pensare a un imbroglio. Katie era figlia dello spirito guida dei Koons, John King, buffo eh? In realtà i nomi di padre e figlia non erano quelli reali. Si dice che Kate in vita fosse stata Annie Owen Morgan, figlia del pirata Henry Morgan, cavaliere e governatore della Giamaica, che preferiva farsi chiamare John King nell’aldilà. Annie adottò quindi quel nome seguendo l’esempio del padre. Si dice anche che Annie e Henry Morgan furono dei grandi bugiardi e imbroglioni, nonché un’adultera e un ladro. Per espiare queste colpe, dopo la morte, avrebbero avuto la missione di dimostrare al mondo la verità dello spiritualismo e, naturalmente, di dimostrare i talenti di alcuni medium in particolare, fra cui appunto i Koons per il padre e Florence Cook per la figlia.

Florence Cook e William Crookes

Non mancherò di raccontare la vicenda in un articolo dedicato a Florence Cook e alle indagini di William Crookes, ma in questa panoramica vi dirò che Crookes si convinse della genuinità della collaborazione fra Florence Cook e lo spirito di Katie King, seppure i critici non ne fossero entusiasti. Katie assomigliava molto a Florence e nonostante i trucchi sembravano rivelare un’autenticità dei fenomeni, le indagini attorno alla medium si fecero sempre più serrate per via della sua popolarità. Dopotutto non bastava citare l’integrità di Crookes come scienziato per convincere l’opinione pubblica e i comitati scientifici. Si sospettò persino che Crookes avesse una relazione sentimentale con la medium, il che spiegherebbe la sua volontà di aiutarla a perpetrare la frode.

Il fantasma di Katie era quindi reale? Non si sa se Crookes fosse coinvolto in queste frodi, anche se sua moglie lo sospettò, giacché la loro relazione venne sempre più burrascosa dopo il coinvolgimento con la Cook. Probabilmente era innamorato della medium e si giocò la sua reputazione da scienziato pur di coprire le frodi. Secondo la storica Sherrie Lynne Lyons, nel suo libro Species, Serpents, Spirits, and Skulls: Science at the Margins in the Victorian Age (Specie, serpenti, spiriti e teschi: scienza ai margini nell’età vittoriana) del 2011, “Qui c’era un uomo con una reputazione scientifica impeccabile, che ha scoperto un nuovo elemento, ma non è riuscito a individuare una vera zitella dal vivo che si stava mascherando da fantasma”. Secondo le ricostruzioni, Florence Cook talvolta faceva uso anche di un’aiutante a impersonare lo spirito di Katie, ma il più delle volte era aiutata da qualcuno a interpretarlo lei stessa lasciando nella cabina al suo posto, la complice. Ciò che raramente si legge è che il fantasma di Katie coinvolgesse gli spiritisti e altri testimoni nelle sedute, per lo più uomini, girovagando per la sala buia seminuda, sedendosi sulle loro ginocchia, accarezzando e facendosi toccare. Una sorta di flirt con i testimoni avrebbe confuso di più i malintenzionati, soprattutto quando si racconta che qualche volta faceva cadere le sue vesti mostrandosi completamente nuda e dicendo “Ora potete vedere che sono una donna”. Quindi Florence sosteneva la parte di Katie o erano sue manifestazioni intime di donna repressa? Una cosa è certa: Crooks ne era molto coinvolto, tanto da omettere nomi e cognomi dei testimoni presenti. Comunque furono troppe le testimonianze che Katie somigliava a Florence. Era solo Crookes per lo più a non notarle e, al contrario, ad annotare le differenze fra le due.

Nel rapporto finale del 1874, Crookes affermò che tutti e tre i medium, Kate Fox, Dunglas Home e Florence Cook, produssero fenomeni paranormali autentici e queste affermazioni furono sonoramente derise dalla comunità scientifica.

Visto le pressioni e i sospetti, nel 1875, la Cook fece rivelare a Katie che avrebbe presto lasciato Florence e che il suo tempo sulla Terra sarebbe presto finito. Ovviamente questo è raccontato da Crookes come unico testimone. Secondo il suo racconto, Katie fece un’ultima apparizione e poi si diresse verso il punto in cui Florrie, così la chiamava lui, giaceva sul pavimento. Una volta che Katie uscì dalla vita della medium, rivelò allo scienziato che si era fidanzata con un certo Edward Corner e che si sarebbero sposati. Dopo sei anni la Cook tornò a far parlare di sé con un nuovo spirito guida: quello di Marie. In una seduta del 1880, un certo George Sitwell notò che gli abiti di Marie coprivano i corsetti, quindi allungò la mano e la afferrò. La strinse così forte a sé cercando di trascinarla verso la cabina e quando spostò la tenda, scoprì che la sedia dove avrebbe dovuto trovarsi seduta la medium Florence, era vuota. Si dice che il lupo perda il pelo ma non il vizio, infatti, Florence/Marie indossava solo le mutande. Dopo l’ultima seduta del 1899, la Cook si ritirò e morì nell’aprile 1904 a Londra.

Due delle immagini dell’apparizione di Katie King

William Crookes rimase sbalordito dalle travolgenti critiche dei suoi colleghi scienziati per le sue investigazioni, ma nonostante l’abbandono delle indagini sulla Cook, anche per via della delusione sentimentale, rimase un convinto sostenitore della ricerca psichica fino alla sua morte nel 1919, dove lasciò solo alcune fotografie di Florence Cook e del suo spirito guida Katie King, perché il resto fu distrutto assieme ai negativi.
Le fotografie furono scattate con cinque macchine fotografiche diverse, fra le quali due stereoscopiche, che funzionavano simultaneamente durante le sessioni. Le immagini però sono ancora oggi discutibili per la scarsa luminosità e per via che la maggior parte non mostrano Florence e Katie nello stesso scatto. Esiste una fotografia che ritrae Crookes che cammina a braccetto con lo spettro di Katie, ma anche l’osservatore meno attento può costatare le ovvie somiglianze fra Katie e Florence. In un altro scatto c’è Katie in piedi e sullo sfondo Florence in apparente stato di trance. Peccato però che “stranamente” il viso di Florence non sia visibile perché tagliato. In quella dove invece la Cook è riconoscibile e in “stato di trance”, lo spirito di Katie è nascosto da un velo “ectoplasmico”.

Su William Crookes rimane il dubbio che ci avesse davvero creduto in quei fenomeni, oppure che il suo coinvolgimento emotivo con Florence Cook abbia in qualche modo portato lo scienziato a dichiarazioni fasulle anche sugli altri due medium. Infatti, Crookes ha scritto l’introduzione al suo libro, affermando che la maggior parte dei cosiddetti fenomeni paranormali fosse solo un inganno o una superstizione. Dal 1896 al 1897 fu presidente della Society for Psychical Research.

Le prime investigazioni sul sovrannaturale con documentazione audio video

La verità sull’interesse dell’investigazione sui fenomeni paranormali, è riconducibile all’enorme numero di morti provocati dalla prima guerra mondiale. Anche il diffondersi del trasporto automobilistico ha sicuramente facilitato le indagini, perché era più facile spostarsi da un sito a un altro.

Elliott O’Donnell

Il primo uomo ad auto definirsi “cacciatore di fantasmi” fu Elliott O’Donnell (1872-1965), che sostenne di aver visto un fantasma all’età di cinque anni, descrivendolo come una figura elementale coperta di macchie. Affermò anche di essere stato strangolato da un misterioso fantasma durante gli anni di educazione alla Queen’s Service Academy, a Dublino, in Irlanda. Per circa cinquant’anni O’Donnell visitò moltissime dimore presumibilmente infestate, ma nella descrizione dei suoi resoconti poi divenuti libri, non sono mai stati descritti i metodi che applicava nelle sue investigazioni, tanto da far sospettare una scrittura molto romanzata. Nonostante i suoi numerosi libri e articoli anche su giornali e riviste nazionali, e le sue numerose conferenze e trasmissioni radiofoniche e televisive dell’epoca fra Gran Bretagna e Stati Uniti, hanno sempre portato l’opinione pubblica a spaccarsi in due. C’erano gli invasati credenti che lo sostenevano da una parte e gli scettici, ma anche ricercatori importanti, che ne screditavano l’autorevolezza e l’affidabilità. Durante una conferenza stampa, O’Donnell dichiarò:

“Ho investigato, a volte da solo, a volte con altre persone e con la stampa a seguito, in molti casi di presunti fantasmi… Io credo nei fantasmi, ma non sono uno spiritualista”.

Furono però le parti più autobiografiche dei suoi libri a rivelare l’enfasi dei suoi racconti. Raccontava spesso di una sua precedente povertà e il desiderio di approfondire quanta più conoscenza per sentirsi e trovarsi fra i ricchi e le persone più influenti dell’epoca. Si scoprì poi, che nei suoi resoconti video apparivano attori, se pur non così famosi, come Charles Aubrey Smith, che lo aiutò a mettere in scena alcune indagini e inscenare i fantasmi. La dichiarazione di Smith e il non rilascio di documentazioni di studio da parte dello stesso O’Donnell, suggerirono che i suoi resoconti fossero molto arricchiti da idee studiate a tavolino, quindi inventate per suggestionare il pubblico.

Everard Feilding

Non è un caso che la tipologia di narrazione dei suoi libri fosse molto romanzata piuttosto che tecnica. Tutto questo portò Elliott O’Donnell a essere ricordato più come autore di fiction piuttosto che come investigatore del sovrannaturale. Forse non è un caso che la Society for Psychical Research non lo abbia mai menzionato, né invitato a farne parte, nonostante conoscesse molto bene Everard Feilding (1867-1936), un investigatore noto per aver indagato sulla famosa medium italiana Eusapia Palladino, alla quale presto dedicherò un articolo.

Harry Price

Un personaggio molto noto agli investigatori di oggi è sicuramente Harry Price (1881-1948). Fu il primo ricercatore a cercare di applicare una metodologia scientifica al ghost hunting. I casi studiati da Price, che meriteranno senz’altro un articolo dedicato, sono rimasti agli archivi, e nonostante molti ricercatori menzionino Price, non ho ancora visto sino a oggi un articolo da parte loro, o da blogger italiani sostenitori del paranormale, dedicato a uno di quei casi. Probabilmente quest’articolo, stuzzicherà loro la voglia di saperne di più. Nel 1926, Price fondò il ben finanziato National Laboratory of Psychical Research, che comprendeva una sala di laboratorio e una vasta gamma di strumenti scientifici, alcuni dei quali adatti alla ricerca sul campo, come una ciotola di mercurio per rilevare eventuali movimenti e tremori in una stanza, oppure per rilevare eventuali passaggi di ombre.

Questo studio sul ghost hunting è più una carrellata di ciò che Archaeus racconterà passo dopo passo, poiché l’intenzione è di pubblicare i resoconti storici che hanno gettato le basi per ciò che oggi chiamiamo spiritismo e paranormale. Non mi soffermerò quindi adesso sulle strumentazioni, ma senz’altro tratterò ciascuna di esse con degli articoli più tecnici prossimamente.

Fra gli strumenti di Price, vi erano elettroscopi, utilizzati per rilevare le eventuali presenze/entità che avrebbero potuto sprigionare una propria carica elettrica su un corpo; il galvanometro, usato per rilevare corrente elettrica; il barografo che andava già scomparendo nelle attrezzature dell’epoca, usato per la ricodifica della pressione atmosferica; il termografo, utilizzato per fare letture continue della temperatura; l’Air tester, per monitorare e registrare la circolazione dell’aria. Harry Price ci teneva molto alla notorietà, tanto da far sempre pubblicizzare le proprie indagini. Non era molto distante quindi da un investigatore da social network di oggi. Una delle indagini più pubblicizzate fu quella al Chiswick Museum nel 1932, nella quale Price e il filosofo Cyril Edwin Mitchinson Joad, detto più semplicemente CEM con le iniziali del suo lunghissimo nome (1891-1953), trascorsero una notte su un letto che si diceva fosse infestato. Grazie a Price il Ghost Club ritornò a funzionare nel 1936. Nonostante i suoi casi fossero molto discussi perché giustificabili scientificamente, contribuì a smascherare la fotografia spiritica di William Hope (1863-1933) nel 1922.

La nascita della SPR e il nuovo Ghost Club

Henry Sidgwick e Frederick Myers

Verso la fine dell’Ottocento, due britannici molto colti che avevano osservato la sofferenza di William Crookes con molta simpatia e molta credenza sul sovrannaturale, erano il filosofo britannico Henry Sidgwick (1838-1900) e lo psicologo e parapsicologo Frederick Myers (1843-1901).
Myers era reduce di una seduta spiritica del 1873 diretta dallo scrittore e poeta inglese Charles Williams (1886-1945), durante la quale si era sentito toccare la mano dal presunto spirito guida di Williams, John King, di cui ho già raccontato prima. Insomma, questo spirito del pirata Morgan sembrava essere diventata la mascotte di molti medium. Questa esperienza, combinata con le accuse verso Crookes, convinse Myers, Sidgwick e un amico comune, lo psicologo e parapsicologo Edmund Gurney (1847-1888), a formare un’associazione di persone interessate a indagare sul paranormale. Così fu formata la famosa Society for Psychical Research (SPR) con Henry Sidgwick alla presidenza. Tra i primi membri della SPR figuravano il fisico e parapsicologo inglese sir William Fletcher Barrett (1844-1925), il futuro premio Nobel per la fisica Lord Rayleigh alias John William Strutt (1842-1919), il futuro primo ministro britannico Arthur Balfour (1848-1930), suo fratello Gerald William (1853-1945), la sorella Eleanor, e il medium spiritista inglese William Stainton Moses (1839-1892).

il logo della Society for Psychical Research

Una delle loro prime indagini fu quella a discapito del medium Henry Slade nell’autunno 1876, in cui lui e un altro medium furono accusati d’inganno. Questo primo fallimento non scoraggiò comunque la novella SPR a proseguire nella ricerca di fenomeni genuini. Nel corso dei successivi sei anni, il gruppo continuò le indagini trovandosi presto coinvolto da spiritisti e da persone interessate al paranormale che tentavano anch’esse di condurre indagini sul paranormale. Alla fine, nel 1882, il team al completo fondò la società. Fra gli amici del gruppo entrarono anche: il “papà” di Alice nel paese delle meraviglie, lo scrittore e matematico Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson, 1832-1898), lo scrittore e umorista Mark Twain (pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens, 1835-1910) e il politico William Gladstone (1809-1898). Formarono sei comitati di ricerca per investigare l’ipnotismo, la chiaroveggenza, la telepatia, i sensitivi, i medium (che al contrario di oggi ne capivano la differenza), i fantasmi e i poltergeist, e infine chi si occupava degli archivi storici. L’idea di base era di fare ricerca scientifica per documentare il paranormale nella maniera più tecnica e dettagliata possibile. Il loro primo fascicolo Phantasms of the Living (Fantasmi dei viventi) era lungo oltre duemila pagine e dettagliava con meticolosità le presunte prove di fantasmi di persone viventi. (Sono riuscito a reperire due volumi che contano complessivamente circa 1500 pagine, quindi non integro ma quasi).

Nonostante sia esistente ancora oggi con la dichiarazione pubblica di essere “la prima organizzazione fondata per esaminare presunti fenomeni paranormali usando principi scientifici”, non c’è alcun dubbio che la pratica e la fede verso lo spiritismo abbiano letteralmente creato la necessità di indagare sul paranormale. Personaggi come Houdini e Harry Price, erano odiati dagli spiritisti per lo smascheramento dei medium fraudolenti. Infatti, a un certo punto scelsero di non investigare gli spiritisti a causa della loro mancanza di fiducia, soprattutto all’esistenza di fantasmi. Furono le loro indagini scientifiche a stabilire lo standard per i futuri cacciatori di fantasmi, anche se in maniera completamente travisata. Purtroppo lo spiritismo è stato crivellato da deliberati casi di frode, nei quali sono state ingannate migliaia di persone in cerca di un miracolo, dando così modo a molti medium e praticanti dell’occulto a riempire le proprie tasche. Così allora come oggi, non tutti gli spiritisti sono disonesti, molti di loro sono brave persone che credono sinceramente nell’onestà della loro fede, il che non comporta la veridicità dei fatti, ma solamente potrebbero credere troppo in se stessi e nello spiritismo che praticano.

A prescindere dalle buone intenzioni di alcuni spiritisti, il movimento fu presto esaminato dagli investigatori. Molti di loro erano semplicemente interessati a denunciare i casi di frode, mentre altri erano abbastanza incuriositi da dare un’occhiata più da vicino ai fenomeni segnalati associati alle sedute spiritiche. Sarebbe da qui che molti dei primi cacciatori di fantasmi hanno avuto il loro inizio. Se non fosse stato per lo spiritismo, molto probabilmente l’indagine paranormale non avrebbe progredito fino a oggi. Non è stato però un inizio facile…

Scena tratta dal film “Fantasmi Notturni” (dr. Mabuse) di Fritz Lang del 1922 © Hulton-Deutsch Collection

L’establishment scientifico, risentito per il fatto di essere riusciti a rompere la presa che la religione aveva sulla società solo per perdere il proprio appoggio allo spiritismo, incoraggiò il ridimensionamento dei medium e mostrò un palese disprezzo per tutto ciò che lasciava intendere il soprannaturale. Nonostante ciò, c’era un piccolo numero di scienziati che avevano avuto il tempo di partecipare alle sedute spiritiche e che credevano che potesse esserci qualcosa per gli strani fenomeni che erano segnalati. Hanno deciso di provare ad applicare le leggi della scienza nell’investigare queste relazioni.

Sebbene un approccio così meticoloso non piacesse a molti membri spiritisti, la SPR continuò a crescere, conquistando nuovi membri sia dai campi scettici sia da quelli soprannaturali, tra cui il fisico britannico Oliver Joseph Lodge (1851-1940), il “papà” della psicoanalisi Sigmund Freud (1856- 1939), lo psicologo e antropologo Carl Gustav Jung (1875- 1961) e i già citati William Crookes e Arthur Conan Doyle. Due anni più tardi nasce in America la sorella della stessa Society for Psychical Research che viene fondata nel 1884 a New York come ASPR in cui figureranno appunto anche Jung, Freud e lo scienziato e inventore del primo telefono pratico, Alexander Graham Bell (1847-1922).

Per due anni le due società, sia quella britannica sia quella americana, riuscirono a superare sia l’imbarazzo sia gli scandali per via dei medium cialtroni che sostennero a spada tratta. Frederick Myers, ad esempio, fu coinvolto in uno scandalo sessuale con un’investigatrice psichica che si rivelò poi, essere una cialtrona, così come accadde a Crookes con la medium Cook; Edmund Gurney fu trovato morto in strane circostanze se pur le voci di corridoio gridassero al suicidio per vergogna; e nel 1888, i fondatori del movimento spiritista, in altre parole le stesse sorelle Fox, dichiararono pubblicamente le loro frodi.

Agli inizi del 1900, la reputazione della società era piuttosto offuscata, ma nonostante tutto, ancora intatta. Così negli anni a seguire la SPR si concentrò sul ridimensionamento dei medium, finché l’interesse per lo Spiritualismo cominciò a spegnersi, e poi si rivolse più verso il lavoro di laboratorio, piuttosto che sulle indagini sul campo, come aveva già fatto il ramo americano del gruppo. Le indagini sul campo continuarono per pochissimi autodidatti e fanatici del sovrannaturale che divennero nel tempo delle “rarità”, almeno fino alla ribalta dei format d’intrattenimento americani sul ghost hunting.

C’è da dire che la SPR dovette nel tempo cercare di recuperare attendibilità per essere accettata dalla comunità scientifica, perché come abbiamo visto, fu afflitta da problemi causati dalle polemiche sullo spiritismo e da campagne diffamatorie lanciate da scienziati che erano arrabbiati dalle loro regole d’indagine. I primi membri accademici erano, infatti, fortemente influenzati dallo spiritismo, mentre gli altri erano semplicemente pseudo-scienziati che non avevano nulla a che fare con le tecniche scientifiche. Purtroppo a oggi, l’idea sbagliata di accademici credenti e dilettanti è quella di credere che il paranormale non sia compreso dalla Scienza perché scettica. Uno dei primi articoli di Archaeus è dedicato proprio alla spiegazione del perché la Scienza non crede nel paranormale. Forse il titolo è limitante, lo ammetto, perché in realtà la Scienza non crede nei metodi utilizzati per indagare sul paranormale e la maggior parte dei ricercatori di oggi non capisce che alla base della ricerca dell’uomo c’è sempre e comunque la vita eterna e scoprire cosa c’è oltre l’ultima stazione della vita o tardare che questa giunga prematuramente.

La fine dell’Ottocento e l’inizio di una nuova epoca di ricerca

La Tavola Ouija (ph. Jon Santa Cruz / Rex Features)

Ed eccoci nel momento clou della consacrazione dello Spiritismo Moderno, che inizia in concomitanza con la nascita della tavola “parlante” più famosa: la Ouija, di cui dedicherò più articoli perché ha una storia davvero molto interessante. Il suo brevetto fu depositato nel 1890 per poi essere rilasciato l’anno successivo. In quell’anno fu pubblicato uno dei libri più singolari dell’epoca, Revelations of a Spirit Medium: Spiritualistic Mysteries Exposed, scritto da un autore anonimo che usava lo pseudonimo di “A Medium”.  ,  Questo libro svelava i trucchi utilizzati da falsi sensitivi e medium dell’epoca, poi in seguito rieditato e ristampato nel 1922 da Harry Price e dall’antropologo e ricercatore psichico britannico Eric John Dingwall (1890–1986).

Il libro divenne importante storicamente perché fu fonte d’ispirazione per il mago Harry Houdini ad assumersi il compito di scovare i falsi sensitivi nei primi anni ’20. Un altro pioniere del giornalismo investigativo fu il britannico William Thomas Stead (1849-1912), autore del libro Real Ghost Stories, pubblicato sempre nel 1891. La cosa buffa, e se vogliamo anche sinistra, è che lo stesso Stead scrisse due storie di fantasia raccontando disastri navali. Il primo nel 1886 dal titolo How the Mail Steamer Went Down in Mid Atlantic, by a Survivor (traducibile in “Come affondò il piroscafo Mail nell’oceano Atlantico, da un superstite”) in cui un marinaio britannico racconta il primo viaggio inaugurale di una nave, che si accorge dell’esiguo numero d’imbarcazioni di salvataggio non sufficienti a salvare tutti i passeggeri a bordo. La nave, nella trama, entra in collisione con un’imbarcazione a vela, a causa della fitta nebbia. Nel 1892, Stead scrive una seconda storia, From the Old World to the New (Dal vecchio al nuovo mondo), in cui si narra dell’equipaggio di un’imbarcazione che si reca in soccorso ai sopravvissuti della nave passeggeri RMS Majestic, che stava affondando per essere entrata in collisione con un iceberg nell’Atlantico settentrionale. La coincidenza con il disastro del Titanic del 1912 è davvero sorprendente, ma è ancora più strano pensare che lo stesso Stead morì in quel tragico incidente. Era, infatti, a bordo del Titanic fra i passeggeri di prima classe, poiché doveva partecipare a una conferenza di pace presso la Carnegie Hall di New York. Il racconto di Stead non fu comunque l’unico a “profetizzare” l’incidente del Titanic, perché sempre nel 1898 il romanzo Futility (Il naufragio del Titan) di Morgan Robertson, narrava di un transatlantico di grosse dimensioni che si scontra con un iceberg inabissandosi nell’oceano Atlantico.

Nel 1894, lo psicologo e filosofo statunitense William James (1842-1910), se pur originario irlandese, è eletto presidente dell’American Society for Psychical Research e considerato il “padre della psicologia americana”. Nel 1912 è pubblicato postumo il suo libro La volontà di credere e altri saggi nella filosofia popolare.

La ricerca nel dopoguerra

Peter Underwood

Dopo il grande interesse e l’eccitazione della ricerca sul sovrannaturale avvenuta fra le due guerre, la caccia ai fantasmi è in gran parte crollata. Nel 1948 le attività del Ghost Club iniziarono a subirne il colpo di coda. La SPR, nel frattempo, stava diventando più un’organizzazione posta alla formazione d’investigatori che all’investigazione stessa. Il malessere generale causato dall’austerità del dopoguerra, ha fatto sì che negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra  Mondiale, le attività di caccia ai fantasmi non erano più promosse da enti o organizzazioni legalmente riconosciute, ma svolte da dilettanti che si autofinanziavano per passione e che di tanto in tanto pubblicavano qualche libro. Fra questi voglio ricordare il parapsicologo e ghost hunter, Peter Underwood (1923-2014) e il soprannominato “Ispettore degli spettri” Andrew Green (1927-2004).

Underwood si occupò di ricerca soprattutto durante la sua presidenza del Ghost Club dal 1962 al 1993, mentre Green fondò nel 1949 la Ealing Society for Psychical Research e nel 1952 sia la Lewisham Psychic Research Society che la National Federation of Psychic Research Societies. Nonostante furono numerose le sue indagini sulle Percezioni Extrasensoriali (ESP) e i test sui medium, nulla degno di nota è purtroppo emerso dalla sua ricerca. Nel 1996, Andrew Green fu ingaggiato dal consulente del teatro Royal Albert Hall, Mark Borkowski, a seguito di testimonianze singolari di fenomeni insoliti.

Andrew Green

Borkowski si riteneva scettico ed estraneo ai fatti, ma chiedeva di fare luce sul caso per placare le voci di presunta infestazione del teatro. Il portiere di un ristoratore affermò di aver visto due donne scomparire nello scantinato del teatro e alcuni tecnici addetti alla manutenzione degli organi, riferirono di essere stati molestati da un vecchio signore. Green promise di esorcizzare o comunque scacciare le entità infestanti, così Borkowski invitò per l’occasione, spinto dalla curiosità, alcuni media per assistere e documentare l’evento. Peccato però che invece di cercare i fantasmi, Green passasse tutta la notte a rispondere alle domande poste dai cronisti inviati dai media. L’unica cosa che Green affermò è che prima dell’arrivo dei giornalisti, riscontrò un’anomalia nella temperatura del piano superiore e che il suo registratore di ultrasuoni aveva ripreso strani rumori. Come non notare, quindi, una gran bella differenza dalle indagini meticolose dei suoi predecessori?

Possiamo quindi capire che il ghost hunting moderno si sia ispirato più ai recenti investigatori piuttosto che attingere dal passato, se non altro per le sperimentazioni e la meticolosità nel fornire fascicoli di numerose pagine per ciascun caso che veniva studiato per parecchio tempo e non da una semplice nottata chiusi un castello o in una dimora abbandonata. Anche le attrezzature di oggi s’ispirano al ghost hunting di Green, composto da registratore audio, macchina fotografica, metro a nastro, carta millimetrata per disegnare i piani del sito, mappe di rilevamento dell’area e altri strumenti forse più idonei a raccogliere informazioni del luogo d’indagine. Underwood invece costatò che un ghost hunter iper equipaggiato non aveva resoconti più dettagliati di chi utilizzava equipaggiamenti più semplici.

Maurice Grosse e Guy Lyon Playfair (©Robert W. Zimmerman)

Verso la fine degli anni Settanta un caso divenuto molto famoso segnò la memoria collettiva del XX secolo: il Poltergeist di Enfield in Inghilterra, investigato da Maurice Grosse (1919-2006) e Guy Lyon Playfair (1935-2018) della SPR londinese. Nel corso dei due anni d’indagine, la coppia registrò un gran numero di suoni anomali quali rap (colpi) e voci, e furono testimoni di molti eventi insoliti. Pur restando molto discusso e controverso, il poltergeist di Enfield rappresenta ancora oggi un esempio di veridicità dei fenomeni per i ghost hunters. La storia del caso però riporta anche di una terza investigatrice inviata dalla SPR a indagare sul caso e sui due investigatori che, per motivi diversi, molto probabilmente si stavano lasciando travolgere dal caso.

Anita Kohsen Gregory con Brian Inglis (1916-1993) in una pausa caffé alla Conferenza Internazionale della SPR a Edinburgo, Scozia
© Mary Evans Picture Library/SPR

Questa fu Anita Kohsen Gregory (1925-1984) che scoprì la piccola Janet Hodgson simulava alcuni fenomeni e fornisce la SPR di un video in cui Janet piega un cucchiaio e altri in cui salta su e giù dal letto agitando le braccia. La Gregory dichiara quindi che le prove raccolte dai suoi colleghi erano ridicole, esagerate e soprattutto molto discutibili. Molti anni più tardi, Janet oramai adulta e madre di tre figli, dichiara a un giornalista di Telegraph che c’erano momenti in casa nei quali accadevano strani fenomeni insoliti e altre volte non succedevano. Il giornalista, riferendosi al video in cui Janet simulava i fenomeni paranormali, chiede quanto in casa sua fossero simulati? La Hodgson rispose “I’d say 2%” (Direi il 2%). Evidentemente lasciando alludere che nei casi in cui i fenomeni non c’erano, li simulava lei o la famiglia per non deludere le persone coinvolte nell’investigazione. Fra i tanti medium accorsi in casa Hodgson c’erano anche due investigatori divenuti oggi ancora più popolari per una serie di film ispirati alle loro indagini: i coniugi Warren.

La nomea di Ed (Edward Warren Miney, 1926-2006) e sua moglie Lorraine Rita Moran (Bridgeport, 31 gennaio 1927) non ha mai brillato. Oggi grazie ai film prodotti e/o diretti da James Wan, hanno rivalutato mediaticamente la loro “carriera”, ma forse non tutti sanno che i coniugi Warren erano mal considerati persino dagli altri investigatori del paranormale e dai demonologi.
Innanzitutto si autodefinirono demonologi nonostante si occupassero di “scacciare” entità maligne nelle case private. Un demonologo studia la storia e la mitologia, non è un esorcista. Lorraine afferma di essere quindi una medium capace di poter comunicare con gli spiriti e di poterli convincere ad andarsene. Suo marito Ed muore nel 2006, dopo aver operato per moltissimi anni al suo fianco come consulente psichico andando spesso in televisione come ospite. Hanno insieme aperto l’Occult Museum, nel Connecticut, dove sono esposti oggetti che erano, o lo sono ancora, posseduti da spiriti maligni, reperti provenienti da alcuni dei loro casi. Ad accreditarli sono sempre state molte persone soprattutto cristiane. Ed sosteneva che bisogna credere in Dio per comprendere la loro missione. Non voglio soffermarmi troppo sui coniugi Warren perché ciascun personaggio o caso storico sarà sicuramente preso in considerazione da Archaeus con relazioni e articoli dedicati. Di certo Ed e Lorraine si sporcarono la reputazione soprattutto con il caso di Amityville perché falsificato ed enfatizzato da una triste vicenda di abuso di droghe e alcol. Come per il caso di Amityville, anche quello della famiglia Snedeker (vedi film  del 2009 diretto da Peter Cornwell) s’ispira a racconti romanzati riportati in un libro di successo, in questo caso scritto sia da Ed e Lorraine Warren, ma accreditando anche il capofamiglia dei Snedeker e il romanziere horror Ray Garton. Garton rilasciò un’intervista alla rivista Horror Bound affermando che dopo aver intervistato tutti i membri della famiglia Snedeker, i racconti si contraddicevano. Quando chiese a Ed Warren spiegazioni, questo gli rispose che quella famiglia era pazza e delle storie raccolte doveva prendere solo ciò che potesse ritenere valido e riportarlo nel libro, affinché fosse spaventoso, e di calcare pure la mano nel romanzarlo il più possibile.

Joe Nickell

Inoltre, secondo l’investigatore scettico Joe Nickell (West Liberty, Kentucky, 1944), i vicini della famiglia Snedeker, così come lo scrittore Garton, attribuirono gli avvenimenti “paranormali” al grave abuso di droga e alcol, proprio come per il caso Amityville. La storia di Annabelle fu messa in circolazione dalla stessa coppia: non esiste alcuna testimonianza dei diretti interessati della vicenda… Anzi, non esistono proprio i protagonisti. Per quanto riguarda il caso della famiglia Perron (vedi film L’Evocazione – The Conjuring del 2013), Norma Sutcliffe, l’attuale proprietaria della casa dal 1987, assieme al giornalista Kent Spottswood, ha indagato sulla veridicità dei fatti e affermano che la storia riportata dagli Warren e dalla stessa famiglia Perron non trova fondamenta storiche né testimonianze. E potrei andare avanti per tutti i loro casi, ma i dettagli saranno riportati sul capitolo dedicato agli Warren.

Il 1981 fu un altro anno significativo per il cambiamento della ricerca sul paranormale. Fu fondata l’Associazione per lo studio scientifico dei fenomeni anomali (ASSAP, Association for the Scientific Study of Anomalous Phenomena), esistente ancora oggi, i quali fondatori hanno incluso ex membri del consiglio della SPR, che hanno favorito quello che consideravano un approccio più moderno e inclusivo all’indagine sul paranormale. Il principale contributo al ghost hunting era il training fornito agli investigatori.

Il ghost hunting oggi

Ed eccoci nel XXI secolo, dove il ghost hunting riceve uno stimolo soprattutto mediatico che fa rinascere il genere. Se fino alla fine del secolo scorso non esistevano che alcuni team di ghost hunters, a due anni dalla pubblicazione della prima serie Ghost Hunters in TV, di cui ho già parlato all’inizio, l’attività del cercare prove sui fantasmi diventa un vero e proprio passatempo comune. Anche internet contribuisce alla promozione di questi team che, grazie soprattutto ai social network, riescono a farsi un gruppo di seguaci. Anche gli autori televisivi capiscono che è la moda del momento e iniziano a proliferare programmi televisivi sull’argomento.

“Strange but True?” condotto da Michael Aspel fra il 1993 e il 1997

La tv forse anticipa, come sempre accade, la moda del momento. Negli anni ’90 nasce in Gran Bretagna Strange but True? (Strano ma vero?) condotto da Michael Aspel (Battersea, Londra, 1933), in cui l’argomento base erano proprio i fantasmi. L’idea invece di documentare il ghost hunting viene per la prima volta presentata televisivamente da Most Haunted condotto da Yvette Fielding (Manchester, 1968): un programma britannico che indaga su presunte attività paranormali in una serie di luoghi.

Yvette Fielding in Most Haunted dal 2002 al 2010

La serie prodotta da Antix Productions è trasmessa dal maggio 2002 al luglio 2010, anno in cui la rete decide di sospendere il programma. In Italia, soprattutto in rete, non ho mai letto ricercatori nostrani parlare di questa serie, considerata la capostipite, ma solamente di Ghost Hunters (indagini del gruppo TAPS) giunta da noi in Italia solo dalla terza stagione nel 2010, nella quale è presentato il famoso strumento KII-Meter attribuendolo a un rilevatore calibrato sui campi elettromagnetici dei fantasmi, o di Ghost Adventures prodotto da Zak Bagans e Nick Groff che approda in Italia poco dopo. Visto il successo delle due serie, anche Most Haunted avrebbe dovuto tornare in TV nel 2014, ma ad oggi non ci sono ancora notizie sicure.

Il rigore scientifico degli strumenti utilizzati, è completamente assente. Se si utilizzano strumenti scientifici, il minimo che bisognerebbe avere è una vera competenza all’utilizzo di tali strumenti e soprattutto una buona dose di conoscenze fisiche per escludere falsi positivi. Il primo fenomeno molto pubblicizzato dalle prime stagioni di queste serie erano i cosiddetti Orbs, che soprattutto sui social, hanno diffuso la bufala che si trattasse di spiriti. Bufala che circola in rete continuamente nonostante il fenomeno sia stato ampiamente studiato e classificato come piccole particelle di polvere dal ricercatore Philip Carr del Ghost Club e da Steve Parsons di Parasearch e dalla Society for Psychical Research. La scarsa informazione sia dei ricercatori sia dei sostenitori di fantasmi, porta gli stessi a diffondere e sostenere che alcuni “globi” non siano causati da pulviscolo, ma da qualche entità energetica o spiriti di defunti.

Con l’avvento di questi nuovi format televisivi d’intrattenimento, anche il kit di strumenti dei ghost hunters subisce un’altra evoluzione con l’introduzione di equipaggiamenti elettronici non raffinati, ma a prezzi accessibili.  Il parapsicologo William G. Roll (1926-2012) e Andrew Nichols dell’American Psychological Association, hanno dimostrato che nella maggior parte delle rilevazioni di campi elettromagnetici durante le investigazioni paranormali in alcuni luoghi presumibilmente infestati, erano propagati dal sottosuolo in modo naturale. Roll fu il primo a coniare l’acronimo RSPK, Recurrent Spontaneous PsychoKinesis (Psicocinesi Spontanee Ricorrenti) per spiegare i casi di poltergeist.

Vic Tandy

L’ingegnere britannico Vic Tandy (1955-2005) che insegnò informatica presso la Coventry University nel Warwickshire, si dedicò per molti anni allo studio sulle relazioni fra infrasuoni e apparizioni spettrali, stabilendo che le onde elettromagnetiche a bassa frequenza, potrebbero potenzialmente creare sensazioni di disagio e allucinazioni all’interno della visione periferica, ampiamente dimostrato con esperimenti sul campo elettromagnetico. Nel 2014, infatti, i ricercatori dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) in Svizzera, hanno sperimentato su queste impressioni, ricreando i “fantasmi” in laboratorio. Spesso leggo di citazioni a personaggi importanti nella ricerca scientifica a favore della ricerca spiritica. Un esempio fra tutti è Albert Einstein (1879-1955) che, per quanto sia vero che i processi metabolici degli esseri umani e di altri organismi generano effettivamente correnti elettriche di basso livello, queste però non vengono più generate una volta che l’organismo muore, perché la fonte di energia si arresta e la corrente elettrica si interrompe, proprio come una lampadina si spegne quando si spegne l’elettricità. I ghost hunters che citano le teorie di Einstein a favore di una teoria valida sulla prova dell’esistenza dei fantasmi, in realtà forniscono solo una base solida per screditarli. Questo accade per la scarsa comprensione della scienza di base. Per quanto i fantasmi possano esistere (ma ad oggi a parte le testimonianze non abbiamo prove inconfutabili), né Einstein né le sue leggi della fisica suggeriscono che i fantasmi siano reali.

Anche i medium del XXI secolo hanno avuto un rilancio grazie a questi team con cui collaborano molto spesso o ne fanno parte. Un esempio televisivo è proprio il format Most Haunted, oggetto di molte critiche. Nel 2005, il parapsicologo Ciaran O’Keeffe (Norwich, 1971), ha accusato il medium Derek Acorah (Bootle, 1950), uno dei protagonisti del programma, di incantare il pubblico prima della messa in onda per ottenere informazioni sui luoghi delle riprese.

La caccia ai fantasmi ha anche contribuito nel tempo a una particolare forma di turismo, in cui si assiste a veri pellegrinaggi di persone credenti che si recano nelle antiche dimore di proprietà privata o di varie istituzioni in cerca di sensazioni insolite. Molti investigatori del paranormale ricreano l’indagine a beneficio dei partecipanti paganti, spesso novizi che desiderano vivere l’esperienza col desiderio di formare un proprio team, attività sicuramente pubblicitaria, ma che ancora una volta mina il vero scopo di quale dovrebbe essere l’attività stessa.

I ghost hunters del futuro

Dave Wood dell’ASSAP

Semmai esistessero i fantasmi, a oggi non abbiamo una sola prova tangibile verificata e approvata dalla Scienza. Questo non perché la Scienza sia scettica sul paranormale, ma come dicevo, bensì scettica sui modi d’indagine e sulla preparazione scientifica. Dave Wood, attuale presidente della ASSAP, quindi non uno scienziato scettico, ma un operatore di ricerca sui fenomeni paranormali, ha dichiarato che sono state compiute a oggi migliaia d’indagini da parte di team pressoché preparati, ma che nessuno ha mai dimostrato un collegamento fra i dati rilevati e le esperienze sulle apparizioni o manifestazioni paranormali. L’anomalia, secondo la ASSAP, dovrebbe essere dimostrata scientificamente con dettagliate relazioni tecniche accettate dalla comunità scientifica e non semplicemente relazioni che di tecnico hanno ben poco. Al momento le stesse grandi organizzazioni di ricerca sul paranormale pensano che il ghost hunting attuale non possa essere considerato accettabile dalla comunità sia scientifica che dalle organizzazioni di ricerca psichica, almeno a oggi. In sostanza prendono le distanze. Proprio a tal proposito ci sono state disposizioni speciali previste per questo tipo d’indagine che sono state inserite nel Codice Etico dell’organizzazione ASSAP nel 2012.
Come si può leggere nella stessa pagina della ASSAP, “gli investigatori partono da alcune ipotesi, come “i fantasmi sono spiriti”, e quindi cercano prove per confermare tale ipotesi”.

John Fraser della SPR

Inoltre sono contrari a operare in questo modo perché la base deve essere scientifica, altrimenti non ha validità, quindi iniziando a raccogliere le prove in modo neutro (senza condizionamenti) e, dopo attente analisi non lasciate al caso, stipulare varie teorie che devono essere sostenute scientificamente. Forse il concetto che la ASSAP vuole esprimere è che se si opera con strumenti scientifici su un piano fisico terrestre, in primis devono vigere le regole e le teorie scientifiche conosciute, altrimenti si sta affermando ipotesi di fantasia.

Hans Holzer

Anche John Fraser, un attuale membro attivo del consiglio della Society for Psychical Research, ha affermato che le attuali associazioni di team investigativi sul paranormale, non dovrebbero rispondere alle chiamate di persone credenti che affermano di avere fenomeni in casa e poi, spesso puntualmente confermate da anomalie non verificabili tecnicamente da esperti in materia scientifica.
Uno dei ghost hunter moderni, l’americano Hans Holzer (1920-2009), sostenitore di medium e del ghost hunting moderno, è stato pesantemente criticato dalla Society for Psychical Research esprimendo considerevoli dubbi sull’affidabilità del suo operato. Secondo l’investigatore scettico Joe Nickell, Holzer non ha fornito alcuna verifica delle sue affermazioni. Persino Peter Underwood dichiarò che Holzer avesse mentito sull’aneddoto che la famosa casa ad Amityville fosse costruita su un cimitero indiano di Shinnecock.

La ASSAP ha costituito nel 2013 una commissione per discutere del futuro del ghost hunting per i vari problemi d’imitazione da format televisivi molto fuorvianti, discutendo soprattutto l’uso non mirato delle attrezzature utilizzate, soprattutto per una scarsa o nulla preparazione tecnica. Le due organizzazioni internazionali hanno convenuto che gli strumenti utilizzati nell’investigazione paranormale di oggi siano più un ostacolo che un aiuto alla ricerca. Le organizzazioni internazionali di ricerca sul paranormale, sostengono quindi, che gli strumenti utilizzati e i metodi pseudo-scientifici e spirituali, attraggano solo pubblico, ma che sono applicati male perché mancherebbe di base una conoscenza scientifica e quindi, per quanto esistano migliaia di risultati, non sono utili alla ricerca stessa, ma forse più a diffondere la popolarità di tale moda. Sostengono che a oggi sono rari gli investigatori che svolgono corsi accademici o che collaborano con gruppi appartenenti alla comunità scientifica. Parrebbe quindi che il fine ultimo non sia la prova certa inconfutabile dell’esistenza del paranormale, così come lo era stato per alcuni ricercatori del passato che sperimentavano all’inverosimile, bensì il registrare più dati possibili per sostenere la propria ricerca come valida.

Concludendo

Se i fenomeni paranormali sono reali e si vuole fare una seria ricerca per dimostrarlo, forse bisogna escludere il modo di operare che viene dall’emulazione televisiva e tornare al passato. Mi viene in mente, ad esempio, il lavoro svolto in campo scientifico, sugli effetti dell’elettromagnetismo sul cervello, dove sono state riscontrate diverse correlazioni fra dati rilevati ed esperienze psichiche. Come raccontavo sugli esordi della ricerca, prima bisogna trovare la spiegazione razionale e poi, escludendo questa, teorizzare sull’ipotesi sovrannaturale. Questo è un aspetto dichiarato ma poco messo in pratica perché le relazioni tecniche, quando esistono, non possono essere sostenute scientificamente. In sintesi, se gli investigatori del paranormale o ghost hunters, non si preoccupano di eseguire le proprie indagini con metodi rigorosamente scientifici giacché operano sul piano fisico con strumenti altrettanto scientifici, sono per tanto caldamente invitati a ignorare tutta la storia del ghost hunting e le informazioni di questo resoconto.

Hayley Stevens

Quello che manca nel ghost hunting è un consiglio normativo che possa vagliare la condotta e le analisi svolte dagli investigatori. Purtroppo nei team non esiste alcun codice di condotta generale né alcuna guida alle giuste pratiche nel ghost hunting. L’etica della ricerca sul paranormale è diventato quindi, come abbiamo visto, argomento controverso nella stessa “comunità paranormale”. Mi sono imbattuto in un bellissimo articolo di Hayley Stevens in cui riporta una sorta di Etica del Ghost Hunter che merita di essere letto. Anche la Stevens, come me, è una ex ghost hunter che ha scelto un altro modo di investigare sul paranormale.
Consiglio soprattutto l’intervento della Stevens visionabile su YouTube: A Skeptic’s Guide to Ghost-Hunting (in inglese).

Nel suo blog scrive che

“invece di spegnere le luci e cercare i fantasmi (così come fanno nei programmi televisivi che trattano i fantasmi), cerco invece di trovare le cause razionali per le cose strane che le persone vedono.
È molto più interessante (e anche più produttivo!)”

Ray Hyman nel 2012

Il suo concetto è che nessuno può essere qualificato come ghost hunter o investigatore del paranormale, perché non c’è alcun apprendistato, nessun addestramento. Nonostante questo, spesso l’investigatore si avventura oltre la sua area di competenza. Il ghost huntig è esclusivamente basato sulle leggende e sui miti che, come racconto nei miei articoli, hanno ricordi lontani in epoche passate. Non esistendo un rigoroso metodo da adottare nell’investigazione, non esiste quindi un giusto modello da seguire, bensì molti metodi sbagliati. Il dare al pubblico ciò che chiede, alimenta solo una credenza sul paranormale, quando invece un’indagine dovrebbe svelare il mistero di quel caso e non alimentarne la leggenda stessa. Nella speranza che il ghost hunting prenda una piega diversa, mi piacerebbe che la questione venisse presa in seria considerazione. Ricordiamoci che la ricerca non va fatta per soddisfare le fantasie di chi crede, ma va fatta in modo neutrale per la conoscenza dell’uomo su quel grande mistero che da sempre lo spinge ai confini della vita: cosa c’è al di là della morte? Voglio terminare questo compendio sul ghost hunting citando una bellissima frase dello psicologo americano Ray Hyman (Chelsea, Massachusetts,  1928):

“Non cercare di spiegare qualcosa
finché non sei sicuro che sia successo!”

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