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Storia del Ghost Hunting (parte 2)

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Segue la storia del Ghost Hunting. Come abbiamo visto nella prima parte, questa tipologia di investigazione ha radici molto lontane. Ma quali sono state le prime investigazioni sul paranormale documentate?

Le prime investigazioni sul sovrannaturale con documentazione audio video

La verità sull’interesse dell’investigazione sui fenomeni paranormali, è riconducibile all’enorme numero di morti provocati dalla prima guerra mondiale. Anche il diffondersi del trasporto automobilistico ha sicuramente facilitato le indagini, perché era più facile spostarsi da un sito a un altro.

Elliott O’Donnell

Il primo uomo ad auto definirsi “cacciatore di fantasmi” fu Elliott O’Donnell (1872-1965), che sostenne di aver visto un fantasma all’età di cinque anni, descrivendolo come una figura elementale coperta di macchie. Affermò anche di essere stato strangolato da un misterioso fantasma durante gli anni di educazione alla Queen’s Service Academy, a Dublino, in Irlanda. Per circa cinquant’anni O’Donnell visitò moltissime dimore presumibilmente infestate, ma nella descrizione dei suoi resoconti poi divenuti libri, non sono mai stati descritti i metodi che applicava nelle sue investigazioni, tanto da far sospettare una scrittura molto romanzata. Nonostante i suoi numerosi libri e articoli anche su giornali e riviste nazionali, e le sue numerose conferenze e trasmissioni radiofoniche e televisive dell’epoca fra Gran Bretagna e Stati Uniti, hanno sempre portato l’opinione pubblica a spaccarsi in due. C’erano gli invasati credenti che lo sostenevano da una parte e gli scettici, ma anche ricercatori importanti, che ne screditavano l’autorevolezza e l’affidabilità. Durante una conferenza stampa, O’Donnell dichiarò:

“Ho investigato, a volte da solo, a volte con altre persone e con la stampa a seguito, in molti casi di presunti fantasmi… Io credo nei fantasmi, ma non sono uno spiritualista”.

Furono però le parti più autobiografiche dei suoi libri a rivelare l’enfasi dei suoi racconti. Raccontava spesso di una sua precedente povertà e il desiderio di approfondire quanta più conoscenza per sentirsi e trovarsi fra i ricchi e le persone più influenti dell’epoca. Si scoprì poi, che nei suoi resoconti video apparivano attori, se pur non così famosi, come Charles Aubrey Smith, che lo aiutò a mettere in scena alcune indagini e inscenare i fantasmi. La dichiarazione di Smith e il non rilascio di documentazioni di studio da parte dello stesso O’Donnell, suggerirono che i suoi resoconti fossero molto arricchiti da idee studiate a tavolino, quindi inventate per suggestionare il pubblico.

Everard Feilding

Non è un caso che la tipologia di narrazione dei suoi libri fosse molto romanzata piuttosto che tecnica. Tutto questo portò Elliott O’Donnell a essere ricordato più come autore di fiction piuttosto che come investigatore del sovrannaturale. Forse non è un caso che la Society for Psychical Research non lo abbia mai menzionato, né invitato a farne parte, nonostante conoscesse molto bene Everard Feilding (1867-1936), un investigatore noto per aver indagato sulla famosa medium italiana Eusapia Palladino, alla quale presto dedicherò un articolo.

Harry Price

Un personaggio molto noto agli investigatori di oggi è sicuramente Harry Price (1881-1948). Fu il primo ricercatore a cercare di applicare una metodologia scientifica al ghost hunting. I casi studiati da Price, che meriteranno senz’altro un articolo dedicato, sono rimasti agli archivi, e nonostante molti ricercatori menzionino Price, non ho ancora visto sino a oggi un articolo da parte loro, o da blogger italiani sostenitori del paranormale, dedicato a uno di quei casi. Probabilmente quest’articolo, stuzzicherà loro la voglia di saperne di più. Nel 1926, Price fondò il ben finanziato National Laboratory of Psychical Research, che comprendeva una sala di laboratorio e una vasta gamma di strumenti scientifici, alcuni dei quali adatti alla ricerca sul campo, come una ciotola di mercurio per rilevare eventuali movimenti e tremori in una stanza, oppure per rilevare eventuali passaggi di ombre.

Questo studio sul ghost hunting è più una carrellata di ciò che Archaeus racconterà passo dopo passo, poiché l’intenzione è di pubblicare i resoconti storici che hanno gettato le basi per ciò che oggi chiamiamo spiritismo e paranormale. Non mi soffermerò quindi adesso sulle strumentazioni, ma senz’altro tratterò ciascuna di esse con degli articoli più tecnici prossimamente.

Fra gli strumenti di Price, vi erano elettroscopi, utilizzati per rilevare le eventuali presenze/entità che avrebbero potuto sprigionare una propria carica elettrica su un corpo; il galvanometro, usato per rilevare corrente elettrica; il barografo che andava già scomparendo nelle attrezzature dell’epoca, usato per la ricodifica della pressione atmosferica; il termografo, utilizzato per fare letture continue della temperatura; l’Air tester, per monitorare e registrare la circolazione dell’aria. Harry Price ci teneva molto alla notorietà, tanto da far sempre pubblicizzare le proprie indagini. Non era molto distante quindi da un investigatore da social network di oggi. Una delle indagini più pubblicizzate fu quella al Chiswick Museum nel 1932, nella quale Price e il filosofo Cyril Edwin Mitchinson Joad, detto più semplicemente CEM con le iniziali del suo lunghissimo nome (1891-1953), trascorsero una notte su un letto che si diceva fosse infestato. Grazie a Price il Ghost Club ritornò a funzionare nel 1936. Nonostante i suoi casi fossero molto discussi perché giustificabili scientificamente, contribuì a smascherare la fotografia spiritica di William Hope (1863-1933) nel 1922.

La nascita della SPR e il nuovo Ghost Club

Henry Sidgwick e Frederick Myers

Verso la fine dell’Ottocento, due britannici molto colti che avevano osservato la sofferenza di William Crookes con molta simpatia e molta credenza sul sovrannaturale, erano il filosofo britannico Henry Sidgwick (1838-1900) e lo psicologo e parapsicologo Frederick Myers (1843-1901).
Myers era reduce di una seduta spiritica del 1873 diretta dallo scrittore e poeta inglese Charles Williams (1886-1945), durante la quale si era sentito toccare la mano dal presunto spirito guida di Williams, John King, di cui ho già raccontato prima. Insomma, questo spirito del pirata Morgan sembrava essere diventata la mascotte di molti medium. Questa esperienza, combinata con le accuse verso Crookes, convinse Myers, Sidgwick e un amico comune, lo psicologo e parapsicologo Edmund Gurney (1847-1888), a formare un’associazione di persone interessate a indagare sul paranormale. Così fu formata la famosa Society for Psychical Research (SPR) con Henry Sidgwick alla presidenza. Tra i primi membri della SPR figuravano il fisico e parapsicologo inglese sir William Fletcher Barrett (1844-1925), il futuro premio Nobel per la fisica Lord Rayleigh alias John William Strutt (1842-1919), il futuro primo ministro britannico Arthur Balfour (1848-1930), suo fratello Gerald William (1853-1945), la sorella Eleanor, e il medium spiritista inglese William Stainton Moses (1839-1892).

il logo della Society for Psychical Research

Una delle loro prime indagini fu quella a discapito del medium Henry Slade nell’autunno 1876, in cui lui e un altro medium furono accusati d’inganno. Questo primo fallimento non scoraggiò comunque la novella SPR a proseguire nella ricerca di fenomeni genuini. Nel corso dei successivi sei anni, il gruppo continuò le indagini trovandosi presto coinvolto da spiritisti e da persone interessate al paranormale che tentavano anch’esse di condurre indagini sul paranormale. Alla fine, nel 1882, il team al completo fondò la società. Fra gli amici del gruppo entrarono anche: il “papà” di Alice nel paese delle meraviglie, lo scrittore e matematico Lewis Carroll (pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson, 1832-1898), lo scrittore e umorista Mark Twain (pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens, 1835-1910) e il politico William Gladstone (1809-1898). Formarono sei comitati di ricerca per investigare l’ipnotismo, la chiaroveggenza, la telepatia, i sensitivi, i medium (che al contrario di oggi ne capivano la differenza), i fantasmi e i poltergeist, e infine chi si occupava degli archivi storici. L’idea di base era di fare ricerca scientifica per documentare il paranormale nella maniera più tecnica e dettagliata possibile. Il loro primo fascicolo Phantasms of the Living (Fantasmi dei viventi) era lungo oltre duemila pagine e dettagliava con meticolosità le presunte prove di fantasmi di persone viventi. (Sono riuscito a reperire due volumi che contano complessivamente circa 1500 pagine, quindi non integro ma quasi).

Nonostante sia esistente ancora oggi con la dichiarazione pubblica di essere “la prima organizzazione fondata per esaminare presunti fenomeni paranormali usando principi scientifici”, non c’è alcun dubbio che la pratica e la fede verso lo spiritismo abbiano letteralmente creato la necessità di indagare sul paranormale. Personaggi come Houdini e Harry Price, erano odiati dagli spiritisti per lo smascheramento dei medium fraudolenti. Infatti, a un certo punto scelsero di non investigare gli spiritisti a causa della loro mancanza di fiducia, soprattutto all’esistenza di fantasmi. Furono le loro indagini scientifiche a stabilire lo standard per i futuri cacciatori di fantasmi, anche se in maniera completamente travisata. Purtroppo lo spiritismo è stato crivellato da deliberati casi di frode, nei quali sono state ingannate migliaia di persone in cerca di un miracolo, dando così modo a molti medium e praticanti dell’occulto a riempire le proprie tasche. Così allora come oggi, non tutti gli spiritisti sono disonesti, molti di loro sono brave persone che credono sinceramente nell’onestà della loro fede, il che non comporta la veridicità dei fatti, ma solamente potrebbero credere troppo in se stessi e nello spiritismo che praticano.

A prescindere dalle buone intenzioni di alcuni spiritisti, il movimento fu presto esaminato dagli investigatori. Molti di loro erano semplicemente interessati a denunciare i casi di frode, mentre altri erano abbastanza incuriositi da dare un’occhiata più da vicino ai fenomeni segnalati associati alle sedute spiritiche. Sarebbe da qui che molti dei primi cacciatori di fantasmi hanno avuto il loro inizio. Se non fosse stato per lo spiritismo, molto probabilmente l’indagine paranormale non avrebbe progredito fino a oggi. Non è stato però un inizio facile…

Scena tratta dal film “Fantasmi Notturni” (dr. Mabuse) di Fritz Lang del 1922 © Hulton-Deutsch Collection

L’establishment scientifico, risentito per il fatto di essere riusciti a rompere la presa che la religione aveva sulla società solo per perdere il proprio appoggio allo spiritismo, incoraggiò il ridimensionamento dei medium e mostrò un palese disprezzo per tutto ciò che lasciava intendere il soprannaturale. Nonostante ciò, c’era un piccolo numero di scienziati che avevano avuto il tempo di partecipare alle sedute spiritiche e che credevano che potesse esserci qualcosa per gli strani fenomeni che erano segnalati. Hanno deciso di provare ad applicare le leggi della scienza nell’investigare queste relazioni.

Sebbene un approccio così meticoloso non piacesse a molti membri spiritisti, la SPR continuò a crescere, conquistando nuovi membri sia dai campi scettici sia da quelli soprannaturali, tra cui il fisico britannico Oliver Joseph Lodge (1851-1940), il “papà” della psicoanalisi Sigmund Freud (1856- 1939), lo psicologo e antropologo Carl Gustav Jung (1875- 1961) e i già citati William Crookes e Arthur Conan Doyle. Due anni più tardi nasce in America la sorella della stessa Society for Psychical Research che viene fondata nel 1884 a New York come ASPR in cui figureranno appunto anche Jung, Freud e lo scienziato e inventore del primo telefono pratico, Alexander Graham Bell (1847-1922).

Per due anni le due società, sia quella britannica sia quella americana, riuscirono a superare sia l’imbarazzo sia gli scandali per via dei medium cialtroni che sostennero a spada tratta. Frederick Myers, ad esempio, fu coinvolto in uno scandalo sessuale con un’investigatrice psichica che si rivelò poi, essere una cialtrona, così come accadde a Crookes con la medium Cook; Edmund Gurney fu trovato morto in strane circostanze se pur le voci di corridoio gridassero al suicidio per vergogna; e nel 1888, i fondatori del movimento spiritista, in altre parole le stesse sorelle Fox, dichiararono pubblicamente le loro frodi.

Agli inizi del 1900, la reputazione della società era piuttosto offuscata, ma nonostante tutto, ancora intatta. Così negli anni a seguire la SPR si concentrò sul ridimensionamento dei medium, finché l’interesse per lo Spiritualismo cominciò a spegnersi, e poi si rivolse più verso il lavoro di laboratorio, piuttosto che sulle indagini sul campo, come aveva già fatto il ramo americano del gruppo. Le indagini sul campo continuarono per pochissimi autodidatti e fanatici del sovrannaturale che divennero nel tempo delle “rarità”, almeno fino alla ribalta dei format d’intrattenimento americani sul ghost hunting.

C’è da dire che la SPR dovette nel tempo cercare di recuperare attendibilità per essere accettata dalla comunità scientifica, perché come abbiamo visto, fu afflitta da problemi causati dalle polemiche sullo spiritismo e da campagne diffamatorie lanciate da scienziati che erano arrabbiati dalle loro regole d’indagine. I primi membri accademici erano, infatti, fortemente influenzati dallo spiritismo, mentre gli altri erano semplicemente pseudo-scienziati che non avevano nulla a che fare con le tecniche scientifiche. Purtroppo a oggi, l’idea sbagliata di accademici credenti e dilettanti è quella di credere che il paranormale non sia compreso dalla Scienza perché scettica. Uno dei primi articoli di Archaeus è dedicato proprio alla spiegazione del perché la Scienza non crede nel paranormale. Forse il titolo è limitante, lo ammetto, perché in realtà la Scienza non crede nei metodi utilizzati per indagare sul paranormale e la maggior parte dei ricercatori di oggi non capisce che alla base della ricerca dell’uomo c’è sempre e comunque la vita eterna e scoprire cosa c’è oltre l’ultima stazione della vita o tardare che questa giunga prematuramente.

La fine dell’Ottocento e l’inizio di una nuova epoca di ricerca

Seconda parte sulla storia del ghost hunting e la nuova tipologia di ricerca da serie televisive dedicate.
La Tavola Ouija (ph. Jon Santa Cruz / Rex Features)

Ed eccoci nel momento clou della consacrazione dello Spiritismo Moderno, che inizia in concomitanza con la nascita della tavola “parlante” più famosa: la Ouija, di cui dedicherò più articoli perché ha una storia davvero molto interessante. Il suo brevetto fu depositato nel 1890 per poi essere rilasciato l’anno successivo. In quell’anno fu pubblicato uno dei libri più singolari dell’epoca, Revelations of a Spirit Medium: Spiritualistic Mysteries Exposed, scritto da un autore anonimo che usava lo pseudonimo di “A Medium”.  ,  Questo libro svelava i trucchi utilizzati da falsi sensitivi e medium dell’epoca, poi in seguito rieditato e ristampato nel 1922 da Harry Price e dall’antropologo e ricercatore psichico britannico Eric John Dingwall (1890–1986).

Il libro divenne importante storicamente perché fu fonte d’ispirazione per il mago Harry Houdini ad assumersi il compito di scovare i falsi sensitivi nei primi anni ’20. Un altro pioniere del giornalismo investigativo fu il britannico William Thomas Stead (1849-1912), autore del libro Real Ghost Stories, pubblicato sempre nel 1891. La cosa buffa, e se vogliamo anche sinistra, è che lo stesso Stead scrisse due storie di fantasia raccontando disastri navali. Il primo nel 1886 dal titolo How the Mail Steamer Went Down in Mid Atlantic, by a Survivor (traducibile in “Come affondò il piroscafo Mail nell’oceano Atlantico, da un superstite”) in cui un marinaio britannico racconta il primo viaggio inaugurale di una nave, che si accorge dell’esiguo numero d’imbarcazioni di salvataggio non sufficienti a salvare tutti i passeggeri a bordo. La nave, nella trama, entra in collisione con un’imbarcazione a vela, a causa della fitta nebbia. Nel 1892, Stead scrive una seconda storia, From the Old World to the New (Dal vecchio al nuovo mondo), in cui si narra dell’equipaggio di un’imbarcazione che si reca in soccorso ai sopravvissuti della nave passeggeri RMS Majestic, che stava affondando per essere entrata in collisione con un iceberg nell’Atlantico settentrionale. La coincidenza con il disastro del Titanic del 1912 è davvero sorprendente, ma è ancora più strano pensare che lo stesso Stead morì in quel tragico incidente. Era, infatti, a bordo del Titanic fra i passeggeri di prima classe, poiché doveva partecipare a una conferenza di pace presso la Carnegie Hall di New York. Il racconto di Stead non fu comunque l’unico a “profetizzare” l’incidente del Titanic, perché sempre nel 1898 il romanzo Futility (Il naufragio del Titan) di Morgan Robertson, narrava di un transatlantico di grosse dimensioni che si scontra con un iceberg inabissandosi nell’oceano Atlantico.

Nel 1894, lo psicologo e filosofo statunitense William James (1842-1910), se pur originario irlandese, è eletto presidente dell’American Society for Psychical Research e considerato il “padre della psicologia americana”. Nel 1912 è pubblicato postumo il suo libro La volontà di credere e altri saggi nella filosofia popolare.

La ricerca nel dopoguerra

Peter Underwood

Dopo il grande interesse e l’eccitazione della ricerca sul sovrannaturale avvenuta fra le due guerre, la caccia ai fantasmi è in gran parte crollata. Nel 1948 le attività del Ghost Club iniziarono a subirne il colpo di coda. La SPR, nel frattempo, stava diventando più un’organizzazione posta alla formazione d’investigatori che all’investigazione stessa. Il malessere generale causato dall’austerità del dopoguerra, ha fatto sì che negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra  Mondiale, le attività di caccia ai fantasmi non erano più promosse da enti o organizzazioni legalmente riconosciute, ma svolte da dilettanti che si autofinanziavano per passione e che di tanto in tanto pubblicavano qualche libro. Fra questi voglio ricordare il parapsicologo e ghost hunter, Peter Underwood (1923-2014) e il soprannominato “Ispettore degli spettri” Andrew Green (1927-2004).

Underwood si occupò di ricerca soprattutto durante la sua presidenza del Ghost Club dal 1962 al 1993, mentre Green fondò nel 1949 la Ealing Society for Psychical Research e nel 1952 sia la Lewisham Psychic Research Society che la National Federation of Psychic Research Societies. Nonostante furono numerose le sue indagini sulle Percezioni Extrasensoriali (ESP) e i test sui medium, nulla degno di nota è purtroppo emerso dalla sua ricerca. Nel 1996, Andrew Green fu ingaggiato dal consulente del teatro Royal Albert Hall, Mark Borkowski, a seguito di testimonianze singolari di fenomeni insoliti.

Andrew Green

Borkowski si riteneva scettico ed estraneo ai fatti, ma chiedeva di fare luce sul caso per placare le voci di presunta infestazione del teatro. Il portiere di un ristoratore affermò di aver visto due donne scomparire nello scantinato del teatro e alcuni tecnici addetti alla manutenzione degli organi, riferirono di essere stati molestati da un vecchio signore. Green promise di esorcizzare o comunque scacciare le entità infestanti, così Borkowski invitò per l’occasione, spinto dalla curiosità, alcuni media per assistere e documentare l’evento. Peccato però che invece di cercare i fantasmi, Green passasse tutta la notte a rispondere alle domande poste dai cronisti inviati dai media. L’unica cosa che Green affermò è che prima dell’arrivo dei giornalisti, riscontrò un’anomalia nella temperatura del piano superiore e che il suo registratore di ultrasuoni aveva ripreso strani rumori. Come non notare, quindi, una gran bella differenza dalle indagini meticolose dei suoi predecessori?

Possiamo quindi capire che il ghost hunting moderno si sia ispirato più ai recenti investigatori piuttosto che attingere dal passato, se non altro per le sperimentazioni e la meticolosità nel fornire fascicoli di numerose pagine per ciascun caso che veniva studiato per parecchio tempo e non da una semplice nottata chiusi un castello o in una dimora abbandonata. Anche le attrezzature di oggi s’ispirano al ghost hunting di Green, composto da registratore audio, macchina fotografica, metro a nastro, carta millimetrata per disegnare i piani del sito, mappe di rilevamento dell’area e altri strumenti forse più idonei a raccogliere informazioni del luogo d’indagine. Underwood invece costatò che un ghost hunter iper equipaggiato non aveva resoconti più dettagliati di chi utilizzava equipaggiamenti più semplici.

Maurice Grosse e Guy Lyon Playfair (©Robert W. Zimmerman)

Verso la fine degli anni Settanta un caso divenuto molto famoso segnò la memoria collettiva del XX secolo: il Poltergeist di Enfield in Inghilterra, investigato da Maurice Grosse (1919-2006) e Guy Lyon Playfair (1935-2018) della SPR londinese. Nel corso dei due anni d’indagine, la coppia registrò un gran numero di suoni anomali quali rap (colpi) e voci, e furono testimoni di molti eventi insoliti. Pur restando molto discusso e controverso, il poltergeist di Enfield rappresenta ancora oggi un esempio di veridicità dei fenomeni per i ghost hunters. La storia del caso però riporta anche di una terza investigatrice inviata dalla SPR a indagare sul caso e sui due investigatori che, per motivi diversi, molto probabilmente si stavano lasciando travolgere dal caso.

Anita Kohsen Gregory con Brian Inglis (1916-1993) in una pausa caffé alla Conferenza Internazionale della SPR a Edinburgo, Scozia
© Mary Evans Picture Library/SPR

Questa fu Anita Kohsen Gregory (1925-1984) che scoprì la piccola Janet Hodgson simulava alcuni fenomeni e fornisce la SPR di un video in cui Janet piega un cucchiaio e altri in cui salta su e giù dal letto agitando le braccia. La Gregory dichiara quindi che le prove raccolte dai suoi colleghi erano ridicole, esagerate e soprattutto molto discutibili. Molti anni più tardi, Janet oramai adulta e madre di tre figli, dichiara a un giornalista di Telegraph che c’erano momenti in casa nei quali accadevano strani fenomeni insoliti e altre volte non succedevano. Il giornalista, riferendosi al video in cui Janet simulava i fenomeni paranormali, chiede quanto in casa sua fossero simulati? La Hodgson rispose “I’d say 2%” (Direi il 2%). Evidentemente lasciando alludere che nei casi in cui i fenomeni non c’erano, li simulava lei o la famiglia per non deludere le persone coinvolte nell’investigazione. Fra i tanti medium accorsi in casa Hodgson c’erano anche due investigatori divenuti oggi ancora più popolari per una serie di film ispirati alle loro indagini: i coniugi Warren.

La nomea di Ed (Edward Warren Miney, 1926-2006) e sua moglie Lorraine Rita Moran (Bridgeport, 31 gennaio 1927) non ha mai brillato. Oggi grazie ai film prodotti e/o diretti da James Wan, hanno rivalutato mediaticamente la loro “carriera”, ma forse non tutti sanno che i coniugi Warren erano mal considerati persino dagli altri investigatori del paranormale e dai demonologi.
Innanzitutto si autodefinirono demonologi nonostante si occupassero di “scacciare” entità maligne nelle case private. Un demonologo studia la storia e la mitologia, non è un esorcista. Lorraine afferma di essere quindi una medium capace di poter comunicare con gli spiriti e di poterli convincere ad andarsene. Suo marito Ed muore nel 2006, dopo aver operato per moltissimi anni al suo fianco come consulente psichico andando spesso in televisione come ospite. Hanno insieme aperto l’Occult Museum, nel Connecticut, dove sono esposti oggetti che erano, o lo sono ancora, posseduti da spiriti maligni, reperti provenienti da alcuni dei loro casi. Ad accreditarli sono sempre state molte persone soprattutto cristiane. Ed sosteneva che bisogna credere in Dio per comprendere la loro missione. Non voglio soffermarmi troppo sui coniugi Warren perché ciascun personaggio o caso storico sarà sicuramente preso in considerazione da Archaeus con relazioni e articoli dedicati. Di certo Ed e Lorraine si sporcarono la reputazione soprattutto con il caso di Amityville perché falsificato ed enfatizzato da una triste vicenda di abuso di droghe e alcol. Come per il caso di Amityville, anche quello della famiglia Snedeker (vedi film  del 2009 diretto da Peter Cornwell) s’ispira a racconti romanzati riportati in un libro di successo, in questo caso scritto sia da Ed e Lorraine Warren, ma accreditando anche il capofamiglia dei Snedeker e il romanziere horror Ray Garton. Garton rilasciò un’intervista alla rivista Horror Bound affermando che dopo aver intervistato tutti i membri della famiglia Snedeker, i racconti si contraddicevano. Quando chiese a Ed Warren spiegazioni, questo gli rispose che quella famiglia era pazza e delle storie raccolte doveva prendere solo ciò che potesse ritenere valido e riportarlo nel libro, affinché fosse spaventoso, e di calcare pure la mano nel romanzarlo il più possibile.

Joe Nickell

Inoltre, secondo l’investigatore scettico Joe Nickell (West Liberty, Kentucky, 1944), i vicini della famiglia Snedeker, così come lo scrittore Garton, attribuirono gli avvenimenti “paranormali” al grave abuso di droga e alcol, proprio come per il caso Amityville. La storia di Annabelle fu messa in circolazione dalla stessa coppia: non esiste alcuna testimonianza dei diretti interessati della vicenda… Anzi, non esistono proprio i protagonisti. Per quanto riguarda il caso della famiglia Perron (vedi film L’Evocazione – The Conjuring del 2013), Norma Sutcliffe, l’attuale proprietaria della casa dal 1987, assieme al giornalista Kent Spottswood, ha indagato sulla veridicità dei fatti e affermano che la storia riportata dagli Warren e dalla stessa famiglia Perron non trova fondamenta storiche né testimonianze. E potrei andare avanti per tutti i loro casi, ma i dettagli saranno riportati sul capitolo dedicato agli Warren.

Il 1981 fu un altro anno significativo per il cambiamento della ricerca sul paranormale. Fu fondata l’Associazione per lo studio scientifico dei fenomeni anomali (ASSAP, Association for the Scientific Study of Anomalous Phenomena), esistente ancora oggi, i quali fondatori hanno incluso ex membri del consiglio della SPR, che hanno favorito quello che consideravano un approccio più moderno e inclusivo all’indagine sul paranormale. Il principale contributo al ghost hunting era il training fornito agli investigatori.

Il ghost hunting oggi

Ed eccoci nel XXI secolo, dove il ghost hunting riceve uno stimolo soprattutto mediatico che fa rinascere il genere. Se fino alla fine del secolo scorso non esistevano che alcuni team di ghost hunters, a due anni dalla pubblicazione della prima serie Ghost Hunters in TV, di cui ho già parlato all’inizio, l’attività del cercare prove sui fantasmi diventa un vero e proprio passatempo comune. Anche internet contribuisce alla promozione di questi team che, grazie soprattutto ai social network, riescono a farsi un gruppo di seguaci. Anche gli autori televisivi capiscono che è la moda del momento e iniziano a proliferare programmi televisivi sull’argomento.

“Strange but True?” condotto da Michael Aspel fra il 1993 e il 1997

La tv forse anticipa, come sempre accade, la moda del momento. Negli anni ’90 nasce in Gran Bretagna Strange but True? (Strano ma vero?) condotto da Michael Aspel (Battersea, Londra, 1933), in cui l’argomento base erano proprio i fantasmi. L’idea invece di documentare il ghost hunting viene per la prima volta presentata televisivamente da Most Haunted condotto da Yvette Fielding (Manchester, 1968): un programma britannico che indaga su presunte attività paranormali in una serie di luoghi.

Yvette Fielding in Most Haunted dal 2002 al 2010

La serie prodotta da Antix Productions è trasmessa dal maggio 2002 al luglio 2010, anno in cui la rete decide di sospendere il programma. In Italia, soprattutto in rete, non ho mai letto ricercatori nostrani parlare di questa serie, considerata la capostipite, ma solamente di Ghost Hunters (indagini del gruppo TAPS) giunta da noi in Italia solo dalla terza stagione nel 2010, nella quale è presentato il famoso strumento KII-Meter attribuendolo a un rilevatore calibrato sui campi elettromagnetici dei fantasmi, o di Ghost Adventures prodotto da Zak Bagans e Nick Groff che approda in Italia poco dopo. Visto il successo delle due serie, anche Most Haunted avrebbe dovuto tornare in TV nel 2014, ma ad oggi non ci sono ancora notizie sicure.

Il rigore scientifico degli strumenti utilizzati, è completamente assente. Se si utilizzano strumenti scientifici, il minimo che bisognerebbe avere è una vera competenza all’utilizzo di tali strumenti e soprattutto una buona dose di conoscenze fisiche per escludere falsi positivi. Il primo fenomeno molto pubblicizzato dalle prime stagioni di queste serie erano i cosiddetti Orbs, che soprattutto sui social, hanno diffuso la bufala che si trattasse di spiriti. Bufala che circola in rete continuamente nonostante il fenomeno sia stato ampiamente studiato e classificato come piccole particelle di polvere dal ricercatore Philip Carr del Ghost Club e da Steve Parsons di Parasearch e dalla Society for Psychical Research. La scarsa informazione sia dei ricercatori sia dei sostenitori di fantasmi, porta gli stessi a diffondere e sostenere che alcuni “globi” non siano causati da pulviscolo, ma da qualche entità energetica o spiriti di defunti.

Con l’avvento di questi nuovi format televisivi d’intrattenimento, anche il kit di strumenti dei ghost hunters subisce un’altra evoluzione con l’introduzione di equipaggiamenti elettronici non raffinati, ma a prezzi accessibili.  Il parapsicologo William G. Roll (1926-2012) e Andrew Nichols dell’American Psychological Association, hanno dimostrato che nella maggior parte delle rilevazioni di campi elettromagnetici durante le investigazioni paranormali in alcuni luoghi presumibilmente infestati, erano propagati dal sottosuolo in modo naturale. Roll fu il primo a coniare l’acronimo RSPK, Recurrent Spontaneous PsychoKinesis (Psicocinesi Spontanee Ricorrenti) per spiegare i casi di poltergeist.

Vic Tandy

L’ingegnere britannico Vic Tandy (1955-2005) che insegnò informatica presso la Coventry University nel Warwickshire, si dedicò per molti anni allo studio sulle relazioni fra infrasuoni e apparizioni spettrali, stabilendo che le onde elettromagnetiche a bassa frequenza, potrebbero potenzialmente creare sensazioni di disagio e allucinazioni all’interno della visione periferica, ampiamente dimostrato con esperimenti sul campo elettromagnetico. Nel 2014, infatti, i ricercatori dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL) in Svizzera, hanno sperimentato su queste impressioni, ricreando i “fantasmi” in laboratorio. Spesso leggo di citazioni a personaggi importanti nella ricerca scientifica a favore della ricerca spiritica. Un esempio fra tutti è Albert Einstein (1879-1955) che, per quanto sia vero che i processi metabolici degli esseri umani e di altri organismi generano effettivamente correnti elettriche di basso livello, queste però non vengono più generate una volta che l’organismo muore, perché la fonte di energia si arresta e la corrente elettrica si interrompe, proprio come una lampadina si spegne quando si spegne l’elettricità. I ghost hunters che citano le teorie di Einstein a favore di una teoria valida sulla prova dell’esistenza dei fantasmi, in realtà forniscono solo una base solida per screditarli. Questo accade per la scarsa comprensione della scienza di base. Per quanto i fantasmi possano esistere (ma ad oggi a parte le testimonianze non abbiamo prove inconfutabili), né Einstein né le sue leggi della fisica suggeriscono che i fantasmi siano reali.

Anche i medium del XXI secolo hanno avuto un rilancio grazie a questi team con cui collaborano molto spesso o ne fanno parte. Un esempio televisivo è proprio il format Most Haunted, oggetto di molte critiche. Nel 2005, il parapsicologo Ciaran O’Keeffe (Norwich, 1971), ha accusato il medium Derek Acorah (Bootle, 1950), uno dei protagonisti del programma, di incantare il pubblico prima della messa in onda per ottenere informazioni sui luoghi delle riprese.

La caccia ai fantasmi ha anche contribuito nel tempo a una particolare forma di turismo, in cui si assiste a veri pellegrinaggi di persone credenti che si recano nelle antiche dimore di proprietà privata o di varie istituzioni in cerca di sensazioni insolite. Molti investigatori del paranormale ricreano l’indagine a beneficio dei partecipanti paganti, spesso novizi che desiderano vivere l’esperienza col desiderio di formare un proprio team, attività sicuramente pubblicitaria, ma che ancora una volta mina il vero scopo di quale dovrebbe essere l’attività stessa.

I ghost hunters del futuro

Dave Wood dell’ASSAP

Semmai esistessero i fantasmi, a oggi non abbiamo una sola prova tangibile verificata e approvata dalla Scienza. Questo non perché la Scienza sia scettica sul paranormale, ma come dicevo, bensì scettica sui modi d’indagine e sulla preparazione scientifica. Dave Wood, attuale presidente della ASSAP, quindi non uno scienziato scettico, ma un operatore di ricerca sui fenomeni paranormali, ha dichiarato che sono state compiute a oggi migliaia d’indagini da parte di team pressoché preparati, ma che nessuno ha mai dimostrato un collegamento fra i dati rilevati e le esperienze sulle apparizioni o manifestazioni paranormali. L’anomalia, secondo la ASSAP, dovrebbe essere dimostrata scientificamente con dettagliate relazioni tecniche accettate dalla comunità scientifica e non semplicemente relazioni che di tecnico hanno ben poco. Al momento le stesse grandi organizzazioni di ricerca sul paranormale pensano che il ghost hunting attuale non possa essere considerato accettabile dalla comunità sia scientifica che dalle organizzazioni di ricerca psichica, almeno a oggi. In sostanza prendono le distanze. Proprio a tal proposito ci sono state disposizioni speciali previste per questo tipo d’indagine che sono state inserite nel Codice Etico dell’organizzazione ASSAP nel 2012.
Come si può leggere nella stessa pagina della ASSAP, “gli investigatori partono da alcune ipotesi, come “i fantasmi sono spiriti”, e quindi cercano prove per confermare tale ipotesi”.

John Fraser della SPR

Inoltre sono contrari a operare in questo modo perché la base deve essere scientifica, altrimenti non ha validità, quindi iniziando a raccogliere le prove in modo neutro (senza condizionamenti) e, dopo attente analisi non lasciate al caso, stipulare varie teorie che devono essere sostenute scientificamente. Forse il concetto che la ASSAP vuole esprimere è che se si opera con strumenti scientifici su un piano fisico terrestre, in primis devono vigere le regole e le teorie scientifiche conosciute, altrimenti si sta affermando ipotesi di fantasia.

Hans Holzer

Anche John Fraser, un attuale membro attivo del consiglio della Society for Psychical Research, ha affermato che le attuali associazioni di team investigativi sul paranormale, non dovrebbero rispondere alle chiamate di persone credenti che affermano di avere fenomeni in casa e poi, spesso puntualmente confermate da anomalie non verificabili tecnicamente da esperti in materia scientifica.
Uno dei ghost hunter moderni, l’americano Hans Holzer (1920-2009), sostenitore di medium e del ghost hunting moderno, è stato pesantemente criticato dalla Society for Psychical Research esprimendo considerevoli dubbi sull’affidabilità del suo operato. Secondo l’investigatore scettico Joe Nickell, Holzer non ha fornito alcuna verifica delle sue affermazioni. Persino Peter Underwood dichiarò che Holzer avesse mentito sull’aneddoto che la famosa casa ad Amityville fosse costruita su un cimitero indiano di Shinnecock.

La ASSAP ha costituito nel 2013 una commissione per discutere del futuro del ghost hunting per i vari problemi d’imitazione da format televisivi molto fuorvianti, discutendo soprattutto l’uso non mirato delle attrezzature utilizzate, soprattutto per una scarsa o nulla preparazione tecnica. Le due organizzazioni internazionali hanno convenuto che gli strumenti utilizzati nell’investigazione paranormale di oggi siano più un ostacolo che un aiuto alla ricerca. Le organizzazioni internazionali di ricerca sul paranormale, sostengono quindi, che gli strumenti utilizzati e i metodi pseudo-scientifici e spirituali, attraggano solo pubblico, ma che sono applicati male perché mancherebbe di base una conoscenza scientifica e quindi, per quanto esistano migliaia di risultati, non sono utili alla ricerca stessa, ma forse più a diffondere la popolarità di tale moda. Sostengono che a oggi sono rari gli investigatori che svolgono corsi accademici o che collaborano con gruppi appartenenti alla comunità scientifica. Parrebbe quindi che il fine ultimo non sia la prova certa inconfutabile dell’esistenza del paranormale, così come lo era stato per alcuni ricercatori del passato che sperimentavano all’inverosimile, bensì il registrare più dati possibili per sostenere la propria ricerca come valida.

Concludendo

Se i fenomeni paranormali sono reali e si vuole fare una seria ricerca per dimostrarlo, forse bisogna escludere il modo di operare che viene dall’emulazione televisiva e tornare al passato. Mi viene in mente, ad esempio, il lavoro svolto in campo scientifico, sugli effetti dell’elettromagnetismo sul cervello, dove sono state riscontrate diverse correlazioni fra dati rilevati ed esperienze psichiche. Come raccontavo sugli esordi della ricerca, prima bisogna trovare la spiegazione razionale e poi, escludendo questa, teorizzare sull’ipotesi sovrannaturale. Questo è un aspetto dichiarato ma poco messo in pratica perché le relazioni tecniche, quando esistono, non possono essere sostenute scientificamente. In sintesi, se gli investigatori del paranormale o ghost hunters, non si preoccupano di eseguire le proprie indagini con metodi rigorosamente scientifici giacché operano sul piano fisico con strumenti altrettanto scientifici, sono per tanto caldamente invitati a ignorare tutta la storia del ghost hunting e le informazioni di questo resoconto.

Hayley Stevens

Quello che manca nel ghost hunting è un consiglio normativo che possa vagliare la condotta e le analisi svolte dagli investigatori. Purtroppo nei team non esiste alcun codice di condotta generale né alcuna guida alle giuste pratiche nel ghost hunting. L’etica della ricerca sul paranormale è diventato quindi, come abbiamo visto, argomento controverso nella stessa “comunità paranormale”. Mi sono imbattuto in un bellissimo articolo di Hayley Stevens in cui riporta una sorta di Etica del Ghost Hunter che merita di essere letto. Anche la Stevens, come me, è una ex ghost hunter che ha scelto un altro modo di investigare sul paranormale.
Consiglio soprattutto l’intervento della Stevens visionabile su YouTube: A Skeptic’s Guide to Ghost-Hunting (in inglese).

Nel suo blog scrive che

“invece di spegnere le luci e cercare i fantasmi (così come fanno nei programmi televisivi che trattano i fantasmi), cerco invece di trovare le cause razionali per le cose strane che le persone vedono.
È molto più interessante (e anche più produttivo!)”

Ray Hyman nel 2012

Il suo concetto è che nessuno può essere qualificato come ghost hunter o investigatore del paranormale, perché non c’è alcun apprendistato, nessun addestramento. Nonostante questo, spesso l’investigatore si avventura oltre la sua area di competenza. Il ghost huntig è esclusivamente basato sulle leggende e sui miti che, come racconto nei miei articoli, hanno ricordi lontani in epoche passate. Non esistendo un rigoroso metodo da adottare nell’investigazione, non esiste quindi un giusto modello da seguire, bensì molti metodi sbagliati. Il dare al pubblico ciò che chiede, alimenta solo una credenza sul paranormale, quando invece un’indagine dovrebbe svelare il mistero di quel caso e non alimentarne la leggenda stessa. Nella speranza che il ghost hunting prenda una piega diversa, mi piacerebbe che la questione venisse presa in seria considerazione. Ricordiamoci che la ricerca non va fatta per soddisfare le fantasie di chi crede, ma va fatta in modo neutrale per la conoscenza dell’uomo su quel grande mistero che da sempre lo spinge ai confini della vita: cosa c’è al di là della morte? Voglio terminare questo compendio sul ghost hunting citando una bellissima frase dello psicologo americano Ray Hyman (Chelsea, Massachusetts,  1928):

“Non cercare di spiegare qualcosa
finché non sei sicuro che sia successo!”