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Storia del Ghost Hunting (parte 1)

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Premetto che non si tratta di un articolo, forse nessun testo di Archaeus può essere etichettato come articolo, perché un articolo tratta in maniera sommaria e “disquisitoria” un argomento. Archaeus invece fa una seria ricerca storica sul paranormale, vagliando quante più informazioni possibili, cercando di arrivare in fondo alla questione senza essere di parte né di chi crede né di chi non crede. Una ricerca obiettiva va fatta mettendo sul tavolo qualsiasi possibilità e poi confrontandole. Questo è sempre stato il mio personale modo di fare studio e ricerca.

Quello che segue è più un compendio sul Ghost Hunting che un articolo, un resoconto storico su ciò che è stato ed è oggi, con affermazioni e informazioni che non provengono dal sottoscritto, ma da una serie di dati raccolti sui vari testi dedicati al paranormale. Purtroppo il ghost hunting non brilla di genuinità, come si potrà leggere in questo resoconto, ma più che essere un trattato polemico, vorrei fosse preso seriamente con onestà intellettuale, soprattutto dagli stessi investigatori. Leggo molto spesso un’amarezza nella situazione di stallo che si è venuta a creare in questo tipo di ricerca e la spiegazione credo stia proprio nella storia stessa del ghost hunting. Questo resoconto però, è scritto per il pubblico in genere, non esclusivamente per gli addetti ai lavori, quindi, per quanto già siano a conoscenza di alcuni aspetti, mi pare sensato iniziare dalle basi.

Come viene visto oggi il Ghost Hunting

Oggi si sente parlare molto di ghost hunting e investigazione sul paranormale. Più o meno sono la stessa cosa, e i membri di questi team operano con la stessa strumentazione e con lo stesso modus operandi. In alcuni testi ho letto che fra i due tipi di ricercatori dovrebbe esserci una differenza, ma in Italia soprattutto, non è presa in considerazione: i ghost hunters andrebbero a caccia di prove in luoghi, dove non necessariamente ci sono state testimonianze di apparizioni o fenomeni, mentre gli investigatori del paranormale non andrebbero in cerca di fantasmi, ma di fenomeni insoliti, solo laddove sono state segnalate anomalie. Nella realtà non avvengono né la prima né la seconda cosa: i ghost hunters operano come gli investigatori del paranormale e questi ultimi nonostante affermino di non cercare i fantasmi, spesso nei video delle loro indagini chiedono se l’entità sa di essere morta o chiedono all’entità se sia morta in quel luogo, quindi si rivolgono al presunto spirito di un defunto, ergo un fantasma. Senza entrare in polemiche sterili, perché ciò che riporto è solamente cronaca storica, vorrei ricordare che l’investigazione del paranormale, per etimologia e storia, è sempre stata legata alla ricerca nella metapsichica e nei fenomeni psichici, piuttosto che andare in cerca di prove per castelli e antiche dimore.

Un’immagine del team americano TAPS

Evidentemente l’influenza della serie tv “Ghost Hunters” di un noto team d’investigatori dall’acronimo TAPS (The Atlantic Paranormal Society) che è sbarcata sulla pay-tv nel 2004 e in Italia solo con la terza stagione nel 2011, ha influenzato parecchio molti sostenitori, tanto da non cercare nella storia del ghost hunting stesso, ma credendo a tutto ciò che venisse dichiarato in televisione da questo team, come ad esempio l’uso del KII-Meter come strumento calibrato sulle frequenze di campi elettromagnetici degli spiriti, come se sapessimo quali siano. Non voglio però parlare del KII-Meter in questo resoconto, perché sarebbe un discorso piuttosto lungo e tecnico. Comunque questa diatriba fra ghost hunters e investigatori del paranormale viene proprio da questi ultimi che s’ispirano molto alle vicende della TAPS, perché proprio loro dichiararono sul proprio sito internet “We are Paranormal Investigators, Not Ghost Hunters”, in altre parole “Siamo investigatori paranormali, non cacciatori di fantasmi”. Quello che forse non è chiaro a chi sostiene questa baggianata, è che al tempo la TAPS aveva come concorrente i Ghost Adventures di Zack Begans & Co. Buffo se pensiamo che il format televisivo della TAPS fosse proprio chiamato Ghost Hunters. Entrambi i “gruppi di ricerca” però, non erano altro che format televisivi d’intrattenimento: il primo più incentrato sulla dinamica dell’indagine e i secondi spinti più “sull’effetto wow”. Dato che fondamentalmente, per storicità, l’investigazione sul paranormale è sempre stata dedicata alla parapsicologia, in questo resoconto tratterò solamente il ghost hunting, poiché è alla base di entrambe le categorie.

Cos’è il Ghost Hunting

La caccia ai fantasmi, in senso di ricerca di prove sull’esistenza sulle attività paranormali e non il cacciare i fantasmi in senso stretto, è un’investigazione in luoghi che sono stati indicati come infestati dagli spiriti. Solitamente è composta di un team di persone e utilizzano una varietà di dispositivi elettronici, fra i quali misuratori di campi elettromagnetici, videocamere full spectrum (quindi infrarosso e ultravioletto), termometri digitali, termo camere e registratori audio.
Nonostante i ghost hunters siano molto criticati nell’ambito scientifico per il loro modo di operare, l’interesse dei fantasmi è in rapida crescita, soprattutto da quando alcuni format d’intrattenimento televisivo sono sbarcati anche sui nostri canali italiani. Nonostante questa nuova ondata di ricerca ispirata a questi format, la ricerca dei fantasmi non è per niente un avvenimento moderno e isolato. La genesi della caccia ai fantasmi è molto profonda e radicata nel nostro passato. Ho già trattato l’argomento del passato con articoli dedicati ai fantasmi nella Bibbia o nella vicenda di Plinio il Giovane (61-113 d.C.), o ancora nell’investigazione su un “poltergeist” nel 1662 noto come “Il Tamburo di Tedworth”.

La Bibbia è forse uno dei più antichi testi in cui si citano i fantasmi, anche se nell’articolo dedicato, si evince che le cose non stanno proprio così. Qualche traccia più precisa però l’abbiamo nel Nuovo Testamento, in cui la comprensione dell’enigma dell’oscurità e della luce, porta Gesù stesso a insegnare che l’oscurità equivaleva a “non capire”. Si deduce quindi che non possiamo conoscere, o meglio appunto, capire, la verità di chi siamo… sia nel caso fossimo tutti connessi a un’unica energia universale, sia come esseri speciali, o “animici”. Gesù diceva di “far risplendere la nostra luce” in questo mondo. E’ sicuramente una metafora, ma quindi questo implicherebbe che abbiamo luce dentro di noi? La nostra anima può essere vista dagli altri? Da qui inizia un percorso filosofico che si tramanda nel tempo e che ha visto i fantasmi “apparire” in numerosissimi racconti del passato, dalla mitologia greco-romana sino a oggi.

Gli albori dello Spiritismo

Rispetto al passato, oggi concettualizziamo il ghost hunting come un’attività “immersiva” che si basa su strumenti tecnologici utilizzati nelle escursioni notturne allo scopo di scoprire la “verità” con prove che potrebbero far ricredere gli scettici. Questo desiderio di scoprire se oltre la morte ci sia una nuova esistenza, ha sempre incuriosito l’essere umano. La morte è l’ultima frontiera che dà innumerevoli interpretazioni a un luogo dove tutti andiamo, ma di cui non abbiamo per certo la sicurezza del “dove” o del “cosa” sia. Mi sono sempre chiesto, sin da quando provai a cimentarmi nel ruolo di ghost hunter: a che livello siamo della ricerca? Cosa abbiamo lasciato alle nostre spalle? Quali storie, miti e superstizioni hanno preso nuova vita? E soprattutto, per la gioia delle sedute spiritiche, a che punto è la ricerca scientifica su questo grande mistero? Questo mi dà lo stimolo per cercare ogni giorno tracce nei testi del passato, piuttosto che cercare il passato nei luoghi ancora presenti.

Quando si parla di ghost hunting, non possiamo dimenticare che sia strettamente legato allo spiritismo moderno e ai suoi derivati. Il primo periodo storico dal quale bisogna partire è senz’altro l’Era Georgiana, quando l’Inghilterra fu regnata da Giorgio I a Giorgio IV, quindi fra il 1714 e il 1830.  In quel periodo nella Gran Bretagna e anche negli altri luoghi sotto l’impero britannico, ci fu un’enorme rivoluzione sociale, fatta di riforme e di cambiamenti. Il Cristianesimo ebbe una nuova rinascita con la Chiesa anglicana. Insomma, c’erano già le basi per la nascita dell’Era Vittoriana, periodo caldo per le fondamenta dello spiritismo moderno.

Prima ancora che si parlasse delle sorelle Fox e di Kardec, uno dei primi fenomeni fu il caso del poltergeist della Strega di Bell ad Adams, Tennessee, fra il 1817 e il 1828. Eravamo proprio in piena epoca georgiana. La storia della Strega di Bell però è solo una leggenda, uno dei tanti racconti che si sono tramandati nel tempo, il cui fondo di verità risale a due libri.
Il primo è “History of Tennessee” dei fratelli Goodspeed pubblicato nel 1886, circa sessant’anni dopo il periodo in cui sarebbe avvenuto l’episodio della leggenda. Il secondo libro è “An Authenticated History of the Bell Witch”  di Martin Van Buren Ingram pubblicato nel 1894, ben settantacinque anni dopo il caso Bell. Nel primo libro vi è un intero paragrafo che tratta gli eventi della contea di Robertson. A parte queste due fonti, non c’è traccia alcuna prima del 1886, il che è molto strano, data la grande nomea di questa donna-strega ritenuta infame durante la sua esistenza. Probabilmente avrebbero potuto esserci articoli di giornale degli anni ’20 dell’Ottocento, ma non ve n’è alcuna traccia. In concomitanza con l’anno della Strega di Bell, uno scienziato di cui non c’è traccia del suo vero nome, pare indagò sui presunti fantasmi nella Torre di Londra.

Ho letto un libro di James Houran, “Hauntings and Poltergeists: Multidisciplinary Perspectives” (Infestazioni e Poltergeist: Prospettive multidisciplinari) in cui l’autore ritiene che il nostro moderno approccio alla caccia ai fantasmi sia iniziato con il matrimonio fra la scienza e la religione. Nasce da questo connubio il voler usare strumenti di rilevazione di base scientifica per la ricerca della spiritualità. Houran afferma che mentre i filosofi dell’Illuminismo pensassero che la ragione e la scienza avrebbero prevalso sulla superstizione e sulla religione, le credenze mistiche avrebbero creato un legame con l’indagine scientifica. Perciò, la nascita della scienza moderna è andata a coincidere con l’ibridazione di due correnti di pensiero prevalenti. Dopotutto perché sostituire un paradigma con un altro? In sostanza i fantasmi e la scienza non si escludono a vicenda. Ho voluto trattare la storia dello spiritismo moderno perché è base da cui partire per comprendere la credenza dei fantasmi ancora oggi.

Franz Mesmer

Houran indica, infatti, che il mesmerismo (o magnetismo animale) del tardo XVIII secolo, sia un primo esempio di questo improbabile mix di credenze. Mentre scrivo quest’articolo, sto raccogliendo quante più informazioni possibili sul magnetismo animale che ho già iniziato a raccontare con qualche articolo dedicato e ce ne sarà uno esclusivamente dedicato appunto a Franz Mesmer (1734-1815), un medico e autoproclamato membro dell’Illuminismo. I suoi seguaci associavano spesso il suo lavoro alla chiaroveggenza. Per farla breve, il suo lavoro è iniziato nel campo della medicina ed è finito nel regno del misticismo. Il culto dell’elettromagnetismo fra il 1820 e il 1830, in cui l’elettricità era riverita come principio universale divino, creò questa fusione fra religione e scienza influenzando gran parte del misticismo del XIX secolo. In seguito, lo spiritismo che emergeva nel 1850 sulla scia di attività di presunti poltergeist, rappresentò il passo successivo verso l’evoluzione della ricerca sul sovrannaturale. Gli spiritualisti del tempo credevano che l’anima potesse essere empiricamente quantificata attraverso la scienza. Allora come oggi, le persone erano curiose e ricercavano con mezzi scientifici a portata di mano, ovviamente con le tecnologie e i metodi del tempo, possibili prove vivendo particolari esperienze.

Il termine Ghost Hunter e i primi ricercatori

Restando nel 1830, Marie Laveau (1801-1881), che praticava il voodoo presso il creolo della Louisiana, ottenne il titolo di Regina voodoo a New Orleans. Tre anni più tardi, lo scrittore irlandese Michael Banim (1796-1874) pubblica il suo romanzo The Ghost-Hunter and His Family. Parrebbe che il termine “cacciatore di fantasmi” non abbia altri precedenti.

La prima vera caccia ai fantasmi fu condotta dal maggiore Edward Moor (1771-1848), un soldato e indologo britannico, in una casa di un piccolo villaggio chiamato Great Bealings nei pressi di Suffolk, in Inghilterra, nel 1834. Il maggiore Moor indagò nella casa in seguito al misterioso tintinnare delle campane usate per chiamare i domestici, che avevano preso a suonare spontaneamente in modo incontrollato. Edward Moor fu tra i primi a trattare obiettivamente i fenomeni insoliti, come mi piace chiamarli, e non affermò che il fenomeno avesse un’origine soprannaturale, bensì cercò invece di stabilirne la causa razionalmente, perché solo trovando la risposta logica al fenomeno si poteva escludere l’origine spiritica. Oggi invece avviene per lo più l’esatto contrario: non si appura in maniera esaustiva la causa naturale, studiando il caso da un punto di vista scientifico, ma si bolla per “anomalia” un dato perché sconosciuto, spesso per propri limiti nei confronti delle conoscenze scientifiche e tecniche. Ho potuto leggere il resoconto di questa indagine nel libro Bellings Bells che è ancora reperibile in forma cartacea in una delle tante ristampe.

A seguito del nascente movimento spiritista nella metà del XIX secolo, nel 1862 nasce il Ghost Club, la più antica organizzazione di ricerca di fantasmi al mondo. In realtà le radici del club risalgono al 1855, quando a Cambridge alcuni borsisti iniziarono a discutere di fantasmi e fenomeni psichici al Trinity College. Fra i propri membri si annovera Charles Dickens (1812-1870), conosciuto per opere come Oliver Twist e A Christmas Carol, ma anche altri noti signori: Sir Arthur Conan Doyle (1859-1930), il “papà” di Sherlock Holmes, il filosofo di Cambridge Henry Sidgwick (1838-1900) e altri sacerdoti e accademici fra cui i futuri membri della Society for Psychical Research (SPR), fondata nel 1882, i fisici Sir William Fletcher Barrett (1844-1925), Lord Rayleigh (1842-1919) e il futuro primo ministro Arthur Balfour (1848-1930).

I fratelli Davenport con William Fay e Robert Cooper

Una delle prime indagini del Ghost Club fu condotta sui fratelli Davenport, Ira Erastus (1839-1911) e William Henry (1841-1877), inizialmente conosciuti come prestigiatori. Erano figli di un poliziotto di Buffalo a New York e hanno presentato illusioni affermando fossero di origine soprannaturale. Non è un caso che iniziarono a proporsi con eventi bollati come fenomeni spirituali nel 1854, quando lo Spiritualismo era già decollato in America a seguito delle storie delle sorelle Fox che influenzarono anche gli studi di Allan Kardec, considerato poi il precursore dello spiritismo moderno di stampo rigorosamente cristiano-cattolico. Ai fratelli Davenport, si aggiunse William Fay, un abitante di Buffalo con un interesse nell’evocazione e poi da Jesse Babcock Ferguson (1819-1870), un predicatore cristiano americano di Nashville, che sviluppò le inclinazioni spiritiche fra il 1840 e il 1850.  Fu proprio Ferguson che assicurò il pubblico del potere dello spirito nei loro esperimenti, ma che in realtà erano solo degli ingannevoli stratagemmi. Ai fratelli si aggiunse un loro amico, Robert Cooper, come aiutante e testimone delle loro performance.

L’Armadietto degli Spiriti dei Fratelli Davenport

I fratelli Davenport girarono gli Stati Uniti per dieci anni con questi spettacoli illusori spacciati per sovrannaturale, per poi andare oltreoceano in Inghilterra, dove lo spiritismo stava diventando sempre più popolare. Fu però uno dei loro ultimi numeri a fregarli, il cosiddetto Armadietto degli Spiriti che era stato preso in esame dal Ghost Club, perché il team dei fratelli Davenport affermava che fosse un meccanismo per mettersi in contatto con i morti. Il risultato delle indagini del Ghost Club, però, non fu mai reso pubblico. Fu il prestigiatore John Nevil Maskelyne (1839-1917) a studiare il trucco dell’Armadietto degli Spiriti e dichiarò al pubblico del teatro, dove si stavano esibendo i fratelli Davenport, che avrebbe potuto anch’egli ricreare lo stesso trucco senza interpellare il soprannaturale. Assieme ad un amico, l’ebanista George Alfred Cooke (1825-1905), ha ricostruito una versione dell’armadietto e rivelarono al pubblico l’inganno dei fratelli Davenport, durante uno spettacolo tenutosi a Cheltenham, nei borghi di Gloucestershire, in Inghilterra, nel giugno del 1865.
Il mago John Henry Anderson (1814-1874) e il prestigiatore Jean Eugène Robert-Houdin (1805- 1871), lavorarono per scoprire i trucchi dei Davenport, scrivendo documenti rivelatori ed eseguendo un duplicato dei trucchi. Il pubblico, quindi deluso e sconcertato, chiedeva il risarcimento del denaro speso durante gli spettacoli dei fratelli truffaldini. Il motivo di tale accanimento, non fu per distruggere la fama dei fratelli prestigiatori, ma per smascherare le frodi vendute come effetti causati dai fenomeni soprannaturali. Da lì a breve, i fratelli Davenport furono scoperti più volte dei loro bluff e denunciati come frodi in più paesi.

Sir Arthur Conan Doyle con il mago Harry Houdini

Secondo il mago Harry Houdini (1874-1926), Ira Erastus Davenport, gli aveva confessato che lui e suo fratello avevano falsificato il loro fenomeno per contattare gli spiriti. A prova di questo fu la lettera di Ira Erastus in cui afferma di non credere nello spiritismo, pubblicata nel libro di Houdini, A Magician Amongst the Spirits, nel 1924. Questo non fu sufficiente per lo spiritista Arthur Conan Doyle, che da lì in avanti fu vittima anch’egli di frodi da parte di presunti medium e ragazzine che fotografavano le fate. Secondo Conan Doyle, Ira Erastus Davenport gli avrebbe dimostrato di essere uno spiritualista praticante. Non aveva però del tutto torto. Difatti, solo di recente, l’investigatore scettico Joe Nickell scoprì l’album di Ira Davenport al museo della Lily Dale Spiritualist Assembly. Dopo averlo esaminato in tutti i suoi contenuti, quali ritagli di giornale, appunti personali e fotografie, concluse che Conan Doyle aveva ragione su Ira e cioè che praticasse lo spiritualismo in privato, ma affermò anche le ragioni di Houdini che i loro fenomeni “spirituali” pubblici fossero il risultato di un inganno. Che Ira Davenport fosse uno spiritualista praticante o presunto, usavano comunque l’inganno per realizzare trucchi che attribuivano a fenomeni spiritici.

Il Ghost Club si sciolse nel 1870 dopo la morte di Charles Dickens. Sia il Ghost Club che altre successive organizzazioni d’investigazione sul soprannaturale, si concentrarono maggiormente su indagini incentrate sulle persone; la caccia ai fantasmi, nel senso di escursioni in luoghi presumibilmente infestati, rimase solo l’eccezione. Tuttavia, presto cominciarono ad apparire libri di ricercatori indipendenti, fra cui Ghost World del reverendo Thomas Firminger Thiselton-Dyer (1848- 1923) pubblicato nel 1893, in cui si teorizza la capacità di un fantasma di attraversare l’acqua. Un altro capostipite del genere fu Haunted Houses di Charles George Harper (1896-1943), pubblicato nel 1907, una cronaca di luoghi presumibilmente infestati.

L’Epoca Vittoriana e l’inizio dello Spiritismo Moderno

Nel 1837 finisce l’era georgiana e inizia quella vittoriana. Tre anni più tardi, un medico di Sunderland, siamo sempre in Inghilterra, indaga su una casa infestata a Willington Mill, vicino a Newcastle, che era di proprietà del quacchero Joseph Proctor. I quaccheri erano i fedeli di un movimento cristiano nato nel XVII secolo in Inghilterra, più appartenente al calvinismo puritano, che si concentrò più che altro sul sacerdozio di tutti i credenti. I membri erano chiamati “quaccheri” o più semplicemente “amici”, anche se inizialmente il termine usato era “figli della Luce”. Il dottor Drury, investigatore del caso, apparve su una rivista del gennaio 1860, The Spiritual Magazine, con l’appellativo di ghost detector, il rivelatore di fantasmi.

Spiritualism – A Popular History From 1847 di Joseph McCabe

La parte da leoni in epoca vittoriana, l’ebbero certamente le sorelle Fox: Leah, Kate e Maggie. Vivevano nell’allora Hydesville, a New York, oggi chiamata Lily Dale. Nonostante siano nominate sempre le tre sorelle, la storia ebbe inizio solo con Margaretta detta Maggie, che a quel tempo aveva quattordici anni, e con sua sorella Catherine, detta Kate, di undici anni. Spesso sono accreditate come chi ha inaugurato l’inizio del Movimento Spiritualista.  Sarà dedicato un articolo intero solamente a loro, ma non questo il momento per dilungarmi sulla loro lunga vicenda nata in una stanza da letto. Il libro Spiritualism: A Popular History From 1847 scritto dal francescano Joseph McCabe (1867-1955), pubblicato nel 1920, di cui possiedo una copia nella mia libreria, a pagina dieci, parla di questo movimento come nascente in un periodo antecedente l’evento delle Fox. McCabe cita, infatti, il Burned-over District (ovvero, il Distretto Bruciato) del 1840, come luogo e tempo di origine del Movimento Spiritualista. Si tratta di una regione centro-occidentale di New York agli inizi del XIX secolo, nella quale ci furono risvegli religiosi e formazioni di nuovi movimenti del cosiddetto Secondo Grande Risveglio, che sviluppò movimenti religiosi precedenti come il Millerismo e il Mormonismo. In quei luoghi e in quel tempo, si pensava che fosse possibile una comunicazione diretta con Dio e/o con gli angeli, e che Dio stesso non condannasse i bambini non battezzati a non ricevere lo spirito santo e quindi vulnerabili alle grinfie degli abitanti degli inferi.

Le sorelle Fox

Comunque sia, Kate e Maggie Fox divennero una sorta di medium portando i loro particolari eventi di “contattismo” per le strade di New York. La terza sorella, Leah Fox, fu più come una manager, curando i loro affari, perché da quelle dimostrazioni per strada, le sorelle guadagnavano molti soldi. Per quanto ancora oggi molti ghost hunters/investigatori, citino la storia delle sorelle Fox come l’inizio di questa ricerca sui fenomeni spiritici, dimenticano che storicamente, la loro carriera terminò nel 1888, quando Maggie ammise di aver ingannato il proprio pubblico. Vero è che più tardi ritirò la sua “confessione”, perché spinta dai propri spiriti guida, ma questo fece ancora più danno alla sua immagine perché la sua confessione era molto precisa.

Le investigazioni di due fisici: Faraday e Crookes

Michael Faraday

A metà dell’800, il fisico e chimico britannico Michael Faraday (1791-1867) ha contribuito allo studio sull’elettromagnetismo e sull’elettrochimica. Fra le sue principali scoperte ci sono i principi alla base dell’induzione elettromagnetica, quelli del diamagnetismo e dell’elettrolisi. Per quanto sia ricordato nell’ambito della ricerca sul paranormale per la cosiddetta Gabbia di Faraday (o Scudo di Faraday), inventata nel 1836, utilizzata per bloccare i campi elettromagnetici, si dimentica forse che nel 1850, Faraday lanciò una campagna pubblica contro la pseudoscienza e lo spiritismo, dilaganti in quel periodo soprattutto in Inghilterra.

Faraday obiettò in particolare alle affermazioni che le forze elettriche o magnetiche erano responsabili dei fenomeni paranormali, come la rotazione dei tavoli nelle sedute spiritiche e la comunicazione con i morti.  Faraday smascherò gli inganni di spiritisti, chiaroveggenti e medium e scoprì anche la credulità di un pubblico che per scarsa conoscenza scientifica si faceva ingannare facilmente. Mi chiedo quanto in realtà sia cambiato da allora a oggi. Infatti, nonostante i suoi sforzi, il fascino sul paranormale in epoca vittoriana, aumentò considerevolmente. Faraday in sostanza diventa il pioniere di controversie che ancora oggi esistono sull’educazione scientifica e il divario fra scienza e religione.

Footfalls on the Boundary of Another World di Robert Dale Owen

Nel 1859 il ricercatore psichico Robert Dale Owen (1801-1877), forte sostenitore dello spiritismo, pubblica un libro che consiglio di leggere a chi volesse sapere come siano andate le cose alle sorelle Fox: Footfalls of the Boundary of Another World. Si tratta di un bel tomo di oltre 500 pagine in cui è raccontato un resoconto dettagliato delle indagini di Owen sui contattati spiritici delle Fox, con interviste non solo alle protagoniste, ma anche a vicini e conoscenti, e molte altre informazioni legate alla ricerca sul paranormale di quegli anni.  Nonostante le ristampe non siano così perfette perché sono copie dell’originale abbastanza datato, resta un libro che vale la pena di possedere in casa, soprattutto se si è appassionati del paranormale. Da ricercatore non potevo farmelo mancare nella sua versione cartacea, ma è reperibile anche in formato digitale.

Qualche anno più tardi, nel 1861, il chimico e fisico britannico Sir William Crookes (1832-1919), inventore del precursore del tubo catodico e autore delle prime prove sperimentali sull’esistenza dell’elettrone, condusse la sua prima indagine paranormale su Kate Fox, una delle tre famose sorelle del movimento spiritista.

I membri del Ghost Club

Si occupò anche di studi su altri presunti medium dell’epoca: Florence Cook e Daniel Dunglas Home. Nel 1862 a Londra viene rifondato il Ghost Club con l’aggiunta di nuovi membri che hanno fatto la storia del paranormale, come Peter Cushing, Sir Shane Leslie, Eric Maple, il ricercatore Peter Underwood, noto per la sua teoria che lega i fantasmi ai buchi spazio-temporali e più tardi anche da Maurice Grosse, che diverrà noto per la sua indagine con la Society for Psychical Research sul poltergeist di Enfield. Il Ghost Club è attivo ancora oggi. Fra le indagini più famose del Ghost Club, voglio ricordare quella alla Queen’s House a Greenwich, in cui fu scattata nel 1966 una delle più famose fotografie di un presunto fantasma (ma di questo parleremo poi), e quella al Glasgow Royal Concert Hall, in cui ancora oggi molti gruppi d’investigatori, chiedono la possibilità di poter fare un’indagine, divenendo un luogo di pellegrinaggio per moltissimi di loro.

I Medium e la Stanza dello Spirito

Daniel Dunglas Home fotografato dal famoso fotografo dell’epoca Nadar

A seguito della nomea del medium scozzese Daniel Dunglas Home (1833-1886) per aver levitato fuori da una finestra al primo piano, fluttuando fino al terzo della casa di Lord Adare (Edwin Richard Wyndham-Quin), nel 1868 a Londra, Crookes iniziò a testare il medium tre anni più tardi. Le indagini continuarono per due anni, nell’intento di verificare se questi fenomeni di levitazione, di materializzazione e telecinesi, fossero reali o frutto di frode. Un suo forte sostenitore non poteva che essere Sir Arthur Conan Doyle, affermando che Home fosse un medium insolito per le sue ben quattro facoltà medianiche: la vocalità diretta, in altre parole potersi farsi udire dagli spiriti; la parlata in trance, che permetterebbe agli spiriti di parlare attraverso se stesso; la chiaroveggenza che gli permetteva di vedere cose oltre il senso della vista; e la medianità fisica capace di muovere oggetti a distanza e poter levitare.

La più grossa cantonata di William Crookes venne da Florence Cook (1856-1904), una delle più famose medium del movimento spiritista di quegli anni. Era nota per la sua capacità di produrre materializzazioni di spiriti, specialmente quelli della sua guida spirituale, Katie King. Nel tempo, il fantasma di Katie, cominciò a raccontare sempre più di sé, tanto di divenire lo spirito legato alla vita di Florence per moltissimi anni. Apparve per la prima volta in occasione agli inizi del 1852 in alcune sedute la famiglia Koons, contadini autodidatti, ma molto ben informati sulla filosofia e la politica di quel tempo, e nelle sedute dei fratelli Davenport, che è già tutto dire.

Un ritratto del 1843 dei coniugi Koons

L’interesse dei Koons per i fenomeni spiritici si deve al capofamiglia Jonathan, quando s’imbatte in alcuni articoli che raccontano le comunicazioni via colpi (rap) della famiglia Fox. Iniziò così a partecipare a diverse sedute in tutta l’Ohio, scoprendo di avere anch’egli il dono di medium. Quando tornò a casa nei pressi di Athens County, sul monte Nebo, si convinse che anche sua moglie Abigail e il figlio maggiore Nahum, fossero dotati di capacità psichiche. I Koons raccontarono di aver costruito una camera soprannominata “Stanza dello Spirito” per volere delle entità che entravano in contatto con loro. Si trattava di una capanna di legno che misurava 3,6 x 4,3 metri, con tre finestre chiuse, una sola porta e un soffitto alto 2,13 metri. Ovviamente le misure espresse dagli spiriti furono in piedi e non in metri, ma era per darvi un’idea. La stanza fu arredata con panchine che potevano contenere circa venti persone. Le richieste degli spiriti furono più dettagliate: la stanza doveva contenere alcuni strumenti musicali come una chitarra, una fisarmonica, una tromba, un tamburo tenore, una grancassa, due violini, un corno di latta, una campana del tè, un triangolo e un tamburello. Koons non era un uomo ricco e non poteva permettersi tutti gli strumenti, fra l’altro difficili da trovare in quella zona remota dell’Ohio, ma grazie ad aiuti da parte di vicini, riuscì a recuperare quelli necessari. Gli spiriti però sembrarono essere un tantino esigenti: richiesero due tavoli, una rastrelliera per gli strumenti musicali e un filo con cui sospendere alcune piccole campane e alcune immagini di colombe ritagliate da fogli di rame. Questa stanza divenne così popolare da far giungere in quella zona remota moltissime persone curiose e credenti nello spiritismo fino al 1858. Ebbero anche dei concorrenti, la famiglia Tippie, che viveva a tre miglia di distanza nella valle, e che costruirono una stanza simile. I Tippie avevano ben dieci figli e vantavano di esibizioni musicali da parte degli spiriti. Gli spettatori non videro mai mani spiritiche suonare quegli strumenti come accadeva invece nella casa dei Koons, quindi cominciarono a esserne delusi.  In seguito, viste le delusioni e i mormorii, i Tippie si spostarono in Colorado e, dato che la stessa sorte toccò anche ai Koons, questi traslocarono nell’Illinois. Dopotutto anche le sorelle Fox dovettero spostarsi quando le cose si fecero scottanti.

Per far placare un po’ di troppa curiosità da parte d’investigatori e gli animi dei visitatori delusi, Jonathan Koons (1801-1893) annunciò che lo spirito guida John King era partito e che il suo corno di latta aveva smesso di essere suonato. Koons si dedicò per un certo periodo a rispondere alle lettere di molti curiosi che scrivevano allo Spiritual Telegraph, per poi sparire definitivamente dal panorama spiritualista. Davvero accaddero tali concerti spiritici all’interno delle Spirit Rooms? Dopotutto ci sono molti resoconti dettagliati su quelle sedute. Per prima cosa c’è da dire che quelle relazioni furono scritte da spiritisti dichiarati che visitavano la Stanza dello Spirito solo per confermare le loro convinzioni.

Un ritratto di Nahum Ward Koons con suo padre Jonathan

Di certo questo non portava denaro né ai Koons né agli spiritisti, ma come sappiamo, spesso su questi argomenti la notorietà fa parecchia gola. E allora perché svanire senza lasciare traccia dopo soli sei anni da medium? E cosa è successo loro dopo aver lasciato la contea di Athens? Facendo qualche meticolosa ricerca, scopro che il primogenito della famiglia, Nahum Ward Koons (1837-1921), si trasferì con la sua famiglia nella contea di Franklin, nell’Illinois, dove avevano portato con loro anche il padre Jonathan. Evidentemente la madre Abigail doveva essere già morta. Lasciarono lì Jonathan per poi trasferirsi nella contea di Perry nel Missouri dove vi abitarono fino al 1880 per poi ritornare in Illinois. La moglie di Nahum morì nel 1899, mentre lui nel 1921 all’età di ottantaquattro anni. Dal necrologio parrebbe che Nahum continuò in sordina a fare lo spiritista nelle varie contee ma solo in forma strettamente privata.

Il fatto che Florence Cook iniziò a far sentire la voce dello spirito di Katie proprio durante le sedute, fa già pensare a un imbroglio. Katie era figlia dello spirito guida dei Koons, John King, buffo eh? In realtà i nomi di padre e figlia non erano quelli reali. Si dice che Kate in vita fosse stata Annie Owen Morgan, figlia del pirata Henry Morgan, cavaliere e governatore della Giamaica, che preferiva farsi chiamare John King nell’aldilà. Annie adottò quindi quel nome seguendo l’esempio del padre. Si dice anche che Annie e Henry Morgan furono dei grandi bugiardi e imbroglioni, nonché un’adultera e un ladro. Per espiare queste colpe, dopo la morte, avrebbero avuto la missione di dimostrare al mondo la verità dello spiritualismo e, naturalmente, di dimostrare i talenti di alcuni medium in particolare, fra cui appunto i Koons per il padre e Florence Cook per la figlia.

Florence Cook e William Crookes

Non mancherò di raccontare la vicenda in un articolo dedicato a Florence Cook e alle indagini di William Crookes, ma in questa panoramica vi dirò che Crookes si convinse della genuinità della collaborazione fra Florence Cook e lo spirito di Katie King, seppure i critici non ne fossero entusiasti. Katie assomigliava molto a Florence e nonostante i trucchi sembravano rivelare un’autenticità dei fenomeni, le indagini attorno alla medium si fecero sempre più serrate per via della sua popolarità. Dopotutto non bastava citare l’integrità di Crookes come scienziato per convincere l’opinione pubblica e i comitati scientifici. Si sospettò persino che Crookes avesse una relazione sentimentale con la medium, il che spiegherebbe la sua volontà di aiutarla a perpetrare la frode.

Il fantasma di Katie era quindi reale? Non si sa se Crookes fosse coinvolto in queste frodi, anche se sua moglie lo sospettò, giacché la loro relazione venne sempre più burrascosa dopo il coinvolgimento con la Cook. Probabilmente era innamorato della medium e si giocò la sua reputazione da scienziato pur di coprire le frodi. Secondo la storica Sherrie Lynne Lyons, nel suo libro Species, Serpents, Spirits, and Skulls: Science at the Margins in the Victorian Age (Specie, serpenti, spiriti e teschi: scienza ai margini nell’età vittoriana) del 2011, “Qui c’era un uomo con una reputazione scientifica impeccabile, che ha scoperto un nuovo elemento, ma non è riuscito a individuare una vera zitella dal vivo che si stava mascherando da fantasma”. Secondo le ricostruzioni, Florence Cook talvolta faceva uso anche di un’aiutante a impersonare lo spirito di Katie, ma il più delle volte era aiutata da qualcuno a interpretarlo lei stessa lasciando nella cabina al suo posto, la complice. Ciò che raramente si legge è che il fantasma di Katie coinvolgesse gli spiritisti e altri testimoni nelle sedute, per lo più uomini, girovagando per la sala buia seminuda, sedendosi sulle loro ginocchia, accarezzando e facendosi toccare. Una sorta di flirt con i testimoni avrebbe confuso di più i malintenzionati, soprattutto quando si racconta che qualche volta faceva cadere le sue vesti mostrandosi completamente nuda e dicendo “Ora potete vedere che sono una donna”. Quindi Florence sosteneva la parte di Katie o erano sue manifestazioni intime di donna repressa? Una cosa è certa: Crooks ne era molto coinvolto, tanto da omettere nomi e cognomi dei testimoni presenti. Comunque furono troppe le testimonianze che Katie somigliava a Florence. Era solo Crookes per lo più a non notarle e, al contrario, ad annotare le differenze fra le due.

Nel rapporto finale del 1874, Crookes affermò che tutti e tre i medium, Kate Fox, Dunglas Home e Florence Cook, produssero fenomeni paranormali autentici e queste affermazioni furono sonoramente derise dalla comunità scientifica.

Visto le pressioni e i sospetti, nel 1875, la Cook fece rivelare a Katie che avrebbe presto lasciato Florence e che il suo tempo sulla Terra sarebbe presto finito. Ovviamente questo è raccontato da Crookes come unico testimone. Secondo il suo racconto, Katie fece un’ultima apparizione e poi si diresse verso il punto in cui Florrie, così la chiamava lui, giaceva sul pavimento. Una volta che Katie uscì dalla vita della medium, rivelò allo scienziato che si era fidanzata con un certo Edward Corner e che si sarebbero sposati. Dopo sei anni la Cook tornò a far parlare di sé con un nuovo spirito guida: quello di Marie. In una seduta del 1880, un certo George Sitwell notò che gli abiti di Marie coprivano i corsetti, quindi allungò la mano e la afferrò. La strinse così forte a sé cercando di trascinarla verso la cabina e quando spostò la tenda, scoprì che la sedia dove avrebbe dovuto trovarsi seduta la medium Florence, era vuota. Si dice che il lupo perda il pelo ma non il vizio, infatti, Florence/Marie indossava solo le mutande. Dopo l’ultima seduta del 1899, la Cook si ritirò e morì nell’aprile 1904 a Londra.

Due delle immagini dell’apparizione di Katie King

William Crookes rimase sbalordito dalle travolgenti critiche dei suoi colleghi scienziati per le sue investigazioni, ma nonostante l’abbandono delle indagini sulla Cook, anche per via della delusione sentimentale, rimase un convinto sostenitore della ricerca psichica fino alla sua morte nel 1919, dove lasciò solo alcune fotografie di Florence Cook e del suo spirito guida Katie King, perché il resto fu distrutto assieme ai negativi.
Le fotografie furono scattate con cinque macchine fotografiche diverse, fra le quali due stereoscopiche, che funzionavano simultaneamente durante le sessioni. Le immagini però sono ancora oggi discutibili per la scarsa luminosità e per via che la maggior parte non mostrano Florence e Katie nello stesso scatto. Esiste una fotografia che ritrae Crookes che cammina a braccetto con lo spettro di Katie, ma anche l’osservatore meno attento può costatare le ovvie somiglianze fra Katie e Florence. In un altro scatto c’è Katie in piedi e sullo sfondo Florence in apparente stato di trance. Peccato però che “stranamente” il viso di Florence non sia visibile perché tagliato. In quella dove invece la Cook è riconoscibile e in “stato di trance”, lo spirito di Katie è nascosto da un velo “ectoplasmico”.

Su William Crookes rimane il dubbio che ci avesse davvero creduto in quei fenomeni, oppure che il suo coinvolgimento emotivo con Florence Cook abbia in qualche modo portato lo scienziato a dichiarazioni fasulle anche sugli altri due medium. Infatti, Crookes ha scritto l’introduzione al suo libro, affermando che la maggior parte dei cosiddetti fenomeni paranormali fosse solo un inganno o una superstizione. Dal 1896 al 1897 fu presidente della Society for Psychical Research.

Finisce qui la prima parte dedicata alla storia del Ghost Hunting. Se volete saperne di più, non perdete la prossima seconda parte!