scrittura automatica

Scrittura Automatica, comunicare con i morti

20 minuti di lettura

Cos’è la scrittura automatica?

La scrittura automatica, chiamata anche psicografia, è un’abilità psichica dichiarata che consente a una persona di produrre parole scritte senza scrivere consapevolmente. Alcuni che hanno tentato questa forma di medianità hanno scritto lunghi messaggi, canzoni, persino interi romanzi. Questa tecnica fu inventata dal surrealismo francese, ma ha origini ancora più lontane. Andiamo per gradi…

Un giovane André Robert Breton
Un giovane André Robert Breton

Il surrealismo è un movimento letterario nato in Francia intorno alla prima guerra mondiale. Si diffuse rapidamente in altri paesi in Europa e negli Stati Uniti. I suoi membri miravano a raggiungere una surréalité (surrealtà) nei loro testi e in altre opere d’arte. La sua figura centrale è stata André Robert Breton (1896-1966). Da studente di medicina, si era già interessato alle malattie mentali. Durante la prima guerra mondiale ha lavorato in un reparto neurologico dove ha visto i medici aiutare i pazienti attraverso la psicoanalisi e l’ipnosi.

Questo nuovo trattamento si è rivelato immensamente benefico. Attingendo al loro inconscio, questi pazienti sono stati in grado di discutere emozioni e pensieri che altrimenti non avrebbero potuto esprimere. Questo ha fatto capire a Breton che i nostri pensieri coscienti obbediscono a convenzioni che frenano i nostri sentimenti più intimi.

Il linguaggio onirico dei pazienti affascinava Breton. Le loro descrizioni e immagini erano crude, inquietanti e originali da un punto di vista letterario. Come poteva accedere all’inconscio per produrre letteratura? Come poteva accedere a questa “surrealtà”? Indubbiamente collaborando con altri artisti, ed è così che Breton inventò e applicò nuove tecniche creative.

Surrealtà e automatismo

Ti sei mai svegliato nel cuore della notte ancora assonnato? La tua mente era così immersa nel tuo sogno che potevi ancora sentirlo? Questo è ciò che Breton chiamava “surrealtà”. È lo stato tra l’inconscio e il conscio. Continuiamo ad accedere ai nostri sogni, ma dobbiamo sbrigarci a scriverli, o dimentichiamo le immagini sorprendenti. In questo stato, molti artisti ottengono le loro idee migliori. Breton considerava questa “surrealtà” superiore alla realtà. Chiamò questo stato psicologico automatismo. Solo allora il pensiero puro avrebbe potuto esprimersi. I tabù estetici, morali o di altro genere non avrebbero censurato i pensieri. I sogni non sono l’unico stato in cui si esprime la “surrealtà”. Se il gioco dei pensieri fosse innocente e impegnato come un gioco da bambini, allora anche questo accederebbe alla “surrealtà”.

Disegno che ritrae la tecnica fuji, scrittura spirituale
Tecnica fuji, scrittura spirituale

Fuji: la scrittura spirituale

Tuttavia, la maggior parte di noi non può entrare nella “surrealtà” a suo piacimento. Nessuno può sognare in un attimo. Nessuno può tornare bambino. Breton ei suoi seguaci hanno trovato una soluzione. Hanno inventato diverse tecniche per aiutarli e fra queste c’era la scrittura automatica, una tecnica in cui gli scrittori entrano in uno stato di trance e scrivono senza prestare attenzione a convenzioni di lingua, scrittura, società, religione o altro. La tecnica stessa ha molte radici. La più antica risale alla psicografia nel Medioevo in Cina.

Questa scrittura spirituale, in seguito fu chiamata Fuji (scrittura planchette) aveva a che fare con i messaggi di varie divinità e spiriti che venivano ricevuti dai medium sin dalla dinastia imperiale Song, iniziata nel 960 e durata fino al 1279, fondata dall’imperatore Taizu di Song della Casa di Zhao in seguito alla sua usurpazione del trono del Tardo Zhou. Fu nel XIX secolo che questi messaggi, attraverso la scrittura spirituale, portarono alla fondazione di diverse religioni salvifiche cinesi. La tecnica della scrittura spirituale, fu praticata dai monaci giapponesi Zen Ōbaku e si credeva che comunicassero con un antico saggio taoista accreditato della creazione del sistema del kung fu.

Esempio di Scrittura Automatica
Un esempio di scrittura automatica

Le prima tecnica di scrittura automatica era in lingua enochiana

Quando la tecnica venne esportata in Occidente nel XVI secolo, era in lingua enochiana, un linguaggio occulto costruito che i suoi autori affermano essere stato ricevuto dagli angeli, come riportato nei diari privati ​​dell’occultista e alchimista inglese John Dee (1527-ca 1609), astronomo di corte e consigliere di Elisabetta I, e del suo collega Edward Kelley, o Kelly, noto anche come Edward Talbot (1555-ca 1598), un occultista e veggente del Rinascimento inglese, conosciuto per la sua dichiarata capacità di vedere gli spiriti e gli angeli in una “pietra da esposizione” o in uno specchio.

Kelley affermava anche di possedere il segreto della trasmutazione dei metalli vili in oro, che era uno degli obiettivi dell’alchimia di allora, così come lo era la presunta pietra filosofale. La storia delle scritture automatiche per volere degli angeli, iniziò a circolare poco dopo la morte di Kelley. Era così pieno di sé, che lasciò una sua sgargiante biografia scritta negli ultimi anni di vita, riportante i suoi rapporti con John Dee e l’imperatore Rodolfo II. Dee, invece, affermò anche che l’istruzione enochiana includeva informazioni riguardanti l’elisir di lunga vita che si sarebbe trovato nelle rovine dell’abbazia di Glastonbury.

A sinistra, un'incisione di inizio XIX secolo in Gran Bretagna con raffigurati John Dee ed Edward Kelly mentre invocao una donna morta. A destra, un esempio di scrittura enochiana.
John Dee ed Edward Kelly invocando una donna morta, incisione di inizio XIX secolo, Gran Bretagna. A destra un esempio di scrittura enochiana.

La storia letteraria ci parla di autori che affermano di aver scritto senza alcun controllo cosciente. Spesso usavano droghe o qualche forma di ipnosi. A parte questo, la definizione di scrittura automatica è sfuggente. Alcuni la chiamano una forma di psicografia in cui gli scrittori incanalano uno spirito e scrivono ciò che dice loro, talvolta usando dispositivi come la tavola Ouija o, in altri casi, l’ipnosi o droghe per scrivere automaticamente.

Lo spiritismo rende popolare la scrittura automatica

Ciò che ha reso popolare la scrittura automatica come mezzo deliberato per tentare di comunicare con i morti, è stato lo spiritismo, che ha sostituito i metodi molto più lenti di compitare i messaggi con puntatori come la planchette o contare le lettere dell’alfabeto attraverso il rapping. Attraverso la scrittura automatica, i medium hanno affermato di produrre messaggi di personaggi famosi della storia.

John Worth Edmonds e Frederic WH Myers
John Worth Edmonds e Frederic WH Myers

Nel 1850, il giudice americano John Worth Edmonds (1799-1874), che era anche uno spiritualista, incitò un’ondata di scrittura automatica con i suoi presunti messaggi dal filosofo e saggista Francis Bacon (1561-1626) vissuto alla corte inglese sotto il regno di Elisabetta I Tudor, e quelli dal filosofo e medium Emanuel Swedenborg (1688-1772). Il materiale prodotto non assomigliava per niente al lavoro di nessuno dei due noti personaggi, ma ciò nonostante ispirò altri a comunicare con persone defunte più famose, incluso Gesù Cristo stesso. Gli spiriti dei morti dalla mentalità letteraria avrebbero comunicato interi libri e romanzi e migliaia di versi di poesie. Non si tratta neppure di casi isolati se pensiamo al caso Patience Worth.

Le penne erano uno strumento comune, ma altri metodi spiritualisti includevano la scrittura su lavagna e l’uso di macchine da scrivere. Frederic WH Myers (1843-1901), uno dei fondatori della Society for Psychical Research (SPR), ha trovato poche prove di sopravvivenza dopo la morte nei casi di scrittura automatica sui quali ha indagato. Dopo la sua morte, invece, numerosi medium affermarono di aver ricevuto messaggi proprio da Myers attraverso la scrittura automatica. Avete mai sentito parlare delle Corrispondenze incrociate o del Caso della Domenica delle Palme? Troverete maggiori informazioni accedendo ai link collegati.

La scrittura automatica e il channeling

Jane Roberts
Jane Roberts

Mentre i ricercatori psichici della fine del XIX secolo perseguivano la scrittura automatica in termini di questione della sopravvivenza, il campo in erba della psicologia iniziò a sperimentare la tecnica nella malattia mentale come un modo per la mente inconscia di esprimere pensieri e sentimenti che non potevano essere verbalizzati. Ancora oggi, oltre alla pratica medianica, la scrittura automatica continua ad essere utilizzata come strumento terapeutico.

La scrittura automatica gode di tale fascino popolare che si tenta di comunicare con i presunti esseri disincarnati anche grazie al channeling, nel quale un oggetto, una persona, un luogo o un processo specifico (come in una seduta spiritica, entrare in trance o usare medicine psichedeliche), consentirebbe a una persona di connettersi o comunicare con un regno spirituale, un’energia metafisica o un’entità spirituale e viceversa.  La famosa canalizzatrice americana Jane Roberts (1929-1984), entrava in contatto con un’entità nota come Seth, ma anche affermato di aver prodotto scrittura automatica con i messaggi dal pittore post-impressionista francese Paul Cézanne (1839-1906) e quelli dallo psicologo e filosofo statunitense di origine irlandese William James (1842-1910).

La scrittura automatica è pericolosa?

A sinistra un'immagine di William F. Barrett. A destra Arthur Conan Doyle con la moglie Jean E. Leckie
William Fletcher Barrett, Arthur Conan Doyle con la moglie Jean Elizabeth Leckie

Gli esoterici e qualcuno del clero, sostengono che la scrittura automatica possa rendere vulnerabili all’ossessione o alla possessione da parte di demoni che si spaccerebbero per defunti. Tuttavia, il vero pericolo, se esiste, molto probabilmente deriva dall’espressione di materiale represso nella psiche, per il quale un individuo potrebbe non essere preparato.

Il parapsicologo inglese William F. Barrett (1844-1925) ha scritto che «i messaggi automatici possono avvenire sia dallo scrittore che tiene passivamente una matita su un foglio di carta, sia dalla planchette, o da una tavola ouija».
Anche Jean Elizabeth Leckie (1874-1940), seconda moglie di Arthur Conan Doyle (1859-1930), praticava la scrittura automatica. È arrivata a credere dopo la straziante morte di suo fratello, un soldato ucciso in combattimento durante la prima guerra mondiale. Anche dopo la morte di Doyle, Jean Elizabeth affermava di ricevere messaggi dal marito.

Ma quanto c’è di vero nella scrittura automatica?

Tra le controversie più interessanti nella storia recente della parapsicologia e degli studi correlati c’è l’affermazione fatta nel 1933 dal ricercatore inglese del paranormale Harry Price (1881-1948), secondo cui il medium Rudi Schneider (1908-1957) aveva prodotto in una particolare occasione, i suoi effetti psichici con mezzi fraudolenti. I retroscena di questo evento, e le polemiche che ne sono seguite, sono descritti in un dettagliato articolo redatto dalla ricercatrice e parapsicologa inglese di origine tedesca Anita Gregory (1925-1984), membro della Society for Psychical Research (SPR) e nota per aver indagato sul famoso caso del Poltergeist di Enfield a Londra, Inghilterra, tra il 1977 e il 1979.

A sinistra, Villa Borley Rectory. A destra in alto, Rudi Schneider con Harry Price. A destra in basso, Anita Gregory.
A sinistra la villa Borley Rectory. In alto Rudi Schneider con Harry Price. In basso a destra Anita Gregory

L’articolo di oltre cento pagine, attinge a molti materiali che al momento della pubblicazione, nel 1977, erano ancora inediti. Le questioni coinvolte vanno dalla progettazione di esperimenti in un’area insolita della scienza, attraverso il rapporto tra scienza marginale e ortodossa, al ruolo dei divulgatori della scienza come Harry Price, nonché all’etica della scienza stessa. Nel caso aveste bisogno di consultarlo potete scrivermi attraverso i canali social.
Harry Price disse che la presunta scrittura automatica avvenuta nella famosa Borley Rectory, descritta come “la casa più infestata d’Inghilterra”, era come lo scarabocchio sul muro di una casalinga che tenta di nascondere una relazione extraconiugale.

Lo spirito di Charles Dickens e la scrittura automatica

A destra Charles Dickens e a sinistra Thomas P. James
Charles Dickens e Thomas Power James

Un altro famoso caso riguarda in qualche modo il più grande romanziere dell’epoca vittoriana, Charles Dickens (1812-1870), che si è occupato di ricerca psichica e spiritismo tanto da essere uno dei padri fondatori del Ghost Club, un’organizzazione di investigazione e ricerca sul paranormale, fondata a Londra nel 1862. Ebbene, quando Dickens morì nel 1870, lasciò incompiuto il suo romanzo Il mistero di Edwin Drood. Una leggenda racconta che questo fece infuriare Dickens al punto da incanalarsi in Thomas Power James (meglio conosciuto come TP James), che era un editore a Brattleboro, nel Vermont, e per mezzo della scrittura automatica dalla vigilia di Natale del 1872, portò a termine il romanzo con sessioni trisettimanali.

Cosa ne pensa la scienza della scrittura automatica

Ma al di là di questi casi sensazionalistici, la scienza si è sempre schierata contro sin da un articolo sull’ipnotismo pubblicato nel 1890 da Morton Henry Prince (1854-1929), medico americano specializzato in neurologia e psicologia anormale, affermando che «la scrittura automatica non è un atto riflesso puramente inconscio, ma il prodotto dell’individualità cosciente», aggiungendo che la mano che sta scrivendo è sotto il controllo di una personalità ipnotica separata durante le trance.

Quattro anni più tardi anche lo psichiatra Charles Arthur Mercier (1851-1919) scrisse nel British Medical Journal1 che per l’interpretazione spiritualista della scrittura automatica «non c’è bisogno né spazio per l’azione degli spiriti, e l’invocazione di tale forza spiritica è il segno di una mente non semplicemente non scientifica, ma disinformata». Sempre nel XIX secolo, la medium francese Hélène Smith, pseudonimo di Catherine-Elise Müller (1861-1929), affermò di aver scritto automaticamente per trasmettere messaggi da Marte in lingua marziana.

Quattro immagini: a sinistra in alto, Morton Henry Prince e in basso Hélène Smith con Théodore Flournoy. In alto a destra, Charles Arthur Mercier. In basso, un primo piano di T. Flournoy.
In alto a sinistra un ritratto di Morton Henry Prince, a destra Charles Arthur Mercier.
In basso a sinistra Hélène Smith con Théodore Flournoy e a destra sempre Flournoy.

Il professore di psicologia svizzero Théodore Flournoy (1854/5-1920), dopo una meticolosa indagine, concluse che la lingua “marziana” «aveva una forte somiglianza con la lingua madre della signora Smith, il francese, e la sua scrittura automatica era tipica di romanzi dell’immaginazione subliminale, derivati ​​in gran parte da fonti dimenticate, come ad esempio dei libri letti da bambina». Per descrivere questo fenomeno, Flournoy coniò il termine criptomnesia.

Anche secondo lo psichiatra inglese Harold Dearden (1882/6-1962), la scrittura automatica sarebbe un metodo psicologico per “toccare” la mente inconscia e che non c’è nulla di misterioso in essa. In un articolo del 1986 nel giornale di psichiatria clinica del 1986, il professor A.B. Joseph ha indagato su due pazienti di sesso femminile che presentavano ipergrafia ictale, una sindrome ipergrafica di scrittura automatica, da un disturbo affettivo con epilessia del lobo temporale.

Ora, dubito che chiunque pratichi la scrittura automatica sia affetto da ipergrafia ictale, ma se non fossero gli spiriti a guidare la scrittura e fosse solo una forma di scrittura inconscia? Non spetta a me giudicare. Sicuramente resta affascinante, se ha tutte le caratteristiche per essere automatica e non una messa in scena. Nel 2012 ci fu uno studio su dieci psicografi: utilizzando la tomografia computerizzata a emissione di fotone singolo, si è potuto notare differenze nell’attività cerebrale e nella complessità della scrittura durante presunti stati di trance rispetto allo stato di scrittura normale.


1British Medical Journal

error: Content is protected !!