I Fantasmi nella Bibbia [Seconda Parte: Nuovo Testamento]

Dopo esserci occupati dei fantasmi nella Bibbia dell’Antico Testamento, in questo articolo approfondiremo quelli presenti nel Nuovo Testamento, nei Vangeli sinottici e in quelli apocrifi.

Vangelo di Matteo

Tralasciando l’Antico Testamento, parrebbe che nel Nuovo la credenza nei fantasmi fosse più viva, in quanto i Vangeli riporterebbero il termine più volte. Il primo esempio è il Vangelo di Matteo, nel quale al capitolo 14 al versetto 26, i discepoli vedrebbero Gesù camminare sulle acque (nella traduzione dall’ebraico c’è scritto che attraversasse le acque: un concetto completamente diverso!) scambiandolo per un fantasma.

La prima cosa che c’è da sapere, è che il libro di Matteo pare non sia stato scritto in ebraico antico bensì in aramaico, quindi la trascrizione da quella lingua potrebbe aver subito come tutti gli antichi testi biblici, svariate interpretazioni secondo la linea teologica prefissata da una religione piuttosto che da un’altra. Esistono due versioni del Nuovo Testamento in aramaico, il più vecchio è una versione siriaca chiamata Peshitta, accettata dalla Chiesa nestoriana, ovvero la Chiesa assira d’Oriente facente sempre parte della Chiesa cristiana. Il termine Peshitta (mappaqtâ pšîtâ) significa letteralmente “traduzione semplice”, ma può essere anche tradotto come “comune”, “genuina” o “corretta”.

Nella Bibbia Peshitta la traduzione di ciò che leggiamo con fantasma in Matteo 14,26 è falsa visione. Evidentemente come per l’ebraico antico, anche nell’aramaico il concetto di fantasma non esisteva ancora. Questo non significa che i fantasmi non debbano esistere o che a quel tempo non esistessero. Probabilmente non avevano ancora un vero termine che li distinguesse dallo spirito che Dio ha soffiato dentro l’uomo, oppure l’idea di fantasma era completamente diversa. Lo stesso episodio riportato da Matteo, lo ritroviamo ovviamente anche in Marco e in Giovanni. In quest’ultimo non vi è ombra di fantasmi: la traduzione riporta solo che i discepoli vedendo Gesù camminare sulle acque ebbero paura.

Vangelo di Luca

Solo in quello di Luca non si narra della camminata sulle acque, bensì viene citato il “fantasma” di Gesù in un altro episodio nel capitolo 24 nei versetti dal 37 al 39 in cui, una volta risorto, appare ai discepoli mentre stanno parlando proprio della sua resurrezione:

“Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma.  Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho»” (Bibbia CEI 2008)

La traduzione dall’ebraico di fantasma è spirito, ma se il Vangelo di Luca come quello di Matteo provengono dall’aramaico, anche in questo caso il termine identificato con spirito non sarebbe corretto.

Vangelo di Marco

Gli studiosi moderni concordano sul fatto che il Vangelo di Marco sia il primo libro neotestamentario ad essere stato scritto e che avrebbe ispirato successivamente gli altri due vangeli sinottici, ovvero quelli di Matteo e Luca. Il Vangelo di Marco, pervenuto da fonte anonima in lingua greca, risalirebbe attorno al 65-70 d.C. e con molta probabilità in territorio romano, basandosi su precedenti trascrizioni orali e scritte in aramaico.

Il Documento Q

Ipotesi della fonte Q

La visione di Gesù come Figlio di Dio è propriamente appartenente a questo libro, ricco di precisazioni pensate e studiate per i lettori Romani, ma di certo non per gli ebrei. Di questo Vangelo si dice, affermazione che trova dibattito da secoli, che esista una seconda stesura segreta e per pochi eletti: l’ipotesi che i vangeli di Matteo e Luca non si siano ispirati solamente a quello di Marco, ma anche ad una raccolta, andata persa, di detti di Gesù chiamata fonte o documento Q (iniziale presa dal tedesco Quelle). Questo documento sarebbe stato redatto ben vent’anni dopo la morte di Gesù. La teoria delle due fonti risale al XIX° secolo e si rivelerebbe alquanto feconda. La fonte Q sarebbe contenuta per l’85% nei vangeli sinottici, in quanto non sono stati scritti nello stesso momento, ma vengono presentati nello stesso ordine. Luca nel suo Vangelo, a differenza di Matteo, racconta di aver fatto ricerche e di aver raccolto non solo testimonianze scritte ma anche orali, seguendo uno schema che con molta probabilità veniva usato dai primi discepoli ad uso mnemonico per successivamente essere tramandato nella catechesi. Per via di questi testi, il Gesù storico diviene mistico.

Concludendo questo viaggio nelle svariate interpretazioni e traduzioni della Bibbia, quindi sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, ne posso dedurre che non vi è alcuna certezza sulla giusta traduzione, ma se non altro è facilmente comprensibile che quella greca ha sfruttato il termine spettro o fantasma per rafforzare alcune credenze cristiane. Per questo motivo non entro in merito a quello che è la fede in quanto rispetto chi ce l’ha. Che i fantasmi esistano o non esistano, ad oggi non vi è alcuna prova certa.

Archaeus, attraverso i suoi articoli, compie un’esplorazione a “voce alta” di ogni riferimento antropologico legato ai fantasmi senza alcuna presunzione di conoscerne la verità. Non è escluso che uno studio di questo tipo possa trovare terreno fertile su un argomento così tanto discusso e discutibile sul piano spirituale e spiritico, ma scarsamente affrontato sui piani storico, antropologico e scientifico.


In copertina: The Empty Tomb [Clark Kelley Price]

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