I Fantasmi nella Bibbia [Prima Parte: Antico Testamento]

Ho letto molti articoli su blog e social network in cui si cerca di dimostrare i fantasmi nella Bibbia.
Ma cosa è letteralmente scritto negli antichi testi biblici?

Dalla Genesi

Il primo termine su cui fare chiarezza, per quanto facile non lo sia affatto per via delle svariate traduzioni bibliche, è quello di Anima. Gli esegeti, a seconda della lingua usata per la trascrizione, usarono il termine ebraico Néfesh (scritto נפש) o il termine greco Psyché (ψυχή) ovvero il soffio di Dio di cui ho già accennato nell’articolo: Fantasmi, Spiriti, Spettri e Larve. Quali sono le differenze?

Questi termini, che sono scritti ben 800 volte nei libri biblici, non si riferiscono mai all’anima intesa come spirito divino o fantasma, bensì a significati più terreni e comuni, quali persone, animali o la vita di uno piuttosto che dell’altro. Ma allora l’anima intesa come spirito di cui abbiamo parlato prima da dove salterebbe fuori?

Semplicemente dalla traduzione con il termine ebraico Ruash (רוּחַ) che con designazione femminile sta ad indicare la forza della natura, molto probabilmente indica il vento e non lo spirito divino. Dopotutto vento, respiro, soffio… sono tutti termini che si rifanno al verbo greco pnèo, e da qui il sostantivo pnèuma (spirito).

Giobbe 4,16

Dopo essermi addentrato nelle traduzioni dall’ebraico e dall’aramaico dell’Antico e del Nuovo Testamento, quello che ne ho dedotto è che l’idea di spirito inteso come essere disincarnato è presente sporadiche volte solamente nei Vangeli. Tutte le traduzioni di fantasma nell’Antico Testamento sono aggiunte o interpretazioni dal greco e dal latino. Di seguito riporto gli esempi più eclatanti iniziando con quanto è riportato in Giobbe 4,16 (traduzione CEI – Conferenza Episcopale Italiana del 1974):

“Stava là ritto uno, di cui non riconobbi l`aspetto, un fantasma stava davanti ai miei occhi… Un sussurro…, e una voce mi si fece sentire:[…]

Ma la traduzione interconfessionale, ovvero quella da parte dell’Alleanza Biblica Universale (ABU) del 1985, non cita assolutamente il termine fantasma, perché traduce:

“C’era qualcuno davanti ai miei occhi, ma non potevo vederlo bene. Una voce misteriosa sussurrò:[…]

Ad Elifaz, della città di Teman, qualcosa gli stava davanti, ma non era distinguibile. Semmai si fosse trattato di un fantasma così come lo concepiamo oggi dallo spiritismo moderno, non appariva nella forma riconoscibile di una persona. Era qualcuno perché ha parlato, ma non si può né presupporre che fosse lo spirito di una persona defunta, né che fosse una vera e propria apparizione, in quanto di ciò che vede non c’è alcuna descrizione.
Ciò di cui parla, quella cosa o chi gli stava di fronte, è un discorso legato alla volontà di Dio, quindi avrebbe potuto essere anche una persona viva ma nascosta o celata da qualche indumento coprente. In un modo o nell’altro, questa figura non visibile gli stava parlando.

Lo Spirito di Samuele

“Saul and the Witch of Endor” [William Sidney Mount, 1828]

Ma andiamo avanti nelle citazioni bibliche di fantasma. Una delle più gettonate su internet è quella di 1 Samuele 28, in cui dal versetto 7 si racconta in modo davvero grossolano cosa realmente è scritto in quel libro. Quello che leggo in rete è che Re Saul voleva consigli dallo spirito di Samuele, e per richiamarlo, andò da una medium che al tempo era chiamata negromante. Lo spettro del profeta Samuele chiese perché lo stessero disturbando e gli profetizzò la sua morte. Da quello che si legge, Re Saul sarebbe quindi morto il giorno successivo facendo sì che la profezia si avverasse.

Ma leggendo le traduzioni bibliche più a fondo, la vicenda non andò proprio così. La negromante di cui si servì Re Saul è un personaggio che appare negli antichi testi biblici più di una volta: si tratta della strega di Endor. Non si conosce il suo vero nome, ma la tradizione rabbinica la chiama Zefania, figlia di Amber, che guarda caso era il primo cugino e comandante in capo all’esercito di Re Saul.

Il primo Re di Israele, così raccontano i versetti, si camuffò per non essere riconosciuto dalla negromante, la quale si diceva potesse parlare con i morti. Il motivo di celare la sua vera identità è molto semplice: Saul aveva bandito negromanti e indovini, senza alcuna eccezione per Zefania; ma troppo in ansia per la battaglia alle porte, e probabilmente non così scettico come dimostrava di essere, chiese alla strega di evocare lo spirito del profeta Samuele che era deceduto da poco tempo. Secondo i rabbini antichi, lo spirito di un defunto restava nei pressi della salma per circa un anno dopo la morte, periodo nel quale poteva essere contattato, così come racconta l’episodio fra Re Saul e il profeta Samuele.

La strega però riconobbe Re Saul e si sentì tradita. E’ chiaro quindi che provasse risentimento e disprezzo per questo Re che la fece bandire, e quindi qualsiasi cosa abbia fatto Zefania dallo smascheramento in poi, penso sia di dubbia credibilità. Comunque stiano le cose, le antiche scritture riporterebbero l’evocazione dello spirito di Samuele. A questo punto però c’è da soffermarsi sul termine evocazione.

“Jesus Walks On Water” [Ivan Aivazovsky, 1888]

Evocare ed invocare non sono la stessa cosa. Quando si evoca un’entità quest’ultima si presenterebbe come energia e quindi invisibile ai nostri occhi. Nell’invocare, invece, si chiederebbe all’entità di usare il corpo del medium come ponte, in modo che l’energia dell’entità possa legarsi a quella del medium, avendo così un contatto diretto. Agendo in questo modo però, l’entità userebbe la voce del medium nello stato di trance (ovvero uno stato alterato della coscienza) e il suo corpo per potersi muovere.

Tornando quindi all’episodio biblico di cui sopra, qualcosa non torna. La strega di Endor chiede a Re Saul chi dovesse evocare, ma ciò che si accinge a fare è invece un’invocazione, in quanto parrebbe che parlasse con la voce di Samuele, che contrariato per essere stato disturbato, fa una premonizione sulla morte del Re.
Ma nella versione biblica dei Settanta (versione della Bibbia in lingua greca), l’espressione “una donna con uno spirito”  viene tradotta con “un ventriloquo”. Significherebbe quindi che la voce del presunto profeta Samuele fosse invece quella della donna negromante. A questo punto la possibilità che la strega stesse imbrogliando Saul sembrerebbe la più plausibile.

Difatti le parole che Samuele avrebbe pronunciato, sono le stesse che disse in vita, quindi è solamente una ripetizione di cose già conosciute, tranne ovviamente la previsione della morte del Re, che proseguendo la lettura dal capitolo 28 fino al 31, Saul non sarebbe morto il giorno dopo, bensì tre giorni più tardi.

Isaia 29,4

Un altro libro che citerebbe il termine fantasma è quello di Isaia al versetto 4 del capitolo 29.
Per quanto nelle varie traduzioni bibliche appaia il termine fantasma, di fatto non c’è!
Non solo non c’è, ma non esiste quel termine in ebraico antico, così come non esiste spettro. In Isaia 29,4 non compare neppure la parola ebraica antica che sta ad indicare lo spirito (in ebraico antico ר֣וּחַ) che invece troviamo nel versetto 9.

Ma allora da dove salterebbe fuori la traduzione di fantasma in Isaia 29,4 che molti blog e pagine web affermano?

Al momento questa ricerca è ancora in pieno sviluppo e non appena ne verrò a capo questo articolo sarà senz’altro aggiornato. Nella traduzione del Nuovo Mondo (la Bibbia che viene utilizzata dai Testimoni di Geova), il termine solitamente tradotto con fantasma viene sostituito con medium spiritico; ma anche il termine medium nel vocabolario ebraico antico non c’è! Insomma è un mistero nel mistero.

Continua ne I Fantasmi nella Bibbia [Parte Seconda: Nuovo Testamento].


In copertina: “Witch of Endor is a shadow of Samuel” [Nikiforovich Dmitry Martynov, 1857]

 

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