Fantasmi, Spiriti, Spettri o Larve. Quali sono le differenze?

Fantasmi, spiriti o spettri sono la stessa cosa? Spesso in rete ci si imbatte in articoli su forum, siti o blog in cui si elencano le varie tipologie di fantasmi e le loro caratteristiche. Come si fa ad etichettare gli stessi fenomeni come se fossero entità diverse? Come si può fare differenza fra fantasmispettri e spiriti? Non sono forse la stessa cosa?

Iniziamo ad analizzare il termine più popolare:

FANTASMA

Si dice che FANTASMA abbia origini greche, ma in realtà deriva dalla terza declinazione del sostantivo neutro latino PHANTASMA che significa MOSTRARE o APPARIRE. E’ un termine che sembra vedere le prime tracce intorno al XIII° secolo a.C. e con molta probabilità discende da pháinomai che ha lo stesso significato.

“Macbeth e il fantasma di Banquo” in un dipinto di Théodore Chassériau (1819-1856)

Quindi perché deriverebbe dal greco? Probabilmente per un passo di Plutarco (46-48 d.C. – 125-127 d.C.), scrittore e filoso greco, che ne La triste fine degli uccisori di Cesare (questo il titolo tradotto della sua opera letteraria), descrive il FANTASMA di Giulio Cesare apparire a Marco Giunio Bruto, ma il termine usato per descrivere questo fantasma è δαιμόνιον (daimónion, ovvero DEMONE) e non φάντασμα (fàvtasma). Sono state le errate traduzioni a confondere la terminologia e quindi ad attribuire la derivazione del termine dall’antica Grecia. Quando si parla di Graecitas e Romanitas le confusioni non si sprecano, basti pensare che per gli antichi greci lo SPIRITO era sempre malvagio, non a caso era chiamato δαίμων (demmon) o δαιμόνιον (daimónion). Fu solo dal IV° secolo a.C. che δαίμων (demmon) inizia ad essere usato anche come spirito di defunto rimanendo pur sempre malvagio.

Lo scrittore romano Gaio Plinio Cecilio Secondo detto Plinio il Giovane, nel VII° secolo a.C. pose una domanda al politico e militare romano Lucio Licinio Sura attraverso una lettera:

“Vorrei davvero sapere che cosa ne pensi tu dei fantasmi (phantasmata): se esistono realmente, con forma ed essenza propria, o se non sono che vane apparenze generate dal nostro terrore”.

Per rispondere a Plinio il Giovane, Licinio Sura gli racconta la storia di un fantasma che a parte il rumore delle catene ai piedi, non emetteva parola, poteva esprimersi solamente a gesti. Che i fantasmi non riescano a comunicare verbalmente? Ma allora come ci spiegheremmo la psicofonia? Ma affronterò questo argomento in un altro articolo dedicato.

Forse non sapete che il termine fantasma inizialmente era al femminile. Deriva da fantasmagoria, ovvero l’effetto della successione di immagini tipica della lanterna magica, uno strumento che proiettava immagini dipinte su vetri o pareti. Il termine fantasmagoria risale quindi fra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, anche se la Lanterna Magica ha origini precedenti, si pensa già nella prima metà del Seicento in quanto i primi prototipi furono importati dalla Cina in Europa qualche decennio prima.
Nella seconda metà del Seicento tuttavia, il termine fantasma inizia ad essere utilizzato al maschile, non per descrivere entità sovrannaturali, bensì oggetti simili a scaldini, in quanto la sua vera radice etimologica proviene perlopiù da panta-ésima, ovvero tutto ciò che è rovente. Ma i fantasmi non sarebbero entità fredde?
Una spiegazione è presto detta: nei paesi latini il termine iniziò a mutare in pantasima descrivendo fantocci simili a spaventapasseri usati in feste folkloristiche per spaventare i bambini in segno di monito per le azioni cattive, tradizione che viene tutt’oggi celebrata in alcuni paesi reatini.

LARVA

Spesso usato erroneamente come sinonimo di fantasma, LARVA (dal latino larius) sarebbe un essere disincarnato privo di “guscio” (verosimilmente “corpo”) assetato di energia della quale si nutrirebbe “succhiandola” ai vivi per mezzo di sedute spiritiche o addirittura vere possessioni.

Analizzando il termine nella sua etimologia, la derivazione di larius si riferisce all’aspetto mascherato di un insetto e non quindi al fantasma. Infatti larva deriverebbe dal celtico àrua (pelle) e non sarebbe quindi un caso che con larrua si intendesse il cuoio utilizzato nella costruzione di maschere che andarono a sostituire nel tempo quelle in corteccia d’albero.

Per cui l’associazione larva=fantasma=apparizione, sarebbe da attribuire ad una errata interpretazione della radice darc (vedere) in cui foneticamente la d sarebbe stata sostituita dalla l divenendo così LARC-VA con il significato di RIVELARE o più semplicemente APPARIRE.

Raffigurazione di una festa “Lemuria”

Ma i fantasmi così come li “conosciamo” oggi hanno caratteristiche più simili ai LEMURI della mitologia Romana. I lemuri (dal latino Lèmures) sono per noi oggi un infra-ordine di primati del Madagascar, ma nella religione etrusca, una vera e propria guida di quella romana, indicava gli spiriti disincarnati che infestavano le case. Nello specifico si credeva che in quelle case vi fosse avvenuto un delitto e che il morto ritornasse in quella dimora disturbando volutamente gli occupanti emettendo strani gemiti e causando rumori sinistri, finendo per apparire nel buio della notte. Per tenere lontani questi spiriti inquieti, Romolo avrebbe indetto una serie di festività chiamate Lemuria, celebrate il 9, l’11 e il 13 maggio, inventate probabilmente per placare lo spirito di suo fratello Remo, che egli stesso aveva ucciso. Si tratterebbe delle più importanti e antiche feste celebrative romane, tant’è che in quei giorni era proibito celebrare le nozze o tenere aperti i templi. Esisteva un vero e proprio rituale nel quale il padre di famiglia doveva gettare alle sue spalle alcune fave per nove volte, recitando delle formule propiziatorie così da poter scacciare gli spiriti inquieti che vagavano sul loro piano terreno.

SPIRITO

L’Astrologo del XIX° secolo” (1825) nell’illustrazione di Ebenezer Sibly

Forse il termine che più fa da perno a tutti gli altri, spesso usato come sinonimo di ANIMA di cui vi parlerò fra poco. SPIRITO (dal latino spiritus) indica il “soffio”, ed è quindi lampante il parallelismo con il soffio vitale di Dio nel corpo del primo uomo creato. Che lo Spirito sia qualcosa di spirituale nel senso più stretto e religioso è cosa risaputa, ma spiritus si riferisce al respiro, all’aria in genere, non necessariamente al soffio di Dio. E se restiamo nel termine greco di spirito, ovvero πνεῦμα (pnevma), lo possiamo ritrovare sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, ovvero i testi sacri e spirituali per i cristiani.

Secondo la traduzione greca dei Settanta (una versione della Bibbia in lingua greca tradotta dall’ebraico), SPIRITO viene tradotto come il soffio animatore di Dio, e in traduzioni tardive come la “sapienza di Dio”, detta πνεῦμα ἅγιον (pnevma ágion)… quindi lo Spirito Santo dei testi neotestamentari ben lontani dal popolare concetto di spirito del defunto.

Sia nel Medioevo che nel Rinascimento, lo spirito era legato alla trascendenza, ovvero allo Spirito della Trinità, ma anche ad un concetto medico-naturalistico, fino in alchimia, all’acqua solvente e allo zolfo.

Ma allora da quando il termine spirito viene attribuito all’anima vagante di un defunto inquieto?

Ritratto di Allan Kardec

I suoi albori sono nella Francia del 1857, in quel periodo chiamato spiritismo moderno, studiato fra i molti dal pioniere pedagogista e filosofo francese Hippolyte Léon Denizard Rivail conosciuto meglio con il suo pseudonimo: Allan Kardec (1804-1869). Pensate che il suo epitaffio al cimitero di Pére Lachaise di Parigi riporta quello che è la sintesi della sua stessa filosofia:

“Nascere, morire, rinascere per progredire sempre:
questa è la legge”

Allan Kardec, cristiano fino all’osso, ha probabilmente attribuito il significato di Anima allo spirito di un defunto prendendo spunto dallo spirito biblico. Nonostante gli studi di Kardec siano molto importanti se non addirittura fondamentali per comprendere appieno lo spiritismo moderno, non bisogna cadere nello stesso errore del filosofo francese. A prescindere dal fatto che i fantasmi, quali spiriti disincarnati di persone defunte esistano o meno, bisogna tener conto della traduzione testuale dei termini scritti nei libri biblici.

Per saperne di più potete leggere l’articolo: I Fantasmi nella Bibbia.

SPETTRO

Spettro disegnato da Hernan Marin

L’ennesimo sinonimo di fantasma, SPETTRO ha anch’esso origini latine appartenenti alla fine del XVII° secolo, poco antecedenti il suo sinonimo più famoso. Spectrum infatti, deriva dalla base spec di specere (vedere o guardare); non a caso lo speculum era lo specchio e in tempi antichi si credeva che l’anima del defunto potesse riflettersi dall’aldilà proprio attraverso questo oggetto.

Nel 1834, il teologo inglese Richard Baxter pubblicò il libro The Certainty of the world of Spirit, in cui i fantasmi vengono considerati entità autentiche. Forse l’influenza di questo trattato fu la concausa della nascita del romanticismo in cui si ripresero le antiche storie sepolte di spettri vaganti. Grazie a questo moto spirituale europeo, i fantasmi vengono consacrati definitivamente come una delle leggende e credenze popolari ancora in auge, che hanno terrorizzato nei romanzi neo-gotici e continuano a farlo nuovamente oggi nel cinema horror.

Concludendo, qualunque nome si scelga per chiamare gli esseri disincarnati non ha importanza.
E’ bensì importante capire quanto i fantasmi abbiamo avuto un legame con l’uomo, e come questo legame ancora oggi, divide i pensieri delle persone fra quelli che ci credono e gli scettici.

Cosa ci sia dopo la morte resterà un mistero che va oltre il valore dell’essere disincarnato che ritorna dall’aldilà. Quindi che gli spiriti vadano in cielo o che restino in terra, che volino da Osiride traghettati da Anubi secondo gli antichi Egizi o dalla Dea Ecate della mitologia romana, o ancora da Caronte della mitologia greca, la sostanza non cambia: i fantasmi ancora oggi, restano saldamente ancorati nell’immaginario collettivo con il bisogno di riscattare il fascino perduto nell’era informatica.

Che crediate nel fenomeno o meno, i fantasmi continuano comunque a farci compagnia ogni giorno della nostra vita attraverso la cultura, la storia e il folklore.


In copertina: “Il fantasma di Bernadette Soubirous” (Anonimo, 1890)

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