Collin De Plancy

Jacques Collin de Plancy: tra superstizione, demonologia e redenzione cattolica

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Jacques Collin de Plancy è una figura centrale nella storia della demonologia moderna. Prolifico scrittore francese, si distinse nel XIX secolo per la sua monumentale opera Dictionnaire Infernal (Dizionario Infernale), uno dei testi più noti e discussi nella letteratura sull’occulto. La sua vita, segnata da un iniziale scetticismo illuminista e da una successiva conversione al cattolicesimo, riflette le tensioni culturali e spirituali di un’epoca attraversata da profonde trasformazioni religiose, scientifiche e filosofiche. In questo articolo, esploreremo la biografia, le opere e l’evoluzione intellettuale di Collin de Plancy, soffermandoci in particolare sulla sua ambivalente posizione tra razionalismo e fede, tra critica anticlericale e adesione al dogma.

Le origini: tra Voltaire e le stamperie di provincia

Jacques Collin de Plancy
Jacques Collin de Plancy

Nato a Plancy-l’Abbaye il 30 gennaio 1794 (secondo alcune fonti il 28 gennaio 1793), Jacques Auguste Simon Collin era figlio di Edmé-Aubin Collin, “fabbricante di calze”, e Marie-Anne Danton, sorella del celebre rivoluzionario Georges-Jacques Danton. L’aggiunta della particella aristocratica “de Plancy” al proprio cognome – trasformandosi così in Jacques Collin de Plancy – fu un gesto simbolico di elevazione sociale e culturale, che avrebbe influenzato anche la carriera del figlio Victor Collin de Plancy (1853-1922), futuro diplomatico.

Cresciuto in un ambiente impregnato di spirito post-rivoluzionario, il giovane Collin de Plancy fu profondamente influenzato dal pensiero di Voltaire (pseudonimo di François-Marie Arouet, 1694-1778) e degli enciclopedisti. Il suo approccio iniziale all’occulto e alla religione fu critico, improntato al razionalismo e alla denuncia delle superstizioni popolari. Lavorò come tipografo e libraio a Plancy e Parigi, dando alle stampe una mole impressionante di opere legate al folklore, alla magia, all’alchimia e alla demonologia.

Il Dizionario Infernale: un’enciclopedia dell’occulto

Nel 1818 pubblicò la prima edizione del Dictionnaire Infernal (Dizionario Infernale), opera monumentale in due volumi che avrebbe conosciuto sei ristampe fino al 1863. Presentato inizialmente come una sorta di biblioteca universale dell’invisibile, il dizionario ambiva a raccogliere «esseri, personaggi, libri, azioni e cause che riguardano le manifestazioni e la magia del commercio con l’Inferno».

Il Dizionario Infernale è una vera e propria enciclopedia delle credenze demonologiche, ricca di voci su demoni, streghe, spiriti, grimori, tradizioni magiche e leggende popolari. Ogni voce, organizzata in ordine alfabetico, è corredata da descrizioni, citazioni, aneddoti storici e riferimenti a testi religiosi o esoterici. L’opera si basa su fonti precedenti come la Pseudomonarchia Daemonum, un’appendice del 1577 al De praestigiis daemonum del medico olandese Johann Wier (o Weyer, 1515-1588). Il titolo dell’opera, traducibile come Falsa monarchia dei demoni, riflette la posizione critica dell’autore verso la credenza in un ordinamento gerarchico reale del mondo infernale: si tratta, secondo Wier, di un costrutto immaginario, frutto delle paure e delle superstizioni popolari.

Un’altra fonte fondamentale è La Piccola Chiave di Salomone (o Lemegeton), grimorio anonimo del XVII secolo composto da cinque libri:

  1. Ars Goetia: dedicato alla demonologia, contiene descrizioni di 72 spiriti demoniaci, i loro sigilli e i rituali per evocarli.
  2. Ars Theurgia Goetia: si concentra su spiriti angelici e demoniaci che governano le regioni del mondo.
  3. Ars Almadel: descrive come evocare gli angeli per ottenere rivelazioni e risposte a domande.
  4. Ars Paulina: contiene informazioni sugli spiriti planetari, i loro sigilli e i rituali per evocarli e farli cooperare.
  5. Ars Notoria: si concentra su preghiere e invocazioni per ottenere saggezza e conoscenza.

Il Lemegeton è un testo complesso e controverso, spesso studiato da occultisti, storici e antropologi per la sua influenza duratura sulla cultura esoterica occidentale.

Il demone Zozo nel Dizionario Infernale

Le influenze del cattolicesimo risultano particolarmente marcate nella sesta edizione – quella più celebre – del Dizionario Infernale, pubblicata nel del 1863, arricchita da 69 illustrazioni realizzate da Jules Louis Breton (1818-1866) e incise da Monsieur Jarrault. Queste immagini, che raffigurano le presunte forme di numerosi demoni, furono in seguito riutilizzate nell’edizione di The Goetia: The Lesser Key of Solomon (La Piccola Chiave di Salomone – Lemegeton) tradotta dall’esoterista Samuel Liddell MacGregor Mathers (1854-1918). Tra i demoni più celebri raffigurati troviamo Asmodeo, Astaroth, Baal, Belzebuth (Belzebù), Mammona, Paimon e il controverso ZOZO, il cui nome, più che indicare una reale entità, sembra rappresentare un appellativo o una formula evocativa. Molti spiriti maligni descritti, tuttavia, erano stati precedentemente criticati come invenzioni di matrice cattolica nelle edizioni precedenti dell’opera.

Un’analisi comparativa delle versioni antecedenti rivela che ZOZO non era presente inizialmente, suggerendo che la sua introduzione sia avvenuta solo in seguito, insieme ad altre figure demonologiche. Prima del 1874, ZOZO appare infatti come penultimo nella lista dei demoni, tra Zoureg e Zundel, due entità poco note nella demonologia classica ma citate in certi testi esoterici e da alcuni studiosi del paranormale, soprattutto in contesti legati a esorcismi e pratiche occulte.

Chi era ZOZO?

La voce dedicata a ZOZO nel Dizionario Infernale recita: «ZOZO, demone noto anche con i nomi di Mimi e Crapoulet, avrebbe posseduto nel 1816 una giovane ragazza nel villaggio di Telly, situato in Piccardia. Si veda la voce Posseduto.» Telly, come molti centri della regione piccarda, possiede una storia antica, con tracce dell’epoca romana e medievale visibili nell’architettura locale, tra cui spiccano abitazioni in pietra e strutture tipiche del patrimonio edilizio tradizionale.

Consultando la voce Posseduto, l’episodio viene descritto in modo più dettagliato: «Nei primi tre cantoni di Amiens, nei pressi del villaggio di Telly, una giovane donna attirò l’attenzione sostenendo di essere posseduta da tre spiriti: Mimi, Zozo e Crapoulet

Voce Posseduto dal Dizionario Infernale

Esaminando le voci relative a Mimi e Crapoulet nello stesso dizionario, si scopre che le tre denominazioni si riferiscono in realtà a un’unica entità. Il testo prosegue così: «Un ecclesiastico onesto, informate le autorità locali, stabilì che la giovane era in realtà affetta da una malattia. Le fu consigliato il ricovero in ospedale e da quel momento non si fece più menzione della possessione.» Segue poi una digressione sulle credenze relative alla possessione secondo la visione dell’epoca.

A livello linguistico, è interessante notare che il nome ZOZO, in francese, è un termine colloquiale usato per indicare una persona sciocca, ingenua o un sempliciotto, e può anche significare genericamente “un tale” o “qualcuno”. Mimi è un aggettivo affettuoso che significa “carino” o “grazioso”, mentre Crapoulet è sia un cognome francese piuttosto diffuso, sia un’espressione scherzosa usata per indicare una persona di bassa statura o, più in generale, qualcuno di scarso rilievo. Il termine può anche riferirsi a un piccolo imbroglione o a una figura grottesca, in modo bonario e con sfumature ironiche, senza necessariamente essere offensivo. Ha origini dialettali e conserva un sapore arcaico e regionale.

Alla luce di queste considerazioni semantiche, l’intero episodio sembra perdere qualsiasi connotazione demoniaca: la ragazza non fu posseduta da un’entità maligna, ma con ogni probabilità fu vittima di traumi o manipolazioni psicologiche che le causarono un forte disagio.

È significativo, infine, che l’ultima edizione del Dizionario Infernale, datata 1874 e oggi disponibile anche in traduzione italiana, abbia rimosso dal testo diverse figure non riconducibili ad alcuna tradizione demonologica storica, tra cui proprio ZOZO, considerato una creazione immaginaria priva di fondamento autentico.

Ci tengo a precisare che le informazioni riportate in questo paragrafo non sono frutto di opinioni personali, ma il risultato di un’indagine accurata e supportata da fonti verificabili. Ho dedicato a ZOZO un articolo specifico, frutto di ricerche meticolose condotte su documenti originali, confronti testuali con le varie edizioni del Dizionario Infernale e altri testi pertinenti, includendo anche l’analisi critica di citazioni e contenuti reperiti online.

A supporto di quanto affermato, ho anche pubblicato un video sul canale YouTube di Archaeus, dove mostro in modo chiaro e diretto tutte le prove che dimostrano come ZOZO sia una figura completamente immaginaria, divenuta nota soltanto in tempi recenti attraverso i meccanismi delle creepypasta – un neologismo che nasce dalla fusione tra creepy (inquietante) e copypasta (cioè storie copiate e incollate sui forum online, spesso horror, raccontate come se fossero autentiche).

Qualsiasi riferimento a ZOZO in contesti storici, spirituali o demonologici è da attribuirsi, con ogni probabilità, a invenzioni moderne, scherzi, contaminazioni mediatiche o semplici fenomeni di suggestione collettiva.

Collin De Plancy tra folklore, stregoneria e critica religiosa

Parallelamente al Dizionario Infernale, Jacques Collin de Plancy pubblicò numerose opere sotto pseudonimo o con titoli evocativi. Tra queste ricordiamo:

  • Le Diable Peint par Lui-Même (1819): una raccolta di racconti bizzarri, leggende e aneddoti sulle avventure dei demoni tra gli uomini.
  • Histoire des vampires et des spectres malfaisants (1820): con uno studio sul vampirismo e le apparizioni spettrali.
  • Légendes de la Sainte Vierge (1845), des commandements de l’Église (1860), des sacrements (1860) e de l’ancien testament (1861): serie di testi religiosi e leggendari, a metà tra agiografia e folklore sacro.
  • Légendes Infernales (1861) e Légendes de l’autre monde (1862): raccolte di racconti che illustrano i rapporti tra spiriti, anime e regni ultraterreni.

Nelle prime edizioni del Dizionario Infernale e in molti scritti giovanili, Collin de Plancy mostra uno spirito fortemente critico verso la Chiesa, accusata di aver inventato e alimentato il terrore dell’Inferno per fini di controllo sociale. Scrive, ad esempio: «I teologi dovrebbero lasciare ai poeti la descrizione dell’Inferno», denunciando le rappresentazioni terrorizzanti usate nei sermoni e nei testi religiosi.

Al tempo stesso, Collin de Plancy è affascinato dalla superstizione, che pur criticata, viene catalogata, analizzata e valorizzata come espressione dell’animo popolare. La sua scrittura è sospesa tra enciclopedismo illuminista e immaginazione gotica, tra debunking e seduzione del mistero.

La conversione al Cattolicesimo

A partire dagli anni ’30 dell’Ottocento, Jacques Collin de Plancy attraversa un profondo cambiamento interiore di natura spirituale. Dopo aver vissuto per un periodo a Bruxelles e nei Paesi Bassi, dà vita, insieme all’editore e ministro Adolphe Deschamps (1807-1875) e al politico Pierre de Decker (1812-1891), alla Revue de Bruxelles, una rivista attiva dal 1837 al 1850 che si propone di unire contributi originali di autori belgi a traduzioni o sintesi di articoli pubblicati su riviste straniere. Nello stesso contesto fonda anche la Société pour la propagation des bons livres, promuovendo una serie di iniziative editoriali dedicate alla diffusione di letture ritenute moralmente edificanti, spesso con finalità religiose ed educative. È proprio in questo periodo che Collin de Plancy si avvicina progressivamente alla fede cattolica.

Nel 1841 dichiara pubblicamente la propria conversione, rinnegando le opere precedenti e dichiarandosi pentito delle passate critiche contro la Chiesa. Tornato in Francia, riceve l’approvazione episcopale per le sue nuove pubblicazioni, fonda la Société de Saint-Victor per la diffusione dei “buoni libri” e conclude la sua carriera come direttore presso Henri Plon (1819-1872), un importante editore francese del XIX secolo, noto per aver pubblicato opere di grande rilevanza storica e culturale, spesso legate alla religione, alla monarchia e alla letteratura.

La conversione di Jacques Collin de Plancy segnò una svolta decisiva nell’evoluzione del Dizionario Infernale. A partire dalla terza edizione del 1844, l’opera fu rielaborata in chiave più conciliabile con la dottrina cattolica, fino a ottenere l’approvazione dell’arcivescovo di Parigi. Questa direzione teologica si consolidò definitivamente nella sesta e ultima edizione del 1863, pubblicata da Henri Plon, arricchita da numerose citazioni e da un tono marcatamente apologetico, volto a ribadire la reale esistenza e l’azione dei demoni nel mondo.

In quel periodo, Collin de Plancy collaborò anche con l’abate ed editore Jacques Paul Migne (1800-1875), con cui completò il Dizionario delle Scienze Occulte (Dictionnaire des sciences occultes, o Encyclopédie Théologique), opera in cui traspare chiaramente l’adesione piena dell’autore alla visione cattolica, ormai lontana dalle posizioni scettiche o ironiche delle prime edizioni. I demoni, da figure simboliche o folkloriche, diventano manifestazioni concrete del male, attive e pericolose, in linea con la teologia dell’epoca.

Quindi, il dizionario non è più solo un catalogo di superstizioni, ma un vero e proprio manuale di demonologia cattolica, con lo scopo di avvertire i lettori sui pericoli dell’occultismo, della magia e della negazione del divino.

Frontespizio del Dictionnaire des sciences occultes
Dictionnaire des sciences occultes
Jacques Paul Migne
Jacques Paul Migne

La posizione su magia, divinazione e scienze occulte

nteressante è l’atteggiamento ambivalente di Collin de Plancy verso le pratiche magiche. Ad esempio, nel trattare la chiromanzia (pratica divinatoria che interpreta le linee della mano per rivelare tratti della personalità e prevedere il futuro), egli ammette che essa potrebbe avere un qualche fondamento: «Traggono le loro predizioni da segni che si riferiscono a tratti che distinguono le persone». Al contrario, condanna la cartomanzia, considerandola priva di qualsiasi base reale.

Con la pubblicazione del Dizionario delle Scienze Occulte, tenta un ulteriore tentativo di catalogare e ordinare le credenze magiche e divinatorie. Anche in questa fase più credente, Collin de Plancy non rinuncia al suo spirito enciclopedico, cercando di discernere tra superstizione pericolosa e tradizione spirituale.

Una famiglia segnata dal paradosso

Victor Collin de Plancy
Victor Collin de Plancy

Il figlio Victor Collin de Plancy, nato nel 1853 dal secondo matrimonio, fu un eminente diplomatico, orientalista e collezionista d’arte. Ricoprì il ruolo di primo ambasciatore francese in Corea a partire dal 1884, contribuendo in modo determinante alla nascita delle relazioni franco-coreane. Oltre alla sua carriera diplomatica, Victor raccolse un’ampia collezione di opere d’arte coreane, cinesi e giapponesi, molte delle quali confluirono successivamente nella Bibliothèque Nationale e nel Musée Guimet di Parigi, costituendone uno dei nuclei asiatici più importanti.

Questo legame con l’Oriente e con le culture “altre” assume un significato ironico se confrontato con la parabola esistenziale del padre. Jacques Collin de Plancy, inizialmente razionalista e anticlericale, finì per convertirsi al cattolicesimo e per condannare i suoi stessi scritti giovanili. Nel frattempo, Victor diventava simbolo dell’apertura culturale e spirituale verso mondi non cristiani, contribuendo alla diffusione in Europa di oggetti e testi considerati, fino a pochi decenni prima, pagani o idolatrici.

Così, nella famiglia Collin de Plancy, si incrociano due traiettorie quasi opposte: quella di un padre attratto dal mistero e poi redento dalla fede, e quella di un figlio che, pur figlio della morale cattolica, scelse la via della diplomazia interculturale e della valorizzazione del pluralismo religioso ed estetico.

L’epilogo di uno scettico divenuto credente (o credulone)

Plancy-l'Abbaye – Panorama di inizio XX secolo
Plancy-l’Abbaye – Panorama di inizio XX secolo

Negli ultimi anni della sua vita, Jacques Collin de Plancy visse in modo relativamente appartato a Parigi, dopo essersi trasferito dalla natia Plancy-l’Abbaye. Morì il 13 gennaio 1881, ormai lontano dagli entusiasmi giovanili per la stampa e dalle battaglie ideologiche che lo avevano visto protagonista nel secolo precedente. Le fonti ufficiali indicano che fino alla fine mantenne fermamente la sua adesione alla fede cattolica, e non risultano pentimenti né contraddizioni pubbliche rispetto alla sua conversione del 1841.

Anzi, l’ultima edizione del Dizionario Infernale (1863), riveduta in senso ortodosso e arricchita da illustrazioni ispirate alla demonologia tradizionale, può essere letta come una sorta di testamento spirituale. La sua collaborazione con ambienti ecclesiastici e l’approvazione episcopale delle sue ultime opere sembrano confermare una coerenza teologica raggiunta nell’ultima parte della sua esistenza.

Tuttavia, resta aperta la domanda su quanto la sua fede fosse davvero maturata interiormente o quanto fosse, almeno in parte, una risposta al clima culturale e politico del tempo, che premiava gli autori “moralmente riconciliati”. Ciò che è certo è che Collin de Plancy, da spirito enciclopedico e irrequieto qual era, cercò fino all’ultimo di mettere ordine nel caos del soprannaturale, con la stessa passione sistematica di quando, giovane tipografo, affondava le mani tra gli inchiostri delle sue prime stamperie.

Conclusioni

Leggere oggi Jacques Collin de Plancy è un po’ come frugare nella soffitta dell’immaginario europeo: trovi superstizioni dimenticate, demoni con nomi impronunciabili, racconti assurdi e nel mezzo… pezzi di verità culturale. Era un catalogatore instancabile del mistero, un “bibliotecario dell’occulto” che prima voleva smontare le superstizioni e poi finì per riabilitarle in chiave cattolica.

A mio avviso, però, Collin de Plancy è anche uno dei principali responsabili della proliferazione di credulonerie folkloriche moderne, soprattutto in ambito demonologico. Il caso di ZOZO ne è l’esempio più emblematico: un nome enigmatico, privo di radici reali nelle mitologie storiche, che ha finito per essere creduto un vero demone a causa di una voce incerta nel suo dizionario. Questo vale anche per molte altre entità da lui descritte: spiriti mai attestati in testi antichi, frutto più dell’immaginazione dell’autore che di una reale tradizione spirituale.

Belphegor (in una versione colorata) dal Dizionario Infernale
Belphegor (in una versione colorata) dal Dizionario Infernale

Personalmente lo considero un uomo incapace di stabilire con fermezza le proprie convinzioni, disorientato da decenni di studi che, invece di chiarirgli il mondo invisibile, lo hanno trascinato in una rete di incertezze. Collin de Plancy ha prima accusato la Chiesa di aver inventato i demoni per terrorizzare i fedeli, e poi ha finito per accreditarli come entità reali e operanti. Il paradosso è evidente e disarmante.

Questo suo approccio ambiguo ha contribuito alla nascita di una demonologia cristiana confusa, che oggi viene spesso presentata come se fosse dotata di un elenco ufficiale e riconosciuto di spiriti del male. In realtà, non esiste alcun elenco ufficiale della Chiesa cattolica che contenga i nomi di specifici demoni in cui si crede davvero. La demonologia cristiana si fonda su un intreccio disomogeneo di fonti bibliche, apocrife, patristiche, medievali, esoteriche e letterarie: ognuna con i suoi nomi, le sue gerarchie, i suoi riti.

Molti nomi derivano da sincretismi con mitologie greche, ebraiche, pagane; altri provengono da grimori come il Lemegeton, la Pseudomonarchia Daemonum (che, non a caso, si intitola “Falsa monarchia dei demoni”) o proprio il Dizionario Infernale, testi affascinanti ma di origine discutibile e contraddittoria, privi di autorità teologica reale.

Pensare quindi che esista una demonologia cristiana unitaria e coerente è un’illusione. E forse, se Collin de Plancy avesse mantenuto fino in fondo lo spirito critico dei suoi esordi, oggi avremmo meno confusione e più strumenti per distinguere le tradizioni vere dai racconti fantasiosi. Ma, come spesso accade, la linea tra il ricercatore e il mistificatore è sottile. E nel suo caso, non sempre è chiaro da che parte stesse.

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