Aiwass
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Aiwass: l’enigmatico “demone” e il suo legame con Aleister Crowley

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Non vi nascondo che sono stato titubante a scrivere questo articolo, perché mi piace trattare argomenti che abbiano almeno un fondo tangibile, salvo eccezioni come il fantomatico demone ZOZO a cui ho dedicato un video e altre figure o leggende che sono più delle creepypasta (narrazioni horror brevi e fittizie, nate su internet piuttosto che da fatti realmente accaduti). Ma Aiwass è una figura (la chiamo figura perché non rientra neanche nei dizionari di demonologia) legata ad un personaggio di spicco nell’ambito occulto: Aleister Crowley (1875-1947).

Ho dedicato un articolo anche a lui, e quindi, per dovere di cronaca e cultura sul paranormale, penso sia necessario raccontarvi in maniera esaustiva di chi si tratta. Aleister Crowley è stato un occultista, scrittore e mago britannico. Conosciuto per i suoi scritti esoterici, ha fondato la religione Thelema e ha avuto una grande influenza su vari movimenti magici e filosofici del XX secolo. Ora vediamo chi è il “demone” Aiwass.

Chi è Aiwass

Aiwass disegnato da Crowley
Aiwass disegnato da Crowley

Gli occultisti hanno dibattuto a lungo se Aiwass fosse una entità indipendente o una parte della stessa personalità di Aleister Crowley. Per lui, il Santo Angelo Custode era una entità separata e non una componente dissociata di sé stesso. Inizialmente, Crowley trascriveva il nome come Aiwaz, ma successivamente cambiò l’ortografia in Aiwass per motivi numerologici.

Crowley descriveva Aiwass come un’intelligenza “preternaturale”, uno scriba e un profeta. A volte lo definiva come la Voce del Nuovo Eone, dove un Eone (Æon) rappresentava un periodo di tempo caratterizzato da specifiche caratteristiche spirituali e culturali, accompagnato dalle proprie forme di espressione magica e religiosa. I Thelemiti sostengono che la storia dell’umanità sia suddivisa in una serie di questi Eoni, ciascuno governato da una particolare divinità o archetipo che rappresenta la formula spirituale dell’epoca.

Da dove arriva l’entità di Crowley

Aleister Crowley, sua moglie Rose Edith Kelly e la figlia Zaza
Aleister Crowley, sua moglie Rose Edith Kelly e la figlia Zaza

Aleister Crowley e sua moglie Rose Edith Kelly (1874-1932) arrivarono al Cairo il 9 febbraio 1904 per il loro viaggio di nozze. Durante questa permanenza in Egitto, Crowley affermò di essere stato contattato da un’entità soprannaturale chiamata Aiwass. Secondo Crowley, questo contatto avvenne in un periodo di tre giorni, l’8, il 9 e il 10 aprile 1904, durante i quali Aiwass gli dettò il Libro della Legge (Liber AL vel Legis).

Questo testo sacro divenne la base della filosofia e religione di Crowley, nota come Thelema. Crowley descrisse l’evento come un’esperienza trascendentale che cambiò radicalmente la sua vita e il suo pensiero.

Questo evento è considerato uno dei più significativi nella vita di Crowley e ha avuto un impatto duraturo sulla magia moderna e sull’occultismo, ma prima di raccontarvi di quel lungo weekend di contattismo, è importante spiegare come sono andate le cose, così da permettervi di trarre le vostre conclusioni.

Fai ciò che vuoi sarà l’intera Legge

La frase più celebre di questo libro, «Fai ciò che vuoi sarà l’intera Legge», risulta immediatamente disturbante, persino inquietante, per chi non ha familiarità con Crowley. Crowley evidenziava l’importanza di comprendere il contesto della rivelazione del Libro della Legge per poterlo valutare correttamente. Tuttavia, egli stesso era così confuso da questo contesto che cercò di chiarire l’accaduto in tre opere diverse e distanti nel tempo: Il Tempio di Salomone il Re (1910), Le Confessioni (1929) e L’Equinozio degli Dei (1936).

In aggiunta, Crowley dedicò lettere e saggi per tutta la sua vita a fornire ulteriori spiegazioni. Era letteralmente ossessionato dall’idea di fare chiarezza. Nonostante tutti i suoi sforzi, però, permangono domande, controversie e stupore. È impossibile dissiparli completamente, ma se non altro possono essere approfonditi.

The Equinox

Secondo lo stesso Aleister Crowley, ne L’Equinozio degli Dei, è necessario studiare «l’insieme delle circostanze esterne connesse alla stesura del Libro, siano esse di importanza biografica o di altro tipo» per avvicinarsi al testo con una mente preparata, in grado di comprendere il carattere unico dei suoi contenuti rispetto alla sua vera paternità, le peculiarità dei suoi metodi di comunicazione del pensiero e la natura della sua pretesa di essere il Canone della verità, la chiave del progresso e l’arbitro della condotta.

Crowley era disperato di essere preso sul serio, così ardente da trasformare la sua supplica in un grido disperato verso un mondo riluttante a riconoscere la verità del suo contatto «con un Essere di intelligenza e potere immensamente più sottile e superiore a qualsiasi altra cosa». Tuttavia, fedele al suo primo nome magico, Perdurabo, scelto da Crowley quando fu iniziato nella Golden Dawn (o Ordine Ermetico dell’Alba Dorata), una società segreta iniziatica fondata alla fine del XIX secolo, continuò a persistere fino alla fine. Dopotutto, il suo nome magico deriva dal latino e significa “io continuerò” (o “io persisto”), riflettendo la determinazione e la perseveranza che lo caratterizzavano nella sua ricerca spirituale e magica.

«Io, Aleister Crowley, dichiaro sul mio onore di gentiluomo che ritengo questa rivelazione un milione di volte più importante della scoperta della Ruota, o anche delle Leggi della Fisica o della Matematica. Il Fuoco e gli Strumenti resero l’Uomo padrone del suo pianeta; La scrittura ha sviluppato la sua mente; ma la sua Anima era una supposizione finché il Libro della Legge non lo dimostrò».

Aleister Crowley

Durante il suo periodo di studio, Crowley annotava tutto su un diario, anche se in modo sommario, inserendo talvolta voci deliberatamente fuorvianti o completamente false, che lui chiamava ciechi. Questi inserti avevano lo scopo di rendere impossibile la completa decifrazione dei suoi testi da parte di lettori esterni. Più tardi, Crowley si sarebbe pentito di questa natura “incompleta e frammentaria”. Nella tradizione esoterica occidentale, un cieco è una tecnica stilistica intenzionale con cui si nasconde il vero significato spirituale di un testo al lettore inesperto o profano.

«Non fui ingannato nemmeno per un momento dal pretesto di voler studiare dall’interno il maomettanesimo, e in particolare la mistica dei fachiri, dei darwesh e dei sufi, quando proposi di farmi passare in Egitto per un principe persiano con un bella moglie inglese. Volevo andarmene in giro con un turbante con un’aigrette di diamanti e ampie vesti di seta o un mantello di stoffa d’oro, con un talwar ingioiellato al mio fianco e due splendidi corridori per aprire la strada alla mia carrozza per le strade del Cairo. Senza dubbio c’era una certa meditazione dello Spirito Santo della Magia sulle acque calme della mia anima; ma ci sono poche prove del suo funzionamento.»

Aleister Crowley

I poteri medianici di Soror Ouarda

Ouarda alias Rose Edith Kelly
Ouarda alias Rose Edith Kelly

Crowley era sempre ansioso di sottolineare che le prove della rivelazione del Nuovo Eone, seppur poche, non erano state anticipate né desiderate, ma erano del tutto inaspettate. Durante i suoi studi al Cairo, lavorò insieme a un presunto maestro che gli insegnò i rudimenti della lingua araba e del rituale di preghiera islamico. Crowley affermava che quest’uomo era «profondamente versato nel misticismo e nella magia dell’Islam» e che lo riconosceva come un iniziato, concedendogli così la comprensione della Cabala araba, che Crowley avrebbe successivamente incorporato nel suo compendio sull’occulto nel 1909. Questo maestro gli insegnò anche «molti dei segreti del Sidi Aissawa [un ordine sufi]; come infilarsi uno stiletto nella guancia senza far sanguinare, leccare spade roventi, mangiare scorpioni vivi», etc. Alcuni di questi insegnamenti erano semplici trucchi da prestigiatore, ma altri erano, secondo Crowley, «magia autentica; cioè, la spiegazione scientifica non è generalmente nota».

Tuttavia, quel diario non era l’unico tenuto da Crowley. Ne esiste un secondo, più breve e dello stesso periodo, intitolato il Libro dei Risultati, scritto dal 16 al 23 marzo. In questo diario, il personaggio centrale è Ouarda (un termine arabo che significa “rosa”, scelto da Crowley per sua moglie Rose). Crowley descriveva Rose come una veggente, incantata e insistente. Durante i rituali, Rose veniva anche chiamata Chioma Khan, per enfatizzare la sua bellezza e il fascino esotico. Il 16 marzo, in un tentativo frivolo di impressionare sua moglie, Crowley recitò la stessa invocazione del Non nato utilizzata nel novembre precedente nella Camera del Re della Grande Piramide. Questa volta, l’intento era permettere a sua moglie di vedere le silfidi, esseri astrali inferiori che abitano nell’elemento spirituale dell’aria. Tuttavia, Rose non riuscì a vedere le silfidi, il che irritò Crowley. Il giorno successivo, il marito di Rose invocò Thoth, il dio egiziano della saggezza e della magia, annotando nel suo diario che fu «un grande successo».

Osiride e Iside con al centro Horus al Louvre di Parigi (foto: Rama)
Osiride e Iside con al centro Horus al Louvre di Parigi (foto: Rama)

Durante i rituali, Rose faceva frequentemente affermazioni frammentarie come: «ti stanno aspettando!», «tutto Osiride!», «tutto sul bambino!», etc. Per Aleister Crowley, Rose era ormai diventata la potente Ouarda la Veggente, capace di rivelargli la voce che stava cercando: quella di Horus, il dio del cielo, della guerra e della protezione, figlio di Osiride e Iside. Crowley sosteneva che Rose non avesse alcuna conoscenza di egittologia e la interrogò sul tema, ottenendo risposte corrette.

Nonostante ciò, Crowley rimase sospettoso riguardo alle nuove capacità medianiche della moglie. Per chiarire i suoi dubbi, si recarono al Museo Boulaq, che conserva molte antichità egiziane e dove non erano mai stati prima. Qui, chiese a Soror Ouarda di individuare la figura del dio Horus senza alcun tipo di assistenza.

«In lontananza c’era una teca di vetro, troppo lontana perché se ne riconoscesse il contenuto. Ma Ouarda [che spesso citava con la sola lettera W] lo ha riconosciuto! […] C’era l’immagine di Horus nella forma di Ra Hoor Khuit dipinta su una stele di legno della XXVI dinastia – e il reperto portava il numero 666

Un'immaginde dell'inaugirazione del Museo Bulaq al Cairo (15 novembre 1902) - fonte: The Egyptian Museum
Un’immaginde dell’inaugirazione del Museo Bulaq al Cairo (15 novembre 1902) – fonte: The Egyptian Museum

Nel racconto Il Tempio di Salomone, Crowley descrive il ritrovamento della stele da parte di Ouarda come una straordinaria conferma delle sue capacità medianiche. Al contrario, nelle Confessioni, Crowley si descrive in quel momento come impassibile, considerandola una stele «abbastanza oscura e mediocre», e il numero di catalogo 666 come una semplice “coincidenza”. Durante questo periodo, Rose/Ouarda rivelò a suo marito che la fonte delle informazioni trasmesse era un emissario di Horus, con il misterioso nome di Aiwass. Soror Ouarda non riuscì a fornire ulteriori dettagli su Aiwass, e Crowley immaginava l’entità come maschile. Tuttavia, Crowley rimase scettico riguardo ad Aiwass.

«Tutte le domande che le ho posto sono rimaste senza risposta, o la risposta è stata data da un Essere la cui mente era così diversa dalla mia che non siamo riusciti a conversare. Tutto ciò che mia moglie ottenne da Lui fu di comandarmi di fare cose magicamente assurde. Egli non starebbe al mio gioco: io devo giocare al Suo»

Il rituale per comunicare con Aiwass

Ouarda alias Rose Edith Kelly
Rose Edith Kelly

Il 7 aprile, tramite Rose/Ouarda, Aiwass impartì alcune istruzioni precise: Crowley doveva entrare nel salotto dell’appartamento per la luna di miele che avevano affittato al Cairo, che fungeva da “tempio”, esattamente a mezzogiorno per i tre giorni successivi. Una volta nel salotto, Crowley si sedeva con una penna stilografica e dei fogli, annotando tutto ciò che Aiwass gli comunicava. Da quel momento, Rose non fungeva più da intermediaria; Aiwass comunicava direttamente con Crowley. Così, nei giorni 8, 9 e 10 aprile 1904, Crowley scrisse i tre capitoli del Libro della Legge. Descrisse la voce di Aiwass come un tenore o un baritono senza accento.

Nei decenni successivi, Aiwass venne variamente descritto come «un Dio, un Demone, un Diavolo» o un «angelo custode». Secondo il Libro della Legge, Aiwass era «il ministro di Hoor-Paar-Kraat» (il Signore del Silenzio, una delle forme di Horus, equivalente al greco Arpocrate). Per anni, Crowley rimase soggiogato da Aiwass. Ne L’Equinozio degli Dei, ammise di non aver mai compreso appieno la natura dell’entità. Crowley affermava anche che, occasionalmente, gli era permesso di vedere Aiwass in una forma fisica, abitare in un corpo umano, tanto materiale quanto lo era Crowley stesso.

Frater Achad
Frater Achad

L’occultista canadese Charles Robert Stansfeld Jones, noto anche come Frater Achad (1886-1950), uno dei primi membri dell’A∴A∴ (un ordine magico fondato da Aleister Crowley dedicato alla pratica e allo studio delle arti occulte), dichiarò di aver subito una serie di iniziazioni magiche che gli rivelarono che Aiwass era in realtà un demone malvagio e nemico dell’umanità.

Tuttavia, altri occultisti pensavano che Jones fosse impazzito. Secondo Crowley, Aiwass, pronunciando la parola Thelema, «distrugge completamente la formula del Dio Morente. Thelema implica non semplicemente una nuova religione, ma una nuova cosmologia, una nuova filosofia, una nuova etica».

Aiwass: Manifestazione inconscia o entità esterna?

Francis Israel Regardie
Francis Israel Regardie

Diversi studiosi e autori hanno ipotizzato che Aiwass fosse in realtà una manifestazione inconscia della personalità di Crowley stesso, piuttosto che un’entità soprannaturale. Tra i sostenitori di questa teoria vi è l’occultista americano Francis Israel Regardie (1907-1985), uno dei principali biografi di Crowley. Nel suo libro The Eye in the Triangle (1970), Regardie affermò che il Libro della Legge rappresentava un «colossale appagamento di desiderio» da parte di Crowley. In effetti, Crowley stesso scrisse nel 1906 di essere colpito dall’idea che Aiwass fosse legato a Force and Fire, ovvero proprio le qualità che percepiva come mancanti nella sua vita. Secondo lui, la sua coscienza, influenzata dall’eredità familiare e dall’educazione cristiana rigida, era in realtà un ostacolo alla sua piena realizzazione.

Regardie suggerì che Crowley, cresciuto in un ambiente cristiano fondamentalista, si ribellò fortemente a questi principi. Questo desiderio di ribellione lo avrebbe portato a sviluppare una personalità che incarnava tutto ciò che era in opposizione ai suoi valori originali. Il Libro della Legge, secondo questa visione, rispondeva a questo bisogno profondo di trasformazione, rappresentando l’espressione di un desiderio inconscio di liberazione da quei limiti.

Anche il biografo di Crowley, Charles Richard Cammell (1890-1968), autore di Aleister Crowley: The Man, the Mage, the Poet (1951), riteneva plausibile che il Libro della Legge fosse almeno in parte un prodotto dell’inconscio di Crowley, sottolineando come l’opera possedesse tratti in comune con la sua «personalità demoniaca».

A sostegno di questa interpretazione si aggiungono anche le osservazioni stilistiche di Joshua Gunn (professore all’Università del Texas a Austin), uno studioso contemporaneo specializzato in comunicazione, retorica e studi culturali, con particolare interesse per il linguaggio esoterico e la cultura pop. Gunn ha notato somiglianze tra il Libro della Legge e altri scritti di Crowley. Gunn e Regardie concordano che tali somiglianze costituiscono una prova significativa che Crowley stesso, piuttosto che un’entità esterna come Aiwass, fosse l’autore del testo.

Il britannico Kenneth Grant (1924–2011), occultista e discepolo di Aleister Crowley, è noto per aver creato un sistema esoterico chiamato Tradizione Tifoniana. Questo sistema combina elementi dell’occultismo occidentale, misticismo orientale e teorie su extraterrestri e dimensioni parallele. Typhon, la versione greca del dio egizio Seth, gioca un ruolo centrale nella sua visione.

Grant e il suo Ordine Tifoniano interpretavano il culto Thelemico di Crowley in modo particolare, soprattutto riguardo al Libro della Legge. Grant ha avanzato l’idea che Aiwass fosse una manifestazione di Seth, sebbene lo studioso Michael Angelo Aquino (1946-2020), un ufficiale dell’esercito statunitense e una figura prominente nell’occultismo moderno, ritenga che Crowley non fosse particolarmente interessato a Seth. In effetti, Seth compare raramente negli scritti di Crowley. Tuttavia, Grant e molti maghi successivi si sono appassionati alla figura di Typhon, che offre un ricco simbolismo mitologico trascurato da Crowley.

Molti autori ritengono che la figura di Aiwass non rappresenti una vera entità disincarnata, ma piuttosto un riflesso della complessa psiche di Crowley, un uomo impegnato in una lotta interiore per liberarsi dalle catene del suo passato e dare voce ai suoi desideri più profondi e ribelli.

Il numero esoterico di Aiwass

Aleister Crowley, essendo un esperto di Cabala e Gematria, si dedicò a determinare il numero associato a Aiwass, l’entità che gli avrebbe dettato il Libro della Legge. Inizialmente, ipotizzò che il numero di Aiwass fosse 78, poiché corrispondeva al valore cabalistico di Mezla, che rappresenta l’influenza della più alta unità divina, un concetto che Crowley trovava adeguato per un messaggero di un potere superiore. Tuttavia, il numero 78 si rivelò solo una prima interpretazione.

Successivamente, Crowley ricevette una lettera dall’allora sconosciuto Samuel A. Jacobs (1890-1971), un editore e tipografo la cui Golden Eagle Press pubblicava opere di noti autori come E. E. Cummings (Edward Estlin Cummings, 1894-1962), uno dei più celebri poeti americani del XX secolo, noto per il suo stile sperimentale e l’uso innovativo della sintassi e della punteggiatura.

Jacobs, il cui nome ebraico era Shmuel bar Aiwaz bie Yackou de Sherabad, fornì a Crowley la grafia ebraica del nome Aiwaz, che risultò essere OIVZ. Questa traslitterazione ebraica corrispondeva al numero 93, un numero sacro nella filosofia thelemica poiché è associato a Thelema (la volontà), un principio centrale nel sistema di Crowley. Inoltre, il numero 93 si ricollegava alla Parola Perduta della massoneria, che Crowley affermava di aver riscoperto.

La Parola Perduta nella Massoneria

La Parola Perduta nella massoneria è un concetto simbolico e centrale in alcuni riti massonici, in particolare nel Rito Scozzese Antico e Accettato. Si tratta di un tema che emerge nel grado di Maestro Massone (terzo grado) e simboleggia la ricerca della conoscenza suprema, la verità divina o il significato esoterico più profondo dell’esistenza.

Rappresentazione di Hiram Abif, disegno di Pierre Méjanel (1886)
Rappresentazione di Hiram Abif, disegno di Pierre Méjanel (1886)

Secondo la leggenda massonica, la Parola Perduta era conosciuta da tre Grandi Maestri costruttori del Tempio di Salomone, uno dei quali era Hiram Abiff, un personaggio mitologico, la personificazione di qualità ideali tratte da figure della Bibbia Hiram. Questo personaggio, nella storia, è un architetto leggendario che viene assassinato prima di poter trasmettere la parola segreta ai suoi compagni. A causa della sua morte, la Parola va perduta, e la sua riscoperta diventa un obiettivo simbolico per i massoni.

Questo concetto rappresenta la ricerca di una saggezza superiore e l’aspirazione a raggiungere una comprensione spirituale più elevata. La Parola Perduta, secondo molti interpreti, non è tanto un segreto nascosto, ma un simbolo della continua ricerca dell’uomo verso l’illuminazione e la perfezione morale.

In alcune tradizioni massoniche, la parola viene sostituita con un’altra, finché la “vera” Parola non sarà ritrovata. Questo processo di perdita e ricerca rappresenta la lotta dell’umanità per riconnettersi con il divino e per scoprire la verità ultima dietro i misteri della vita.

Conclusioni

Aiwass resta uno dei misteri più strani e affascinanti legati alla figura di Aleister Crowley. Parliamo di un’entità che gli compare dal nulla durante un viaggio in Egitto e che gli detta quello che diventerà Il Libro della Legge, il testo sacro della filosofia di Thelema. Già questo basterebbe a renderlo interessante… ma la faccenda è ben più profonda.

Aiwass non è stato solo un “messaggero”, almeno secondo Crowley. Lo descriveva come un’intelligenza non umana, una sorta di emissario del dio Horus, che gli avrebbe annunciato l’arrivo di una nuova era spirituale. Una cosa enorme, insomma, che ha cambiato per sempre il suo modo di intendere la magia, la religione e la vita stessa. E da lì in poi, Crowley ha passato il resto della sua esistenza cercando di capire cosa diamine fosse successo davvero.

Aleister Crowley
Aleister Crowley

Quello che mi colpisce è che, anche dopo più di un secolo, nessuno ha ancora capito con certezza chi o cosa fosse davvero Aiwass. Era un’entità separata? Una parte nascosta della mente di Crowley? Un simbolo, un archetipo, o magari tutte queste cose insieme? Ecco, è proprio questa ambiguità che lo rende così intrigante. Perché qui non si tratta solo di magia o di esoterismo, ma di un vero e proprio confronto con i limiti della nostra percezione e della nostra coscienza.

Personalmente, penso che la storia di Aiwass dica più su Crowley stesso che su qualche spirito disincarnato. Ma attenzione: non lo dico per sminuire l’esperienza, anzi. Penso che il confine tra ciò che definiamo “interno” e “esterno”, “reale” e “immaginario”, sia molto più sottile di quanto vogliamo ammettere. E Crowley, con tutti i suoi eccessi, lo sapeva bene.

In fondo, episodi come questo ci mettono davanti a una verità scomoda: non abbiamo ancora capito tutto, nemmeno lontanamente. E il caso di Aiwass è un invito continuo a esplorare, a dubitare, a cercare. Che siate appassionati di occultismo o semplicemente curiosi, questa storia ci sfida a guardare oltre il velo della realtà ordinaria… e chissà cosa potremmo trovare, se solo avessimo il coraggio di seguirla fino in fondo.

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